CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






mercoledì 11 gennaio 2017

L'Infanta Combitta



Coricato, lo ero ancora di sicuro, ma questa volta su una materia in movimento. Mi lasciavo andare e poi vomitavo e mi risvegliavo ancora e mi riaddormentavo. Ero in mare. Stracco morto come mi sentivo avevo appena la forza di percepire il nuovo odore di cordame e di catrame. Faceva fresco nel recesso ballonzolante in cui ero stivato proprio sopra un oblò spalancato. Mi avevano lasciato tutto solo. Il viaggio evidentemente continuava... ma quale? Sentivo dei passi sul ponte, un ponte in legno, sopra il mio naso e delle voci e le onde che venivano a sciabordare e a rompersi contro le fiancate. È molto raro che la vita torni al vostro capezzale, ovunque voi siate, in un modo che non abbia la forma di uno sporco scherzo da prete. Quello che mi avevano giocato i tipi di San Tapeta poteva bastare. Non avevano forse profittato del mio stato per vendermi scassato com'ero all'armamento di una galera? Una bella galera, in fede mia, lo ammetto, alta di fiancata, ben munita di remi, coronata di belle vele porpora, un castello di poppa dorato, una nave che era tutto quel che c'era di imbottito nelle sale per ufficiali, con a prua un superbo ritratto a olio di fegato di merluzzo raffigurante L'Infanta Combitta in abbigliamento da polo. Patrocinava, mi spiegarono poi, l'Altezza Reale, col suo nome, le sue tettone e il suo onore reale il naviglio che mi trasportava. Era lusinghiero. 

(Luis - Ferdinand Celine, Viaggio al termine della notte)

giovedì 5 gennaio 2017

Punta Ala



Il vento forte arriva puntuale. Buona la scelta di anticipare il rientro di un giorno. Si finisce di pulire la barca e si preparano le valige. Ai primi di marzo dovremmo essere nuovamente qui. Poi bisognerà fare carena e come ogni anno lasceremo Habibti in invaso per un mesetto, in attesa di riprendere il mare probabilmente verso sud.

(Giornale di bordo)

mercoledì 4 gennaio 2017

Porto Azzurro - Punta Ala


Dopo aver salutato l'equipaggio di Nausicaa ci avviamo verso Punta Ala. Domani ci sarà nuovamente molto vento e preferiamo rientrare. Alle 13 siamo già in porto. Sbarchiamo mia madre e cominciamo a sistemare la barca. In questi giorni abbiamo fatto quasi 350 miglia in una solitudine quasi assoluta. Il mare in inverno, quando si trovano le condizioni eccezionali di questi giorni, è una vera goduria. 

(Giornale di bordo)

martedì 3 gennaio 2017

Giro dell'Elba... in auto



Il grecale forte che attendevano è arrivato questa notte. Decidiamo di lasciare Habibti in porto e di far visitare l'isola d'Elba a mia madre che la conosce solo dal mare. Affitto una Seat Ibiza e raggiungiamo Rio dell'Elba, Rio Marina, dove in porto c'era una sola barca a vela con bandiera tedesca probabilmente lasciata li a svernare, Cavo, il passo del Volterraio, Portoferraio. Qui si sono fatti due passi in centro e poi lungo le mura della fortezza Medicea. Mangiato una focaccia in uno dei bar che si affacciano sulla Darsena e quindi abbiamo proseguito per Marciana Marina, Marciana, Chiessi, Pomonte, Marina di Campo, Lacona, nuovamente Portoferraio. Qui si è presa la strada per Bagnaia, poi Nisporto, si è quindi scavalcato di nuovo verso Rio dell'Elba e infine si è ritornati a Porto Azzurro. La serata l'abbiamo invece trascorsa a bordo di Habibti in compagnia di Giovanni, Fabio e Giulia che ci hanno raggiunti in porto con Nausicaa. 

(Giornale di bordo)

lunedì 2 gennaio 2017

Campese - Porto Azzurro



Svegliati alle 9. Il cielo continua ad essere sereno ma fa freddo. Lasciamo Campese per dirigerci a Porto Azzurro. Domani è prevista una sventagliata da nord. In mare sono apparse un po' di barche a vela. Anche oggi avvistato tonni e delfini. A Porto Azzurro ormeggiamo accanto ad un Dufour 40 con un equipaggio decisamente poco socievole. Facciamo un giro in paese e ci prendiamo un aperitivo (piuttosto annacquato) in uno dei bar sulla piazza. Cenato a bordo per finire la giornata.

(Giornale di bordo)

domenica 1 gennaio 2017

Porto Longosardo - Campese



Dormito poco e male. Decido di cominciare il rientro. La temperatura si è abbassata di molto ma continua ad esserci il sole. Attraversiamo le Bocche di Bonifacio con un maestrale sui 25 nodi. Lascio Lavezzi sulla sinistra e punto in direzione dell'Argentario. Allontanandoci dalla Corsica percorriamo un primo tratto al gran lasco poi il vento gira al traverso. Aggiusto un po' la rotta verso il Giglio. Tramontato il sole l'aria diventa fredda.  Accendo il radar e proseguo, controllando intorno ogni 20 minuti, fino a Campese, che raggiungiamo alle 4 del mattino.

(Giornale di bordo)

sabato 31 dicembre 2016

Porto Madonna - Porto Longosardo



Per l'ultimo giorno dell'anno ci spostiamo con una breve navigazione a Santa Teresa di Gallura. Il personale di Porto Longosardo è molto gentile. Facciamo due passi in paese, molto pulito ed ordinato. Facciamo anche un po' di cambusa, ancora due passi in porto e quindi ceniamo a bordo festeggiando, oltre al Capodanno,  gli 80 anni di mia madre.

