CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







martedì 19 aprile 2022

Symi


Nella notte ha piovuto. Al risveglio in cielo vi sono ancora dei minacciosi nuvoloni neri che nel corso della giornata piano piano si diraderanno. Facciamo colazione al Caffé Stella che si trova proprio davanti ad Habibti, dall'altra parte della strada. I tre della banda Bassotti sono seduti ad un tavolo poco lontano. Attendono nuove prede da spennare, ma è ancora bassa stagione e le barche in giro non sono numerose. Telefoniamo al Marina di Rodi e a quello di Marmaris per prenotare un posto per i prossimi giorni. Poi aiutiamo Andrew e la sua famiglia a mollare gli ormeggi. Dovranno raggiungere Rodi a vela utilizzando il motore il meno possibile in quanto hanno la guarnizione dell'elica rotta. Non essendoci vento, impiegheranno diverse ore a percorrere le 25 miglia che la separano da Symi. L'ormeggiatore che ci ha preso le cime al nostro arrivo parla con loro in danese. La cosa ci stupisce e ci spiega di aver vissuto e lavorato in Danimarca per molti anni. Oggi vogliamo raggiungere a piedi uno dei luoghi per me iconici: una piccola chiesa con accanto una casa isolata che si trovano sotto un albero ombroso su uno dei crinali dell'isola. Entrambe sono imbiancate a calce e con il tetto dipinto di rosso. Mi ero innamorato di questo posto la prima volta che venni a Symi nel 1996. Per raggiungerlo, dopo aver percorso la strada a mezza costa che conduce ad un gruppo di case davanti alla baia di Emporeio, risaliamo un sentiero pietroso che conduce alla chiesa. Fa molto caldo e arriviamo a destinazione tutti sudati. La porta della chiesetta è aperta e all'interno troviamo un ragazzo e una ragazza che stanno facendo pulizia. Il ragazzo ci spega che appartengono ad un'associazione che si prende cura del luogo. Ci sediamo con loro all'interno della chiesa che scopriamo essere dedicata a San Nicola. I due giovani ci raccontano che negli ultimi anni il luogo è spesso servito da ricovero per i migranti che raggiungono Symi durante la notte dalla antistante costa turca. Sul pendio opposto a quello per il quale siamo saliti, ci dicono, si trovano spesso salvagenti abbandonati. Una volta raggiunta Symi, un'organizzazione non governativa si occupa di loro portandoli in uno dei tanti campi profughi che si trovano nelle isole maggiori di Rodi, Leros o Samos. La gente del posto non è contenta di questa situazione, anche perchè è convinta che questa immigrazione illegale sia sostenuta dai turchi che, da queste parti, non sono sempre amati. Pranziamo al sacco seduti al sole: uova sode e formaggio, bevendo l'acqua piovana raccolta nel pozzo antistante la chiesa. Superiamo l'iniziale diffidenza avendo visto che i due ragazzi l'avevano bevuta senza problemi prima di noi. E' buona e particolarmente fresca. Ritornati a Symi paese ritiriamo la biancheria lasciata in tintoria. Due operai del comune, dall'aria non troppo sveglia, stanno ridipingendo le bitte del porto e devo intervenire affincé non dipingano di giallo anche le nostre cime d'ormeggio. La sera l'aria rinfresca. Domani vorremmo affittare un motorino e fare il giro del resto dell'isola.
 
(Giornale di bordo)

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