CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







mercoledì 30 agosto 2017

Vibo Marina - Stromboli


Pagato il Marina e fatto il pieno di gasolio eccoci nuovamente in mare. Direzione: isole Eolie. Prima tappa: Stromboli. Il vento non ci è favorevole e considerato che le miglia da percorrere sono 42 decidiamo di procedere a motore. C'è il sole, fa caldo e il mare è un olio. Lasciamo al traverso Tropea alle 13.25. Per mare non c'è nessuno. Man mano che ci avviciniamo Stromboli comincia a prendere forma. Se chiedessero ad un bambino di disegnare un vulcano sono certo che lo riprodurrebbe come l'immagine che abbiamo davanti agli occhi: un cono perfetto, con una nuvoletta di fumo che esce dalla sua sommità. Gettiamo l'ancora davanti alla spiaggia di sabbia nera di Fico Grande. Ci sono un paio di altre barche a vela alla fonda. A nuoto, con Elena,  raggiungiamo la riva. Chiedo informazioni su un presunto campo boe che non riesco a capire se esista o meno. Al telefono le persone contattate mi avevano dato risposta negativa, ma da una persona del posto ricevo un nome e un numero telefonico. Chiamo e mi si dice che alcune boe "illegali" ci sono. Domani mattina ci trasferiremo  su una di esse in modo da poter lasciare la barca tranquilli mentre saliremo su "Iddu", il nome che qui danno al vulcano. Mi chiedo il motivo per il quale chi di competenza non consenta a Stromboli l'installazione di un campo boe così come esiste in altre isole limitrofe. Misteri all'italiana sui quali non mi va di indagare. La sera la trascorriamo a bordo addormentandoci subito dopo cena. Nemmeno la musica proveniente da un bar sulla spiaggia riesce a disturbare il nostro sonno.

(Giornale di bordo)

martedì 29 agosto 2017

Vibo Marina


Dopo una sosta per una notte ad Istanbul e una giornata trascorsa in montagna, l'idea di ritrovarci su Habibti e riprendere il mare fa sì che la sveglia messa alle 4 del mattino non sia un vero problema. Percorriamo i 100 chilometri che separano Cesana dall'aeroporto di Torino con la Panda noleggiata e alle 6 ci incontriamo, come convenuto, con Marco ed Elena che trascorreranno con noi una decina di giorni. La corsa contro il tempo per recuperare la valigia all'aeroporto di Fiumicino per imbarcarla su quello diretto a Lamezia Terme ci ricorda quella analoga effettuata a luglio per non perdere i voli per Istanbul e Kabul. A Lamezia atterriamo puntuali alle 12.30. Prendiamo un taxi e raggiungiamo Vibo Marina dove ritroviamo Habibti perfettamente ormeggiata e pulita. Ugo, a cui avevo chiesto di lavarla prima del nostro arrivo, ha fatto un ottimo lavoro. Tranne che, una volta entrato in barca, mi accorgo che uno dei divani ha un ampio alone di colore marrone. Non so se l'oblo' non fosse stato chiuso bene o che altro, ma sta di fatto che è filtrata dell'acqua, il legno ha stinto e il tessuto del divano beige è tutto sporco. Un vero peccato anche perché i divani sono solo parzialmente sfoderabili. A Vibo la "siesta" finisce alle cinque del pomeriggio ed è a partire da quest'ora che cerco di risolvere il problema. Una tintoria mi da un responso poco incoraggiante. Decido quindi di utilizzare una schiuma a base di ammoniaca. Il risultato si rivela soddisfacente. Il resto del pomeriggio è trascorso a fare cambusa e preparare Habibti per la navigazione dei prossimi giorni. Ceniamo da "Sapori di mare", un ristorante un po' decentrato e frequentato da gente del posto con una cucina familiare più che apprezzabile. Dopo cena ci trasciniamo con fatica fino alla barca percorrendo il lungomare di Vibo, con un'ultima sosta gelato che ha completato degnamente la lunga giornata.

(Giornale di bordo)

venerdì 25 agosto 2017

Aggettivi



Le onde vengono contrassegnate con degli aggettivi (più spesso che con sostantivi), che sono solitamente di tipo descrittivo: si dice che sono regolari o irregolari, longitudinali, trasversali o incrociate, le une sono riferite all'alta, le altre alla bassa marea, e ancora ci sono quelle di superficie, quelle di profondità, poi vengono quelle solitarie, le frequenti, le casuali, le cullanti, le cicliche.