(Giornale di bordo)

venerdì 30 dicembre 2016

Porto Palma - Porto Madonna



Il vento da nord continua a soffiare con una certa intensità. Tuttavia, anche se mi toccherà bolinare per risalire il canale tra La Maddalena e Spargi,  ci dirigiamo verso Porto Madonna, tra le isole  di Budelli,  Santa Maria e Razzoli. Navigazione divertente. Con una mano di terzaroli, nonostante i 25 nodi, la barca è equilibratissima. Il posto è sempre magico. In più, dal giorno della nostra partenza, ad eccezione di qualche traghetto, per mare non abbiamo incontrato nessuno. Verso sera il vento rinforza e nella notte tocca i 30 nodi. Ma l'ancoraggio è ben ridossato e con 60 metri di catena dormiamo sonni tranquilli. 

(Giornale di bordo)

giovedì 29 dicembre 2016

Porto Palma



Oggi siamo rimasti in rada in attesa che il grecale si calmi. La temperatura è scesa un poco. Approfitto per mettere un po d'ordine tra le carte nautiche e i documenti della barca. In mare si sta bene anche cosi. 

(Giornale di bordo)

mercoledì 28 dicembre 2016

Porto Vecchio - Porto Palma



Lasciamo Porto Vecchio verso le 10. Vorrei passare la notte a Lavezzi ma controllando le previsioni vedo che nella giornata di domani il vento rinforzera' da nord. Al traverso dell'isola di Cavallo cambiamo programma e mettiamo la prua verso l'arcipelago della Maddalena. Passando nel canale tra Spargi e Budelli il vento si incanala e aumenta facendoci divertire un sacco. Dopo poco diamo fondo davanti ad uno dei moletti del Centro Velico Caprera. Porto Palma, tranne pochi pescatori con le loro lenze, è deserto.

(Giornale di bordo)

martedì 27 dicembre 2016

Port Taverna - Porto Vecchio



Altra giornata di sole e di mare calmo. Fortuna che non c'è onda poiché in uscita dal porto, procedendo a passo di lumaca, tocco per ben due volte il bulbo che si pianta nel fondale sabbioso. Con un po' di calma e pazienza riesco a trovare il passaggio. Ho la conferma che si tratta di un porto da evitare. Con mare grosso potrebbe diventare addirittura pericoloso. Scendiamo verso sud costeggiando. Superiamo Solenzara quindi le baie di Pinarellu e San Ciprianu. Poi, seguendo gli allineamenti, entriamo a Porto Vecchio. Qui saliamo in paese e compriamo formaggio e "fois gras ". La cena è assicurata. Prendiamo anche un aperitivo in uno dei bistrot del paese. In porto c'è un po' di movimento. In mare, invece non  abbiamo ancora incontrato nessuno.

(Giornale di bordo)  

lunedì 26 dicembre 2016

Lacona - Port Taverna



Ci svegliamo presto. Alle 7 è ancora buio. Appena si affaccia il sole prendiamo il mare. La meteo prevede poco vento, da nord. Vista la stagione vorrei evitare di navigare con il buio. Per questo decidiamo di puntare verso Port Taverna, a sud di Bastia, segnato sulla carta nautica come Campoloro. Sono circa 40 miglia. Costeggiamo a debita distanza la costa settentrionale di Pianosa. All'orizzonte le montagne corse sono cariche di neve. Abbiamo una leggera corrente contro. Chiamo il porto per preannunciare il nostro arrivo nel tardo pomeriggio. Chiedo anche informazioni sull'ingresso del Marina in quanto sul portolano è riportato che è soggetto a frequente insabbiamento. Mi dicono di tenermi accostato al fanale verde. Mi attengo alle istruzioni. Il fondale infatti è veramente basso. Ad un certo punto mi segna addirittura 1,5 metri ed Habibti ne pesca 2. Non so come arrivo in banchina senza toccare. La marea è molto bassa e spero che per l'uscita di domani mattina aumenti un poco  Il porto è piuttosto squallido. Collocato nel bel mezzo del nulla. Si rivelerà essere anche il più caro tra quelli in cui ci fermeremo (32 euro per la notte).

(Giornale di bordo)

domenica 25 dicembre 2016

Punta Ala - Lacona



Arrivati a Punta Ala in tarda mattinata dopo aver trascorso la vigilia di Natale a Montemerano. Il tempo è soleggiato e la temperatura è ben al di sopra della media stagionale. Cominciamo a sistemare l'abbondante cambusa prima dell'arrivo di mia madre che ci accompagnerà in questi giorni. Lasciamo l'ormeggio prima delle 13 in modo da trovare il distributore della benzina ancora aperto. Facciamo il pieno e partiamo. Pochissimo vento tanto che non tolgo nemmeno il copri randa. Il mare è calmo e ci dirigiamo verso il lato meridionale dell'Elba. Superiamo Punta dei Ripalti verso le 15. Vorrei dare fondo prima che scenda il buio e che la temperatura si irrigidisca. L'idea era di raggiungere Fetovaia ma la notte incombe e quindi finiamo per optare per il golfo di Lacona, più vicino e ben ridossato. 

(Giornale di bordo)


sabato 17 dicembre 2016

Manovre



Manovra lenta se il vento stenta, manovra lesta se il vento infesta.

