Il caicco blu ancorato accanto a noi è partito di buon ora. Altrettanto hanno fatto il rimorchiatore stile “Popeye” e la barca a vela battente bandiera australiana. Avendo solo una decina di miglia da percorrere per raggiungere Knidos ce la prendiamo comoda. Ci muoviamo poco dopo le 10 salutando questo piccolo angolo di paradiso e superando sulla sinistra il piccolo isolotto di Mersincik Adasi. C’è una totale calma di vento e proseguiamo a motore in direzione di Kizilgac Adasi. L’isola greca di Kos è a poche miglia. Giunti a capo Iskandil Burun appaiono in lontananza anche Nisyros e Tilos. Purtroppo quest’anno non possiamo raggiungerle in quanto la frontiera marittima con la Grecia è chiusa a causa delle tensioni politiche tra i due paesi. Questa situazione è davvero incresciosa. Lo è sicuramente per i diportisti come noi, ma ancor di più per le persone che da queste parti vivono di turismo. Le limitrofe isole greche sono le più penalizzate in quanto non possono beneficiare dell’ingente numero di visitatori solitamente portati dai tanti caicchi turchi che negli anni precedenti le avevano inserite come tappe nelle loro crociere settimanali. Ancora una volta le diatribe politiche finiscono per ripercuotersi negativamente sulla gente, i cui interessi gli stessi politici pretendono di voler garantire. Superato Iskandil Burun incrociamo alcune barche che risalgono nella direzione opposta. Tra queste un Hallberg Rassy battente bandiera inglese. Sullo sperone roccioso di Deveboyun Burun, il capo posto all’estremità meridionale della penisola di Datça, si trova un faro con un’enorme bandiera turca dipinta su un muro. Anche attraverso questi simboli, posti in bella evidenza sui rispettivi territori, Grecia e Turchia vogliono sottolineare la titolarità dei rispettivi territori, combattendo la loro piccola guerra anacronistica. I dirupi del capo si inabissano in mare rendendo questo tratto di costa particolarmente suggestivo. Poco dopo appaiono le due boe, una rossa e l’altra verde, che segnalano l’ingresso della baia di Knidos. Qui, infatti, occorre fare attenzione alla massicciata in parte sommersa che proteggeva l’antico porto. Del limitrofo sito archeologico appare subito evidente l’anfiteatro nel quale stanno facendo alcuni lavori. L’antica città in realtà aveva due porti: quello in cui stiamo entrando ora ed un secondo, posto a nord dell'antistante istmo e che oggi è inaccessibile in quanto per la maggior parte insabbiato. L’esistenza di due porti conferma che l’antica Knidos era una città a forte vocazione commerciale. I suoi abitanti, si legge in Erodoto, godettero di un considerevole benessere. Nel 396 a.C., di fronte ad essa, in una battaglia navale tra gli ateniesi, sostenuti dai persiani, e gli spartani questi ultimi videro totalmente distrutta la loro flotta. Interessante anche il fatto che furono alcuni abitanti di Knidos, insieme ad altri provenienti da Rodi, a fondare la colonia greca di Liparia, l’attuale Lipari nelle isole Eolie. Con l’arrivo dei romani, la città divenne loro alleata e fu grazie a Pompeo, che debellò i pirati cilici che infestavano questa zona, che essa poté continuare a beneficiare dei suoi commerci. L’ultima volta che passai a Knidos fu nel 2005 con Nausicaa. Mentre oggi al nostro arrivo nella baia abbiamo trovato poche barche, allora essa era totalmente congestionata. Ricordo che avemmo la geniale idea di gettare a poppa un’ancora ammiragliato di 25 chili senza considerare che nella notte il vento avrebbe potuto girare. Cosa che immancabilmente avvenne. Non sto a dire la fatica che facemmo a recuperarla con il vento al traverso. Fortunatamente l’intera operazione fantozziana avvenne alle 6 del mattino e nessuno ci vide. A ripensarci, ancora oggi me ne vergogno. Entrati nella baia diamo fondo dietro ad una piccola barca a motore, non lontano dal pontile dove sono ormeggiate all’inglese alcune barche a vela. Nel corso della giornata arrivano alcune altre barche, tra cui gli immancabili caicchi. Messo il tender in acqua scendiamo a terra. Pranziamo nel ristorante alle spalle del pontile: qualche antipasto e un piatto di triglie fritte. Il raki fresco accompagna il tutto. Dopo un doveroso riposino pomeridiano, verso sera scendiamo nuovamente a terra per una camminata di un paio d’ore lungo l’unica strada che raggiunge il sito. Ci rendiamo conto che l’antica città era molto più estesa rispetto a come appare oggi. Vecchie mura perimetrali e i resti di alcune abitazioni sono infatti visibili tra la fitta vegetazione, man mano che ci allontaniamo dal sito principale. La strada attraversa a mezza costa il pendio e da quell’altezza noto come lungo questo tratto di costa vi siano diversi scogli affioranti. Individuo anche una piccola cala molto ben protetta poco più ad est della baia di Knidos, dove tutti sono soliti dirigersi. Potrebbe senz’altro essere una buona alternativa nel caso di eccessivo affollamento in quest’ultima. Ritorniamo in barca che è buio. La camminata, nonostante il buon pranzo, ci ha messo appetito. Tiro fuori dal frigo un formaggio "blu" che si rivela gustosissimo ma decisamente puzzolente, tanto che mi è impossibile rimettere in frigo una volta scartato dalla confezione pena ammorbare con il suo odore tutto il resto. Quindi, sebbene a malincuore, decido di gettarlo ai pesci. Un buon “tzipuro” conclude degnamente la giornata.
(Giornale di bordo)

Nessun commento:
Posta un commento