CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






domenica 11 aprile 2010

Le parole del mare


"Ho sempre amato il vento, per la sua forza invisibile e fatta di niente, capace in un istante di cambiare umore a una giornata grigia. E per la liberta' che si prende a piene mani di spettinare i pensieri, nuvole e capelli, polverizzare la china delle onde e lucidare a nuovo il cielo.
In una giornata di fine estate con un vento che soffiava da nordovest, mi occorse un contrattempo. Quella mattina aprii la porta di casa per uscire, ma alla sua furia non potei oppormi: vestito a festa, entro' ridente fin nella mia stanza senza che riuscissi ad accostare piu' la porta. Comincio' a giocare, insinuato tra le stanze come nel canale tra due isole e se la prese con le pagine dei libri, sparsi qua e la' e sul tavolo vicino alla finestra. Li apriva ad uno ad uno, le pagine diventavano come ventagli o bandierine; alcune, le piu' usurate e consumate, le scompaginava fino a distaccarle dalla costola. All'improvviso, dopo il suo turbine di spavalderia e salsedine, usci', sbattendo quella porta come in un colpo a salve. In quella tregua c'erano pagine disseminate ovunque, pagine che stupita e divertita raccoglievo come fossero conchiglie sulla riva. Aveva staccato dai miei libri le pagine piu' lise e consumate appunto, quelle che avevo marcato a matita, letto e riletto, girato cento volte. Parlavano tutte di mare. Non che leggessi solo libri che espressamente parlavano di mare, che pure era per me una costante tentazione. Ma soprattutto, laddove non me lo sarei aspettato, all'improvviso, avevo trovato tra le righe il mare. Casualmente, man mano che leggevo, libro dopo libro, scoprivo che i grandi nomi della letteratura di ogni tempo avevano scritto parole e pensieri di mare. Forse senza volerlo a tutti i costi, infine avevano spiegato una ragione, un sentimento, un vuoto, un'inquietudine, una tragedia, una speranza, una passione, attraverso l'immagine del mare. Anzi, attraverso le sue molteplici e inesauribili espressioni.
E il mare era per me, e lo e' ancora, la piu' promettente e seduttiva pagina bianca. La pagina non ancora scritta, il sogno non ancora realizzato, il desiderio non ancora estinto, la fuga non ancora portata a compimento, l'assenza che suggerisce la presenza, l'inizio che non ha fine. Nella sua distesa luminosa e sconfinata, nei suoi abissi sconosciuti diventa facile e quasi inevitabile trovare una metafora vivente alla propria irrequietezza, all'istinto di liberta', alle paure e all'inesplorata e profonda regione dell'anima".

(Valeria Serra, Le parole del mare)

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