Questa mattina siamo partiti presto. Dovendo risalire fino a capo Kizil Burun vogliamo evitare di trovare troppo vento e onda contro. Sono curioso di sapere se tutta la fatica fatta ieri per cercare di rparare l'infiltrazione di acqua dall'asse del timone sia servita a qualcosa. Da Sogut a Kizil Burun ci sono una decina di miglia che percorriamo a motore. Risaliamo il golfo insieme ad una goletta dalle linee classiche e dalle dimensioni considerevoli. Giunti al capo apriamo per un poco il genoa in quanto il vento, che nel frattempo è aumentato, spinge Habibti al traverso. Queste condizioni purtroppo durano poco e dopo un quarto d'ora siamo costretti a riaccendere nuovamente il motore. In prossimità di capo di Ala Burun, di fronte al quale si trova una secca, veniamo superati in modo un po' azzardato da un'altra barca a vela che procede anche lei a motore. Per sorpassarci transita sopra una zona di bassi fondali che si trova tra noi e la terraferma. Mi chiedo che senso abbia prendere certi rischi, tanto più che poco dopo si infila in una caletta poco distante. Noi, invece, proseguiamo ancora per alcune miglia verso est superando prima la baia di Bozuk Boku e successivamente attraversando lo stretto passaggio navigabile tra i due isolotti di Catal Adalari. A circa mezzo miglio ad est di questi ultimi si trova l'ingresso della baia di Serçe, un fiordo incassato tra le montagne e ottimo ridosso da tutti i quadranti. Nella sua parte orientale vi sono alcuni gavitelli che appartengono all'unico ristorante presente nell'insenatura. Un paio di gavitelli sono liberi, mentre agli altri sono già ormeggiate alcune barche. Quella più vicina a noi ha un equipaggio russo, mentre un'altra batte bandiera tedesca. Nella baia vi sono anche un paio di pontili: uno antistante al ristorante, l'altro a metà della baia. Sulla parte esterna di quest'ultimo è ormeggiata all'inglese una barca a vela. Ad attenderci sul suo gommone c'è il proprietario del ristorante che si presenta come "Capitano Nemo", lo stesso nome che ha dato anche al suo locale. E' decisamente loquace e, senza smettere di parlare un secondo, ci aiuta nell'ormeggio. Il gavitello è gratuito, ma è scontato che dovremo pranzare o cenare nel suo ristorante. Terminato l'ormeggio controllo la situazione in sentina. Purtroppo le mie speranze sono deluse perchè vi trovo nuovamente un po' d'acqua. Ne tolgo un mezzo secchio e per l'ennesima volta pulisco per bene la sentina asciugandola con una spugna imbevuta di acqua dolce e con dello scottex. Non è un problema grave, ma sapere che c'è un'infiltrazione di acqua di mare nella barca non mi piace. Nel frattempo, il vento proveniente da ovest rinfoza e nella baia, circondata da alti rilievi, si crea il classico effetto Venturi. Si alza così anche quel tanto di onda che rende disagevole scendere a terra con il nostro piccolo tender. Ci sembra alquanto più semplice chiamare "Capitano Nemo", il cui nome vero è Hassan, e farci venire a prendere con il suo barchino. Dopo una decina di minuti appare suo fratello, che a prima vista sembra decisamente meno esuberante. Ci sediamo ad uno dei tavoli all'aperto del locale, che chiamare ristorante mi pare decisamente ambizioso. Si tratta piuttosto di una taverna, con adiacente un'area dove pascolano indisturbate capre e mucche. Alla faccia dell'igene. Non c'è nemmeno un menù e la netta sensazione è che il proprietario stabilisca i prezzi a seconda dei clienti. Il branzino che ci propone è di dimensioni spropositate, ma non abbiamo alternativa e chiediamo di cucinarlo alla griglia accompagnandolo con un'insalata e delle patatine fritte. Ordiniamo anche una bottiglia piccolina di raki. Hanno solo il ghiaccio conservato nella ghiacciaia. Meglio di niente, anche se a vederlo non pare dei più puliti. Mettere in carica i telefoni non è possibile. Il generatore infatti è staccato e viene acceso solo la sera. Il pesce si rivela invece molto buono. Mentre pranziamo scambiamo qualche parola con "Capitan Nemo"/Hassan", che se ne sta placidamente seduto sotto il pergolato. La sua grande passione è puntare alle corse dei cavalli. Ecco dunque spiegato il motivo per il quale trascorre la maggior parte del suo tempo attaccato al suo palmare. Oggi è venerdì e probabilmete in Turchia è giorno di competizioni equestri. Dai suoi plateali gesti di disappunto capiamo che le sue puntate non stanno andando molto bene e ci chiediamo se tali perdite non finiranno per riflettersi sul nostro conto. La mia previsione si rivela esatta, tanto che delle eccessive 600 lire turche richiesteci, finisco per dargliene solo 500. Rientrati in barca, alla luce del problema relativo all'infiltrazione d'acqua, riflettiamo sul da farsi per i prossimi giorni. Si presentano infatti due possibilità. La prima è quella di raggiungere Marmaris domenica e vedere se lunedì il cantiere locale può alare Habibti ed effettuare la riparazione. Questa opzione presenta il rischio di tenerci bloccati diversi giorni, tanto più con la barca a terra, il tempo necessario per recuperare i pezzi di ricambio ed effettuare il lavoro. La seconda è invece di rientrare a Bodrum a tappe e restare nelle sue vicinanze nei giorni successivi, riducendo i tratti di navigazione al minimo indispensabile. Ci diamo tempo ancora un giorno prima di decidere. Il luogo in cui ci troviamo è molto bello per cui domani resteremo qui, magari facendo una camminata nei dintorni.
(Giornale di bordo)

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