Nella notte sono arrivati i russi della barca ormeggiata accanto ad Habibiti. Al risveglio ci scambiamo un saluto. L'incompatibilità linguistica ci impedisce di andare oltre con la conversazione. Anche oggi le previsioni annunciano pochissimo vento. Giusto una lieve brezza pomeridiana di cui speriamo poter beneficiare per il nostro trasferimento a Gokkaya Limani, una splendida baia del golfo di Kekova in cui ci eravamo già fermati a maggio. Lasciamo il Setur Marina in tarda mattinata superando a motore Ramiz Burun, il primo capo che si incontra navigando da Finike verso ovest. C'è calma piatta. Sempre a motore procediamo parallelamente alla costa, caratterizzata da fondali piuttosto bassi, fino al traverso di un nuovo porto di cui è stata costruita la sola massicciata. Qui fa finalmente la sua comparsa un po' di vento proveniente da SW ed apriamo il genoa. Raggiungiamo la nostra baia evitando di passare nel canale attraversato da un cavo d'acciaio posto ad una ventina di metri d'altezza. E' vero che lo avevamo già attraversato senza inconvenienti in maggio, ma poiché Murphy è sempre in agguato, preferisco non prendere inutili rischi. La baia è popolata di barche, ma è talmente ampia che diamo fondo in un suo angolino più tranquillo. Ne approfitto per dare una pulita intorno alla linea di galleggiamento, incrostata di alghe a causa della lunga sosta nel Marina. Anche l'elica è leggermente incrostata, ma pulirla mi è più difficile. Faccio comunque del mio meglio. Per pranzo prepariamo un'insalata con tonno e avocado. Fresca, appetitosa e leggera. Soprattutto con il caldo odierno. Nel pomeriggio siamo deliziati dagli andirivieni di un motoscafo che trascina a tutta velocità un siluro gonfiabile con delle persone urlanti a bordo. Prendiamo la cosa con filosofia, anche perchè ha l'accortezza di tenersi il più distante possibile dalle barche alla fonda. Facciamo un breve giro a remi con il tender fino all'isolotto antistante, popolato da capre e caproni i cui escrementi sparsi ovunque su una banchina in cemento e l'odore pungente che permea l'aria ci suggeriscono di evitare di scendere a terra. Notiamo anche che il cavo d'acciaio steso tra due tralicci in acciaio tra l'isolotto alla terra ferma è stato rimosso. Ne individuiamo gli spezzoni in acqua. Verso sera facciamo un altro bagno. L'acqua è trasparente e la sua temperatura è ideale. Seduti a prua beviamo un aperitivo e ci godiamo un tramonto dai colori spettacolari. Poi, sceso il buio, ce ne andiamo a letto.
(Giornale di bordo)

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