(Detti)

venerdì 16 dicembre 2016

Vento



... ma siamo velisti, il vento ci è necessario come il pane, come l'acqua, come l'aria che respiriamo, è vento quello che ci entra nei polmoni, che ci accarezza la pelle o ce la fa accapponare quando soffia troppo forte per le misere forze nostre; perché siamo nulla di fronte al vento, siamo polvere spazzata via, siamo molecole che si mescolano all'acqua nebulizzata dal vento sulla superficie del mare. Il vento è vita, è energia, scuote gli animi, scompiglia le chiome, degli alberi o ne plasma il fusto piegandolo al suo corso, vento rabbioso o gentile, vento di terra, di mare, vento che asciuga le lacrime di chi nel vento muore, di chi nel vento vive.

(Luciano Piazza, Scritti)

giovedì 15 dicembre 2016

Aria di mare



Mare, metà della mia anima è fatta di aria di mare. 

(S. de Mello, Scritti)

giovedì 8 dicembre 2016

Chanson


"C'est pas l'homme qui prend la mer
C'est la mer qui prend l'homme".

(Renaud, Chansons des que le vent soufflera)  

venerdì 2 dicembre 2016

Mari mari



Appena nominato prifetto e accanosciuta la distinazioni, va' sapiri pirchì a So Cillenza Enrico Falconcini vinni 'n testa di raggiungiri la località della so prifittura, Montelusa, via mari. Ora qual è la scascione per la quali un quarantino di bona famiglia, nasciuto a Pescia (indove non c'è mari), addiventato deputato prima ad Arezzo (indove mari non si nni vidi) e doppo a Bibbiena (indove del mari non arriva manco il sciauro), addicidi di fari un lungo viaggio mari mari da Livorno a Palermo supra a 'na navi militari e da Palermo a Vigata, porto distanti otto chilometri da Montelusa, col postali? Biniditto omo, ma non c'era il treno? Però forsi prima ancora di farisi questa dimanna è nicissario farisinni 'n 'autra: per quale scasione, uno che non è del misteri, accetta di annare a fari il prifitto a Montelusa, Sicilia, un anno appresso lo sbarco di Garibaldi? Non è priciso 'ntifico  a come se Daniele si fossi ghittato lui stisso nella fossa dei leoni? Comunqui, Falconcini arriva a Livorno di mattina presto per 'mbarcarisi.  E' 'na jornata di stati, di soli abbruscioso, senza nuvoli e senza vento. Vieni accolto con tutti l'onori, quipaggio schierato, bannere, colpi di fischietto. Il commannanti l'accompagna nella gabina e torna subito appresso supra al ponti di comanno per dari l'ordini di salpare. La navi fa appena a tempo a nesciri dal porto di Livorno che, com'è e come non è, si cummoglia di colpo, si scatina un vento fortissimo, le onde accomenzano a 'ngrossari, la navi si metti a ballari e di conseguenzia ogni cosa che s'attrova supra di issa fa l'istisso. Falconcini non l'ha ditto a nisciuno, ma è la prima vota che si trova a navicare. Perciò s'assetta supra alla cuccetta pirchì avi le gamme addivintate tutto 'nzemmula di ricotta e senti 'na speci di pugno che gli 'nsera la vucca dello stommaco e che gli procura 'na grannissima gana di sputazziare. Per caso, i so occhi cadono supra al ritratto di So Maistà appinnuto  a un chiovo.  Il Re pari essiri addivintato il pendolo di un ralogio, oscilla  a dritta e a manca, e Falconcini resta pinotizzato.  a taliarlo. Tempo un dù orate, la forza del vento passa da burrasca forti a timpesta (secunno la scala Beaufort veni a diri che ora il vento viaggia a cento chilometri orari) e lo stato del mari passa da molto agitato a grosso (secunno la scala Douglas veni a significari che le onde sunno àvute da sei a novi metri). Il commannanti, avenno autro da pinsari, si era completamenti scordato di So Cillenza.  Quanno si nni arricordò, mannò un nostromo a vidiri come stava l'ospite 'llustri. Il nostromo, tuppiò alla porta della gabina ma non ebbi risposta. Allora raprì e trasi. So Cillenza stava stinnicchiato con l'occhi 'nsirrati supra alla cuccetta ed era tanto virdi 'n facci che pariva che gli avivano passato 'na mani di virnici. "Come sta Eccellenza?" Falconcini, senza raprire l'occhi, isò faticanno la mano dritta, iungì l'indice e il medio e li fici firriare  a leggio, come a diri che era catafero. Il nostromo sorridì. "Lo sa 'ome si dice dalle mie parti? C'è tre specie d'òmini, chi è vivo, chi è morto e chi è 'n mare. 'Oraggio, Eccellenza, 'r male è di passaggio". E avenno fatto il so doviri, si nni niscì. Il malottempo si era affezionato alla navi e non l'abbannunò fino a Palermo. Il viaggio durò un jorno, 'na notti e 'nautra jornata, erano le otto di sira quanno la navi attraccò. Falconcini, che non aviva avuto la forza di mangiari per tutta la travirsata, quanno sbarcò no s'arriggiva addritta e lo dovittiro portari 'n barella in casa del prifitto di Palermo che l'avrebbi ospitato. Tri jorni appresso acchianò sul postali Palermo-Vigata che ancora non si era arripigliato del tutto. 'Nfatti , a malgrado che il vento fossi a grado zero e puro lo stato del mari fossi all'istisso grado, lui appena che la navi si misi 'n moto accomenzò a vommitare e non la finì cchiù. Quanno l'avvirtero che erano arrivati a vista di Vigata, si era vommitato macari l'arma.  La so facci oramà virava al virdi scuro. Erano le deci del mattino del tridici di austo del milli e ottocento e sissantadù.
 
