Come al solito ci svegliamo con le prime luci del giorno. La banchina del My Marina a quest'ora è deserta. Dopo un po' di yoga se una nuotatata ci apprestiamo a partire. Intendiamo avvicinarci a Marmaris, dove abbiamo prenotato un posto al Netsel Marina per domani notte. Il vento ci consente una bella navigazione a vela. Finalmente, perchè negli ultimi quindici giorni di vela, purtroppo, siamo riusciti a farne davvero poca. Lasciamo l'isolotto di Ylancik Adasi sulla dritta. Davanti a noi sfila un incrociatore della Marina militare turca proveniente da Aksaz Bogazi, dove si trova la più grande base navale di quel paese in Mediterraneo. La vediamo dirigersi verso il limite delle acque territoriali. Le tensioni con la Grecia proseguono. Un paio d'ore più tardi diamo fondo nella baia di Caycagiz Koyu, che già conosciamo bene. Vicino a noi c'è un Delher 38, anche lui alla ruota. Nel pomeriggio arriva una terza barca a vela, con un equipaggio turco a bordo. Tutto scorre tranquillamente fino a quando nel tardo pomeriggio un caicco, pur avendo tutta la baia a disposizione, decide di dare fondo stendendo il suo calumo sopra la nostra catena. Inutili sono i miei tentativi di farlo capire al comandante di quest'ultimo che, strafregandosene, porta a termine la manovra. Anche la barca vela con l'equipaggio turco discute con il comandante di un secondo caicco, appena sopraggiunto, che intende fare la stessa manovra del primo sulla loro catena. Ne scaturisce un diverbio che coinvolge tutti quanti. Alla fine, decisamente irritato da tanta arroganza decido di spostare Habibti in un altro punto della baia. Come prevedevo la nostra catena risulta bloccata da quella del caicco. A questo punto, il comandante di quest'ultimo, invece di recuperare il suo calumo e consentirci di ripartire, manda un marinaio per cercare di liberarla con l'utilizzo di una cima. Il problema è che l'ancora si trova a 15 metri di profondità e il povero ragazzo, che si immerge in apnea, fatica a lavorare. A forza di immergersi a quella profondità e in più sotto sforzo il sangue comincia ad uscirgli dal naso. A questo punto non mi trattengo veramente più e urlo al comandante del caicco, che con un gruppo di turisti inglesi a bordo segue comodamente dal ponte della sua imbarcazione tutta la scena, quello che si deve sentir dire. Dopo diversi tentativi il marinaio riesce nel suo intento e noi riusciamo a spostarci in una parte della baia dove non c'è nessuno e con il nostro calumo libero da ogni impedimento. Un'esperienza davvero sgradevole. Prima che scenda il buio ormeggia accanto a noi, questa volta nelle dovute forme, un altro caicco. Resta un'oretta e poi se ne riparte. Trascorriamo il resto della serata in pozzetto ammirando il colore rosso intenso della luna. Uno spettacolo che contribuisce a rimetterci in pace con questo mondo sempre più dominato dall'ignoranza e dall'arroganza di alcuni individui.
(Giornale di bordo)

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