CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






domenica 23 marzo 2014

I lupi di mare



Il loro sogno e' andare in pensione per poter pescare ogni volta che gli va. Del mare sanno piu' cose di molti presunti assi della navigazione, di quelli che si pavoneggiano tra una regata e l'altra in abbigliamento nautico firmato. Questi non si possono permettere le firme, perche' in genere non si tratta di gente ricca, la maggioranza possiede solo una modesta barchetta con motore fuoribordo appena sufficiente per governare la' fuori quando soffia il libeccio o il levante prende la rincorsa, o l'Atlantico ti saluta a modo suo. Della tipologia che piu' mi colpisce fanno parte quelli che escono in mare con una barchetta di due metri e te li ritrovi ancorati al largo per ore e ore, a dondolarsi minuscoli in mezzo al mare agitato alle tre di una notte senza luna, con appena una torcia che accendono in fretta per segnalare la loro posizione quando scorgono la luce rossa e verde della tua prua che gli sta andando quasi addosso. Tutti hanno passato i loro brutti quarti d'ora, di quelli in cui giuri che non salirai mai piu' su niente che galleggi. Ma sono sempre li'. Forse nemmeno loro sanno con certezza cosa cercano, e perche'. Ma e' possibile che intuiscano la risposta nella loro solitudine e nel loro silenzio, lenza in mano e cullati per ore dal dondolio della barca tra le onde. Con la linea della costa -la linea d'ombra della loro vita - a mezzo miglio di distanza.

(Arturo Perez-Reverte, I lupi di mare)

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