CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







mercoledì 12 settembre 2018

venerdì 7 settembre 2018

L'ultima nave


Oggi arrivano cinque navi,
da terre molto lontane,
guarda che belle bandiere
e guarda che navi strane.
La prima è già arrivata,
però non c'è nessuno a bordo.
Oggi arrivano cinque navi,
ma la prima è già un ricordo.
Oggi arrivano quattro navi,
guarda che belle prue,
chissà che potremmo trovare
sulla nave numero due.
Dieci bambini magri magri
e mezzo tozzo di pane.
La nave per ora rimane al largo
però mi è già passata la fame.
Oggi arrivano tre navi,
cariche di caffè,
ma guarda che strane persone a bordo
della nave numero tre.
Hanno le mani pulite pulite
perché non le usano mai,
deve essere gente pericolosa,
gente che va in cerca di guai.
E guarda che belle bandiere,
guarda che belle chitarre,
guarda che facce felici
dietro a quelle sbarre.
Sulla penultima nave,
attori e musicisti,
rubano una scialuppa
e chi li ha visti li ha visti.
E poi c'è la nave più piccola,
quella che aspetto io,
ci sta il tuo cuore di ragazza
che ho catturato io.

(Francesco De Gregori, L'ultima nave)

domenica 2 settembre 2018

Contraddizioni


Sul mare piu' che altrove si sente la necessita' di una religione; sul mare piu' che altrove si stende libero il linguaggio di Dio, or quasi vento piacevole, or quasi lampo che dall'una all'altra estremita' dell'orizzonte risponde a se stesso. Sul mare piu' che altrove si sente la piccolezza dell'uomo, contrapposta al suo smisurato ardimento. E c'e' qualcosa di vero nel petimus stultitia; e il duplice stato dell'uomo di mare spiega quella stana indole sua: bestemmiatore e pio, sofferente della fatica e inebriantesi de' piaceri, intemperante e astinente, crudele e buono, bestiale e fornito di rettissimo senso. Nell'orgoglio di combattere la natura e di comandarle, e s'avventa contr'ogni legge di natura e contro Dio. Nel sentimento continuo del proprio nulla, e s'umilia dinnanzi a Dio, e sente la voce della natura piu' forte percuotergli il cuore: e tra questi due stati va sempre ondeggiando, come il suo terribile ed amato elemento. - Tu se' un mar vivente: questa sovrana espressione io sentivo fuor delle porte di Livorno dalla bocca di un marinaio; e potete ben credere che i letterati non l'hanno inventata.

(Niccolo' Tommaseo, Della bellezza educatrice, pensieri) 

venerdì 31 agosto 2018

Mio padre era un marinaio


Non sarà il canto delle sirene
che ci innamorera',
noi lo conosciamo bene,
l'abbiamo sentito già,
e nemmeno la mano affilata,
di un uomo o di una divinità.  
Non ci sarà il canto delle sirene 
in una notte senza lume,
a riportarci sulle nostre tracce,
dove l'oceano risale il fiume,
dove si calmano le onde,
dove si spegne il rumore.
Non sarà il canto delle sirene,
ascoltarci o Signore.
Mio padre era un marinaio,
conosceva le città,
Mio padre era un marinaio,
partito molti mesi fa.
Mio figlio non lo conosce,
mio figlio non lo saprà,
mio padre era un marinaio,
partito molti mesi fa. 
Non sarà il canto delle sirene,
nel girone terrestre,
ad insegarci quale ritorno,
attraverso alle tempeste,
quando la bussola si incanta,
quando si pianta il motore. 
Non sarà il canto delle sirene 
ad addormentarci il cuore,
quando l'occhio di Ismaele 
si affaccia da dietro il sole,
e nella schiuma della nostra scia
qualcosa appare e scompare.
Non sarà il canto delle sirene 
che non ci farà guardare. 
Mio padre era un marinaio 
e andava a navigare,
se l'è portato il vento,
se l'è portato il mare. 
Mio padre era un marinaio,
girava le città,
mio figlio non le conosce,
ma le conoscerà. 
Non sarà il canto delle sirene 
che ci addormentera',
l'abbiamo sentito bene,
l'abbiamo sentito già,
ma sarà il coro delle nostre donne,
da una spiaggia di sassi. 
Sarà la voce delle nostre donne,
a guidare i nostri passi,
i nostri passi nel vento,
e il vento ci prende la vela. 
Sarà di ferro la sabbia,
sarà di fuoco la terra. 
Ascoltaci o Signore,
perdonaci la vita intera. 
Mio padre era un marinaio,
conosceva le città,
partito il mese di febbraio 
di mille mesi fa,
mio figlio non lo ricorda,
ma lo ricorderà,
mio padre era un marinaio,
mio figlio lo sarà. 

(Francesco De Gregori, Il canto delle sirene)

sabato 25 agosto 2018

Viaggi per mare


In ogni viaggio per mare tutto può girare all'improvviso, insieme al vento. È inutile sforzarsi di prevedere le cose, basta conoscere il sistema per risolverle, essere pronti a decidere, capaci d'inventare e, soprattutto, veloci a virare, cambiare velatura, equipaggio, rotta.

(Marco Steiner, Oltremare)

venerdì 17 agosto 2018

Il marinaio


Ho visto subito
dalla vita in giù,
i pantaloni tesi come acciaio,
odor di Spagna e di bordelli francesi
negli occhi fuochi lontani.
Portava tutto addosso,
carne e futuro,
il sangue caldo del suo desiderio,
il fuoco sacro di un'altra avventura
ed il pugnale sotto la cintura.
E sopra il petto bruciato dal sole,
già mi sentivo come in alto mare,
e il filo d'oro della sua saliva
sarebbe stata la mia ragnatela.
Vorrei legarmi al suo ricordo
per sempre,
sputando questa vita
fatta di niente,
di quella pelle dura come una corda,
com'ero ingorda, com'ero ingorda.
I marinai tra le dita
hanno un sole dolce
di violenza infinita,
il marinaio mi guardava
e dentro la sua gola
la mia sete moriva,
e io l'avrei bevuto,
l'avrei voluto sopra
come un toro infuriato,
ma il coraggio mi mancava
e da sotto la sottana
capivo quanto fosse un angelo
ed io vergine e puttana.
L'ho visto subito
in un bal del porto,
e aveva un'anima
col fiato corto.
Volevo anch'io gustare quel veleno,
farmi strappare la dolcezza dal seno
e sprofondare in una notte di rabbia,
scoprire un altro mondo
sotto la sabbia,
un po' d'inferno per scaldarmi
le vene,
e un po' di miele, un po' di miele.
I marinai tra le dita
hanno un sole dolce
di violenza infinita,
il marinaio mi guardava
e dentro la sua gola
la mia sete moriva,
e io l'avrei bevuto,
l'avrei voluto sopra
come un toro infuriato.
I marinai tra le dita.

(Gino Paoli, Il marinaio)

mercoledì 15 agosto 2018

Una donna che ti ama


Chissà se comprenderai mai la tristezza di una donna che ti ama e che ti aspetta, che prende una nuvola bianca, un gabbiano, un niente, per l'alberatura della tua barca... Quante volte ho sussurrato questa preghiera, questo voto insensato: "Buon Dio lascia che mio marito torni, ancora questa volta soltanto!" Come se in seguito gli abbandonassi la sua anima!... Ed è tornato, dal largo, là davanti alla mia casa, ed ero io la prima a vederlo, il vento di poppa, le vele piene del vento dell'est".

(Armgart Freudenfeld, Scritti)

venerdì 10 agosto 2018

L'ultimo avventuriero


A quindici anni non ancora compiuti, al questionario scolastico "Che cosa vorresti essere?" risponde così: "Marinaio. Il mare ha sempre esercitato su di me un effetto magico, come un serpente che mi affascina e mi attira. Solo il mare è capace di esaudire i miei desideri; navigando sulla sua superficie fluttuante, cammino forse sulla pietra tombale che la sorte mi destina; so anche che ogni anno questa idra formidabile inghiotte migliaia di esseri umani, ma mio malgrado il mare mi attira, e poiché si deve morire, preferisco morire per causa sua che soffocare il mio desiderio". Le poesie che scrive allora si chiamano "Le petit bateau", "La plage et le roches"...

(Stefano Solinas, Il corsaro nero - Henry de Monfreid, l'ultimo avventuriero)

venerdì 3 agosto 2018

Altre rive



Quale mondo giaccia al di la' di questo mare non so, ma ogni mare ha un'alra riva, e arrivero'.


(Cesare Pavese, Scritti)

venerdì 27 luglio 2018

Dalla prospettiva di uno yacht


Conosco degli umani parafrasando una vecchia canzone, che nel momento in cui arrivano a coronare il loro sogno, alla prima navigazione si accorgono che la realtà non corrisponde in tutto e per tutto a quel sogno. E vi rinunciano. Conosco degli umani che rimandano di giorno in giorno il momento in cui salpare, e non sentendosi pronti a farlo non lo faranno mai. Conosco degli umani che una volta ottenuto il loro oggetto del desiderio si annoiano, come se la conquista fosse il solo momento che conta, e continuano a desiderare e cambiare yacht, alla ricerca di quello perfetto. Che non esiste. Conosco degli umani che aspettano tutta la vita per averci, perchè nella vita pensano troppo al lavoro, sacrificando i sogni, gli affetti, se stessi, pensando di costruire il loro futuro. Un futuro che a volte godono per pochi anni. Conosco degli umani che dopo un matrimonio con uno yacht a vela si accorgono di non essere fatti per quella "sponda", così passano a uno yacht a motore, o viceversa. Spesso perchè non avevano ascoltato le voci della coscienza, succubi di tanti condizionamenti. Conosco degli umani che cercano yacht sportivi, per trasporre in mare la loro brama di competizione, o il loro bisogno di correre. Convinti di dover raggiungere il più in fretta possibile una meta, o scappare velocemente da qualcosa. Conosco degli umani che ci prediligono sicuri e affidabili, perchè nella vita affrontano ogni tipo di tempesta. Convinti che la sicurezza dipenda dalla solidità dei valori. Conosco degli umani che ci sfruttano per il guadagno, facendoci lavorare per clienti sempre diversi, senza preoccuparsi per la nostra salute. Come fossimo delle puttane. Conosco poi degli umani che hanno capito veramente cosa possono ottenere da se stessi e da uno yacht. Non abbandonandosi a facili entusiasmi, valutano bene tutti gli aspetti del carattere di ognuno, e una volta che trovano quello giusto non lo lasciano più.