 
(Andrea Camilleri, La cappella di famiglia e altre storie di Vigata)

martedì 29 novembre 2016

Il ritorno



Giovedì 14 febbraio. Questa notte crebbe il vento e le onde si fecero spaventevoli, l'una contraria dell'altra, e s'incrociavano, e impacciavano la nave tanto che non poteva seguitare la rotta, né uscire di mezzo ad esse, che si frangevano contro lo scafo; e l'Ammiraglio ordinò si portasse il pappafico assai basso, affinché soltanto di poco restasse emerso; e in tal guisa avrà proceduto lo spazio di tre ore, correndo per 20 miglia. Cresceva forte il mare, e il vento, e vedendosi in grande pericolo, cominciò a correr di poppa al vento per farsene portare, perché non vi era altro rimedio. Allora nella stessa guisa cominciò a correr pure la caravella Pinta, sulla quale andava Martin Alonso, e disparve alla vista, sebbene l'Ammiraglio seguitò l'intera notte a fare segnali di luce, e l'altro gli rispondeva, fin quando, pare, non lo poté per l'infuriare della tormenta e per trovarsi inoltre fuori assai della rotta dell'Ammiraglio. Il quale avanzò durante la notte a nord-est, quarta di est, per 54 miglia, che sono 13 leghe. All'alba il vento crebbe e così il movimento del mare, spaventevole oltre ogni dire, ed egli teneva il pappafico soltanto, e terzarolato, in modo che la nave si sollevasse sulle onde che cozzavan l'una con l'altra, e non affondasse. Avanzava lungo la rotta di est-nord-est, deviando poi alla quarta, fino a nord-est; e in tal guisa avrà navigato lo spazio di sei ore percorrendo 7 leghe e mezzo.
 
(Cristoforo Colombo, Il ritorno)

martedì 22 novembre 2016

E si riparte



Sono le 8,30 e siamo già per strada. Salutiamo Punta Ala con un po' di malinconia. Dovremmo essere nuovamente qui per Capodanno. Ci consoliamo pensando che, in fondo, si tratta di poche settimane.
 
(Giornale di bordo)

lunedì 21 novembre 2016

Ci si prepara



Rimesso in ordine la barca. Poi rapido salto a Castiglione e Grosseto a fare alcune spese. Ne ho anche approfittato per chiedere a Sandro di controllare il sartiame e le pulegge in testa d'albero. Nel prossimo maggio Habibti compierà cinque anni e questa operazione mi pare prudente. Punta Ala è deserta e si sta che è una meraviglia. Purtroppo domani si riparte per Kabul.
 
(Giornale di bordo)

domenica 20 novembre 2016

Si rientra a Punta Ala



Altra spettacolare giornata di vela. Sempre vento da sud, fino a 25 nodi. Con una serie di bordi raggiungiamo Punta Ala, proprio quando stavano tagliando il traguardo le ultime barche del locale campionato invernale. Ormeggiamo appena in tempo per evitare di prenderci uno scroscio. Non sono molti giorni che siamo per mare, ma sono stati intensi e appaganti.
 
(Giornale di bordo)

sabato 19 novembre 2016

Elbeggiando



Nella notte, come previsto, pioggia a catinelle. Il vento forte fa brandeggiare sensibilmente la barca che tuttavia è ben ormeggiata in banchina. E' un vero piacere starsene al caldo in cuccetta. Al mattino continua a piovere e decidiamo di restare in porto. Affittiamo un'auto e trascorriamo la giornata in giro per l'isola: i boschi con profumo di funghi di Marciana, Sant'Andrea, Chiessi e Pomonte villaggi "marini" della costa occidentale, le campagne intorno a Marina di Campo e Lacona, Capoliveri, Porto Azzurro, Rio dell'Elba e Rio Marina, fino a Cavo, per ritornare a Portoferraio per la Fortezza del Volterraio. Una varietà incredibile di paesaggi ed atmosfere. Verso sera rispunta anche il sole. Per cena due tranci di tonno fresco comprato in pescheria la mattina e cucinato con salsa di pesto e pomodorini.
(Giornale di bordo)

venerdì 18 novembre 2016

Darsena Medicea



Grande umidità nell'aria. Lasciamo Baratti in mattinata e bordeggiando di bolina ci avviciniamo lentamente all'isola d'Elba. Il vento è sempre da sud tra i 15 e i 20 nodi. Sul plotter vediamo una vela che viaggia come un missile riuscendo a stringere il vento in modo impressionante. Dall'AIS scopriamo che si chiama Patricia II. Noi stiamo veleggiando sui 6 nodi e, facendo le debite proporzioni, lei dovrebbe viaggiare quasi al doppio della nostra velocità. La sera scopriremo che si tratta di un Pogo 40. Barca veramente performante. Ormeggiamo alla Darsena Medicea di Portoferraio, proprio accanto al molo. Passeggiata per il paese e cena a bordo.
 
(Giornale di bordo)

giovedì 17 novembre 2016

Porto Baratti



Lamma e Windfinder oggi si contraddicono. Decidiamo di rinunciare alla passeggiata che avevamo previsto sui monti di Capraia e riprendiamo il mare. Il vento, fino a 28 nodi, ci porta con un bel traverso a San Vincenzo. C'è un po' d'onda ma Habibti, come al solito, le smorza con grande dolcezza. Sotto costa viriamo e in un altro unico bordo raggiungiamo Porto Baratti al calare del sole. Grande giornata di vela e tempismo perfetto.
 
