Nella notte si è alzato un po' di vento da ovest e per la prima volta dal nostro arrivo abbiamo dormito senza soffrire il caldo. Ci svegliamo alle 6.30. Molti dei caicchi che erano nella baia sono già partiti. Ci prepariamo anche noi e salpiamo verso le 7. Uno yacht a motore ci supera appena usciti dalla baia di Kalcan. Decidiamo di puntare un po' verso il largo. Meglio tenersi ad almeno un paio di miglia dalla costa. Nel primo tratto, infatti, dobbiamo risalire paralleli ad una spiaggia lunga diversi chilometri in una zona di bassi fondali per poi costeggiare per un'altra decina di miglia una serie di pareti rocciose meglio conosciute come "i sette capi". E' un tratto di mare che con vento forte può essere insidioso. Ce ne accorgiamo anche noi. Infatti, benché le condizioni meteo siano buone, incontriamo un moto ondoso irregolare. Il mare incrociato rende la navigazione parecchio disagevole. Una zona senz'altro da evitare in caso di cattivo tempo, nel qual caso senz'altro meglio superare tenendosi molto al largo. Alle 11 lasciamo Yedi Burun, l'ultimo dei sette capi, sulla dritta puntando su Gemiler Adasi. Mentre ci avviciniamo a quest'ultima notiamo sulla sinistra di Karacaoren Adasi, un isolotto sul quale si trovano delle antiche rovine, una baia ben ridossata nella quale sono già ormeggiate un paio di barche a vela. Diamo fondo in 15 metri d'acqua. Fa decisamente caldo e montiamo il tendalino per proteggerci dal sole. Mentre sto cucinando ci si affiancano due caicchi che sembrano essere usciti da uno dei film della serie "I pirati dei Caraibi". Sono carichi di turisti e con la musica a palla. Uno di essi da fondo malamente e con la lunghissima passerella che ha a poppa rischia di sbattere contro il nostro strallo. Mi attacco al fischietto che abbiamo a bordo finchè il capitano del caicco si sposta in un altro punto della baia. Poco dopo da fondo poco lontano da noi un Oceanis 42 CC battente bandiera turca, ma con a bordo due coppie che sentiamo parlare italiano. Nel pomeriggio li raggiungo a nuoto e scopro che si tratta di Aygul e Leo, una coppia conosciuta lo scorso anno a Bodrum. Lei è originaria di Istanbul, lui di Cesena. Con loro ci sono altri due romagnoli "doc": Miriam e Gianbruno. Quest'ultimo è un sub provetto che, tuttavia, poco prima nuotando vicino agli scogli ha urtato contro un riccio dagli aculei lunghissimi che gli si sono conficcati nel polpaccio. Ci diamo appuntamento in serata nel ristorante che si trova nella baia. Tornato su Habibti telefono al Marina di Fethiye per prenotare un posto per l'indomani. Mi rispondono che non ce ne sono di disponibili fino a domenica. Non avevamo pensato che domani è venerdì, il giorno in cui rientrano i charter per il cambio di equipaggio. Riesco invece a prenotare un posto al Netsel Marina di Marmaris per martedì della prossima settimana. La sera raggiungiamo i nostri amici al ristorante. Il polpaccio di Gianbruno ha davvero un pessimo aspetto. Propongo di chiedere all'amico Faruk se conosce in zona un medico affidabile a cui potersi rivolgere. Vorrei infatti evitare a Gianbruno la pessima esperienza che ho avuto al pronto soccorso di Fethiye alcuni mesi fa. Faruk, come sempre di grande aiuto, richiama poco dopo dicendomi che un medico suo amico ci aspetta domattina in un ambulatorio a Gocek. Con Leo decidiamo quindi di partire tutti l'indomani molto presto in modo da arrivare a Gocek nelle primissime ore della mattinata, sperando così di risolvere il problema.
(Giornale di bordo)

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