(Predrag Matvejevic, Breviario mediterraneo)

martedì 22 agosto 2017

Incontri perduti


L'incontro con un faro in assenza di navigazione satellitare ha del miracoloso. Tu lo cerchi, lo chiami, sai che lui ti aspetta, poi ne vedi l'alone, e solo dopo parecchi minuti ti appare il punto luminoso, con la sua precisa frequenza intermittente. Il colore lo distingui dopo, quando sei più vicino, e allora esulti, gli dici: eccoti ti ho trovato! È un rapporto di complicità, un legame di amicizia profonda. Oggi il Gps ha tout casse', ha completamente falsato la nostra percezione della natura, ha atrofizzato una sensibilità accumulata in secoli e secoli di navigazione. In definitiva, ha riempito il mare di cretini. 

(Dominique Le Brun, Pensieri)

lunedì 21 agosto 2017

Egeo


L'Egeo era una costellazione di nebulose a filo di mare.

(Paolo Rumiz, Il ciclope)

domenica 20 agosto 2017

Introspezione


Soffia un Levantazzo umido e infame, una specie di lamento, fa migrare anime morte e ti spinge nelle caverne inesplorate di te stesso. Qui sei un miserabile nulla davanti all'immensita' della natura. Non è come il Grecale, o il vento di Borea, che ti esalta, lava l'anima e pulisce i pensieri. O come il Maestro, che ti fa veleggiare con un andante maestoso.

(Paolo Rumiz, Il ciclope)

venerdì 18 agosto 2017

Un mare dai molti nomi


Noto in inglese e nelle lingue romanze come il mare "tra le terre", il Mediterraneo ha avuto ed ha molti nomi : "Mare nostro" (Mare nostrum) per i romani, "Mar Bianco" (Akdeniz) per i turchi, "Grande Mare" (Yam gadol) per gli ebrei, "Mare di mezzo" (Mittelmeer) per i tedeschi e, probabilmente, "Grande Verde" per gli antichi egiziani. Gli scrittori moderni hanno arricchito questo patrimonio onomastico coniando nuove espressioni, come "Mare interno", "Mar cinto", "Mare amico" o il "Mare della fede" di varie religioni, il "Mare amaro" della seconda guerra mondiale,  il "Mare corruttore" di innumerevoli microsistemi trasformati dalle relazioni con questo o quel vicino, cui hanno attinto ciò di cui erano privi e cui hanno offerto il loro surplus. E ancora, il "Continente liquido", che come un vero e proprio continente racchiude molti popoli, molte culture e molte economie all'interno di uno spazio dai confini ben precisi.

(David Abulafia, Il grande mare)

mercoledì 16 agosto 2017

Southern Cross


Got out of town on a boat goin' to Southern islands
Sailing a reach before a followin' sea
She was makin' for the trades on the outside
And the downhill run to Papeeete
Off the wind on this heading lie the Marquesasa
We got 80 feet of the waterline nicely making way
In a noisy bar in Avalon I tried to call you
But on a midnight watch I realized why twice you ran away
Think about
Think about how many times I have fallen
Spirits are using me, larger voices callin'
What heaven brought you and me cannot be forgotten
I have been around the world
Lookin' for the woman girl
Who knows love can endure
And you know it will
When you see the Southern Cross for the first time
You understand now why you came this way
'Cause the truth you might be runnin' from is so small
But it's as big as the promise, the promise of a comin' day
So I'm sailing for tomorrow, my dreams are a-dyin'
And my love is an anchor tied to you, tied with a silver chain
I have mu ship and all her flags are a-flyin'
She is all that I have left, and music is her name
Think about
Think about how many times I have fallen
Spirits are using me, larger voices callin'
What heaven brought you and me cannot be forgotten
I have been around the world
Lookin' for the woman girl
Who knows love can endure
And you know it will
And you know it will
So we cheatted and we lied and we tasted
And we never failed to fail, it was the easiest thing to do
You will survive being bested
Somebody fine will come along, make me forget about loving you
And the Southern Cross

(Crosby, Still & Nash, Southern Cross)

giovedì 3 agosto 2017

Noi naviganti



Noi naviganti
eravamo lune ed ancore
poi verso sera
andavamo in giro a vendere mare 
... era soltanto uno specchio! 