(Giornale di bordo)

mercoledì 16 novembre 2016

Porto di Capraia



Il vento da sud ci spinge dolcemente verso Capraia. In mare, a parte il solito traghetto della Grimaldi diretto in Sardegna, non incrociamo nessuno. Solo in vicinanza dell'isola vediamo una vela che lascia il porto. Scopriremo più tardi che si tratta di una coppia di pensionati che vivono a Capraia e che "sono usciti per fare due bordi". In porto ci accoglie Sonia che con la solita gentilezza ci passa la trappa su una banchina completamente deserta. Conosciamo anche Paolo, medico ottantenne dal verace dialetto toscano, anch'egli trasferitosi definitivamente sull'isola da alcuni anni. E' questa la Capraia che amiamo.
 
(Giornale di bordo) 

martedì 15 novembre 2016

Punta delle Grotte



Alle 9,30 passa il tecnico per verificare il funzionamento del Mastervolt che continua a darci qualche problema. Questa volta è il "touch screen" che fa le bizze. Come dice un mio amico: "l'elettronica, quando funziona, e' una grande comodità". Si tratta di una grande verità. Lasciamo Punta Ala in tarda mattinata puntando su Capo della Vita. Cielo sereno e poco vento. Arriviamo nella baia di Portoferraio in tempo per immortalare un tramonto d'eccezione. Diamo fondo al solito posto, davanti a Punta delle Grotte. Quando il sole scompare l'aria diventa pungente ma con il Webasto si sta che è un incanto.
 
(Giornale di bordo)

lunedì 14 novembre 2016

Benvenuti a Punta Ala



Dopo cinquantanove giorni eccoci nuovamente a Punta Ala che ci da il suo benvenuto, con gli amici ritrovati e con la bellezza dei luoghi. Arrivando dall'Afghanistan ti rendi conto di quanta fortuna godono coloro che vivono da queste parti. Ormai l'autunno è inoltrato e i suoi colori esaltano l'ambiente che ci circonda. E' anche una gioia ritrovare Habibti che ci aspetta fedele al pontile. Per questo non vogliamo prendere il mare subito, ma goderci, con lentezza, questi momenti tanto attesi.
 
(Giornale di bordo)

sabato 5 novembre 2016

La canzone dell'acqua



Vorrei essere come l'acqua
che si lascia andare,
che scivola su tutto,
che si fa assorbire,
che supera ogni ostacolo
finché non raggiunge il mare
e li si ferma a meditare
per scegliere
se esser ghiaccio o vapore,
se fermarsi o
se ricominciare....

(Eugenio Finardi, La canzone dell'acqua)

lunedì 31 ottobre 2016

Una notte vicino al mare


Una notte vicino al mare,
una notte vicino a te!
Quanti sogni vicino al mare,
quanti sogni vicino a te!
Ora nel cielo più nero non vedo che nuvole,
mi pare impossibile ma tutto finì.
Quanti baci vicino al mare,
quanto amore tutto per me!
Non potrò mai più dimenticare
quella notte vicino a te.

(Adriano Celentano, Una notte vicino al mare)

mercoledì 19 ottobre 2016

Considerazioni





Chi va per mare cerca il vento che porta via i discorsi di chi sta a terra.

(Stefano Cioni, Pensieri)

mercoledì 12 ottobre 2016

Acqua Nell'Acqua


Tu che sei
che parli diverso
più giovane di me
in un'altra età perso
in mezzo ai giorni tuoi
pezzi di quella vita che non so
tu chi sei
tu chi sei
un universo...
Tu che hai
la nuova promessa
di un segno che lasciai
nell'infinità adesso impressa
in fondo agli occhi tuoi
figli di quella luce che non è
solo tua
solo mia
se l'alba è la stessa...
Cielo e oceano
Acqua Nell'Acqua
onda e nuvola
Acqua Nell'Acqua
fiato dentro il fiato
io in te quant'è passato?
Corpo e anima
Acqua Nell'Acqua
vene e lacrime
Acqua Nell'Acqua
il mio grido nel tuo grido
è stato un brivido...
un vento caldo da domare
per salirci su e tornare
a riamare
aria e mare...
Con te che fai
un altro sentiero
e insegui la tua via
in cerca di te vera vero
e non si arriva mai
a sapere quand'è che finirà
tu che hai
io che ho
un cuore sincero
che batte
un cuore che batte
davvero...
Cielo e Oceano
Acqua Nell'Acqua
onda e nuvola
Acqua Nell'Acqua
fiato dentro il fiato
io a te cos'è che ho dato?
Corpo e anima
Acqua Nell'Acqua
vene e lacrime
Acqua Nell'Acqua
il mio grido nel tuo grido
è ancora un brivido...
che c'è
che piega e piagala mia schiena
che rovescia un fiume in piena
mi svegliai
su questa scena
e nello sconcerto
cominciai il concerto
e incerto salutai
e attraversai
tutto il deserto
per trovarmi in mare aperto
e respirai...
e respirai...
Acqua Nell'Acqua di parole
come un salto nelle gole
verso isole di sole
un volo libero di bere
nelle azzurrità leggere
anche per perdersi e cadere
ricadere giù

