CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







lunedì 21 settembre 2020

Bozburun


Come programmato, oggi ci fermeremo a Bozburn. Le voci circolate stamattina secondo le quali l'anziano re saudita Salman, da tempo malato, sia morto fortunatamente risultano infondate. Fossero state confermate sarei probabilmente dovuto rientrare a Riad e ciò avrebbe costituito un problema, considerato dove ci troviamo e la difficoltà di raggiungere l'Arabia Saudita dalla Turchia in questo momento. Rientrata la potenziale emergenza, mentre Tania fa colazione, vado a pagare la sosta odierna all'ufficio del porto: l'equivalente di 25 euro con acqua ed elettricità incluse. Ecco un'altro dei motivi per cui amo navigare da queste parti. Oggi vorremmo fare una camminata, per non perdere l'allenamento e al contempo visitare qualche posto nelle vicinanze. L'itinerario più attraente ci sembra essere quello che conduce Selimye, il paese che si trova nell'omonima baia sul lato opposto di quella in cui ci troviamo ora. Dovrebbero essere circa una decina di chilometri. Prima di incamminarci portiamo a lavare un po' di biancheria in una lavanderia gestita da alcune ragazze in una delle strade interne di Bozburun. Al suo esterno vi sono decine di sacchi contenenti biancheria da lavare appartenente ai caicchi che il giorno precedente hanno cambiato gli equipaggi. Una mole di lavoro davvero considerevole, tanto più con questo caldo. Chiediamo con poca speranza se sia possibile avere le nostre cose già in serata e inaspettatamente, e in più con un bel sorriso, ci viene risposto di ripassare verso le 17. La strada che da Bozburun conduce a Selimye attraversa per intero la stretta penisola che separa le due località. Nel primo tratto si sviluppa lungo un falso piano dove, dopo qualche chilometro, si incontra il bivio che conduce al cantiere dove si trova Umit e che si vede in lontananza. Il traffico di auto è veramente limitato ma, come spesso ci è già accaduto in Turchia, un paio di auto vedendoci camminare sul bordo della strada si fermano per chiederci se vogliamo un passaggio. Un gesto estremamente gentile, tanto più in questo periodo di Covid, nel quale nessuno ha troppo piacere di condividere spazi ristretti con degli sconosciuti. Decliniamo gentilmente facendo capire che intendiamo fare una passeggiata. Dopo il bivio, la strada comincia a salire gradatamente fino a raggiungere un passo dal quale si vede il versante opposto della penisola. Il panorama è molto bello. Oltre all'ampia baia di Selimye, dove sono visibili numerose imbarcazioni di tutti i tipi, da questa posizione dominante si ha una veduta anche sulle montagne circostanti, dove si intravede il tracciato della tortuosa strada che conduce a Marmaris, una cinquantina di chilometri più ad est. La discesa è leggermente ripida, tanto che il tracciato stradale si snoda in una serie di tornanti. Entriamo nell'abitato di Selimye dopo quasi tre ore di marcia, piuttosto accaldati. Percorso il primo tratto di lungomare, ci dirigiamo verso quella che ci pare essere una zona pedonale. Qui ci sediamo all'ombra della veranda di un bar che si affacciata sul mare, ordinando due birre ghiacciate. L'acqua di fronte a noi è trasparente e si nota come il fondale degradi immediatamente. Poco distante dal bar c'è un pontile. Chiediamo al personale che lo gestisce il numero di telefono, nel caso un giorno volessimo prenotare un posto per la notte. Ci rispondono che non accettano prenotazioni e che i posti sono disponibili fino ad esaurimento. In un supermercato con dei prodotti molto ricercati compriamo alcune golosità tra cui, al banco della macelleria, quattro fette di filetto che a vederle ti verrebbe voglia di addentarle crude. Non lesiniamo in acquisti in quanto rientreremo a Bozburun in taxi. Quando, una volta pagato, chiediamo alla cassiera del supermercato se gentilmente può chiamarcene uno, la risposta è che a Selimye di taxi non ce ne sono. L'unico modo per raggiungere Bozburun è con l'autobus che parte verso sera. Nulla sarebbe se non avessimo nella nostra spesa alcune cose che devono essere messe immediatamente in frigorifero. L'unica alternativa è quella di verificare se sia possibile farci accompagnare in macchina da qualcuno. Lo chiediamo ad un giovane dall'aria sveglia che lavora in un negozio di abbigliamento li' vicino. Siamo fortunati in quanto, dopo aver telefonato ad un amico, ci dice che questi sarebbe disposto ad accompagnarci per un compenso di 25 euro. Accettiamo e dieci minuti dopo siamo seduti in macchina in direzione Bozburun. Rientrati in barca, troviamo ormeggiato accanto a noi un Sun Odissey 47.9 nuovo di pacca con bandiera turca. A bordo vi sono una coppia non più giovane e il figlio quasi ventenne. A guardare il padre ci viene subito in mente "il generale", così lo avevamo soprannominato con Marco, che incontrammo lo scorso anno a Bozcaada. Come il figlio del "generale", anche il ragazzo che è a bordo del Sun Odissey esegue a bacchetta gli ordini che il padre gli impartisce dalla banchina per pulire la barca. Ma ciò che più sorprende è che la barca è già perfettamente pulita e vedere quel povero ragazzo strofinare candelieri e altre parti cromate già perfettamente luccicanti ci sembra un po' assurdo. Poichè la situazione mi pare imbarazzarlo un poco, per sdrammatizzare gli dico: "Congratulations, really well done! For sure you must have a very good salary!". Lui si ferma, guarda in direzione del padre e, a bassa voce, mi risponde: "Thank you! The only problem is that I'm doing all for free!". Oltre ad essere ironico è anche decisamente paziente in quanto, dopo una breve pausa nella quale tutta la famiglia si riunisce in pozzetto a bere del thè, il padre lo rimette al lavoro facendogli pulire con straccio e spruzzino lavavetri tutti gli osteriggi e gli oblò della barca. Un vero maniaco! Per pranzo cucino il filetto scottandolo appena e condendolo con una salsa al pepe verde. Il risultato è un piatto davvero eccezionale. Dedichiamo il resto del pomeriggio a leggere e a scrivere. Poi, verso sera, andiamo a ritirare la biancheria in lavanderia. Le tre ragazze sono ancora lì, accaldate, che lavano e stirano ma, nonostante il lavoro ripetitivo e defatigante, quando ti parlano lo fanno sempre con un sorriso. Hanno veramente tutta la nostra ammirazione. Facciamo anche un salto  in una enoteca che avevamo visto la sera precedente. Qui compriamo alcune bottiglie di vino di loro produzione. Nel frattempo si è alzato un po' di vento e la temperatura si è abbassata, tanto che con il buio preferiamo trascorrere la serata sottocoperta. I vicini delle due barche inglesi, invece, anche stasera scendono a terra per cena. Quello particolarmente ironico, con la mascherina ben piantata su naso e bocca nel salutarci, con voce seria, ci dice: "Also tonight, we are ready to go and rob another bank!".
 
(Giornale di bordo)

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