Nella notte è arrivato un caicco che ha dato fondo in mezzo alla baia. Riparte la mattina all'alba. Anche noi ci muoviamo presto. Le miglia da percorrere oggi saranno una trentina. C'è poco vento da sud-ovest. Apriamo la randa esclusivamente per stabilizzare la barca, essendo costretti ad avanzare a motore. Lasciamo sulla sinistra il golfo di Aksaz Bogazi nel quale vi è assoluto divieto d'ingresso in quanto ospita la più grande base militare navale turca nel Mediterraneo. Due incrociatori pattugliano costantemente l'area circostante assistiti da un elicottero che fa dei giri continui nel cielo. A mezzogiorno siamo al travverso di Kurtoglu Buku, un capo con alcuni scogli antistanti che lasciamo a debita distanza. Ci dirigiamo prima verso Buyukaga Koyu, una baia incassata che offrirebbe un buon ridosso e poi a Kocabuk, che il portolano indica come un altro buon ancoraggio. In entrambe troviamo già delle barche alla fonda e così decidiamo di proseguire. Entriamo nel golfo di Skopea Limani attraverso lo stretto passaggio tra la penisola di Kapidagi e l'isolotto di Domuz Adasi. Individuare ed attraversare il passaggio di giorno è cosa banale, ma non lo era stato anni fa quando in una notte senza luna e senza l'aiuto del plotter lo avevamo percorso con Nausicaa. Quella volta, nell'oscurità totale, procedevamo pianissimo con l'uomo a prua con una pila in mano nel tentativo di individuare le rocce dei pendii ai lati del passaggio. Dopo l'attraversamento facciamo un rapido passaggio nella piccola insenatura di Kapi dove c'è una banchina dall'aria recente con delle trappe per l'ormeggio e che appartiene al ristorante che si trova al fondo della baia. Vi sono ormeggiate alcune barche a vela, ma l'idea di trascorrere la notte come se fossimo in un Marina non ci piace. Proseguiamo fino a trovare, poco lontano, un bel angolino con una sola barca a vela alla fonda. E' un Beneteau 38 con a bordo una simpatica famigliola turca con due bambini piccoli. Lo skipper ci dice che tra un poco se ne andranno e così diamo temporaneamente fondo, alla ruota. Dalla parte opposta della baia, con due cime a terra, c'è invece ormeggiato un grande catamarano. Con il tender faccio un rapido giro nell'insenatura individuando un paio di cime ad anello utilizzate dai caicchi per fissare le cime a terra. Il fondale è profondo ma risale rapidamente avvicinandosi a riva. Partito il Beneteau diamo fondo portando due cime a terra. Non appena terminata la manovra nella baia entra un catamarono con dei russi a bordo che, come regolarmente accade, nonostante tutto lo spazio libero a disposizione da fondo vicino a noi. Talmente vicino che le due murate si toccano. Gli chiedo di spostarsi un poco più in là. Lo skipper è arrogante, oltre che visibilmente incompetente, e ne scaturisce un battibecco che tuttavia ha l'effetto di farli spostare da un'altra parte. Ma dove? Esattamente a pochi metri dal catamarano ormeggiato dalla parte opposta della baia. E così si ripete la stessa identica scena di poco prima. L'equipaggio del catamarano ha la stessa identica mia reazione, ma con meno fortuna, in quanto il catamarano con i russi a bordo se ne infischia e decide di restare lì dov'è. Trascorriamo il resto del pomeriggio godendoci questo piccolo angolo di paradiso. Peccato per le scritte che imbrattano le scogliere a picco sul mare. Un vero segno di inciviltà che, purtroppo, troveremo anche in altri luoghi di questa parte della costa turca. Verso sera, un signore attempato a bordo di un gozzo ormeggia nelle prossimità di Habibti. Sulla piccola spiaggia, nascosto dalla vegetazione, c'è un vecchio trattore. Appartiene al proprietario del gozzo che, una volta sceso a terra, vi sale sopra e alla sua guida sparisce dietro uno stretto passaggio tra le rocce. Si è fatta ora di cena e cucino dei cordon bleu che accompagniamo con un'insalata e una bottiglia di retzina. Anche oggi è stata una piacevole ma lunga giornata e così, appena sceso il buio, ce ne andiamo a dormire.
(Giornale di bordo)

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