(Roberto Soldatini, Denecia)

domenica 22 luglio 2018

Denecia


Un amico filosofo una volta scrisse che la vita è un viaggio e chi viaggia vive due volte. Io ogni viaggio lo vivo tre volte: quando lo sogno, quando lo vivo, quando lo ricordo. E raccontandolo lo rendo infinito.

(Roberto Soldatini, Denecia)

mercoledì 11 luglio 2018

Olympic Marina


Ci svegliamo con calma. A parte pulire la barca sottocoperta oggi non ci resta molto da fare. Approfitto del fatto che sul nostro pontile ci sono un paio di falegnami che stanno rifacendo il teak del pozzetto di una barca a motore per chiedere ad uno di loro se con del bi-adesivo serio mi può attaccare i quadretti che avevamo comprato per Habibti. Quello che mettiamo in dinette lo avevamo acquistato ad Itaca lo scorso marzo, mentre gli altri due che mettiamo nella nostra cabina li avevamo presi ad Idra la settimana scorsa. A lavoro ultimato siamo molto soddisfatti. Nel pomeriggio, Iannis, il nostro autista, ci porta a Lavrion dove pranziamo al solito "Limani". Purtroppo la tintoria dove avevo lasciato giacca, maglione e un paio di pantaloni è chiusa. Ritirerà tutto Iannis domattina prima di venire a prenderci per portarci in aeroporto. E sì. Purtroppo anche questa breve vacanza sta volgendo al termine. Prima di rientrare al Marina facciamo due passi nel porto turistico. Il Comet 38 immatricolato Roma che avevamo visto ormeggiato in maggio è ancora al suo posto. Un paio di barche più in là c'è un'altra barca con bandiera italiana. Si tratta di un Grand Soleil 45, "Mizar". Una gran barca. Inoltre, nonostante non sia più una ragazzina, è tenuta molto bene. Mentre la stiamo ammirando arriva il suo armatore. E' Paolo, con il quale scambiamo quattro chiacchiere.  Il teak lo ha rifatto lui poco tempo fa. Gli facciamo i complimenti in quanto è un lavoro da vero professionista. Ci dice anche che in inverno tiene la barca in secco in un cantiere a sud di Corinto e che l'estate da alcuni anni gira per l'Egeo, a volte da solo, altre con la moglie quando è libera dal lavoro o con degli amici. Ciò che vorremmo fare noi appena sarà possibile. Ci scambiamo anche gli indirizzi web dei reciproci blog con l'augurio di incontrarci nuovamente per mare da qualche parte. Rientrati in barca ci beviamo il bicchiere della staffa e ce ne andiamo a letto. Alle 10, domattina, verrà George a ritirare la biancheria da lavare e alle 12,30 Iannis ci portarà in aeroporto. Nei prossimi giorni sarò a Roma, per salutare le figlie che non vedo da Natale e per alcuni appuntamenti di lavoro. Poi, sabato, nuovamente l'aereo per Kabul. Prima di salutarla, ho detto ad Habibti che dovremmo essere di ritorno verso la fine di settembre. In quel periodo spero che il Meltemi, che peraltro per ora non si è ancora visto, si sia calmato un poco. Ci dovrebbero raggiungere Marco ed Elena che staranno con noi per alcuni giorni mentre navigheremo nelle Cicladi. Speriamo che ciò sia realizzabile, altrimenti adattaremo i programmi alle necessità. Il bello della vita è anche questo.

(Giornale di bordo)

martedì 10 luglio 2018

Poros - Olympic Marina


Giorno di rientro a Lavrion, con la prospettiva di una lunga "smotorata", visto che nel Golfo di Saronico, a parte per un paio d'ore la mattina, ci sarà calma di vento. Il Beneteau dei tedeschi accanto a noi parte presto, mentre sulla barca di Toni e Sabrina tutto tace. Ci eravamo già salutati ieri sera in quanto Sabrina ci aveva anticipato che quando il suo compagno la sera fa un po' di festa svegliarlo al mattino è impresa ardua. Noi prepariamo la barca cercando di fare il minor rumore possibile. Le solite operazioni che sono ormai diventate quasi un automatismo. Alle 9 lasciamo Poros percorrendo il canale verso sud. A motore proseguiamo fino al traverso di Modi, un piccolo isolotto dalla forma allungata. Qui apriamo randa e fiocco, visto che un po' di vento lo troviamo. Purtroppo durerà poco e se vogliamo avanzare ad una velocità decente dovremo riaccenderlo a breve. La traversata si svolge senza problemi, nemmeno nel corridoio dove transitano le grosse navi dirette e provenienti dal Pireo. Ne incrociamo qualcuna, ma ci passano distanti, alcune a prua, altre a poppa. Gia' dal mattino intravediamo nella foschia prodotta dal calore Capo Sounio. Alle 14 siamo al traverso di Patroklos e poiché è ancora presto e la giornata è molto calda decidiamo di fermarci nella baia ad ovest del capo per fare un bagno prima di rientrare all'Olympic Marina. Qui si erano fermati per la notte Toni e Sabrina un paio di giorni fa. Ci avevano detto che avevano rollato incessantemente e quindi dormito malissimo. In effetti anche oggi, benchè il mare sia calmo, vi entra comunque un po' d'onda. Ci fermiamo qui un paio d'ore. Vediamo i turisti salire per il sentiero che conduce al tempio di Poseidone che si trova proprio di fronte a noi e, involontariamente, anche le evoluzioni amorose di una coppia che credeva di essersi "infrattata" in una piccola insenatura tra le rocce. E si'!! Quando scatta l'ormone!! Anche le ultime miglia, prima di rientrare al Marina, le percorriamo a motore. Nel canale c'è quasi un nodo di corrente. Ad un certo punto, per un attimo, mi e' parso sentire il motore girare in un modo diverso dal solito. Istintivamente metto in folle e guardando a poppa vedo un grosso sacchetto di plastica, piuttosto spesso, sfilare ad un metro di profondità dietro la barca. Scampata bella!! Al Marina ormeggiamo al nostro "finger". Finalmente posso dare una bella lavata alla barca. Ne aveva proprio bisogno. Approfitto anche del fatto che fa un po' meno caldo per sciacquare le scotte mettendole in un secchio con un po' di ammorbidente. Quelle del fiocco sono dure come degli stoccafissi. Poi, nel negozio di nautica, per la modica cifra di 50 euro, compro altre due cime da 25 metri ciascuna che mi serviranno, nel caso, per allungare la linea d'ormeggio quando occorrerà portare le cime a terra. In questo modo ora dispongo di un totale di 140 metri, 70 per lato. Invio anche una mail a Guido, a Punta Ala, indicandogli il codice del fusibile del plotter, che voglio tenere di riserva, e dei copri strumenti in plastica che ormai, dopo le numerose riparazioni artigianali, non ne possono proprio piu'. Infine, con ago e filo, riparo il cover dell'anulare che si era leggermente strappato a Poros. Di andare a Lavrion a cena questa sera non ci va e quindi terminiamo quel che resta della cambusa friggendo qualche fetta di saganaki. Un gelato al bar e poi tutti a nanna.

(Giornale di bordo)