(Claudio Baglioni, Acqua Nell'Acqua)

martedì 27 settembre 2016

Io dal mare


Saranno stati scogli di carbone dolce
Dentro il ferro liquefatto
Di una luna che squagliò un suo quarto
Come un brivido mulatto
O un bianco volar via di cuori pescatori
Acqua secca di un bel cielo astratto
Chissà se c'erano satelliti o comete
In un alba senza rughe
Larghe nuvole di muffa e olio
Appaiate come acciughe
O una vertigine di spiccioli di pesci
Nella luce nera di lattughe
E io
Dal mare venni e amare mi stremò
Perché infiammare il mare non si può
Avevi forse nervi e fruste di uragani
Scure anime profonde
Tra le vertebre di vetro e schiuma
Urla di leoni le onde
O tende di merletto chiuse su farine
Corpi caldi di sirene bionde
Forse era morto senza vento nei polmoni
Graffio di cemento bruno
Barche stelle insonni a ramazzare
Nelle stanze di Nettuno
O turbini di sabbia tra le dune calve
Sulle orme perse da qualcuno
E io
Dal mare ho il sangue e amaro rimarrò
Perché calmare il mare non si può
I miei si amarono laggiù
In un agosto e un altro sole si annegò
Lingue di fuoco e uve fragole
Quando il giorno cammina ancora
Sulle tegole del cielo
E non sembra sedersi mai
E innanzi al mare ad ansimare sto
Perché domare il mare non si può
E come pietra annerirò
A consumare
A catramare
A tracimare
A fiumare
A schiumare
A chiamare
Quel mare che fu madre e che non so...

(Claudio Baglioni, Io dal mare)

venerdì 16 settembre 2016

Punta Ala

Nella notte è piovuto tanto e il vento ha soffiato forte. Oggi la giornata ha alternato momenti di sole ad altri nei quali pareva arrivare una vera e propria tempesta. Anche per questo motivo la scelta di anticipare di un giorno il nostro rientro è stata azzeccata. Ora Habibti e' tutta in ordine. Domani mattina la saluteremo sperando di ritrovarla in novembre. Ci mancherà.
(Giornale di bordo)

giovedì 15 settembre 2016

Elba - Punta Ala

La perturbazione da sud sta arrivando. Questa notte c'è stato il primo scroscio anche se stamattina è tornato un pallido sole. Giovanni con i suoi ospiti è diretto a Capraia. Io preferisco rientrare, in modo da avere il tempo di riassettare la barca prima di ripartire. Vento sui 25 nodi ma le raffiche fanno sbandare troppo la barca. Prendo una mano di terzaroli e il tutto diventa più equilibrato. Poche barche in mare. Siamo i soli a risalire il vento a vela. Un'unica altra vela risale parallelamente a noi a motore. Noi sopravento a Palmarola e Cerboli lei sottovento. Quando il vento cala e si à quasi arrivati a Punta Ala si avvicina a noi, apre il fiocco ed comincia ad effettuare una serie di manovre con il chiaro intento di "ingarellarsi" obbligandoci a cambiare per due volte rotta al fine poter cominciare a mettere tranquillamente i parabordi come avevamo intenzione di fare in quel momento. Va a capire certa gente.
(Giornale di bordo) 

mercoledì 14 settembre 2016

Baratti - Elba

Altra belle giornata di vela. Un traverso veloce da Baratti a Cala Viticcio dove verso sera ci ha raggiunti Giovanni, che aveva due ospiti a bordo di Nausicaa. Mi ha detto che l'esperienza di charter che ha fatto per la prima volta quest'estate e' stata positiva. Stancante ma positiva, per l'esattezza. Abbiamo cenato insieme a bordo di Nausicaa. E' stata l'unica volta durante questa vacanza che ho usato il tender dopo essermelo portato dietro per quasi 500 miglia. Eppure la volta che non lo hai con te è sempre quella in cui ne avresti bisogno.
(Giornale di bordo)

martedì 13 settembre 2016

Capraia - Baratti

 
 
Donato, a bordo di Aristides, è anche un appassionato di fotografia e scatta qualche bella foto di Habibti in navigazione mentre lasciamo Capraia diretti a Baratti. Il vento è girato da sud e ci consente una divertente navigazione con il code 0. La giornata passa tranquilla e gettiamo l'ancora a Baratti alle 18,15. Il tempo di un bagno e di cenare in pozzetto. L'aria comincia ad essere fresca. L'autunno si avvicina.
 
 
(Giornale di bordo)

lunedì 12 settembre 2016

.... Capraia

La luna ci rischiara la navigazione fino a metà della notte, poi si eclissa. Incrociamo i soliti traghetti illuminati a giorno diretti in Corsica, nessuna altra barca né a vela né a motore fino a Capo Corso, che cominciamo ad intravedere appena sorge il sole. Alle 8 siamo al traverso della Giraglia. Proseguiamo poi verso Capraia dove arriviamo alle 11,30. Da ieri mattina abbiamo fatto 190 miglia. Sistemiamo la barca e ci godiamo una birra fresca seduti in uno dei bar del porto. Facciamo anche due passi in paese e conosciamo Riccardo e Donato, i nostri vicini di ormeggio a bordo di un HR 352. Trascorriamo insieme la serata, prima prendendo un aperitivo su Habibti e poi andando a mangiare una pizza da Beppone. Si parla di mare, di barche e di tante altre cose.
(Giornale di bordo)

domenica 11 settembre 2016

Bandol....

