Ieri notte abbiamo dormito con l'osteriggio della cabina di prua leggermente socchiuso e quindi si è percepita molto meno la fastidiosa umidità che caratterizza le prime ore del mattino. Anche questa mattina ci siamo svegliati all'alba. Mentre stiamo facendo colazione in pozzetto entra nella baia una barca a vela con un equipaggio russo di sei persone. Danno fondo e tirano una cima a terra poco lontano da noi. Tranne una graziosa ragazza, a bordo sono tutti uomini. Dai modi e dal taglio dei capelli questi ultimi sembrano dei militari. Si fermeranno per poco. giusto il tempo per fare un un bagno e una passeggiata sulla spiaggia. Poi se ne ripartono in direzione di Datça. Poco dopo ci muoviamo anche noi, passando accanto al HR di Nadzet che salutiamo. Mentre stiamo lasciando la baia incrociamo un caicco che vi sta entrando. Abbiamo notato che solitamente i caicchi lasciano di buon ora l'ancoraggio in cui hanno trascorso la notte per trasferirsi in un luogo diverso prima che gli ospiti a bordo si sveglino. In questo modo questi ultimi possono godersi appieno la giornata senza doversi sorbire il trasferimento. Certo, un modo tutto diverso di godersi il mare rispetto che su una barca a vela. Ma d'altra parte un caicco spesso non è altro che una specie di albergo galleggiate. Usciti dalla baia non troviamo vento e siamo costretti a procedere a motore. Lasciamo sulla sinistra lo stretto ed incassato fiordo di Bencik Limani verso cui si stanno dirigendo numerose imbarcazioni. Il fiordo è già affollatissimo e per questo lo saltiamo a pié pari, riservandoci di visitarlo nel caso ripassassimo di qui fuori stagione. Rod Heikel nel suo portolano riporta che in una sua sosta in questo fiordo vi aveva trovato molte zanzare e cita addirittura la presenza di verdesche. Continuando verso est sulla costa appare un enorme complesso alberghiero. Nella baia antistante sono ormeggiati un numero impressionante di mega yachts. Il posto non fa per noi. Lasciata alle spalle Tavsan Adasi attraversiamo il golfo di Hisaroun Korfezi e puntiamo verso Tulu Burun. Prima di raggiungere il capo, nella baia dove si distinguono chiaramente un albergo dallo stile moderno e una costruzione che ha la forma di un castello medievale, si trova l'Ella Marina. Un Marina che non c'era nel 2005, quando passammo qui l'ultima volta. Invece c'era già il non lontano Marti Marina, più grande e meglio ridossato. Questo si trova sulla sinistra appena entrati nella successiva baia di Keci Buku. Nel 2005 avevamo trovato la baia pressoché deserta, mentre oggi di fronte alla piccolo isolotto di Kale Adasi, su cui spicca una fortezza bizantina, vi sono diverse imbarcazioni. Diamo fondo dietro ad un Oceanis 55 con bandiera francese e accanto ad un vecchio Najad 34 su cui per tutto il giorno non vediamo anima viva. Anche se un po' più affollato che in passato il luogo è sempre un incanto. Prima di pranzare decidiamo di scendere a terra e visitare l'antica fortezza. Qui facciamo conoscenza dell'equipaggio dell'Oceanis francese. Si tratta di una coppia che vive a Parigi, lui di nazionalità finlandese e lei polacca. Mentre lei è occupata a scattare una serie interminabile di "selfies", lui mi dice di aver lasciato per alcuni anni la barca a Kas. Quest'anno sarebbe stata sua intenzione riportarla in Francia, ma la chiusura della frontiera marittima con la Grecia glielo ha impedito. Gli faccio presente che conosco una coppia di amici che un paio di mesi fa è riuscita a raggiungere l'Italia dalla Turchia. Al momento della loro partenza da Datça, loro porto di uscita dal paese, hanno semplicemente dichiarato come destinazione e prossimo scalo l'Italia e lungo il tragitto si sono limitati a fermarsi in qualche baia greca esclusivamente per la notte e senza mai scendere a terra. In questo modo non hanno avuto problemi. Tuttavia, da quello che capisco, non mi pare che egli intenda attraversare l'Egeo in questo periodo di meltemi. Terminata la conversazione ci dedichiamo alla visita della fortezza. Mentre la sua parte inferiore è facilmente accessibile, è quasi impossibile identificare dal basso la via d'accesso a quella superiore. Dopo un paio di tentativi andati male nella ricerca di un sentiero, decido di raggiungere la sommità della cinta muraria superiore arrampicandomi lungo una parete un po' esposta ma con dei buoni appigli. Un piccolo "revival" che mi riporta indietro di qualche anno. Tornati in barca, preparo un abbondante piatto di "spaghetti al fuoco" introducendo una piccola variante: la caciotta affumicata invece dell'originale ricotta. Un vero orgasmo papillare. Infine, verso le 21, dopo una breve consultazione al riguardo, ci troviamo perfettamente d'accordo ad aprire una delle ultime bottiglie di prosecco rimaste nella cantina di bordo.
(Giornale di bordo)

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