Il vento nella notte è girato da ovest e al risveglio ci ritroviamo un po' troppo vicini alla riva. Poichè in questo lato della baia entra un po' d'onda ci spostiamo nel lato opposto. La stazione del vento indica 25 nodi e all'esterno della baia vediamo un mare piuttosto formato. Purtroppo ci dobbiamo confrontare con un problema al motore. Ogni volta che lo si mette in moto suona un cicalino d'allarme. Aperto il vano motore mi accorgo che la scatola che contiene i fusibili ballonzola tra il motorino d'avviamento e l'alternatore. La fisso nel suo alloggiamento e il problema è risolto. Per fortuna che avevo a bordo i bulloni adatti allo scopo, infatti se non fosse stato così la leggerezza del meccanico che ha fatto il tagliando avrebbe potuto crearci inconveniente piuttosto fastidioso. Alle 11.10 arriva puntuale il traghetto della Dodekanisos Seaway. Dal portellone scendono frotte di persone, la maggior parte pellegrini che si recano al monastero di San Michele Arcangelo. Ripartiranno tutti un'ora e mezzo più tardi con lo stesso traghetto. Decidiamo di partire anche noi. Il mare è mosso, con onde ripide e corte. Condizioni che, a leggere le previsioni, resteranno invariate per i prossimi due giorni. Prudenzialmente mi allontano un po' dalla costa e raggiunta una distanza di sicurezza cambio rotta. Procedendo al traverso con il solo genoa Habibti viaggia a 7 nodi di velocità. Superato capo Patos possiamo proseguire al gran lasco e la navigazione diventa più confortevole. Attraversiamo il canale tra Symi e Nisos Sesklì lasciando quest'ultimo isolotto sulla dritta. Scapolato capo Faneromenis il vento cala a 20 nodi e noi puntiamo verso nord. Al traverso di Ormos Marathondha e Ormos Nanon il vento catabico che scende dagli alti rilievi circostanti si fa sentire. Poi si calma nuovamente per riprendere all'ingresso della baia di Symi. Entrati in quest'ultima chiediamo ad un militare della Guardia Costiera il numero di telefono della Port Authority che chiamiamo subito. Ci rispondono in un buon italiano dicendoci di ormeggiare e che più tardi manderanno qualcuno a controllare i documenti. Ci mettiamo all'inglese seguendo le indicazioni di un ormeggiatore. Davanti a noi ci sono due motovedette della Guardia Costiera danese impegnate nella Missione Frontex. Paghiamo 60 euro per due notti con acqua ed elettricità. Ci dicono che 12 euro ci vengono addebitati per l'aiuto offertoci nell'ormeggio. Ho capito!! Siamo arrivati a Symi, dove ogni occasione è buona per spennare il turista. Un altro ormeggiatore, apparso poco dopo, ci dice che hanno da poco costituito una cooperativa che ha da poco messo in porto le boe arancioni che vediamo in mezzo alla baia. E' una buona idea in quanto a Symi, soprattutto in estate, ormeggiare è sempre stato complicato. Della cooperativa fa parte anche un terzo ormeggiatore, piccolo di statura e con lo sguardo sfuggente. Vedendoli tutti e tre insieme hanno proprio l'aria della banda Bassotti. Mentre siamo seduti ad uno dei tavoli del Caffé Stella, proprio di fianco ad Habibti, arriva l'agente della Port Authority. Mi pone svogliatamente qualche domanda senza dare nemmeno uno sguardo ai documenti. Per la serie: voglia di lavorare saltami addosso. Dopo aver lavato la barca, sporca di sabbia, portiamo della biancheria in tintoria. Poco lontano vediamo ormeggiato il Sun Fast della famigliola danese, che andiamo a salutare. Andrew ci dice che le giornate di sabato e domenica sono state un incubo. C'era talmente tanto vento che in porto l'acqua sembrava ribollire e avendo due bambini a bordo hanno preferito trasferirsi in un Bed&Breakfast. Inoltre, una trappa si è incattivita nell'elica rompendo probabilmente la sua guarnizione. A Rodi dovranno pertanto alare la barca e farla riparare. Verso sera facciamo una passeggiata lungo le ripide scale e i vicoli del paese. Qui ci imbattiamo nella "Taverna Haritomeni", un po' decentrata, ma dalla quale si ha una spettacolare vista sul porto. Il proprietario è un tipo simpatico e ci fa accomodare ad un tavolo sulla veranda. Lo assiste un camerire dall'aria bislacca che invece di servire i clienti sembra piuttosto dedito a giocare con il suo palmare. Facciamo la conoscenza dei nostri vicini di tavolo: sono padre e due figli di nazionalità messicana. Questi ultimi studiano a Berlino, mentre il padre vive a Città del Messico. Ci spiega che ha preferito mandare i figli in Europa in quanto la vita in Messico è diventata troppo pericolosa a causa dei cartelli della droga. Una realtà davvero drammatica. Ordiniamo un'insalata, saganaki, polipo alla griglia e patatine fritte. Tutto squisito, come anche il vino bianco della casa. Mentre rientriamo in barca, sulla strada che costeggia il porto c'è un continuo andirivieni di giovani a bordo di motorini smarmittati. Ci paiono davvero girovagare senza meta. D'altra parte, considerato cosa Symi sembra offrire in questo periodo dell'anno, è pur un modo come un altro per impiegare la serata.
(Giornale di bordo)

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