Ci svegliamo presto. Onur, il transitario che nei giorni scorsi avevamo contattato e che ci assisterà nelle pratiche di ingresso in Turchia ci aspetta verso le 12 a Marmaris. Prima di salpare salutiamo la coppia di svedesi a bordo dell'Hallberg Rassy 46. Resteranno a Rodi ancora un paio di giorni prima di ripartire per Santorini. Usciti dal Marina issiamo le vele. Soffia un vento da sud-ovest sui 25 nodi. Prendiamo una mano di terzaroli e mettiamo la prua in direzione di Marmaris. Habibti scivola sull'acqua veloce con punte di 8,5 nodi di velocità per tutto il primo tratto della traversata. Poi, avvicinandoci alla costa turca, il vento diminuisce fino ad essere obbligati ad accendere il motore nelle vicinanze dell'ampio golfo antistante Marmaris. Di fronte al Netsel Marina si sta svolgendo una regata. Per raggiungere il pontile dove Onur ci sta aspettando attraversiamo lo specchio d'acqua dove si sta svolgendo quest'ultima prestando estrema attenzione a non ostacolare le barche in competizione. Ormeggiato alla banchina dell'autorità portuale, nel giro di una mezz'ora tutte le formalità sono completate e possiamo dirigerci al Marina. Ci mettiamo allo stesso posto dello scorso anno. Gli ormeggiatori sono gentili ma pasticciano un poco con trappa e cime d'ormeggio. Paghiamo all'ufficio del Marina la permanenza dei due giorni che intendiamo fermarci a Marmaris e mentre ritorniamo in barca noto che nel cantiere c'è il laboratorio di un falegname. Potremmo chiedergli un preventivo per la riparazione della falchetta. Ma essendo domenica troviamo il laboratorio chiuso. Ci riproveremo domani. Telefoniamo a Farouk che si trova a Gocek e che raggiungeremo tra un paio di giorni. Ci dice che è felice di rivederci, ma ci avverte di essere pronti a trovare un sacco di gente per mare. Nei prossimi giorni inizieranno le festività dell'Eid-el-Fitr, che segnano la fine del Ramadan, la festa sacra dei musulmani e molti istanbuloti che tengono le loro barche a svernare a Gocek sono già arrivati in zona per trascorrere qualche giorno di vacanza. Sapevamo che in estate in quella zona c'è sempre un gran caos ma, visto il periodo, speravamo di non trovare molta gente. Terminata la telefonata con Farouk dal pontile sento una voce salutarci in italiano. E' Stefano, un ricercatore che da alcuni anni lavora all'Università di Smirne. E' anche un appassionato velista e partecipa regolarmente alle regate del campionato invernale a Cesme e Marmaris. Ci dice che entrando in porto dopo la regata ha notato la bandiera italiana di Habibti e per questo è venuto a salutarci. Nello scambiarci qualche convenevole gli raccontiamo quanto ci è accaduto a Symi e gli facciamo vedere la parte della falchetta danneggiata. Mi dice che, se desidero, potrebbe presentarmi un amico che fa parte del suo equipaggio e che a Marmaris è molto ben introdotto nel mondo della nautica. E così faccio la conoscenza di Gokan, un ragazzo sulla trentina che, dopo aver fatto un paio di foto alla falchetta e averle inviate ad un falegname di sua conoscenza, mi dice che mi chiamerà l'indomani per darmi notizie. Salutati Stefano e Gokan, che sembrano davvero essere stati inviati dalla provvidenza, ci rechiamo nel negozio di strumentazione usata il cui proprietario lo scorso anno ci aveva riparato la stazione del vento. La speranza è che riesca ad aggiustare la serratura del bagno. Purtroppo la sua risposta è categorica: di serrature lui non se ne intende. Ci da però l'indirizzo di un negozio poco lontano che potrebbe fare al caso nostro, ma che troviamo chiuso. Ci riproveremo domani. Fa molto caldo e la cosa migliore da farsi è sedersi all'ombra in uno dei bar sul lungomare e ordinare un paio di birre fresche. Restiamo seduti a guardare il passeggio per un paio d'ore, fino a quando la crescente cacofonia musicale proveniente dai locali attigui diventa insopportabile. Allora ce ne torniamo in barca. Non ci va di cucinare e così apriamo un vasetto di uova di lompo che spalmiamo sul pane con burro e limone. Il tutto accompagnato da una bottiglia di vino rosé che completa a perfezione la nostra frugale ma sfiziosa cenetta.
(Giornale di bordo)

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