lunedì 9 luglio 2018

Dhokos - Poros


Quando usciamo in pozzetto, verso le 9, la barca francese ormeggiata con le cime a terra davanti a noi se ne era già andata, "000" avendo recuperato le sue cime a terra era alla ruota, la banda di uruguayani stava salpando ed i nostri nonnetti tedeschi se la stavano ancora dormendo alla grande. Facciamo una rapida colazione e partiamo. Siamo stati bene in questa piccola insenatura da sogno. Prima di puntare verso est facciamo un rapido giro della baia. Dal lato opposto a quello dove abbiamo trascorso la notte sono ormeggiate diverse barche. Poco più in alto, sulla collina retrostante, si intravede una casa bianca, forse si tratta della taverna di cui parla il portolano. Il tratto fino a Capo Sykli lo percorriamo a vela, procedendo di bolina. Un lungo bordo verso la terraferma, poi uno più breve puntando verso Idra in direzione della baia di Mandraki ed infine un altro lungo bordo fino ad un miglio ad ovest del capo stesso. In questo tratto incrociamo decine di charter che scendono da Poros verso Idra o in direzione di Ermioni e Spetses. La maggior parte viaggia a motore, pur essendoci un bel vento fresco che potrebbe spingerle comodamente al gran lasco. Poco prima del capo incrociamo un barca a vela che, navigando a motore sta trainando un ragazzino con una tavola ai piedi. Riesce a fare anche delle belle evoluzioni. Superiamo, anche noi a motore, il passaggio tra Kelivini e Spatzi e alle 15 raggiungiamo Poros. Siamo incerti se dirigerci verso il pontile dove ci eravamo ormeggiati alcuni giorni fa o se ormeggiare alla banchina nel canale. Optiamo per la seconda soluzione individuando un posto accanto ad una barca a vela italiana immatricolata come Habibti a Roma e con lo scafo rosso. Il vento è al traverso e la corrente del canale non aiutano nella manovra. Facciamo un rapido giro di ricognizione, diamo fondo e inserisco la retro. Cerco di tenermi sopravvento in modo di non scadere sulla barca che si trova già ormeggiata, ma do troppo poco motore e retrocedo troppo lentamente. Il risultato è che le scado contro che sono ancora troppo lontano dalla banchina per poter gettare le cime. Non mi resta che mettere nuovamente la marcia in avanti e ripetere la manovra, ma esito quel tanto e il vento, inesorabile,  mi intraversa la prua. Il risultato è che, allontanandomi, tocco leggermente l'angolo di poppa a dritta contro il musone della barca ormeggiata. Sento un sinistro "clack clack clack", oltre all'urlo: "DAI MOTOREEE", del proprietario della barca stessa, comprensibilmente contrariato. Insomma, la faccio breve: manovra scazzata e figura leggermente di "m....". Una volta recuperata l'ancora controllo se ci sono stati danni. Noi niente. Solo una cucitura del copri anulare strappata e l'asta IOR gonfiabile un po' fuori posto. Mi avvicino alla barca di cui sopra e chiedo se loro hanno avuto qualche problema. Niente anche loro. Ripeto la manovra che questa volta va a buon fine. Ormeggiata la barca mi scuso con il mio vicino e ci presentiamo. Si chiama Toni e la sua compagna Sabrina. Lo invito a bersi una birra con arak a bordo. Ed è così che facciamo conoscenza. Una mezz'oretta dopo mi aiuta a contenere un enorme Beneteau Sense 51 che mi scade contro, dopo aver dato fondo all'ancora sopra alla mia catena. Toni, concitato almeno quanto me, gli urla più volte di ripetere la manovra. Inizialmente il tedesco che è al timone sembra fregarsene alla grande, poi, visto che ha la barca intraversata e non riesce a gettare le cime a terra, si decide a recuperare la catena. Miracolosamente non speda la mia ancora. Anche per lui il secondo tentativo si conclude felicemente e facciamo pace, considerate le urla che gli avevamo rivolto due minuti prima. Con Toni, spirito libero, restiamo a parlare e bere birra e vino fresco tutto il pomeriggio. Ci racconta che da alcuni anni, per sei mesi l'anno, vive in Brasile e che l'estate naviga in Grecia lasciando la barca a svernare presso il cantiere di Koroni, a nord di Lavrion. Mi da alcuni utili consigli su come effettuare alcune manovre in caso di emergenza, su alcuni buoni ancoraggi e sulle localita' da non perdersi nella Grecia settentrionale, che conosce bene. Scambiamo anche due parole con un altro italiano che incontriamo sulla banchina. E' Stefano, attempato romagnolo "d'hoc", che ha casa e barca a Poros e con una pettinatura che lo rende praticamente l'alter ego di Riccardo Fogli.  Dopo un po' ci raggiunge anche Sabrina e la sera finiamo con il cenare tutti insieme in una taverna sul porto. Rientriamo in barca che è quasi mezzanotte. 

(Giornale di bordo)

domenica 8 luglio 2018

Ermioni - Dhokos


Al risveglio, sulla banchina esterna alla quale siamo ormeggiati si infrange un crescente moto ondoso, provocato dal vento da sud-est che entra nella baia e che è rinforzato nella notte. Niente di preoccupante, ma la sosta comincia a diventare scomoda. Mentre i due yacht a motore che non sono lontani da noi non sembrano aver intenzione di andarsene, il nostro vicino, un anziano signore tedesco con moglie e skipper a bordo del suo 16 metri a vela, mi suggerisce di non restare qui a lungo. In effetti e' nostra intenzione spostarci in mattinata a Dhokos, l'isola pressochè disabitata che si trova di fronte ad Ermioni, dove peraltro sono diretti anche loro. Lasciamo il porto che sono le 11. Il tragitto è molto breve, solo 7 miglia e dopo un'oretta facciamo il nostro ingresso nell'ampia baia. Sulla carta nautica è riportato un divieto di ancoraggio in quanto zona archeologica. Tuttavia gli scavi sono terminati da un pezzo ed oggi, anche a vedere dal numero delle barche presenti, si puo' dare fondo liberamente. Noi gettiamo l'ancora nella piccola ansa di Ay Yorgos che si trova all'estremità nord occidentale della baia. Vi sono già due barche con le cime a terra.  Da una delle due, un charter di 37 piedi,  esce fuori un quarantenne atletico, che scopriremo poi essere norvegese, che con tono preoccupato e indicandomi la sua prua, mi dice: "Be carefull!! My anchor is in front of my bow!". Rimango un attimo interdetto e poi, sorridendogli, rispondo: "I hope so!!". Che altro potevo dirgli? Più tardi soprannomineremo bonariamente lui e l'altrettanto prestante moglie, "000" (ow-ow-ow) e "Bond girl", dal film di Austin Powers "Il controspione". Ogni qualvolta vede una barca puntare nella nostra direzione, tira fuori il binocolo e comincia a seguirne discretamente i movimenti, nella nemmeno troppo celata speranza che il nuovo arrivato si diriga da un'altra parte. Sfortunatamente, nel pomeriggio più di una barca da charter tenta di ormeggiare accanto alla loro, esattamente dalla parte opposta alla nostra. E, manco a farlo apposta, tutte, senza eccezione, prima di desistere e spostarsi in un'altro posto, combinano i peggio pasticci.  Con il passare delle ore lo vediamo sempre più agitato, senza pero' mai perdere il suo "aplomb", proprio come il suo collega James... James Bond. Il teatrino finisce quando un charter con una simpatica combriccola di ragazzi uruguayani a bordo (la nazionalità la deduciamo dall'enorme bandiera che sventola a sinistra dell'albero) riesce finalmente a completare correttamente la manovra. A questo punto scendiamo a terra inoltrandoci sulla collina alle nostre spalle in direzione di alcune abitazioni che si intravedono tra gli ulivi. Si tratta di due piccole cappelle intonacate di bianco. Entrambe sono aperte e al loro interno tra le numerose icone, davanti al presbiterio in legno, è acceso un lumino ad olio. Una di esse è dedicata a San Giorgio e al suo esterno c'è la tomba di un monaco. Sotto al suo nome c'e' una data: 1945-1970, il che significa che è  morto giovanissimo. D'altra parte capisco perchè sia stato sepolto qui. Da questa posizione, in cima al promontorio, la vista e' un vero paradiso. Inoltre, la presenza delle due cappelle immerse tra gli ulivi crea un'aura davvero mistica. Fatti ancora due passi fino ad alcune case disabitate, ritorniamo a bordo. Al tramonto, sulla riva, vediamo transitare due famigliole di capre selvatiche, poi, prima che scenda il buio da fondo accanto a noi una piccola barca a vela , lunga non piu' di 7 metri, con tre persone a bordo: Claudia, Jurgen e il giovane Peter che con fare esperto getta l'ancora a mano e porta due cime a terra. Sono tedeschi e mentre brindiamo a distanza i due piu' anziani ci dicono di avere rispettivamente 78 e 76 anni aggiungendo in italiano: "per kuesto noi pisogno ti ciovane rakazzo a pordo!!". Che coppia formidabile di nonni, con nipote al seguito. Ripensando a loro, prima di addormentarmi, mi sono detto: "Beh, dai! Se va tutto bene, fra vent'anni, anche se con un po' di fatica, non è escluso che anche noi si possa ancora navigare da queste parti".

(Giornale di bordo)

sabato 7 luglio 2018

Spetses - Ermioni



Il cabinato a motore che ieri sera si era infilato tra Habibti e la barca a vela con gli italiani a bordo nella notte è scaduto su quest'ultima. E poichè sul cabinato non c'era nessuno, in quanto tutto l'equipaggio era sceso a dormire a terra, i nostri vicini sono stati costretti ad andarsene con la prima luce del giorno. Noi invece lasciamo Spetses in tarda mattinata. La meta di oggi è Ermioni, un piccolo paese al fondo di un'insenatura sulla terraferma. A mezzogiorno superiamo Capo Milianos e poco dopo il plotter emette un "beep" di allarme. Compare anche una fascia rossa con una scritta che indica di spegnerlo e di rivolgersi ad un tecnico. Provo a spegnerlo e riaccenderlo un paio di volte ma si presenta sempre lo stesso problema. Non potere usufruire del cartografico sotto costa è un disagio, soprattutto in una zona come questa dove scogli e secche non mancano. Abbiamo le carte nautiche Imray ma, data la loro scala, non hanno il dettaglio altrettanto chiaro di quello che e' possibile ottenere, effettuando uno "zoom", dalle mappe della Navionics. Procediamo quindi con cautela fino al porto di Ermioni. E dato che i problemi non arrivano mai soli, mentre do fondo, con già una trentina di metri di  catena in acqua, ma ancora lontani dalla banchina, si brucia il fusibile del salpa ancora. Mi fiondo sottocoperta, lo sostituisco al volo e terminiamo l'ormeggio. Una volta sistemati in banchina, decido di spegnere tutti i servizi di bordo e staccare le batterie per alcune ore. La speranza è che gli strumenti si "risettino" autonomamente e che l'inconveniente registrato al plotter svanisca. E' un'altra giornata caldissima e noi cerchiamo refrigerio sotto la veranda ombrosa di "Maria", un ristorante sul lungo mare dove pranziamo. Trascorriamo lì tutto il pomeriggio guardandoci la partita di calcio dei mondiali Svezia-Inghilterra, tanto per fare passare il tempo. Poi, al tramonto, i soliti due passi in paese con qualche immancabile piccolo acquisto tra cui della frutta e del basilico profumatissimi e un piccolo canotto da una persona per poter sbarcare quando siamo ormeggiati con le cime a terra senza la necessita' di dover gonfiare il tender o di raggiungere la riva a nuoto, come fatto nei giorni scorsi. Un investimento di ben 18 euro. Ritornati in barca riattacco le batterie e provo ad accendere il plotter. Fortunatamente il problema sembra risolto. Il che mi conferma che l'elettronica di bordo e' imprevedibile e su di essa non si può mai fare completo affidamento. E' sabato sera e piano piano Ermioni si anima di gente. Il piazzale alle spalle di Habibti  si trasforma in un parcheggio. Scendiamo nuovamente a terra, questa volta per un gelato e vediamo il finale ai rigori della partita in cui la Croazia elimina la Russia, padrone di casa. Poi ce ne andiamo a dormire. Tra il caldo, gli inconvenienti tecnici, che sempre un po' ti stressano e un'altra, ben più seria, brutta notizia che purtroppo abbiamo ricevuto in giornata siamo particolarmente stanchi.

