Un’altra notte tranquilla. Ormai stiamo riprendendo i nostri ritmi. Andiamo a letto presto la sera e di conseguenza altrettanto presto ci svegliamo la mattina. È bello godersi con calma le prime ore della giornata, quando anche la temperatura è fresca e gradevole. A bordo del caicco che ieri ha steso la catena dell’ancora sul nostro calumo tutto tace. Anche oggi le miglia da percorrere per raggiungere Yedi Adalari, "le sette isole" che denominano una zona posta nella parte meridionale del golfo di Gokova, non sono molte. Dopo che gli ospiti del caicco si sono svegliati ed hanno fatto colazione e qualche telefonata si gettano in acqua e si allontanano a nuoto. Il capitano della “gulet”, che sa perfettamente che siamo bloccati dalla catena della sua ancora, ci saluta e a gesti ci fa capire che di lì a poco se ne andrà. Gli rispondiamo di non preoccuparsi. Nel frattempo, infatti, abbiamo steso al sole le nostre lenzuola. E poi la mattinata è talmente gradevole che non abbiamo nessuna premura di partire. Verso le 11 la goletta se ne va e anche noi con tutta calma ci apprestiamo a muoverci. Questo tratto di costa è particolarmente selvaggio. È caratterizzato da una continua serie di fiordi, tutti molto belli, dove potere dare fondo ben ridossati. Molto particolare è quello di Kargilibuluk, stretto ed incassato. Anche nelle vicinanze di capo Koyun Burun notiamo dei begli ancoraggi, tra cui quello di Tuzla Koyu. Ad ovest del succitato capo si trova la secca di Karamuk. Superiamo il capo di Teka Burun a vela, con il solo genoa aperto. In questo tratto, infatti, prendiamo finalmente il vento al traverso. Incrociamo un paio di barche a vela e altrettante a motore che e, lentamente, ci avviciniamo alla nostra destinazione odierna. Lasciamo un paio di isolotti circondati da scogli affioranti sulla nostra sinistra ed imbocchiamo il passaggio che da accesso all’ampia baia, protetta dagli altri isolotti che danno il nome a questo angolo spettacolare del golfo. Ci dirigiamo verso l’insenatura più settentrionale dove troviamo un paio di barche a vela, tra cui un catamarano, ormeggiate ad alcuni corpi molti. Ve ne sono un paio ancora liberi e ci ormeggiamo anche noi ad uno di essi portando comunque due cime a terra. E' pomeriggio inoltrato e propongo a Tania di preparare degli "spaghetti al fuoco", una ricetta che ho memorizzato in occasione del nostro passaggio in quel di Salina. Pomodorini, peperoncino, basilico, ricotta salata e 200 grammi di spaghetti e il gioco è fatto. Una delizia. Un ragazzo del posto si avvicina a bordo di un barchino e ci propone del pane casereccio, che compriamo e che ci durerà per un paio di giorni conservando intatta la sua freschezza. Poi, verso sera, scendiamo a terra per fare una passeggiata lungo la strada sterrata che percorre la parte settentrionale della costa e che avevamo visto dal mare. Nel primo tratto ci sono alcune arnie e devo insistere per convincere Tania a seguirmi. La strada offre una vista panoramica su tutta l’ampia baia di Yedi Adalari e sulle sue diverse insenature. Camminiamo per un paio d’ore godendoci anche uno spettacolare tramonto. Rientriamo in barca che è già buio ed attendiamo inutilmente il ghiaccio che il ragazzo da cui avevamo comprato il pane nel pomeriggio aveva promesso di portarci verso le 21. Così, invece del raki bevuto con acqua e ghiaccio, lo mescoliamo con una birra fresca di frigo. Nel frattempo si è alzato un po’ di vento, ma tra gavitello e cime a terra possiamo dormire sonni tranquilli.
(Giornale di bordo)

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