CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






venerdì 27 luglio 2012

Porta d'Africa



Fin dal mattino il vento rifletteva la sua indecisione nel mare; la superficie dell'acqua rabbrividiva, si sollevava senza distendersi da tramontana o scirocco. Restava solo un tremito di febbre, ripetuto. All'orizzonte, lontano, un velo di vapori, un muro di ovatta nascondeva capo Bon.In tanti anni, a Pantelleria, forse solo una volta mi era parso di riconoscere, come un'ombra cinese, il promontorio dietro il sole che tramontava. Poi, dopo pranzo, tutto era avvenuto in fretta, d'incanto. Quel muro fluttuante ma fermo all'orizzonte si era gonfiato, innalzando montagne candide e piroettando in avanti la sua massa sempre più bianca, venata di viola tenue. L'Africa e i suoi deserti respiravano e il fiato caldo che assedia i palmeti, i muri di fango e le schiene degli asini correva con la velocità della nebbia.Una velocità particolare, perchè la nebbia cade, ti avvolge quando pensi ancora di vederla arrivare. Il fenomeno si dissolse al tramonto; la luce residua del giorno sparì col sudario come una cosa avvolta senza complimenti in uno straccio. La mattina seguente, il vento si era messo a scirocco, l'orizzonte sbiadito, il mare percorso da piccole onde che si rompevano in punta.


(Nicola Dal Falco, Un uomo di Pantelleria)

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