(Giornale di bordo) 

venerdì 6 luglio 2018

Plaka Leonidio - Spetses



La mattinata l'abbiamo trascorsa in porto. Oggi è il giorno di riposo per Valentina e Sofia e pertanto la flottiglia di "Greece sailing" ha la giornata libera. Possono decidere se restarsene in porto o fare un'uscita in mare da soli. In questo caso Vale spiega agli equipaggi di non rientrare troppo tardi in quanto i posti che attualmente occupano non sono prenotati. L'ABC, ma se viene ricordato è perchè queste regole non sono chiare a tutti. Comunque, i vari equipaggi sono più interessati ad affrontare gli ozii di una giornata sulla spiaggia limitrofa che una navigazione a vela. C'è anche da dire che il vento è pressochè assente: 2-3 nodi al massimo. Fatto il pieno d'acqua alla esorbitante cifra di 1 euro, prima di partire salutiamo le nostre amiche e una signora australiana di origine italiana che fa parte del gruppo, con la quale ci eravamo intrattenuti per un po' ieri sera. Procediamo a motore per un'oretta in direzione di Spetses. Puntuale, nel primo pomeriggio si alza un po' di vento che ci consente di navigare a vela ad una velocità accettabile. Spetses fa parte delle isole Saroniche. Come ad Idra, sull'isola non circolano autoveicoli, anche se in verità qualche taxi lo abbiamo visto. Ci si sposta generalmente a piedi, in ciclomotore o su calessi trainati da cavalli. Questi ultimi utilizzati, come sovente accade anche altrove, solamente dai turisti. Il suo nome ha un origine veneziana: "isola delle spezie". Venezia, infatti, la controllò dal XIII al XIV secolo. Come altre isole limitrofe, anch'essa ebbe un ruolo importante nella guerra d'indipendenza combattuta contro gli ottomani. Vi era infatti una delle più importanti basi navali greche. Recentemente avevo letto di Spetses in "Vent'anni di Mediterraneo", un libro di Goran Schild che qui aveva lasciato a svernare la sua Daphne per un paio d'anni nei primi anni sessanta. Nel 1962 scriveva: "L'inevitabile processo di cambiamento cui anche Spetses, come il resto della Grecia, andrà incontro avrà la sua origine nel turismo". Ed in effetti qui di turisti ce ne stanno proprio tanti. Noi entriamo in porto alle 16, dopo aver superato il canale che separa Spetses dall'antistante isola privata di Spetsopoula. Già leggendo il portolano avevo capito che gli spazi per le barche da diporto non sono molti. Avvicinandoci notiamo alcune barche a vela che stazionano alla fonda e con le cime a terra nell'area limitrofa all'ingresso del porto. Vediamo un bello spazio accanto ad una di esse. Ha lo scafo blu, bandiera francese ed equipaggio italiano. Terminata la manovra ci sediamo in pozzetto in attesa di scendere a terra in serata, appena farà un po' meno caldo. Poco prima del tramonto, una dopo l'altra arrivano una serie di barche a vela e a motore che si infilano nei pochi spazi rimasti liberi. E' normale, in situazioni nelle quali lo spazio è limitato e le barche che vogliono ormeggiare sono tante, che si debba essere comprensivi sulle distanze tra una barca e l'altra. Ma questo, a mio avviso, vale per le barche da diporto e non per le imbarcazioni che, per la loro dimensione, sono catalogate come navi. Invece, proprio una di queste, un bestione lunghissimo, alto almeno 25 metri e largo altrettanto si piazza proprio davanti ad un paio di barche a vela lasciando aperto a pochi metri dalla loro prua un vero e proprio garage in cui dentro mancava solo una Ferrari. Ma, mi dico, con un "coso" simile, perchè non te ne stai alla fonda al largo e ti fai portare a terra da un paio dei tuoi dieci marinai utilizzando il gommone di 15 metri che hai come tender a bordo? Poi penso che in questo periodo dell'anno per mare è meglio adottare un atteggiamento "zen". Verso le 19 raggiungiamo la riva a nuoto con gli abiti nella nostra solita sacca stagna. Facciamo una breve passeggiata in paese, giusto il tempo per fare qualche acquisto per rifornire la cambusa. Poi ce ne torniamo a bordo. Non posso dire che Spetses non ci sia piaciuta, ma non è il genere di posto che privilegiamo. Troppo "modaiolo" per i nostri gusti. D'altra parte, sempre nel 1962, Goran Schildt, riferendosi alla "fauna" che già a quel tempo frequentava l'isola scriveva: "Quella sera invadevano la spiaggia affaristi di origine orientale, megere americane dall'acconciatura curata, dame greche composte come animali ammaestrati, artisti inglesi omosessuali e giovani dalla brutta reputazione che avrebbero fatto meglio a restare nei locali notturni che rappresentavano il loro habitat naturale.... sfiniti dalle vane bevute, dai vani discorsi e dai vani tentativi di apparire soddisfatti e affabili, approdammo alla banchina quando il mattino era già splendido".

(Giornale di bordo)

giovedì 5 luglio 2018

Astrous - Plaka Leonidio


La notte che ci era stata preannunciata come sicuramente tormentata dalle zanzare è invece trascorsa benissimo. Quantomeno, avendoci esse risparmiato dalle loro punture, non ci siamo accorti della loro presenza. Lasciamo Astrous alle 9. Vogliamo arrivare presto a Plaka Leonidio in modo da essere sicuri di trovare un buon posto in porto. Al momento della partenza notiamo che la barca ormeggiata all'inglese dei danesi non c'è più. Il fatto di essersi messi in questo modo in banchina per non lasciarla all'ancora ed incustodita per un paio di giorni, come ci avevano detto, senza peraltro che noi gli chiedessimo nulla al riguardo, molto probabilmente era tutta una scusa. Visto il disagio che hanno provocato ad un sacco di barche, mi chiedo come certa gente possa essere così meschina. La giornata è completamente senza vento e ci tocca "smotorare" per tutto il viaggio lungo costa. Questa è montuosa e selvaggia, percorsa da una strada che di tanto in tanto appare e scompare dietro alcuni avvallamenti. Limitatissima è la presenza umana, segnalata da qualche allevamento ittico nelle insenature più protette e da rari paesi. Tra questi il primo che incontriamo è Arkadikò in prossimità di Capo Dhimitrios: una serie di case colorate immerse tra le bouganville. Superiamo poi il piccolo villaggio di Krioneri e un'ora più tardi quello di Tiros, posto in una baia ed immerso nel verde, il cui nome ci ricorda l'omonima cittadina libanese. E' poi la volta di Livadi e a mezzogiorno superiamo Capo Sabateki, l'ultima punta prima di entrare nella baia che ospita il nostro porto, che non è facile individuare provenendo da nord. Appena superato il capo, sulla destra, si nota la massicciata che protegge il molo di sovrafflutto di un altro porticciolo di più recente costruzione dietro al quale sono state edificate alcune villette. Da questa posizione la baia, che ci era stata decantata da Valentina, non ci sembra nulla di eccezionale. Ma percorso meno di un miglio, il paesaggio cambia improvvisamente e totalmente. Sulla propria destra appaiono infatti delle altissime e spettacolari pareti strapiombanti sulla vallata sottostante. Queste costituiscono una cornice d'eccezione anche al piccolo porto di Plaka Leonidio nel quale ormeggiamo. Il fondale qui è profondo e diamo fondo all'ancora quasi di fronte all'antistante spiaggia in 15 metri d'acqua. Solo più tardi scopriremo che la catenaria che è riportata sul portolano al centro del porto e la cui presenza un po' mi preoccupava per il rischio che l'ancora si incagliasse in realtà non c'è. Forse in questi ultimi anni è stata rimossa. Sul molo, in piccola parte danneggiato da una tempesta invernale, ci sono solo due barche a vela di cui una salperà poco dopo. L'acqua è pulitissima e trasparente tanto che ci rinfreschiamo facendo un bagno. Un paio d'ore dopo arrivano Valentina e Sofia a bordo di Calypso. Beviamo insieme un bicchiere di vino fresco in attesa che giunga la flottiglia che si portano al seguito. La fase di ormeggio di quest'ultima offre un piccolo spettacolo. Tutti i timonieri delle tre barche sono completamente privi di iniziativa autonoma. Seguono pedissequamente e un po' spersi le precise e chiare indicazioni che Vale e Sofy impartiscono loro a gesti e a grida dalla banchina. Dopo una mezz'ora tutto si conclude nel migliore dei modi. La sera, dopo cena, chiedo a Valentina se non fosse preoccupata per come questi equipaggi potrebbero reagire trovandosi in una situazione di emergenza o nel caso dovessero affrontare vento forte, mare e cattivo tempo. Mi risponde prima implicitamente alzando gli occhi al cielo come per dire: "che Dio ce la mandi buona" e poi aggiungendo: "... però questi sono tra i peggiori che abbiamo avuto quest'anno". A proposito di cena, non posso non spendere una parola più che positiva sulla taverna di "Margherita", anch'essa suggeritaci da Vale. Pesce squisito e un'insalata di melanzane molto particolare. Il tutto gustato seduti ad un tavolo davanti al mare, in compagnia dei soliti gatti sornioni che, dopo qualche insistenza, hanno infine avuto soddisfazione. Peccato che la stanchezza ci abbia fatto rinunciare alla visita di Leonidio, il paese che dista qualche chilometro all'interno, in quanto quella sera era in programma un festival di musica jazz che si svolge annualmente in questo periodo. In definitiva, Plaka Leonidio, con la sua semplicità, è stata una vera scoperta. Quel genere di posti che ti fanno veramente amare la Grecia, non solo perchè estremamente economici (l'ottima e abbondante cena ci è costata 23 euro a testa e l'ormeggio ben 6 euro e 40 centesimi in totale), ma soprattutto per il calore e la spontaneità della sua gente. 

