CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






mercoledì 19 ottobre 2011

Vieux Port


Nel vecchio porto i cinema sono aperti tutto il giorno. Ogni ora entra in porto una nuova nave. Un'onda su dieci getta a riva uno straniero, come fosse un pesce. Una notte su due c'e' una persona colpita a morte, un assassinio, una rapina, un dramma familiare. La vita balla sul filo del rasoio, che nel porto e' l'arma preferita. La miseria e' profonda come il mare, il vizio libero come le nuvole. Ognuno traduce la musica delle onde nella propria lingua. Chi non crede in Dio sente qui la presenza di un potente guardiano dei secoli e nel caos delle migrazioni intuisce un senso profondo. E' questa l'immensa porta che si apre sugli immensi mari del mondo? Mi aspettavo l'infinita' dell'orizzonte, un orizzonte senza confini, mi aspettavo il mare di un azzurro intensissimo, e poi il sale e il sole. Ma il mare del porto e' fatto di un'immonda brodaglia e di enormi occhi grigioverdi. E' una citta' di navi. I marciapiedi sono barche, e le strade zattere. In questa strada non valgono le leggi del mondo. Nessuna epoca, nessun potere, nessuna fede, nessun concetto qui e' eterno. Chi posso chiamare straniero? Lo straniero e' vicino. Chi posso chiamare vicino? L'onda lo porta lontano. Che cos'e' l'oggi? Ecco, ormai e' trascorso. Mentre scrivo queste parole, Marsiglia ha gia' cambiato aspetto. E cio' che riferisco con mille parole e' solo una piccola goccia che traggo dal mare degli eventi, invisibile a occhio nudo, tremante sulla punta sottile della mia penna.


(Joseph Roth, Le citta' bianche)

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