CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






lunedì 10 maggio 2010

Solitudini


Stava il Comandante immerso in profondi pensieri, in quell'alba avanzata, sul ponte della nave. La sua, era stata una vita intera di solitudine, una lunga attesa. Sui muri, come in quell'istante, a succhiare la sua pipa, solo fra i venti e le luci dei fuochi fatui, di porto in porto, cambiando di nave e di donna. La sua casa, uno stretto letto a castello. Nessun giorno era quello dello scalo definitivo su una banchina dov'era la famiglia in attesa, la sposa consumata dalla nostalgia...
Mai in nessun porto aveva avuto una casa sua, appoggiava la sua testa stanca sui cuscini mercenari dei postriboli, riposava il suo ardente cuore nel seno di femmine sconosciute, era solo al mondo, solo con la sua nave. Solo con i suioi viaggi.
E puo' forse, un uomo vivere cosi', per sempre solo? Che importavano le avventure, relazioni nelle case, legami nelle pensioni; che importavano le avventure, le passioni inattese durante le traversate, le notti di delirio nei porti di bruma e di mistero?
Amore, costante amore che gli costruisse una casa e una vita, che fruttificasse in bambini a perpetuare il suo nome, affetto di sposa, voce infantile a chiamarlo, una testina riccioluta a rifugiarsi nella fortezza del suo petto, questo mai aveva avuto, gliene era mancato il tempo, sempre a navigare nei letti dei Barris, e delle case chiuse, a bordo di piroscafi da carico e da passeggeri.
Sempre solo, sulla sua nave, con i suoi viaggi, naufragi, tempeste, correnti marine, venti e cicloni.
(Jorge Amado, Due storie del porto di Bahia)

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