CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







mercoledì 20 aprile 2022

Symi - Pedi (Symi)


Nella notte siamo stati tenuti svegli fino alle 4 del mattino dalla "boom boom music" proveniente da un locale che non siamo riusciti ad identificare bene dove fosse. Tania mi aveva detto che l'aveva sentita anche la notte precedente senza che, tuttavia, io me ne fossi accorto. Al mattino ne parlo con il proprietario del Caffé Stella che mi dice che è diventato un vero problema. Chi ha la casa che si affaccia sul porto ormai non riesce più a dormire e il comune non interviene. Penso con tristezza a come la qualità della vita in un posto così bello possa essere rovinata dall'idiozia umana. Oggi vorremmo affittare un motorino e fare il giro dell'isola. Prima vorrei riempire il serbatoio dell'acqua, ma quando apro il rubinetto l'acqua non esce. Chiedo allora al più mingherlino dei tre Bassotti che si aggira nelle vicinanze se cortesemente mi può aprire la valvola centralizzata. Mi risponde sgarbatamente che avevamo pagato l'acqua solo per un giorno. Invece di mandarlo a quel paese come avrebbe meritato in quanto gli accordi non erano quelli, replico che se devo pagare l'acqua per un altro giorno non c'è problema, basta che mi rilasci la ricevuta. Di mala voglia riapre la valvola e se ne va. Fatto il pieno, mentre sto sistemando il tubo nel gavone, sento la barca alzarsi improvvisamente di quasi un metro rispetto alla banchina e la murata di dritta sbattere violentemente contro quest'ultima. Ciò si ripete per diverse volte mentre cerco inutilmente con i due piedi puntati di tenerla scostata. Ad ogni colpo sulla banchina sento la robusta falchetta in legno di Habibti fracassarsi con dei rumori sinistri. Intervengono anche i tre Bassotti che erano seduti al bar di fronte, ma ormai il disastro è fatto. Nel frattempo si erano avvicinati di corsa anche i militari di una delle due motovedette della Guardia Costiera danese che avevano assistito a tutta la scena, compreso il loro comandante. Quest'ultimo, mentre i tre Bassotti si dileguavano, mi dice che le onde erano state provocate dall'aliscafo "Dodekanisos Pride" che era entrato in porto ad una velocità eccessiva mettendo in pericolo anche il suo equipaggio che stava lavorando in coperta. Mentre controllo i danni di Habibti che, seppur gravi, constato essere limitati alla falchetta, il comandante danese va a chiamare i colleghi della Guardia Costiera greca e dice loro che dovrebbero convocare immediamente il comandante dell'aliscafo. Dopo cinque minuti la situazione diventa kafkiana: la falchetta di Habibti è in pezzi, la banchina in pietra e cemento è rotta a causa dei colpi inferti dalla barca, i tre Bassotti sono scomparsi, il comandante danese sostiene che l'accaduto è stato provocato dall'imperizia ("poor seamanship") del comandante dell'aliscafo, quest'ultimo afferma che le onde non sono state provocate da lui e un militare della guardia costiera greca fa orecchie da mercante sostenendo che la competenza è dell'autorità portuale. Compreso che da questo clima omertoso non ne saremmo usciti, di sua sponte il comandante danese mi rilascia una dichiarazione a sua firma da consegnare all'autorità portuale in quanto testimone dell'episodio. Una volta informata l'assicurazione e spostata la barca in un luogo più sicuro, ci rechiamo negli uffici della Port Authority. Qui troviamo un clima altrettanto poco cooperativo da parte di un agente che tenta di defilirasi sostenendo di non poter far nulla in quanto non ha assistito al fatto. Solo dopo essermi visibilmente innervosito arriva un secondo agente, donna, più alta in grado. Ma l'unica cosa che può fare è registrare la nostra denuncia di cui ci darà copia per poter richiedere il rimborso dell'assicurazione. Impieghiamo più di un'ora a completare il formulario scritto in greco e ad attendere che il primo agente, del tutto idiota, riesca a fare le fotocopie di tutti i documenti. Infine, prima di lasciare l'ufficio chiedo se sia possibile conoscere il nome del comandante dell'aliscafo in modo da poterlo citare nella messa in mora che intendo inviare alla compagnia di navigazione. E qui abbiamo la riprova dello spirito mafioso che regna a Symi. L'agente ci dice infatti che non può darci il nome in quanto l'aliscafo ha due comandanti. Una cosa più inica che rara a bordo di un'imbarcazione!!  Riesco a trascinare via in tempo Tania prima che, oltre al danno si rischi di avere anche la beffa. Una denuncia per offesa a pubblico ufficiale sarebbe infatti stata il degno completamento di questa mattinata memorabile!! In definitiva, veramente una pessima esperienza. Stressati e dispiaciuti decidiamo di andarcene da Symi e spostarci nella limitrofa Pedi. Qui, appena dato fondo, conosciamo Riccardo, un italiano che da diversi anni si è trasferito a Rodi. Ci raggiunge a bordo di un gommone insieme a Nick, il proprietario del nuovo pontile del luogo. Quest'ultimo ci invita ad ormeggiare lì, ma per oggi di pontili e banchine ne abbiamo avuto abbastanza. Riccardo lavora come skipper a bordo di una barca a vela di altri italiani. Conosceremo la sua bella famiglia nel pomeriggio dopo essere scesi a terra con il tender. Questa giornata ci ha dato fin troppe emozioni e così, dopo una cena frugale, ce ne andiamo a letto. L’ultima riflessione va alla nostra amata Habibti che oggi ha davvero dimostrato di che stoffa è fatta. Dopo essere stata scaraventata più volte contro la banchina, di cui ha divelto pietre e cemento, ne è uscita solo con qualche piccola ferita che vedremo di curare al più presto.
 
(Giornale di bordo)

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