CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







martedì 15 settembre 2020

Knidos - Datça


Anche questa notte c'è stata molta umida. I caicchi che ieri pomeriggio si erano ormeggiati portando le cime a terra sul lato settentrionale della baia sono già andati via. Su uno di questi c'è stata musica a tutto volume e gente ubriaca che ha fatto baccano fino a notte inoltrata. E' più che comprensibile che in vacanza la gente voglia divertirsi, ma dovrebbe sempre valere la regola della buona educazione. Una virtù, ahimè, sempre più rara. Oggi vogliamo raggiungere Datça, una cittadina con un porto turistico che si trova ad una ventina di miglia ad est di Knidos. Una sosta che ci servirà anche per fare cambusa. Prima di lasciare Knidos facciamo il pieno d'acqua. Il portolano, infatti, sconsiglia di fare rifornimento a Datca, dove sembra che la qualità dell'acqua lasci molto a desiderare. Mentre ormeggio all’inglese, ci aiuta con le cime Dogan, l’armatore di un Beneteau 47 che si trova dalla parte opposta della banchina. Come la maggior parte dei turchi che abbiamo incontrato fin'ora è molto gentile. Nella breve conversazione che facciamo mentre il serbatoio si riempie ci dice di amare molto l’Italia e, una volta saputo che Tania è nata a Beirut, aggiunge di conoscere molto bene anche quella città. Essendo stato, prima di andare in pensione, un imprenditore edile ci dice che a Beirut alcuni anni fa ha costruito una parte del porto di Zeituna Bay. Prima di ripartire ci invita a passare a trovarlo a Bodrum, dove ha una casa nella quale trascorre gran parte dell’anno. Usciti dall’esiguo spazio in cui eravamo ormeggiati riprendiamo il mare. Anche oggi purtroppo non c’è vento. In questi giorni il meltemi continua a soffiare forte nel centro dell’Egeo, attenuandosi gradualmente nel Dodecanneso settentrionale, per poi scomparire a sud di Kos. Costeggiamo la penisola di Datça, lasciando sulla nostra sinistra il villaggio di Palamut e poi, dopo una quindicina di miglia, capo Divani Burun. Alle spalle di quest’ultimo notiamo un bel ancoraggio, dove al momento vi sono un paio di caicchi, mentre proprio davanti a noi si intravede nella leggera foschia l’isola greca di Symi. Superato il capo viriamo in direzione nord-est verso Datça che di qui dista 5 miglia. Fa molto caldo e prima di entrare in porto facciamo un bagno al largo. Una volta rinfrescati entriamo nella baia meridionale dove in banchina ci accoglie un ormeggiatore. In prossimità della gettata in cemento occorre fare attenzione ad alcune rocce che risalgono e che potrebbero danneggiare il timone. Accanto a noi sono ormeggiati un Oceanis 47 su cui non c’è nessuno a bordo e un Amel Super Maramu battente bandiera austriaca. Il proprietario ci fa un cenno di saluto, ma per il resto non ci sembra molto loquace. Sulla banchina attira la nosra attenzione un bel caicco il cui nome, “Sailing Chef”, è riportato a grandi lettere a poppa e sul copri randa. Dopo aver fatto una ricerca su internet scopriamo che il caicco è utilizzato per crociere culinarie ampiamente documentate con fotografie di tavoli apparecchiati elegantemente e di pietanze succulente. Una volta sitemata la barca cerchiamo refrigerio sotto il pergolato di un bar con la terrazza sul porto. Qui prendiamo due birre e mangiamo qualcosa. Poi con un taxi raggiungiamo un supermercato della Migros un po' fuori dal centro cittadino. Qui facciamo una spesa abbondante che, una volta ritornati in porto, portiamo su Habibti avvalendoci di un paio di carrelli sottratti temporaneamente ad un negozio. Per raggiungere la banchina percorriamo una scorciatoia ripidissima e con un fondo scivoloso tanto che dobbiamo prestare veramente molta attenzione non solo a non cadere, ma anche a che il carrello non ci scappi di mano in quanto se così fosse finiribbe direttamente in acqua con tutto il suo prezioso contenuto. Verso sera facciamo due passi lungo la via principale. Qui troviamo i sandali che Tania cercava da tempo e in un negozio molto ben fornito compriamo in saldo un paio di pinne ed alcune altre cose utili in barca. Datça ci fa davvero una bella impressione, tanto che se ci sarà l'occasione ci fermeremo di nuovo volentieri sulla via del ritorno. Ceniamo in barca: salmone affumicato e formaggio, con una bottiglia di vino bianco. Dal pozzetto assistiamo al passeggio serale. Tutti portano la mascherina, chi indossata correttamente, chi un po’ di traverso. A guardarci intorno non si puo' proprio fare a meno di pensare quanto sia davvero strano il periodo che l’umanità intera sta vivendo in questo momento.

(Giornale di bordo)

Nessun commento:

Posta un commento