Il vento continua a soffiare da nord-ovest ma ha perso di intensità. Decidiamo di spostarci a Cokertme, una baia semicircolare sulla costa settentrionale del golfo di Gokova ad una ventina di miglia di distanza. Per raggiungerla significa navigare con il vento al gran lasco. Prima di lasciare Bodrum accompagno Tania nella città vecchia per comprare un costume da bagno. E' presto e probabilmente troveremo il negozio ancora chiuso. Invece siamo fortunati. Rientrati al Marina restituisco le chiavi della colonnina dell'elettricità e ci prepariamo a partire. Alle 9.30 usciamo dal porto. Abbiamo il pieno di acqua e gasolio. Nel tratto di mare di fronte al castello apriamo per la prima volta le vele dopo averle rimontate e controlliamo che tutto sia in ordine. Apro e richiudo il genoa per assicurarmi che non vi siano intoppi nel suo circuito. Lezioni che si imparano con l'esperienza maturata nel tempo. Ci sono una ventina di nodi di vento e al gran lasco con la carena pulita raggiungiamo punte di oltre 9 nodi di velocità. Transitando davanti allo Yat Lift salutiamo idealmente Mustafa e Sevgin. Purtroppo l'elettricista che nei giorni scorsi sarebbe dovuto venire per sostituire l'interruttore generale della corrente non si è mai presentato e Mustafa, che avevo provato a chiamare un paio di volte al telefono per chiedergli notizie, non mi aveva risposto. Scopriremo più tardi che in questi giorni non era venuto al lavoro in quanto sua moglie era risultata positiva al Covid. Lasciamo l'isola di Karaada sulla dritta e procediamo spediti verso la nostra meta odierna. Durante tutto il tragitto incrociamo una sola barca a vela che risale in senso contrario. In un unico bordo ci avviciniamo rapidamente a Cokertme. Poco prima di entrare nella baia e abbassare le vele ci supera un Canados a motore che da fondo portando due cime a terra nello stesso punto in cui ci fermammo lo scorso anno. Nella baia ci sono sempre degli strani giri di vento e fatichiamo un poco ad abbassare le vele volendole piegare per bene. La stessa cosa, ricordo, ci era accaduta lo scorso anno. Sulla sinistra del Canados c'è una piccola insenatura deserta. Un ottimo posto per dare fondo e restare alla ruota. Nella baia, infatti, a parte il Canados ed un paio di barche a vela stanziali ormeggiate sul suo lato occidentale non c'è nessuno. Una volta terminata la manovra calo il tender per provare il fuoribordo. Mustafa nel riconsegnarlo dopo la revisione annuale mi aveva detto che il carburatore aveva un piccolo problema e che per non farlo ingolfare occorreva agire con delicatezza sull'acceleratore. Si accende al primo colpo, ma una volta saliti a bordo del tender comincia a perdere potenza. Ecco un nuovo problema, mi viene immediatamente da pensare. Invece, ripercorrendo i diversi passaggi, mi accorgo che avevo erroneamente chiuso il rubinetto della benzina che il meccanico aveva dimenticato aperto. Riaperta la benzina il motore riprende a funzionare regolarmente e non ci darà più alcun problema nei giorni a venire. Con il tender raggiungiamo un piccolo pontile piuttosto malandato di fronte a "Ihtiyar Balikci", una delle taverne che si trovano sulla spiaggia. E' una delle ultime occasioni che abbiamo per mangiare del pesce prima della chiusura dei ristoranti durante il Ramadan. E così ci sediamo ad uno dei tavoli posti a due passi dal mare e apparecchiati con delle tovaglie pulite a quadretti bianchi e blu. Ad uno dei tavoli sulla spiaggia è seduto l'equipaggio del Canados il cui comandante, quando sbarchiamo, ci saluta con un ampio sorriso e dicendoci in italiano: "Buongiorno!". Ordiniamo calamari, triglie, patate fritte e raki. Mentre stiamo mangiando, nella baia entra un'altra barca a vela che, immancabilmente, nonostante tutto lo spazio libero a disposizione si infila nell'insenatura dove si trova Habibti. La "legge della barca alla fonda" colpisce sempre! Tania, sempre un po' preoccupata quando non abbiamo Habibti a portata di vista e un'altra barca le si avvicina per ormeggiare, senza dirmi nulla si alza da tavola e sale sulla collinetta sovrastante l'insenatura per controllare che i nuovi arrivati non facciano pasticci. Dopo pranzo facciamo la conoscenza dell'equipaggio del Canados. Si tratta di una famiglia turca composta da genitori, figlia e genero e nipotino. Vivono tutti a San Gallo, in Svizzera, dove hanno diversi ristoranti di cucina italiana. Sono simpatici e conversiamo con loro per un bel po'. Rientriamo in barca che è quasi l'ora del tramonto. La barca a vela che aveva dato fondo accanto a noi intelligentemente decide di spostarsi un poco più lontano. Verso sera, infatti, come previsto si alza il vento e restare così vicini l'uno all'altro con tutto lo spazio che si ha a disposizione non aveva senso. Fortunatamente se ne sono resi conto anche loro. La nostra ancora ha agguantato perfettamente e abbiamo calumo a sufficienza per goderci in tutta tranquillità un sonno sereno cullati dal dolce dondolio di Habibti.
(Giornale di bordo)

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