(Giornale di bordo)  

mercoledì 4 luglio 2018

Khaidhari - Astrous


Nelle prime ore del mattino veniamo svegliati dai guaiti dei cuccioli che ci avevano seguito il giorno precedente. Mi affaccio dal tambuccio per vedere che succede e noto che sulla riva ci sono, oltre ai cagnolini, anche un paio di pescatori con le loro canne. La cosa che stupisce, essendo a malapena le 6 del mattino, è che accanto a loro ci sono anche le rispettive mogli sedute su una sedia. "Menage" familiare alla greca! Fatta colazione, verso le 10 lasciamo, quasi contemporaneamente ai tedeschi, la baia di Khaidhari. La barca francese non c'è più già da un pezzo. C'è il sole e poco vento. Il ketch tedesco apre comunque le vele e pesante com'è rimane praticamente piantato, ma non desiste. I loro amici, invece, a motore si dirigono verso Astrous, dalla parte opposta del golfo, che sarà anche la nostra meta odierna. Ma prima di raggiungerla vogliamo passare a dare un'occhiata a Tolò, una località poche miglia più a nord. Quest'ultima è decisamente più turistica rispetto a Khaidhari. Ci sono diversi alberghi, un po' stile casermone, diverse spiagge e numerosi gommoni che scorrazzano trascinandosi dietro quelle specie di "salsicce" su cui ci si siede per farsi sbatacchiare sull'acqua. Il porto è piccolo e riservato essenzialmente alle barche da pesca locali. Ci si può ormeggiare all'inglese restando all'esterno del molo, ma credo ci sia spesso risacca provocata dal vento che si incanala tra la terraferma e l'antistante isolotto di Romvi. Percorso il su accennato canale mettiamo la prua verso Astrous e apriamo le vele in quanto nel frattempo si è alzato un venticello leggero da sud. Ci godiamo la tranquilla traversata con un mare calmo come l'olio. Poco prima delle 14, avvicinandoci alla costa, individuiamo il castello bizantino che domina il paese e poi, superato il capo, anche il porto. Alla banchina sono ormeggiate con ancora e cime a terra alcune barche. Un catamarano e una barca a vela con bandiera danese sono invece ormeggiate all'inglese e da sole occupano lo spazio per almeno sei barche. Il giovane danese a cui passiamo le nostre cime dopo aver dato fondo all'ancora ci dice che dovendo lasciare qui la barca incustodita per un paio di giorni non si fida di lasciarla all'ancora per timore che qualcuno la spedi durante una manovra. Accanto a noi c'è una barca a vela color azzurro con bandiera inglese: "Calypso". L'equipaggio è tutto femminile, composto da Valentina, romana trasferitasi a vivere a Dublino e Sofia, una ragazza inglese con lentiggini e capelli rossi. Lavorano entrambe per "Greece sailing", una compagnia di charter di stanza a Poros e precedono una flottiglia di tre barche a vela che dovrebbero giungere qui nel pomeriggio. Poco dopo, ormeggia accanto a noi un Riva 50 anch'esso con bandiera inglese. Il proprietario è greco e lo accompagna il suo cameriere filippino. Li aiuto ad ormeggiare, ma una volta sistemati, l'armatore si chiude dentro e accende il generatore che per quanto egli sostenga sia silenzioso è una gran rottura di scatole. Gli chiedo quindi gentilmente se puo' spegnerlo, vista la tranquillità del luogo e dopo un'iniziale seppur garbato battibecco alla fine acconsente. Per ringraziarlo e ricucire i rapporti di "buon vicinato" gli regalo una bottiglia di "Est, Est, Est" che avevo a bordo. Piu' tardi, pace fatta, faremo anche un po' di conversazione. Si chiama Nikolaos, è in pensione ed è originario di Atene. Ha una casa anche casa a Porto Cheli dove tiene la barca e dove ha lasciato la moglie insieme ai nipotini. Lui si è preso un "break" da tutti e per qualche giorno se ne è venuto in barca. Ci racconta anche un po' delle sue navigazioni passate. E' stato fino in Portogallo fermandosi anche a Lipari di ritorno dalle Baleari. Fa un caldo soffocante, anche perchè in porto non c'è un alito di vento. Con l'arrivo di un altro paio di barche in banchina non c'è piu' un posto libero e a causa delle due barche ormeggiate all'inglese Valentina e Sofia devono trafficare non poco per riuscire a sistemare quelli della loro flottiglia su un pontile mobile di fronte alla banchina in cemento. Altrettanto complicate le manovre di quelli che giungeranno ancora più tardi tanto che una barca a vela con bandiera ed equipaggio russi dovranno trascorrere la notte in una posizione un po' precaria per mancanza di spazio. Fa talmente caldo che in barca non si resiste. Ci spostiamo quindi in un bar che si affaccia sul porto all'ombra di alcuni alberi. Trascorriamo così tutto il pomeriggio assistendo da lontano alle manovre in porto degli ultimi arrivati. Astrous è una bella località. Ha anche una sua storia. A parte quella più antica, fu il luogo dove si tenne la seconda assemblea degli ellenici durante la guerra d'indipendenza greca e qui venne redatta la Costituzione della Grecia moderna. La sua strada principale è un'isola pedonale con dei bei negozi che si animano verso sera, quando la temperatura è meno elevata. All'ingresso del paese, con una vista sul mare, c'è anche un anfiteatro che, seppur molto meno pittoresco, ricorda il teatro greco di Taormina. Ceniamo da "Zorba", una taverna indicataci da Valentina, seduti ad un tavolo posto sotto un grande albero che rende il posto particolarmente gradevole. La cena, tutta a base di pesce, si è rivelata ottima. Il proprietario è un personaggio. Parla discretamente l'italiano. A bassa voce ci dice che lo ha imparato quando era giovane, al tempo in cui faceva contrabbando di sigarette con l'Italia alla guida di un velocissimo gommone. Valentina, che ci tiene compagnia bevendo uno "tzipouro", una specie di grappa greca, ci racconta un po' della sua vita. Recentemente si è licenziata da Facebook dove lavorava come dirigente per dedicarsi ad attività legate al mare, la sua vera passione. Ha fatto anche lo Yacht Master conseguendo il relativo brevetto e l'estate la trascorre felicemente qui in Grecia. Ci da anche alcune dritte su alcuni posti da visitare nei paraggi. Tra questi Plaka Leonidio, dove ci sposteremo domani, ma anche Kaparissi, Monemvasia e Ieraka nei quali mi riprometto di passare quando farò il giro del Peloponneso al nostro ritorno dall'oriente. L'appuntamento con lei e Sofia è per l'indomani proprio a Plaka Leonidio, prossima tappa anche della loro flottiglia.

(Giornale di bordo)

