CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






sabato 18 gennaio 2014

Vecchi porti




Soffiava un leggero levante che agitava le bandiere delle imbarcazioni ormeggiate e i gagliardetti nei palamiti dei pescherecci. Era un porto del sud; e loro due, nonno e nipote, stavano accanto a una bitta di ferro arrugginito, mentre l'acqua sciabordava contro il molo. Li' vicino c'erano reti che si asciugavano al sole, e pezzi di legno, e corde, e pensionati che guardavano il mare; e si respirava quell'odore di sale e mare antico, denso, di porti che hanno visto andare e venire molte navi, e molte vite.
Mi piacciono i porti vecchi e sapienti, forse perche' sono nato in uno di questi. Mi piacciono i fantasmi che riposano tra le loro gru, all'ombra dei capannoni, le cicatrici dello sfregamento dei cavi sul ferro nero dei pali d'ormeggio. Mi piace osservare quegli uomini che se ne stanno li', tranquilli, immobili per ore, e per i quali la lenza o la canna sono solo un pretesto, e sembra non gli importi altro che guardare il mare. Mi piacciono i nonni che portano i nipoti per mano e, mentre i marmocchi fanno domande o indicano i gabbiani, loro, i vecchi, socchiudono gli occhi per osservare le barche ormeggiate, e la linea dell'orizzonte oltre l'imboccatura del porto, come se cercassero un'eco dimenticata nella memoria; un ricordo o una spiegazione di qualcosa accaduta da troppo tempo.

(Arturo Perez-Reverte, Il secchiello di plastica rossa)

2 commenti:

  1. Certi posti sembrano far intendere più facilmente di altri quanto questo mondo non sia poi così come ci appare a prima vista.
    Anche certi scrittori.

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  2. Come sempre dipende da che prospettiva ci si pone.

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