Salutiamo mia madre alle 6,30. Prenderà il treno qualche ora più tardi. Lasciamo l'ormeggio e iniziamo il nostro viaggio di rientro in Italia. Avrei voluto fermarmi a Calvi e a St. Florent, ma nei prossimi giorni arriverà una forte perturbazione da sud e preferisco non correre rischi dovendo prendere l'aereo per rientrare a Kabul sabato prossimo. Oggi il mare è un olio e il Cap Sicié ha tutto un altro aspetto rispetto a qualche giorno fa. Nella rada di Tolone e alle Porquerolles ci sono tantissime barche. E' domenica ed inoltre oggi si svolge una regata della Cup Vuitton. Alterniamo vela e motore per tutta la giornata. Alle 12 lasciamo sulla dritta l'Ile du Levant e puntiamo la prua su Capo Corso.
(Giornale di bordo) 

sabato 10 settembre 2016

Calanques - Marsiglia - Bandol

Visitiamo le Calanques de l'Oule, de l'Oeil de Verre, de Sugiton et Pierres Tombees, de Morgiou, de la Triperie, de Sormiou fino all'Arcipelago de Riou. Alle 11,40 superiamo l'Ile Maire e ci appare la baia di Marsiglia con l'Ile de Frioul, il Château d'If e sullo sfondo la Cattedrale che sovrasta il Vieux Port. Purtroppo non troviamo posto in porto per trascorrervi la notte a causa di una importante regata che ha attirato molte barche. Dobbiamo quindi rinunciare a sbarcare qui mia madre che avrebbe dovuto riprendere il treno domani mattina e rientriamo, attraversando lo stretto passaggio della Baie des Singes e costeggiando le isole di Riou, fino  a Bandol.
(Giornale di bordo)  

venerdì 9 settembre 2016

Bandol - Calanques

 
 
Bandol è una ridente cittadina che segna la fine della Costa Azzurra e da inizio alla Provenza. Il mare oggi è calmo e continua ad accompagnarci il sole. Superiamo la baia di Ciotat e quella di Cassis. Siamo al largo della terra che ha ispirato i bei romanzi di Marcel Pagnol e ci dirigiamo verso le Calanques, gli stretti fiordi che si trovano tra Cassis e Marsiglia. Attraverso un stretto passaggio nella roccia entriamo prima in quella di Port Miou, poi una rapida visita alla Calanque des Pins e infine gettiamo l'ancora nella più pittoresca: la Calanque d'En Vau, formata da altissime ed aggettanti pareti che strapiombano in mare. Portate due cime a terra, che fisso ad altrattanti spuntoni di roccia, ci godiamo il posto. Verso sera assistiamo ad uno spettacolo d'eccezione: il tuffo di testa da un'altezza di almeno 60 metri da parte di un atleta ripreso per l'occasione da una troupe televisiva.  Mozza fiato!!!!
 
 
(Giornale di bordo)

giovedì 8 settembre 2016

Porquerolles - Bandol

La nostra rotta procede verso ovest anche se oggi soffia il Mistral. Superiamo a motore il Cap Rousset e il Phare Jeaune Garde. Usciti dal ridosso il Mistral soffia regolare tra i 20 e i 25 nodi. Quando c'è vento occorre prestare sempre molta attenzione al superamento del massiccio Capo Sicié dove si forma una pericolosa onda incrociata. Il portolano dice che in queste condizioni occorre passarvi almeno ad un miglio di distanza. Per questo, dovendo risalire di bolina, faccio un lunghissimo bordo verso il mare aperto e poi un altrettanto lunghissimo bordo che ci permette di superare bene il Capo e raggiungere le Iles d'Embiez. Una navigazione divertente. L'equipaggio assorbe bene gli scossoni e Habibti taglia le onde al mascone come se fossero burro. Alle 17.30 entriamo nel porto di Bandol.
(Giornale di bordo)

mercoledì 7 settembre 2016

Saint Tropez - Porquerolles

Prima di salpare riforniamo la cambusa. Al mercato del pesce compro due tranci di tonno e dei gamberoni che cucinerò questa sera. All'uscita del porto incrociamo "Petite Syrah". Daron ci dice che hanno trascorso una notte movimentata in rada. Effettivamente il mare è piuttosto formato. Abbiamo il vento al gran lasco ed è una goduria veleggiare verso les Iles de Hyeres anche conosciute come le Porquerolles. Un piccolo arcipelago non lontano da Tolone. La prima che troviamo sulla nostra rotta è l'Ile du Levant, poi le più piccole Ile de Port Cros e Ile de Bagaud e infine Porquerolles, la più rinomata. Anche qui ormeggiamo in porto e facciamo due passi nel caratteristico paese. Aperitivo (Ricard) d'obbligo e poi luculliana cena a base di pesce a bordo.
(Giornale di bordo)

martedì 6 settembre 2016

Port Camille Rayon - Saint Tropez


 
 
Lasciamo il porto alle 10. C'è un bel sole e il mare è calmo. Costeggiamo l'Ile Saint Honorat sulla quale si trova un vecchio convento. La costa in questo tratto è costellata da numerosi centri abitati. Superiamo una serie di capi e di anse dove, a parte quella d'Agay, non ci sono grandi ridossi. Noi intendiamo raggiungere Saint Tropez dove arriviamo alle 13,25. Ci assegnano un posto tranquillo in banchina. Scendiamo a terra e ci perdiamo tra vicoli e negozi. Fa caldo e solo verso sera il paese si svuota dai turisti. Ceniamo in barca: assortimento di formaggi e vino all'altezza della situazione.
 
