CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






mercoledì 26 giugno 2013

Nelson Toll



Per la seconda volta Nelson aveva avuto la fortuna senza precedenti di essere avvistato da un mercantile.
Tre mesi dopo l'equipaggio della Saint-Antoine arrivò a Mahé, via Bombay. Come al solito, fu Ton Milot a darmi la notizia.
"E Nelson, adesso, dov'è?" chiesi.
"Seduto in testa al molo, come sempre. Ma abbia pazienza con lui, m'sieur. Nelson è un vecchio, ormai. Non è più lui. Il suo spirito è spezzato. Tutta una vita in mare, e adesso il mare lo tratta così. Ou capable croire?"
Scesi sul molo e vidi subito, in fondo, una figura solitaria. Nelson stava seduto con le gambe penzoloni giù dal parapetto, le spalle ringobbite, e fissava l'orizzonte vuoto. Un pover'omino, più insignificante che mai. Benché così lontano sentivo la sua solitudine. Volgeva le spalle alla cittadina, a Mahé e al mondo degli uomini in generale. Era isolato e vicino al mare: aveva ciò che desiderava.
Mi accostai lentamente, e mi fermai a qualche metro, di lato. Non si era accorto di me mentre mi appressavo e non diede segno di notare la mia presenza. Lo esaminavo di sottecchi. Il Nelson che avevo conosciuto era tarchiato e colorito in faccia, robusto e ancora nel vigore dell'età. Questo che vedevo sarebbe potuto essere suo padre, sparuto, curvo, fiaccato dagli anni, quasi decrepito. Lo si sarebbe detto un vegliardo vicino a morte.
"Salve, Nelson. Son contento di rivederti" dissi con calma.
Per una quindicina di secondi non mi diede risposta. Poi girò verso di me la vecchia faccia macilenta, adagio, con riluttanza, e io lo guardai negli occhi. Erano azzurri e sempre simili a quelli d'un bambino, solo pareva che non riuscissero a mettere a fuoco lo sguardo. Vidi la comprensione affiorare lentamente alla superficie e colmare un vuoto simile a quello del mare che li offuscava. Le labbra tremarono e si mossero e alfine una voce di vecchio, che ricordava quella d'una zampogna, esile, uscì in un sussurro.
"'ngiorno, m'sieur. Grazie. Son contento di essere di nuovo a casa. E mi piace star qui. È tranquillo e silenzioso e nessuno mi disturba".
Non intendeva rimproverarmi. Era soltanto la constatazione di un fatto. Sedetti accanto a lui per una decina di minuti, poi mi levai in piedi per allontanarmi. Non rispose al mio saluto di commiato, e parve che non si accorgesse neppure che me ne andavo. Nelson Toll, quello vero, era già lontanissimo, oltre la linea sottile dell'orizzonte, sul vasto oceano azzurro e vuoto come il suo sguardo.

(William Travis, Scritti)

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