martedì 3 luglio 2018

Porto Cheli - Khaidhari



Ci svegliamo con tutta calma che la baia è ancora deserta. Mentre facciamo colazione in pozzetto arrivano prima uno, poi due, poi tre charter della stessa compagnia. Devono essere alcune delle barche che ieri avevamo visto ormeggiate davanti all'hotel stile sovietico dal quale proveniva la "boom boom music". Riconosco le bandiere che le contraddistinguono. I loro equipaggi, compresi gli skipper che si distinguono in quanto indossano una t-shirt rossa, sono tutti giovanissimi e a bordo imperversa lo stesso frastuono musicale del giorno prima. Dopo un'oretta, tra risate e schiamazzi, l'allegra compagnia se ne parte in direzione di Spetses. La stessa rotta viene seguita dalla totalità delle altre barche che escono da Porto Cheli. Noi, invece, prendiamo la direzione opposta risalendo il Golfo Argolico verso Navplion. In questo tratto di mare il numero delle imbarcazioni che incrociamo diminuisce notevolmente rispetto ai giorni precedenti. Solo un paio di barche a vela che scendono verso sud e altre due, di cui una con bandiera italiana, che attraversano il golfo da est ad ovest. Verso le 13, come ormai accade ogni giorno in questo periodo, alla calma piatta subentra un vento fresco meridionale. Montiamo il gennaker e Habibti viaggia, con la randa abbassata, a quasi 7 nodi di velocita'. Un'ora dopo abbiamo Nisos Ipsili al traverso. Tra quest'ultima e l'isolotto di Plateia incrociamo un'altra barca a vela questa volta proveniente da ovest e diretta a Khaidhari. Intanto il vento rinforza fino a 15 nodi. Al traverso del fiordo di Khaidhari, dove anche noi intendiamo trascorrere la notte, cambio mura e con un veloce traverso vi entriamo poco dopo. All'ingresso della stretta e lunga baia vi sono, sui rispettivi lati, una chiesetta bianca e i ruderi di una fortezza veneziana. Diamo fondo nell'angolo meridionale dell'insenatura accanto ad una vecchia e un po' malandata barca in legno blu con le vele in tela dalla quale ci attendiamo di vedere uscire da un momento all'altro Jack Sparrow in persona. Accanto a noi ci sono anche un ketch e un'altra barca a vela di tedeschi, quella dei francesi che avevamo incrociato poco prima e che abbiamo preceduto di poco e una decina di barche stanziali ormeggiate a dei gavitelli. La baia è separata da una retrostante laguna che si estende all'interno per alcuni chilometri da una passerella in cemento piuttosto malandata lunga una cinquantina di metri. Questa unisce anche le due rive opposte. Non volendo gonfiare il tender per scendere a terra decidiamo di raggiungere a nuoto la riva più vicina portando i nostri abiti nella sacca stagna e poi, attraversando la predetta passerella, raggiungere l'abitato. E così, dopo una decina di minuti, il tempo per prepararci, siamo sulla terraferma, poco distanti da un piccolo gozzo che un signore sta ridipingendo. Mentre ci stiamo asciugando al sole in attesa di vestirci il signore in questione a gesti e parlando in greco ci fa capire che deve allontanarsi brevemente per andare a casa a prendere dell'altra vernice e ci chiede di controllare che nessuno porti via il suo materiale. Naturalmente acconsentiamo, anche se non capiamo chi possa portargli via qualcosa visto che, a parte quattro cagnolini randagi pulciosi e spelacchiati in cerca di coccole, nei paraggi non si vede proprio nessuno. Ma la vera sorpresa, e seguente delusione, giunge nel momento in cui poco più tardi, una volta raggiunta la passerella che avrebbe dovuto permetterci di passare sull'altra sponda e raggiungere l'abitato scopriamo non solo che essa è inaccessibile a causa di un cancello chiuso con un catenaccio, ma che oltre al cancello vi sono un paio di cani che appena ci vedono cominciano a ringhiare. Inoltre, seduto accanto ai cani c'è un tipo dall'aria dimessa e poco socievole, che soprannomineremo "Caronte" che, pur avendo capito la nostra intenzione di raggiungere l'altra riva, non fa la minima mossa né per fare tacere i cani né per venirci ad aprire il cancello di cui immagino abbia le chiavi. La nostra missione fallisce pertanto miseramente. Giusto per non tornare subito sulla barca facciamo due passi fino ad una non lontana chiesetta, l'unica cosa che c'è su questa riva desolata, sempre seguiti dai cuccioli scodinzolanti. Tornati a nuoto su Habibti, lo scorno finale lo riceviamo quando vediamo che "Caronte" si alza dalla sedia, attraversa lentamente la passerella, raggiunge il cancello che ci aveva respinto, lo apre senza una ragione evidente, poco dopo lo richiude e ritornando su i suoi passi torna a sedersi sulla sua sedia. A questo punto, confesso,  ho pensato: "Ma che gli venga .....!!!". In ogni caso, nonostante la nostra missione impossibile, la giornata è stata piacevole, sia per la bella navigazione che per il fatto che questa parte del Golfo Argolico non è molto frequentata, nemmeno in questa stagione. Oggi le miglia percorse, quasi tutte a vela, sono state circa una ventina.

(Giornale di bordo)

lunedì 2 luglio 2018

Idra - Porto Cheli



La notte in rada è trascorsa tranquilla. Il vento che ieri soffiava da sud nella notte è girato da est e stamattina varia dai 6 agli 8 nodi di intensità. Lasciamo Mandraki alle 10 salutando la coppia di austriaci che ieri, considerato come si stavano mettendo le cose, ho aiutato ad ormeggiare portando le loro due cime a terra. Procediamo lungo la costa settentrionale di Idra a motore. Prima affacciandoci brevemente al porto e poi lambendo le spiaggie di Kamini, dove c'è anche un porticciolo per piccole barche da pesca, Vlychos e Palamidas. Poco prima di raggiungere l'isolotto di Petasi superiamo a breve distanza un bellissimo Sangermani con bandiera austriaca e con a bordo una distinta coppia perfettamente a tono con l'eleganza della barca. Ci salutiamo e non posso fare a meno di fare ad entrambi i complimenti. Sulla nostra destra, a poche miglia di distanza, ammiriamo lo scosceso versante meridionale di Dhokos, un'isola nella quale vorremmo fermarci sulla via del ritorno. Poco a sud di Petasi, invece, un isolotto vicino ad Idra, costeggiamo un paio di baie adatte all'ancoraggio. Entrambe sono occupate da alcune barche alla fonda. In quella più ad ovest un enorme yacht a motore con tre ponti la occupa totalmente deturpando il paesaggio bucolico che lo circonda. Un altro yacht più o meno delle stesse dimensioni lo troviamo nella baia successiva, appena superato il capo occidentale di Idra. Quest'ultimo ha addirittura lo scafo che cambia di colore a seconda dell'illuminazione che riceve dai raggi solari. Ci interroghiamo sul senso di vivere il mare a bordo di questi alberghi galleggianti dai costi spropositati e spesso anche dalle forme sempre meno armoniche. Probabilmente per chi ne dispone il mare è un semplice elemento di contorno ad uno stile di vita che resta sempre lo stesso, ovunque si trovi. Personalmente non ho niente contro questo approccio. Ognuno è libero di vivere come meglio crede finchè c'è il rispetto per l'altro. Semplicemente tale impostazione non mi appartiene e non certo solo per il, non trascurabile, aspetto economico. Con la nostra piccola Habibti proseguiamo lasciando al traverso il desolato isolotto di Alexandros fino alla baia di Ay Nikolaos, dove c'è una spiaggia con alcuni ombrelloni e un andirivieni di taxi-boat che portano i bagnanti direttamente dal porto di Idra. La restante parte meridionale dell'isola, invece, presenta coste scoscese e fondali profondi quindi non adatti ad una sosta con la barca. Terminata la fase di "scoperta" di questi luoghi rivolgiamo la prua verso est in direzione degli isolotti di Platonisi e Trikeri che lasciamo entrambi a dritta in modo da poter poi proseguire a vela in direzione dello stretto che separa Spetses dalla terraferma. Nel frattempo, infatti, si è alzato un vento sui 12 nodi da sud che ci consente di navigare a vela con l'ausilio del code 0. Procediamo così fino all'ingresso dell'ampia baia a forma di anfiteatro di Porto Cheli superando, con mia segreta soddisfazione, un Beneteau 51 che viaggiava nella stessa direzione. Porto Cheli è una baia molto protetta che in passato era destinata a diventare una base della NATO. Per questo era stato costruito nelle sue vicinanze anche un aeroporto. Poi il progetto naufragò. Ora è diventata luogo di vacanza per molti ateniesi che hanno le loro ville sul tratto di costa antistante Idra. Inoltre è "port d'attache" per molte compagnie di charter. Noi ormeggiamo sulla punta della banchina. La posizione non è il massimo della comodità in quanto c'è un po' di risacca, ma secondo le previsioni il vento nella notte dovrebbe calmarsi e quindi la situazione migliorare. Fa molto caldo e ci rifugiamo all'ombra della veranda di un bar che si affaccia sulla baia. Sono solo le 15.30 ma dall'altro lato della baia, in corrispondenza di un albergo stile realismo socialista con ormeggiate di fronte una decina di charter riconoscibili dalle multicolori bandiere al vento, proviene una fastidiosa "boom boom music" che si sente fino in paese. All'inizio abbozziamo, poi poichè il rumore continua invariato e probabilmente così resterà fino a notte inoltrata, dopo aver fatto un po' di cambusa e riempito da un camion cisterna il serbatoio dell'acqua, ci spostiamo in una delle piccole insenature che avevamo notato all'ingresso del canale che conduce a Porto Cheli. Allontanandoci il rumore sparisce e il tramonto spettacolare a cui assistiamo ci rimette nuovamente in pace con il mondo. Dall'insenatura vediamo le luci di una villa alle nostre spalle e le fiaccole intorno alla sua piscina. Non capiamo se si tratta di un'abitazione privata, di un ristorante o di un albergo. Al suo pontile privato è ormeggiato un motoscafo che funge da navetta con il limitrofo paese. Fa avanti e indietro, in modo molto discreto, un paio di volte. Noi, intanto, ci godiamo la serata in pozzetto ascoltando uno dei nostri dischi preferiti: "Rebetiko Gymnastas" di Vinicio Capossela. Altro che la "boom boom music" che ci ha tormentato per tutto il pomeriggio! Le miglia, oggi, sono state poco più di una ventina.

(Giornale di bordo)

