CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







domenica 4 settembre 2022

Gokkaya Limani - Polemos Buku

 
Lasciamo Gokkaya Limani verso le 10. Purtroppo i pannelli solari non ricaricano. Fin dal momento della loro installazione hanno avuto problemi. Siamo quindi costretti a ricaricare le batterie con il motore. Il fatto che non vi sia un alito di vento e che si sarebbe comunque stati costretti ad utilizzarlo mi consola leggermente. Quello dei pannelli solari è un problema che dovrò decidermi di risolvere una volta per tutte. Ci proverò a Marmaris, l'unico posto in questa zona nel quale sono certo di trovare qualcuno di affidabile. Chiederò consiglio all'amico Gokan che lì ha buoni contatti. Attraversiamo a motore tutto il golfo di Kekova dove vi sono molti caicchi in giro. Decidiamo di oltrepassare Ucagiz: il fondale è troppo fangoso e dare fondo lì significherebbe incrostare tutta la catena di una melma densa ed appiccicosa difficilissima da togliere senza uno spruzzo d'acqua adeguato. Inoltre Ucagiz è il paese dal quale partono tutti i caicchi con a bordo i turisti giornalieri e pertanto è molto probabile che vi sia un sacco di gente. Raggiungiamo Polemos Buku con una sola piccola deviazione per dare un'occhiata ad una piccola baia incassata tra le rocce nella quale sfocia un piccolo corso d'acqua. A Polemos Buku diamo fondo in 5 metri d'acqua alle spalle di un catamarano. La coppia di turchi che è a bordo vedendo la bandiera di Habibti ci saluta in italiano. Al fondo della baia, ormeggiate all'inglese al pontile del ristorante di Ramadan ci sono un paio di barche a vela. I proprietari le hanno lasciate qui incustodite per una parte del periodo estivo. In effetti questa parte della golfo di Kekova è la più ridossata dai venti prevalenti che in questa stagione soffiano da ovest-sud-ovest. Una di esse batte bandiera russa, ma ancora si vedono sulla murata di dritta i segni lasciati dalla precedente immatricolazione: NA3546D. Ad un gavitello c'è anche una terza barca a vela con una lunga cima portata a terra, anch'essa lasciata qui permanentemente alla fonda. Nel corso della gionata arriveranno altre due imbarcazioni: una piccola vela con a bordo una simpatica famiglia turca che passandoci accanto ci saluta ed una vela un po' più grande battente bandiera inglese. Inutile dire che i sudditi di Sua Maestà la regina non alzano la testa e non ci degnano nemmeno di uno sguardo. Con il tender scendiamo a terra e ci sediamo ad uno dei tavoli del ristorante: non vogliamo perderci le mitiche patate fritte che avevamo particolarmente apprezzato l'ultima volta. Ordiniamo anche un'insalata con pomodori, cetrioli e peperoni condita con una salsa di melograno ed un pesce che troppo tardi scopriremo essere surgelato.  Lo stesso Ramadan, che a maggio ci aveva accolti con gentilezza, questa volta è decisamente scostante. Fa molto caldo e gli chiediamo di accendere un piccolo ventilatore a muro alle nostre spalle. Acconsente, ma visibilmente a malincuore. Inoltre, a pochi metri dal nostro tavolo, dopo una decina di minuti, un muratore  inizia a tagliare delle piastrelle in ceramica con una sega circolare facendo un rumore dell'accidente. Cerchiamo di non farci troppo caso. Patate ed insalata sono squisite, il pesce così così, ma ciò che ci lascia davvero perplessi e il conto ultra salato. Il ristorante di Ramadan è un'altro di quei posti sul quale siamo costretti, anche se a malincuore, a metterci una croce sopra. Prima di rientrare in barca scambiamo due parole con un signore turco arrivato qui su un piccolo motoscafo insieme ad un gruppetto di amici. E' particolarmente locquace e ci racconta che in passato era  lui a rifornire il ristorante di pesce ma che ultimamente, con l'aumento del costo del carburante, la limitata quantità di pesce che Ramadan gli compra non è sufficiente a ripagargli le spese. In Turchia, in questi ultimi tempi, tutto è davvero rincarato enormemente. Al tramonto beviamo un aperitivo a prua e appena sceso il buio ce ne andiamo a letto.
 
(Giornale di bordo)

Nessun commento:

Posta un commento