CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






martedì 25 marzo 2014

La pioggia e le viole






Marzo della pioggia e delle viole. Sorrisi di mimose e lacrime di temporali. Cieli bui e lune affettuose. Il mare bianco dei sassi e delle conchiglie, il mare nero delle tempeste. Il sole che picchia e gli acquazzoni. Marzo doppio. L’allegria della luce e le ombre delle malinconie non risolte. Voli interrotti e battaglie vittoriose, le piroette e i capitomboli. L’avventura e la paura, la ribellione e la spiritualita, l’amore e la guerra, la furia e l’armistizio, il viaggio e l’utopia, la commedia e la tragedia. Le speranze e le macerie della nostalgia, le fughe e i ritorni, i profumi e le rose strappate. Sciabole di luce e onde nere che sbattono sulle scogliere del cuore. Le fiamme dell’inferno e i giardini del paradiso incipriati di bianco.
Marzo dei dubbi e delle contraddizioni, del dualismo e dei contrasti. Quando l’inverno e ancora in viaggio dentro i primi segni di una nuova primavera. Un soffio di scirocco porta le nuvole lontano e gonfia le vele dei sogni. Desiderio di ricominciare, nuove musiche, nuove partenze, nuove tinte. Il giallo delle fresie e il rosso che infiamma gli orizzonti. Gli alberi rubano il primo sole, le foglie scintillano di verde. Dura poco, marzo e inquieto. Un fulmine sforbicia il cielo e accende le paure di nuovi temporali. L’esilio del sole e l’arrembaggio della pioggia. Doppio gioco, ventagli di schiuma e libecci impietosi. Brividi di vento che portano felicità lontane, occasioni perdute, amori clandestini. L’emozioni mai spente e le siccità del cuore, le nostalgie e i vecchi ricordi da raggomitolare. Cime forti e antiche o solo fili facili da tagliare?
Domande mai spente, dubbi, risposte parziali. Ondeggiamenti, incertezze. Il buio e l’abbaglio. Bagliori accecanti e fiori spenti, la quiete e le bave dell’ansia. Amori cuciti nell’anima e nodi che si sciolgono dopo un solo incontro. La fedeltà e il tradimento. Notti di passione e letti gelati. La compagnia e la solitudine, i corpi stretti e le fughe, i fantasmi della noia e i pugnali nel cuore.
Marzo dongiovanni e misogino, appassionato e indifferente. Bianco di gabbiani, nero delle prime rondini. Il bianco e il nero della vita. Come i tasti di un pianoforte. Come la musica che suona nell’altalena delle stagioni, nelle cose del mondo, nei sentieri della vita, nelle rotte del destino. Dondolii, mutabilità, vicende alterne. Marzo oscilla e si destreggia. Sempre innamorato, inquieto, incapace di resistere troppo a lungo nello stesso posto, nello stesso porto, nello stesso letto. I grovigli del cuore e le porte sempre aperte sui chiaroscuri dell’esistenza.
Marzo delle metamorfosi e dei marinai. La prua di un vecchio peschereccio taglia un cielo di nuvole e arcobaleni. A bordo un uomo e il suo cane. Parole mute, sguardi, complicità, confessioni. Freddo, sorsate di rhum e un’amicizia indispensabile e silenziosa. Il silenzio di una fedeltà assoluta fatta di rotte navigate insieme. Moli di porti lontani. Scogliere e rive di sabbia. Il legno delle banchine e praterie di mare bianco di gabbiani. Di baia in baia, tra spiagge e bevute senza freni. Osterie e profumi di cucina, Alcool, cicche, risse, donne. Morsi di vita, carezze, zampate. Ricami di parole silenziose. Un’alleanza e i sogni aperti i venti. Un marinaio e il suo cane, un rapporto di certezze. Una compagnia resistente, come nodo di pescatore, come cima alla bitta. Passo a due, un cane fa parlare i silenzi. E' racconto, e' poesia. E lo stare insieme, in barca e nella vita. A poche miglia, sulla costa, un piccolo borgo sdraiato sul mare. Quinte di un piccolo mondo antico. Qui il tempo cammina lento. Tra le barche e le case, finestre di gerani e vicoli che salgono verso il cielo, avvolti di azzurro e di vento. Tutto rallenta, quasi si ferma. Fiocchi di sale, anime di luce, scale di luna, coralli di vita. Suoni di campane, brezze dolci, venti increspati fra i limoni, ulivi centenari, canti di chitarra. Capelli corvini, occhi di carbone, sguardi saraceni, pelle di cuoio. Gente di mare.
Un universo di panni stesi tra balcone e balcone. Tegami di pasta con la colatura di alici, echi di storie lontane e libertà di vivere con in tasca il mare. Reti e remi, rotoli di cordame. Nasse e facce di vecchi pescatori con le barbe piene di racconti. Il racconto di marzo il marinaio. Il suo vecchio barcone entra in porto silenzioso. L’acqua si increspa in riccioli bianchi. C’e una luna color pergamena. La barca ha una fascia blu sulla murata e la vela baciata dal vento. Banchina solitaria, pochi pescherecci all’ormeggio. Ancora a prua, due cime di poppa alle bitte. Il marinaio scende sul pontile, sotto l’acqua sorride in spruzzi d’argento. Ha la faccia al cielo e le rughe fitte di chi e diventato uomo sopra il mare. Le navigazioni e i ricordi. La compagnia del grido dei gabbiani, le tempeste e l’onda che precipita sulla coperta, le nebbie della sera e gli abbagli del sole. La prua che taglia le curve del mare e l’acqua che tormenta le murate. Gli spazi del coraggio e le ombre della paura. La forza segreta dei venti, i brividi del cielo e dell’anima. Le fiamme dei tramonti e i cambi di rotta e di orizzonte. Il salto dei delfini e i silenzi della sera. Il pericolo e il terrore delle bufere notturne. I cieli sgombri e il duro della pioggia. La tramontana che squarcia le vele e i chiarori della luna. Miglia e miglia senza terra e le rotte del ritorno. I pezzi di una vita che se ne e andata e il tempo del domani. Il passato e il presente. I piccoli alberghi sul porto, le notti della solitudine e quelle dell’amore.
Il corpo e la passione, un dolce inferno di brividi e peccati. La vita e il bruciare della felicità. L’abbandono dei sensi e le scintille del risveglio. Un caffe doppio e bollente, il jeans arrotolato alle caviglie, lo sguardo un po’ gatto, un po’ leone. Un borsone di conchiglie, carte nautiche, lettere mai spedite e una bandiera di libertà. Un fischio, il cane. Il marinaio scende indolente verso il porto. Il mare, la barca, mani sicure sul timone. Rotta verso sud, la faccia nel sole e gli occhi attenti a scrutare gli umori del vento. Cieli nuovi, porti nuovi.

(Roberto Gianani, La pioggia e le viole)

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