domenica 1 luglio 2018

Poros - Idra


Poros è un paese arroccato su una piccola collina. Visto dal mare prevale il colore bianco degli edifici. Dalla sua sommità, invece, è il rosso delle tegole dei tetti ad avere il sopravvento. Sul lungomare, alle spalle delle barche che sono ormeggiate senza soluzione di continuità sulla lunga banchina, da quelle dei pescatori, alle barche a vela, agli yachts a motore, ci sono gli esercizi commerciali. Negozi, ristoranti, bar, anch'essi gli uni accanto agli altri. Essendo in piena stagione turistica, la maggior parte delle persone che circolano in paese sono stranieri. Da un lato è piacevole vedere tutto questo movimento, dall'altro, un po' egoisticamente, la Grecia che preferisco è un'altra, quella che si vive "fuori stagione". Più tranquilla, intima, genuina. Ed e' anche per questo motivo che in questo periodo abbiamo deciso di prenderci solo qualche giorno di vacanza. Giusto il necessario per recuperare un po' di normalità dopo due mesi di vita a Kabul. L'idea, infatti, è di approfittare di un periodo più lungo fra qualche mese, quando anche il mare dovrebbe essere meno affollato. In ogni caso, Poros ci piace. Uno stretto canale, poco profondo e ben ridossato dai venti divide l'isola e l'omonimo paese dalla terraferma dove si trova l'abitato di Galatas. Prima che il sole scaldi troppo l'aria, ne approfittiamo per aggirarci tra i vicoli, salendo per ripide stradine e gradinate fino alla sommità della collina dove si trova un campanile con accanto un'enorme bandiera greca. Non mancano i soliti gatti che troviamo un po' dovunque. Facciamo anche qualche piccolo acquisto in un negozio di oggettistica: un originale gallo in ceramica per arricchire la collezione di mia madre e una piccola barchetta a vela in vetro per incrementare la mia. La giornata mano mano diventa sempre più calda. I colori sono vivaci e il blu intenso del cielo sembra metterli ancora più in risalto. In tarda mattinata la maggior parte delle barche lasciano l'ormeggio, tutte dirette verso sud. Con calma le seguiamo anche noi. Percorriamo a bassa velocità ed in prossimità della banchina lo stretto canale. Verso Galatas i fondali sono molto bassi e sembra che non sia raro che qualche barca a vela con un equipaggio un po' distratto vi si insabbi. Il numero delle barche da charter è veramente impressionante. Le riconosci da lontano dalle bandiere di tutti i colori che hanno issate a bordo. E' come vedere navigare una lunga serie di bandiere da preghiera tibetane, invece queste indicano le società di charter di appartenenza e, spesso, la nazionalità dei membri dell'equipaggio. Solitamente si spostano in flottiglia e quando te le vedi arrivare contro in gruppo, sembrano pronte all'arrembaggio. C'è poco vento e ci muoviamo a motore. Nello stretto passaggio tra i due isolotti ad ovest di Capo Skyli, Spatzi e Kelivini, un idiota con un enorme yacht a motore con bandiera inglese passa a tutta velocità sollevando delle onde enormi e obbligando le barche a vela che stavano attraversando il passaggio, compresi noi, a manovrare per evitare di essere investite dall'acqua o, peggio, che qualcuno a bordo cada in mare. La nostra meta, oggi, è la limitrofa isola di Idra che dista circa una quindicina di miglia. La sua attrazione principale è costituita dall'omonimo paese, l'unico centro abitato, con le sue case costruite nel XIX secolo quando l'isola era la residenza di numerose famiglie di armatori. Oggi, a parte le orde di turisti nel periodo estivo, è la meta preferita di facoltosi ateniesi che hanno le loro case nella parte alta dell'abitato. L'isola è anche ricca di storia. Non solo perchè la sua flotta svolse un ruolo di primo piano contro quella ottomana durante la guerra di indipendenza greca, ma anche perchè si contende con la vicina Spetses, di aver dato i natali ad una famosa eroina di quel periodo, Laskarina Baboulina, anche conosciuta con il soprannome di Kapetanissa, la "capitana", avendo ella stessa comandato con successo un naviglio contro i turchi. Più recentemente Idra è diventata famosa in quanto negli anni '60 vi fu girato un film, "Il ragazzo sul delfino" con protagonista Sofia Loren. Negli anni '70, poi, erano soliti trascorrervi le vacanze noti artisti, tra cui Leonard Cohen. Massimiliano, incontrato qualche mese fa a Galaxidhi mi aveva sconsigliato di trascorrere la notte in porto in questo periodo. Troppe barche e troppo elevato il rischio che le catene delle ancore si ingarbuglino tra loro. Ed è per questo motivo che ho puntato direttamente verso la piccola baia di Mandraki, a circa un miglio ad est del paese. Qui abbiamo dato fondo nella sua parte orientale portando due cime a terra che ho fissato ad un grosso anello in ferro trovato su un blocco di cemento semi sommerso e al fusto di un piccolo cannone da marina arrugginito. Nel pomeriggio, gradualmente, la baia si è affollata e per due volte sono dovuto intervenire al fine di evitare che altrettante barche a vela, che intendevano ormeggiare accanto ad Habibti portando anche loro le cime a terra, ci scadessero addosso a causa del vento ma soprattutto dell'imbranaggine dei loro equipaggi. La sera, quando l'andirivieni si è finalmente calmato, con un taxi-boat che ci è venuto a prendere siamo scesi in paese. Effettivamente l'abitato è molto bello, con i suoi colori pastello al tramonto, le case perfettamente restaurate, il porfido lucido e consumato, la totale assenza di auto sostituite dagli asini che percorrono le sue stradine. Nel complesso, l'ambiente è forse un po' troppo sofisticato, ma certamente curato con gusto. Dopo una passeggiata e aver acquistato due simpatici quadretti su legno che appenderemo nella nostra cabina, abbiamo cenato a lume di candela sulla panoramica terrazza di un ristorante sul mare la cui cucina si è rivelata particolarmente raffinata. Nikos, il pilota-autista del nostro taxi-boat ci ha riaccompagnato in barca che era quasi mezzanotte. Una serata forse un po' troppo "modaiola" per le nostre abitudini, ma sicuramente da ricordare.

(Giornale di bordo)

sabato 30 giugno 2018

Olympic Marina - Poros



"Meteo Greece" riporta per la giornata vento forza 4 da nord-ovest in mattinata e poi da sud-ovest nel pomeriggio. Volendo spostarci a Poros dovremmo anche trovare un po' d'onda residua al traverso nel Golfo di Saronico. Fatta una rapida colazione ci prepariamo a salpare. Mentre sistemiamo le ultime cose, sul pontile conosciamo Giorgio, armatore dell'Island Packet 43 ormeggiato quasi dirimpetto a noi. Vive a Zurigo e ci dice che purtroppo nell'ultimo periodo la barca la usa molto poco. Ha due bimbi piccoli e quest'anno non è riuscito a spingersi oltre la vicina baia di Capo Sounio. "Meglio di niente", ci dice, non proprio del tutto convinto. Lo incoraggio facendogli presente che i figli crescono più rapidamente di quanto ci possiamo immaginare. Dico questo con in mente alcune foto che ho rivisto recentemente delle mie figlie Andreina ed Annie. Erano piccole, sedute nella dinette di Nausicaa, la mia precedente barca, ai tempi in cui la tenevo a Beirut. Ora sono ventenni e più alte di me. Salutato Giorgio, che sparisce a recuperare moglie e figliolanza, ci avviamo verso il distributore del carburante per fare il pieno di gasolio. Il livello è a circa metà, il che significa che ci dovrebbero ancora essere tra i 130 e i 140 litri di carburante, ma è mia abitudine cercare di tenere il serbatoio il più possibile sempre pieno. Meno sbatacchiamenti in caso di mare formato e quindi minor possibilità che circolino eventuali residui che potrebbero intasare il prefiltro. Uso regolarmente l'Ecobact e il Fastoil, ma la prudenza non è mai troppa. Non mi sono sbagliato di troppo: infatti aggiunti altri 120 litri il serbatoio è nuovamente pieno. Informiamo con il VHF il personale del Marina che staremo fuori qualche giorno e usciamo finalmente in mare. Procedendo a motore superiamo Capo Sounio e poi l'isolotto di Patroklos che lasciamo sulla dritta. Poi, entrati nel Golfo di Saronico, troviamo il vento, tra i 20 e i 25 nodi. Navigare nuovamente a vela è una goduria. Sul plotter metto il cursore sul capo meridionale dell'isola di Poros. Dopo poco mi accorgo però che mantenendo la rotta indicatami dal cartografico, la prua di Habibti punta invece a nord dell'isola. La rotta differisce di circa una ventina di gradi da quella riportata sullo strumento dell'autopilota. Li' per lì penso ai soliti inconvenienti connessi all'elettronica di bordo o alla deviazione provocata da qualche cavo sottomarino, poi, approfondendo, mi accorgo che il plotter mi indica la rotta magnetica mentre l'autopilota segue quella vera. Risetto il plotter e tutto torna a posto. Nel frattempo, come previsto, il vento ha girato da SW e procedendo di bolina stretta arrivo nel piccolo Golfo di Methenon, a nord di Poros, dove entriamo verso le 17,30 lasciando l'isolotto di Platia a dritta. Nel golfo, ridossato dai venti meridionali, siamo costretti ad accendere il motore e un'ora più tardi, dopo aver costeggiato una serie di baie buone per l'ancoraggio, ci ormeggiamo sulla punta del pontile settentrionale di Poros. Ci dobbiamo un po' arrangiare per legare le cime a terra in quanto le bitte sono tutte divelte, ma troviamo comunque una buona soluzione alternativa. Il posto risulta tranquillo nonostante il passaggio circa ogni ora del traghetto che unisce Poros all'antistante paese di Galatas. Il traghetto in questo tratto procede pianissimo e quindi evita di creare un'onda che potrebbe rivelarsi fastidiosa per le barche ormeggiate. Ceniamo a bordo e posticipiamo a domani la visita del paese. Le miglia percorse oggi sono state circa 35.

