CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







martedì 22 settembre 2020

Bozburun - Kizil Adasi


Mentre mi attardo a letto pigramente, sento Tania che sta facendo conversazione con il nostro vicino del Sun Odissey. Si chiama Bryan ed è originario del Galles. Con la moglie sono in pensione ormai da qualche anno. Lui lavorava come ingegnere per l'amministrazione pubblica mentre lei nel settore finanziario. Una volta in pensione hanno comprato la barca qui in Turchia dove ora trascorrono diversi mesi dell'anno. Ne hanno anche un'altra, più piccola, in Galles che usano per delle uscite giornaliere in inverno, quando il tempo da quelle parti lo permette. Insieme ai loro amici dell'Hallberg Rassy 42 stanno aspettando una terza barca, un HR pure quella, che dovrebbe raggiungerli qui in giornata. Noi invece ci sposteremo nella vicina isola di Kizil Adasi, dove avevamo ormeggiato un paio di giorni fa. Vorrei dare fondo in prossimità dello stretto passaggio che la separa dalla terraferma dove il mare ha un bel colore azzurro chiaro. Prima di partire, mentre attendo che il serbatoio dell'acqua si riempia, aiuto con le cime un signore che a bordo di un Hunter battente bandiera canadese ormeggia accanto a noi. Nel frattempo, la barca a motore che l'altro ieri aveva steso la propria catena probabilmente sul nostro calumo se ne sta andando. Dico pertanto a Tania di affrettarci, prima che qualcun altro entri in porto e, prendendo il posto dello yacht appena partito, rischi di bloccarci nuovamente. Sul tratto di costa di Kizil Adasi dove intendiamo fermarci c'è già un discreto numero di barche ormeggiate. Diamo fondo in 15 metri d'acqua e porto due cime a terra. Accanto a noi c'è una barca a motore con nessuno a bordo, mentre alle nostre spalle vi è una piccola spiaggia con alcuni alberi che fanno ombra. Qui scendono a terra per fare un pic-nic gli occupanti di un piccolo barchino sopraggiunto da poco. L'equipaggio della barca accanto, invece, arriva una mezz'oretta più tardi a bordo di un piccolo gommone. Probabilmente devono essere andati a Bozburun a fare un po' di spesa. Sono due uomini sulla cinquantina con i quali ci scambiamo un saluto. Per pranzo riscaldo uno "chawarma" di pollo che accompagniamo con un paio di bicchieri di raki. Poi, nel tardo pomeriggio, dopo aver ricevuto la visita di Najib che a bordo del suo gozzo si ferma a salutarci, sentiamo arrivare da lontano un caicco con della musica sparata a palla. Purtroppo da fondo poco lontano, mettendo fine alla nostra quiete e a quella delle altre barche limitrofe. A prua del caicco un paio di ragazze non più giovanissime ballano al ritmo di un pezzo di orribile "techno music". Si muovono sguaiatamente, attirando gli sguardi non solo dei marinai e degli altri uomini a bordo del caicco, ma anche dei due signori a bordo della barca accanto a noi. Questi, vedendo l'opportunità di rimorchiare, non appena le due si gettano in acqua le raggiungono e attaccano bottone. E devo dire anche con successo. La pantomima va avanti per un po'. Da parte nostra, invece, l'unica speranza che coltiviamo è quella che verso sera a bordo del caicco si decidano di abbassare il volume della musica. Una speranza decisamente mal riposta. Pertanto, prima che scenda la notte, decidiamo di spostarci in posto più tranquillo. Trascorriamo così una serata piacevole durante la quale il solo rumore che sentiamo è quello del mare che stancamente si infrange sugli scogli alle nostre spalle. Con il buio si alza anche un po' di vento fresco e quindi ceniamo sottocoperta stappando la bottiglia di "Red Boat" regalataci da Doron, un amico che avevamo conosciuto ad Antibes. Un vino ideale per una serata come questa.
 
(Giornale di bordo) 

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