CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






giovedì 10 maggio 2012

Ricordi d'inverno



L'onda arriva buia ed ubriaca, incosciente e spavalda. La schiuma frigge la scogliera, il vento frusta gli ormeggi. E' il mare d'inverno che si alza e sbatte come un tuono sul porto. Attraccata alla banchina, la barca è pronta a salpare appena calerà il libeccio. Le cime si tendono, il sole è avaro e non si fa vedere. Nei Cantieri del Mediterraneo hanno lucidato gli ottoni, rammendato le vele, ritinteggiato di blu la murata e tirato a nuovo il fasciame del ponte con olio di lino. L'equipaggio è pronto a ripartire per affrontare questo mare d'inverno. Un mare più intenso, dai colori forti come colpi di remo, schiuma che bolle e onde cariche di paura quando il grigio è il più grigio e l'azzurro, se vince, è assoluto. O quando, improvvise, arrivano schiarite di quiete e silenzi avvolgenti dentro i quali ci abbandoneremo alla ricerca di un sogno, di una sfida o solo di una pigrizia leggera o di una contemplazione solitaria che sfiorerà l'acqua e scapperà lontano verso un tramonto, una costiera, un faro che, con la sua luce, aprirà le nostre anime e lascerà volare pensieri come fiaccole nel buio. Suoni di antichi mestieri, sventolìo di lenzuola zuppe di bucato, profumi di una giornata d'inverno graffiata di grigio e di quel sole del sud che, all'improvviso, uscirà testardo a dispetto anche delle nuvole più tenebrose. Il rintocco delle campane porta riflessioni profonde e un pizzico di commozione. C'è sempre un santo nella vita dei marinai, un legame forte come una cima che si tramanda di padre in figlio. Una fede silenziosa che rassicura e protegge. Gente di mare: la barca, molte tempeste, gli occhi sempre vigili agli umori del cielo, una donna in attesa, qualche bevuta di troppo, le rughe del tempo, un sigaro, un cane. Il "vecchio" capitano controlla bussola e timone in compagnia di un mezzo toscano e di uno sguardo che già vola lontano, oltre la prua. Andiamo a navigare. Sull'acqua la chiglia lascia un sentiero di strilli e di suoni mentre sulla nostra scia un volo di gabbiani imbianca un cielo silenzioso che ci farà compagnia fino al nostro ritorno.


(Roberto Gianani, estratti da Il mare d'inverno)

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