(Giornale di bordo) 

venerdì 29 giugno 2018

Lavrion



Dopo il solito viaggio di oltre 15 ore, ieri sera tardi siamo arrivati all'Olympic Marina. Iannis, il nostro autista di fiducia, è venuto a prenderci all'aeroporto di Atene. Rivedere il suo taxi giallo già ci fa sentire in vacanza. Siamo stanchi e pallidi, "color aspirina", come dice Tania. Le ultime settimane a Kabul sono state impegnative ed abbiamo bisogno di riposo. Forse la barca a vela non è il modo migliore per godersi il dolce far niente, ma so già che una volta recuperato il piede marino i tempi della vacanza finiranno per risultare dilatati rispetto allo stesso periodo trascorso a terra. La zattera di salvataggio che ho fatto revisionare è stata messa nuovamente al suo posto. Ed è già un buon inizio. Per lasciare libero il grande gavone di poppa avevo spostato in "dinette" la maggior parte del suo abituale contenuto, comprese vele, cime e scotte varie. Pertanto, all'interno, Habibti risulta un po' sottosopra, ma a quest'ora è troppo tardi per mettersi a far ordine. Ci limitiamo a stendere un lenzuolo sui materassi della cabina di prua e ad infilarci nei leggeri sacchi a pelo che tengo sempre a portata di mano. Ci addormentiamo immediatamente e facciamo una tirata fino al mattino seguente. Svegliarsi in barca è sempre una bella sensazione. Avendo tutta la giornata a disposizione decidiamo di prendercela comoda. Per prima cosa facciamo colazione al bar del Marina. La cameriera, molto gentile, è italiana, anche se parla fluentemente il greco. Ci porta due toast, due spremute d'arancia, un caffè ed un cappuccino per la modica cifra di... 20 euro. Alla faccia dei prezzi economici che solitamente si trovano in Grecia!! Ciò mi conferma che i servizi che ti offre l'Olympic Marina sono decisamente più cari rispetto alla media locale. Da domani, fatta la spesa, la colazione la faremo sicuramente in barca. Alle 9, puntuale, arriva un inserviente della lavanderia di George con la biancheria lavata e stirata. Prezzo modico e gran comodità. Poi, messa in ordine Habibti, ci facciamo accompagnare da Iannis a ricaricare la scheda del cellulare greco, utile soprattutto per controllare le previsioni meteo, e poi agli Uffici dell'Autorità portuale per rinnovare il DEKPA, il documento che ti consente la navigazione nelle acque greche e che spesso ti viene richiesto di mostrare. In realtà scadrebbe il 16 settembre, ma non avendo la certezza di riuscire a ritornare in Grecia per quella data preferisco portarmi avanti ed essere tranquillo per un altro anno. Tanto più che il rinnovo, se lo si fa per tempo, è gratuito, mentre invece se si lasciasse scadere il documento occorrerebbe pagare per rifarlo nuovo. Poichè si è fatta abbondantemente l'ora di pranzo, ci spostiamo da "Limani", la nostra taverna preferita, dove ritroviamo Elias, il cameriere ultra simpatico ed efficiente e, seduto al suo solito tavolo accanto all'ingresso del locale, il signor Andropoulos, il proprietario, con il suo pizzetto bianco e la sua aria solo apparentemente distratta. Come sempre, la maggior parte dei tavoli è occupata. C'è sì qualche turista, ma la maggioranza degli avventori sono greci. Il che depone sempre bene. Fa molto caldo e non c'è una bava di vento. Noi ci sediamo ad un tavolo sotto una grande pala di un ventilatore posto sul soffitto e ci gustiamo in tutta tranquillità il buon pranzo. Lasciamo così trascorrere le ore più calde della giornata in compagnia, anche, di un sottofondo di melodie greche che accrescono il nostro buon umore. Al momento del conto, paghiamo per un ottimo pranzo tutto a base di pesce l'equivalente di quanto avremmo pagato in Italia per due pizze ed un paio di birre. "Limani", anche sotto questo profilo, si conferma una tappa da non perdere se si fosse di passaggio a Lavrion. Verso le 17 facciamo due passi in paese e dopo qualche piccolo acquisto è la volta della spesa al supermercato. Ritornati in barca, che è quasi l'ora del tramonto, do una bella lavata al ponte di Habibti rimettendo al loro posto tutte le scotte che regolarmente tolgo ogni qualvolta la lasciamo ormeggiata per un periodo più o meno lungo. Sistemo anche uno dei tubolari del tendalino che era uscito dalla sua sede, allentando e poi stringendo nuovamente i vari perni che lo fissano al pulpito di poppa. Dopo un paio d'ore di lavoro, Habibti è nuovamente pronta a salpare.

(Giornale di bordo)

giovedì 28 giugno 2018

Nord



Si dirada la nebbia. Molli gli ormeggi. Ti stacchi e percorri il South Channel, superi il Rocky Neck, Ten Pound Island. Passi il Niles Pond dove pattinavo da bambino. Dai fiato al corno da nebbia e mandi un saluto al figlio del guardiano del faro di Tatcher Island. Poi compaiono gli uccelli: i monellacci, le anatre spose, i gabbiani reali. Il sole ti scalda, viri a Nord. Ti metti a dodici nodi - sei a pieni giri. Gli uomini sono indaffarati e tu sei al timone e hai il comando di una meravigliosa barca da spada. C'e' qualcosa di meglio al mondo?

(Bill Tine, La tempesta perfetta)

martedì 26 giugno 2018

Ragnar Lothbrok


E' giusto navigare con la speranza e con il coraggio, ma e' ancora meglio navigare con la conoscenza.

(Ragnar Lothbrok, Vikings)

domenica 24 giugno 2018

Sfide sul mare



Non posso fare piovere! Posso sfruttare il vento, ma non sono il suo artefice!

(Capitano Jack Aubrey, Master and Commander)

giovedì 21 giugno 2018

Daphne


Ben piu' rapidi di Ulisse, che con la sua flotta aveva impiegato diciassette giorni, in soli quattro noi avevamo attraversato il mare aperto fino a scorgere, come lui, la roccia coperta da foreste, che come uno scudo sovrasta il vasto mare azzurro. L'incontro con la Grecia al sorgere del sole, la vista delle coste rocciose che finora avevamo conosciuto solo nei libri, l'approdo nell'isola cara ad Apollo della nostra Daphne, giunta fin li' dalle baie boscose della Finlandia e dai fiordi svedesi, ci emozionammo al punto di non riuscire a trattenere le lacrime.

(Goran Schildt, Vent'anni di Mediterraneo)

giovedì 14 giugno 2018

Gli "Allegri Compari"


Verso la punta a sud ovest di Aros, questi scogli sono molto numerosi, e di dimensioni nettamente piu' grandi. In verita', essi possono diventare di proporzioni realmente mostruose ancora piu' al largo, dove sono sparsi lungo almeno dieci miglia di mare aperto, proprio come se fossero case dislocate nella campagna. Alcune volte raggiungono i trenta piedi al di sopra dei flutti, in altri casi restano sotto la superficie dell'acqua, diventando ancora piu' pericolosi per le navi di passaggio, tanto che, durante una giornata di bel tempo e con il vento proveniente da ponente, dalla cima di Aros ero riuscito a contare, tra le grandi onde lunghe che s'infrangevano bianche e potenti, almeno quarantasei banchi sommersi. Il pericolo maggiore, pero', e' proprio sottocosta, dove la corrente scorre rapida come le pale di un mulino, producendo una lunga barriera di frangenti - la chiamano roost - giusto all'estremita' della terra. Mi e' capitato spesso di spingermi fino a quel punto in un momento di calma piatta, con la marea in calo. Mi sono reso conto che si tratta di un luogo decisamente particolare, perche' li' dentro il mare vortica e si arruffa ribollendo come i calderoni di un linn*, e qui e la' sente il lieve borbottio saltellante di un suono, come se il roost volesse parlottare tra se'. Ma quando la marea inizia nuovamente a montare, rapida, e soprattutto con il cattivo tempo, nessun essere vivente potrebbe avvicinarsi con una barca a meno di mezzo miglio da li', ne' alcun guscio galleggiante potrebbe manovrare o sopravvivere in un luogo simile. In quel momento, si puo' udire un frastuono anche da sei miglia di distanza. La furia maggiore si avverte proprio dove il mare finisce, ed esattamente in quel punto questi grandi frangenti danzano tutti insieme - e si potrebbe definirla una danza di morte. Per questo motivo, da quelle parti, gli hanno messo il nome di Allegri Compari.

* Termine scozzese che indica le pozze d'acqua che si formano ai piedi delle cascate o delle rapide di un fiume.

(Robert Louis Stevenson, Gli Allegri Compari)

sabato 9 giugno 2018

Degli incontri


Negli anni che abbiamo passato in mare abbiamo conosciuto centinaia di uomini e donne degni di essere ricordati. La maggior parte non li rivedremo mai più. Ma il ricordo dei momenti intensi, pieni di calore umano e di simpatia che abbiamo passato insieme mai nessuno ce lo potrà togliere. Cosa avevamo in comune? Probabilmente un sogno, il sogno di poter navigare in tutta libertà e conoscere una natura e degli esseri umani che rendono assurda la domanda sul senso della vita. Si incontra dunque molta gente quando si va per mare abbastanza a lungo e abbastanza lontano. La cosa potrebbe sembrare strana. Perché si dovrebbero conoscere più persone, e più intimamente, solo perché si fa vela in paesi stranieri? La spiegazione è evidente, anche se duplice. La maggior parte di chi va per mare cerca esperienze nuove e diverse, anche da condividere. Per piacere o per interesse, si è disponibili a contatti più facili e più spontanei. Il che provoca negli altri una reazione analoga di apertura e di disponibilità. Ed ecco creato un circolo virtuoso. È invece molto più difficile, purtroppo, conoscere i velisti nel loro porto di appartenenza che sia Limnhamn, Dragor, Kinsale, Treguier o Vilagarcia. Ci si scambia qualche parola di cortesia e finisce lì. Ma un navigatore che arriva da lontano e compare nel porto di casa non dovrebbe essere la persona più interessante da invitare nella propria cabina stazionaria? Cosa succede nel mondo? Dove sei nato? Come vanno le cose nei luoghi che hai visitato? Hai incontrato persone indimenticabili? Cosa hai imparato su di te, sulla vita? Sei stato felice? Sei riuscito a sopravvivere senza crostini e caviale? Vale la pena di andare così lontano? C'era proprio bisogno di andare fino ai Caraibi? Sono davvero meglio di un giorno di fine autunno all'ancora al limite estremo dell'arcipelago del Bohuslan, senza un'anima viva? Ma no, domande come queste si sentono di rado. La curiosità verso il diverso e lo straniero sembra restare ben nascosta in fondo alla maggior parte dei velisti che non si allontanano dal loro porto. Se si vogliono incontrare esseri umani, a giudicare dalla mia esperienza, bisogna andarli a cercare tra chi è in viaggio. E tra le eccezioni, naturalmente, come sempre.


(Bjorn Larsson, La saggezza del mare)