CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






mercoledì 5 ottobre 2011

Richiami lontani




Sono cresciuto sul mare e la poverta' mi e' stata fastosa, poi ho perduto il mare, tutti i lussi mi sono sembrati grigi, la miseria intollerabile. Da allora aspetto. Aspetto le navi del ritorno, la casa delle acque, il giorno limpido... Aspetto a lungo, a volte faccio un passo falso, perdo la mano, la buona riuscita mi sfugge. Non importa, allora sono solo. Di notte mi sveglio e, mezzo addormentato, mi par di sentire un rumore d'onde, il respiro delle acque. Quando mi sveglio del tutto, riconosco il vento tra le foglie e l'infelice rumore della citta' deserta... Certi giorni a New York, perduto in fondo a quei pozzi di pietra e d'acciaio dove errano milioni di uomini, correvo dall'uno all'altro, senza vederne la fine... Soffocavo, stavo per gridare dal panico. Ma ogni volta il richiamo lontano di un rimorchiatore veniva a ricordarmi che quella citta', cisterna asciutta, era un'isola, e che all'estremo della Battery mi aspettava l'acqua del mio battesimo...


(Albert Camus, Il mare da piu' vicino)

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