Anche oggi partiamo con la prima luce del giorno. Ancora non sappiamo quale sarà la nostra destinazione: Palamutbuku, Knidos oppure oltre. Dipenderà dalle condizioni di mare e vento. In linea di massima un aumento del vento è previsto solo a partire da domani. Ciò che voglio evitare è di mettere troppo sotto pressione la pala del timone per via dell'infiltrazione d'acqua dal proprio asse. Usciti dalla baia il mare è liscio come l'olio. Metto il motore a 1500 giri e scivoliamo dolcemente sull'acqua fino a Ince Burun, 5 miglia più a sud. Questo tratto di costa è cosparso di molte calette ben protette dal vento prevalente proveniente da ovest. Molte di queste sono attualmente occupate da barche di vario genere. In mare aperto, benchè sia ancora molto presto, c'è un discreto movimento di grandi yacht a motore, tutti diretti verso Hisarounie Korfezi. Superiamo il capo e viriamo verso ovest in direzione di Knidos, che si trova ad una ventina di miglia di distanza. Ci seguono alcune barche a vela che, vista l'assenza di vento, avanzano anch'esse a motore. Superiamo prima Divan Burun e quindi Aslani Burun e alle 11 siamo al traverso di Knidos. Qui si dirigono tutte le altre barche, mentre noi decidiamo di proseguire e di raggiungere Ada Bogazi, una piccola isola poco lontana da Bodrum dove ci eravamo già fermati lo scorso anno. Superato il capo all'estremità occidentale della pinisola di Datça è ben visibile a poche miglia di distanza l'isola greca di Kos. Poiché la frontiera marittima tra Grecia e Turchia è chiusa e le acque territoriali greche si estendono leggermente nel golfo di Gokova, se vogliamo transitare al loro limite dobbiamo virare leggermente a nord-est. Una motovedetta della Guardia Costiera turca controlla la situazione. Mentre risaliamo, proprio al limite del confine marittimo, incrociamo una chiatta con bandiera turca con una trivellatrice installata a bordo. Di questi tempi le relazioni tra Grecia e Turchia sono estremamente tese proprio a causa delle discusse trivellazioni che Ankara sta facendo nel Mediterraneo orientale e la presenza di questa trivellatrice ne è la testimonianza. Nell'attraversare il golfo lasciamo l'isola di Kos sulla sinistra. Alla sua costa meridionale, scoscesa e rocciosa, fa da contraltare quella settentrionale, bassa e pianeggiante dove è posta l'omonima cittadina. Nel canale tra l'isola e la costa turca il vento si incanale aumentando di intensità. Dopo poche miglia raggiungiamo l'isolotto di Ada Bogazi dove si trova una piccola baia conosciuta anche come "l'acquario". I suoi fondali risalgono improvvisamente in prossimità della riva e quindi occorre fare molta attenzione se si intende dare fondo portando le cime a terra. Nella baia vi sono alcune barche ed un battello per il trasporto dei turisti apparentemente in disarmo che staziona nella parte più protetta dell'insenatura. Diamo fondo in una ventina di metri di profondità portando due cime a terra. Terminato l'ormeggio, per prima cosa svuoto la sentina dall'acqua di mare. Questa volta, visto che il tragitto è stato piuttosto lungo, nonostante l'abbia in parte già svuotata in navigazione avvalendomi della pompa manuale, ne estraggo un secchio quasi pieno. Tuttavia, poiché siamo ormai giunti a destinazione ed il cantiere dove lasceremo la barca è vicino mi sento più tranquillo. Per pranzo preparo degli spaghetti al fuoco. Nella baia vi è un continuo andirivieni di caicchi che portano i turisti a fare il bagno, fermandosi una mezz'oretta per poi spostarsi da un'altra parte. Accanto a noi da fondo un piccolo motoscafo con a bordo due coppie mature che resteranno qui fino al tramonto. Sull'isola alle nostre spalle non vi sono insediamenti umani. Vi pascola tranquillo un gregge di capre, il che significa che da qualche parte ci deve essere una fonte di acqua dolce. Facciamo queste riflessioni mentre oziamo in pozzetto osservando il via vai di barche che termina al tramonto. Con il scendere della notte la baia si svuota e restiamo soli. L'aria diventa più fresca ed allora ci spostiamo in cabina. Una mezz'ora di una buona lettura e poi spegniamo la luce.
(Giornale di bordo)

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