CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







sabato 5 settembre 2020

Bodrum



Dopo un bel sonno ci svegliamo presto. Il personale del cantiere arriva verso le 8 ma noi da più di un’ora siamo svegli. Il piazzale che d’inverno ospita qualche centinaio di barche, alcune delle quali molto grandi, al momento è quasi vuoto. Accanto all’invaso di Habibti ci sono solo un altro paio di barche a vela, tra cui una italiana anch’essa immatricolata a Roma. Ha l’aria un po’ dismessa, come se fosse lì da molto tempo senza che nessuno se ne prenda veramente cura. Ha un aspetto veramente triste a conferma che le barche, al pari degli esseri umani, hanno veramente un’anima. Il cielo è sereno e la temperatura del primo mattino è gradevole. Al momento non c’è un alito di vento, ma le previsioni indicano un repentino aumento nelle prime ore della mattinata. Mentre attendiamo il manovratore del "travel lift", gonfio il tender avvalendomi di un piccolo compressore. Sono tre anni che riposa sotto il letto della cabina di prua senza essere utilizzato. Ne approfitto anche per dare una gonfiata ai parabordi, alcuni dei quali sono un po’ sgonfi. Due di questi sono da sostituire in quanto la gomma si è leggermente crepata e perdono aria. Fortunatamente ne ho sempre un paio di riserva a bordo. Nel frattempo, come previsto, il vento aumenta velocemente fino a raggiungere una ventina di nodi, alzando un po’ d’onda nell’ampio golfo che si apre davanti al cantiere. Alle 10 Habibti è comunque in acqua. Il meccanico della Volvo Penta e il capo cantiere Mustafa ci accompagnano per una breve prova in mare per assicurarsi che non vi siano problemi al motore visto l’importante lavoro eseguito per cambiare la guarnizione del piede dell’elica. Tutto sembra a posto. Sbarchiamo il meccanico, mentre Mustafa gentilmente ci accompagna prima al molo antistante gli uffici della Guardia Costiera a ritirare il nuovo "transit log" e poi al non lontano Marina dove ormeggiamo al pontile B di fianco ad un X-41 con a bordo una giovane coppia di ragazzi turchi. Ne facciamo la conoscenza. Tunca, è un giovane dai caratteri somatici decisamente mediorientali e ci dice che utilizza la barca per fare charter nei mesi estivi e per regatare nella stagione invernale. E’ originario di Marmaris, mentre la sua ragazza, una giovane biondina con i capelli a caschetto e l’aria sbarazzina, è venuta a trovarlo in occasione del cambio equipaggio. Quello nuovo arriva nel tardo pomeriggio ed è composto da un uomo e tre donne, tutti non più giovani e vestiti con un abbigliamento super tecnico nuovo di pacca. Resteranno imbarcati fino a venerdì prossimo e navigheranno nel limitrofo Golfo di Gokova dove si trovano le cosiddette “Seven Islands”. Poiché c’è molto vento ci è impossibile montare le vele e così ne approfitto per pulire il teak utilizzando il magico prodotto suggeritomi da Guido di Punta Ala e che mi porto dietro come una reliquia da qualche anno. In un paio d’ore ritorna pulito e di un bel colore chiaro. Verso le 14, mentre il caldo comincia a farsi sentire, facciamo uno spuntino seduti in pozzetto con un paio di ottimi tramezzini al salmone che Tania ha comprato da Carrefour. Veramente ottimi. Poi ci appisoliamo sottocoperta accarezzati dall’aria fresca che entra dagli oblò e dagli osteriggi spalancati. Abbiamo deciso di goderci questo periodo senza stress e senza programmi particolari da rispettare. Non abbiamo nemmeno idea di quando torneremo a Riad. Tutto dipenderà da quando la Turkish programmerà un volo di rimpatrio. Pere certo non sarà prima di un mesetto. L’unica limitazione che per ora abbiamo è quella di non poter andare in Grecia in quanto la frontiera marittima con la Turchia è stata chiusa dalle autorità di Atene a seguito delle forti tensioni politiche che hanno caratterizzato i rapporti tra i due paesi in questi ultimi mesi. E’ un peccato perché sarebbe stato bello poter approfittare, oltre che della splendida costa turca, anche delle altrettanto spettacolari limitrofe isole greche. Questa situazione, insieme alle difficoltà connesse al Covid, sta creando non pochi problemi, soprattutto a coloro che dalla Turchia vorrebbero raggiungere l’Italia o gli altri paesi ad essa limitrofi. Lo hanno sperimentato alcuni amici che hanno dovuto attraversare le acque territoriali greche come se fossero dei clandestini. Sceso il buio, ceniamo in un locale con i tavolini all’aperto dove servono "chorba" e "chawarma". Buono con poca spesa. Poi, con fatica, raggiungiamo nuovamente Habibti, stanchissimi, e ci addormentiamo come sassi non appena ci distendiamo sul letto.

(Giornale di bordo)

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