Durante la notte si è alzato un po' di vento che si infila nella baia dove siamo ancorati. Habibti lo prende leggermente al traverso, ma ancora e cime a terra fanno il loro dovere. Trascorriamo così una notte cullati da una leggera onda. Quando ci svegliamo, a parte l'Hanse 40 che è sempre al suo posto vicino a noi, gran parte delle barche che ieri sera occupavano la baia se ne sono già andate. Dopo aver fatto colazione partiamo anche noi facendo un giro in direzione del ristorante che dispone di un pontile e di alcune boe. Vediamo anche l'Hallberg Rassy 412 incontrato l'altro giorno e che è ormeggiato nella parte occidentale della baia. Passandogli accanto salutiamo Nadzet che ricambia. Mentre usciamo da Dirsek incrociamo un baio di barche a vela. Ci sono una quindicina di nodi di vento e apriamo il genoa. Superiamo Atabal Burun passando all'esterno della meda antistante. La maggior parte delle imbarcazioni che risalgono nella direzione opposta transitano nel passaggio tra quest'ultima e la terraferma. Il mare è leggermente formato, ma la navigazione è piacevole pertanto non ci importa di fare una rotta un po' più lunga. All'interno di Yesilova Korfezi c'è un discreto via vai di barche tra cui alcune a vela che stanno bordeggiando. Al gran lasco puntiamo verso il capo meridionale di Kizil Adasi. Tra questa e la terra ferma esiste uno stretto passaggio che ci permetterebbe di risparmiare qualche miglio, ma la carta nautica indica fondali molto bassi che preferisco evitare. Una volta ridossati dietro l'isola il mare si calma. Diamo fondo con le solite due cime a terra sulla costa orientale di Kizil Adasi in un fondale di 25 metri. Accanto a noi ci sono un paio di altre barche, mentre la caletta limitrofa è occupata da alcune imbarcazioni che portano i turisti a fare il bagno. Ci da il benvenuto una capretta che si arrampica agilmente sul terreno sconnesso e coperto di macchia mediterranea alle nostre spalle. Nel corso della giornata il tratto di costa sulla nostra destra e sulla sinistra si riempie graduallmente di caicchi. Oggi è il giorno in cui nella vicina Bozburun sono saliti i nuovi equipaggi e questa deve essere senz'altro la prima sosta in programma. Uno di essi, un poco malandato e con due famiglie turche a bordo da fondo accanto a noi, mentre dalla parte opposta arriva un più lussuoso yacht a motore, un Princess 65. Il comandante di quest'ultimo ci fa un cenno di saluto, mentre l'armatore, un anziano signore, assiste all'operazione di ormeggio comodamente seduto sul ponte superiore insieme ad una ventenne che non ha proprio l'aria di essere sua nipote. Facciamo anche la conoscenza di Najib, un simpatico signore che con il suo gozzo vende magliette e camicie, oltre che mandorle tostate. Tania compra una camicia bianca in cotone a poco prezzo. Trascorriamo il resto del pomeriggio a leggere e ad assistere alle manovre dei sempre più numerosi caicchi che continuano ad arrivare. Uno di essi ha un po' di difficoltà nell'ormeggio e, dopo diversi tentativi andati male, il capitano comincia ad innervosirsi con il ragazzo che a bordo di un gommone dovrebbe occuparsi di fissare le cime a terra. Prepariamo un'insalata con pomodori, tonno, capperi e uova sode, ma verso sera ci aggiungo un sandwich con prosciutto crudo e formaggio. Forse meno salutare dell'insalata, ma molto più appagante per i miei gusti. Telefoniamo anche al nostro amico Umit, conosciuto nel Mar di Marmara lo scorso anno. Ci dice di essere ormeggiato al pontile del cantiere di cui vediamo le luci poche miglia davanti a noi sulla terraferma. Domani mattina passeremo a salutarlo, prima di spostarci a Bozburun, il paese poco distante dove vorremmo fermarci un paio di giorni.
(Giornale di bordo)

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