(Giornale di bordo)

lunedì 5 settembre 2016

Antibes - Port Camille Rayon

 
 
Le previsioni annunciano vento forte da est per la notte. Philippe mi ha spiegato che in questa zona solitamente il vento forte in questa stagione arriva o da est o da ovest e che il primo è molto più fastidioso del secondo. Decido quindi di passare la notte nel non lontano Port Camille Rayon, vicino a Cannes, dove ho trovato posto. Ma prima facciamo una veleggiata fermandoci per pranzo alle Iles des Lérins, in particolare davanti a Port Royale all'Ile Sainte Marguerite. Alle 18 siamo al marina, che è piuttosto impersonale ma ben ridossato.
 
(Giornale di bordo)

domenica 4 settembre 2016

Antibes

 
 
Ci svegliamo con calma. Io con un leggero mal di testa. Ieri sera ci abbiamo dato dentro con l'alcool. Passo in Capitaneria e riesco a farmi autorizzare ad ormeggiare all'inglese su un molo riservato ai super yachts. Scopro il motivo di tale affollamento in porto: a Cannes nei prossimi giorni inizia il locale salone nautico. Prendiamo un aperitivo a bordo della barca di Philippe e Veronique e alle 15 recupero alla stazione mia madre. Giro turistico per Antibes e cena a bordo.
 
 
(Giornale di bordo)

sabato 3 settembre 2016

.... Antibes


Alle 6,23 spunta il sole. C'è foschia a causa della forte umidità. Restano 47 miglia ad Antibes che raggiungiamo alle 14. Chiamo per radio la Capitaneria per chiedere ospitalità  per due notti. Domani aspetto mia madre che ci raggiungerà in treno. Mi rispondono che non c'e' posto. Non mi aspettavo di trovare questo genere di problemi in un marina così grande e soprattutto in questa stagione. Sto pensando ad un programma alternativo quando la Capitaneria mi richiama per radio e mi chiede se sono disposto ad accettare un posto barca per una categoria superiore e quindi più caro. Accetto immediatamente. Ormeggio all'accueil, disbrigo le pratiche e mi assegnano un primo posto che si rivela essere pessimo. Lo cambio immediatamente per un altro che tuttavia è disponibile solo per una notte. Va beh!! Per domani ci penseremo. Facciamo un giro per Antibes e rientrati in barca conosciamo  i nostri vicini: una coppia di israeliani, Daron e Anat, proprietari di un Oceanis 50, "Petite Syrah", battente bandiera statunitense. Ci invitano a cena a bordo e trascorriamo una piacevolissima serata accompagnata da un ottimo vino che producono nella loro fattoria tra Tel Aviv e Gerusalemme. Dopo cena ci raggiungono Philippe e Veronique, armatori di un Oceanis 54 anch'esso ormeggiato accanto a noi.
(Giornale di bordo) 

venerdì 2 settembre 2016

Punta Ala....


 
Il tecnico arriva puntuale alle 9. Fortunatamente in poco tempo risolve il problema scusandosi per l'inconveniente. L'autopilota ora rifunziona normalmente anche se il problema della stazione del vento sebbene migliorato permane. Alle 10,45 siamo in mare. La meta è Antibes. Ancora non sappiamo se ci fermeremo per la notte a Capraia, a Macinaggio o, come invece avverrà, se tireremo diritto navigando per tutta la notte. Abbiamo il vento sul naso e solo alle 16,30 riusciamo ad aprire le vele, quando siamo al traverso di Capraia. Proseguiamo a vela per qualche ora poi il vento cala e riaccendiamo il motore. Alle 21 superiamo Capo Corso. La notte trascorre tranquilla anche se non essendoci la luna si procede in un buio assoluto. Di tanto in tanto incrociamo qualche traghetto, unica luce sul mare.
 
 
(Giornale di bordo)

giovedì 1 settembre 2016

Punta Ala


Come previsto eccoci nuovamente a Punta Ala. Stanchi e pallidi ma con  la voglia di metterci immediatamente per mare. La cambusa è rifornitissima. Sistemate le cose a bordo alle 18,00, dopo aver fatto il pieno di gasolio, lasciamo il marina. Noto subito che il log non indica la velocita' ma penso che l'elichetta sia bloccata da qualche incrostazione creatasi in questo mese e mezzo in cui Habibti e' rimasta ferma in porto. Punto la prua verso l'Elba ed estraggo lo strumento. L'elichetta gira normalmente. In piu' quando inserisco il pilota automatico lo strumento mi segnala che non prende il segnale gps. Sicuramente quando hanno cambiato un cavo per eliminare un malfunzionamento della stazione del vento non hanno risettato gli strumenti. Piuttosto innervosito chiamo al telefono il tecnico che ha fatto il lavoro e gli espongo il problema. Verrà domani mattina a verificare. Intanto a noi non resta che rientrare in porto e rinviare la partenza. Ne approfittiamo per cenare con alcuni amici da Bernardo.
(Giornale di bordo) 

giovedì 25 agosto 2016

Le isole fortunate


Quale voce viene sul suono delle onde
che non e' la voce del mare?
E' la voce di qualcuno che ci parla,
ma che, se ascoltiamo, tace
proprio per esserci messi ad ascoltare.
E solo se, mezzo addormentati,
udiamo senza sapere che udiamo,
essa ci parla della speranza
verso la quale, come un bambino
che dorme, dormendo sorridiamo.
Sono isole fortunate,
sono terre che non hanno luogo,
dove il Re vive aspettando.
Ma, se vi andiamo destando,
tace la voce, e solo c'e' il mare.

(Fernando Pessoa, Le isole fortunate)