(Eduardo De Crescenzo, Naviganti)

mercoledì 2 agosto 2017

Mar grigio



Io guardo estasiato tal mare
immobile mare uguale.
Non onda,
non soffio che l'acqua ne increspi,
non aura vi spira.
Di sopra lo copre un ciel grigio
bassissimo, intenso, perenne.
Non nave, non vela, non ala,
soltanto egli sembra
un'immensa lamiera d'argento brunastro.
Su desso
velato si mostra ogni astro.
Il sole si mette una benda di luttoll,
la luna un vel grigio,
le innumeri stelle lo guardano
tenendo un pochino socchiuso
il lor occhio vivace.
Io guardo estasiato tal mare.
Ma quale fu l'acqua ad empirlo?
Dai monti ruino'?
Sgorgo' dalla terra?
Dal cielo vi cadde?
O cadde piuttosto dagli occhi del mondo?
Mar grigio,
siccome una lastra d'argento brunastro,
immobile e solo,
uguale,
ti guardo estasiato.
Ma c'e' questo mare? Ma c'e'?
Sicuro che c'e'!
Io solo lo vedo,
io solo mi posso indugiare a guardarlo,
tessuto ho la vela io stesso:
la prima a solcarlo.

(Aldo Palazzeschi, Mar grigio)

martedì 1 agosto 2017

Alba sul mare


L'immensa distesa del mar
scintilla di mille color:
e' l'alba che torna a portar
il saluto alla vita e all'amor...
E mentre la volta del ciel
s'ammanta d'un candidi vel,
l'onda placida lieve mormora
la piu' bella canzone del mar.
L'alba sul mar
lieta ritorna e s'imporpora,
e il marinar
canta con voce nostalgica...
Fra cielo e mar
vola il pensiero
ad un angelo
e sopra l'onde che passano
sogna ancor la poesia del mare.
Scogliere, dirupi e citta'
si destano al bacio del sol:
nei porti chi viene e chi va,
sulle spiagge ritorna l'amor...
S'affaccia una donna a guardar
con ansia l'azzurro del mar:
prega gli angeli, tutti gli angeli,
per la vita del suo marinar.
L'alba sul mar
lieta ritorna e s'imporpora,
e il marinar
canta con voce nostalgica...
Fra cielo e mar
vola il pensiero ad un angelo,
e sopra l'onde che passano
sogna ancor la poesia del mare.

(Claudio Villa, L'alba sul mare)

sabato 22 luglio 2017

Galee



Quale ne l'arcano de' Viniziani 
bolle l'inverno la tenace pece 
a rimpalmare i legni lor non sani, 
ché navicar non ponno - in quella vece 
chi fa suo legno novo e chi ristoppa 
le coste a quel che più viaggi fece; 
chi ribatte da proda e chi da poppa; 
altri fa remi e altri volge sarte;
chi terzaruolo e artimon rintoppa ...

(Dante, Divina Commedia)

giovedì 20 luglio 2017

Il mare sa parlare



Un candido gabbiano
che stava in riva al mare
tranquillo sulla sabbia
si mise a passeggiare.
Di quando in quando un'onda
le zampe gli bagnava
e il mare raccontava
i suoi segreti a lui.
Il mare sa parlare
Il mare
Il mare sa narrare
Il mare
Magnifiche avventure di grandi marinai
I sogni le paure
di tanto tempo fa.
Il mare, il mare, il mare ...
ma quante storie sa!
Il candidi gabbiano poi,
tanto per cambiare
dall'acqua verso il largo
si fece trasportare.
Il moto delle onde
pian piano lo cullava
e il mare sussurrava
le sue canzoni a lui.
Il mare sa cantare
Il mare
Il mare sa trovare
Il mare
Per ogni melodia continue novita'
con una fantasia
che limiti non ha
Il mare, il mare, il mare ...
ma che concerti fa!
Il candido gabbiano,
sentendosi un po' solo
ai suoi compagni in cielo
voleva unirsi in volo,
con mille giravolte
il vento lo portava
e il mare intanto andava
a tempo su e giu'.
Su e giu' a tempo ...
Il mare sa danzare
il mare sa cambiare.
Diventa di colore
azzurro, verde, blu.
Un magico splendore
si accende qua e la'
Il mare, il mare, il mare ...
Che immensa gioia da'!
Il mare sa parlare
Il mare da'!
Il mare sa cantare
Il mare da'!
Il candido gabbiano lo sfiora e vola via
E tante ali in cielo
gli fanno compagnia!
Il mare, il mare, il mare ...
Il mare e' poesia.
Il mare, il mare, il mare ...
Il mare e' poesia.

(Vittorio Sessa Vitali, Il mare sa parlare)

domenica 9 luglio 2017

Vibo Marina



Tra una sudata e una doccia la barca e' sistemata. Con Andrea ripromettiamo di tenerci in contatto. Chissa' che non si riesca ad incontrarci alle Eolie ai primi di settembre. Fatte le ultime raccomandazioni al personale del Marina, raggiungiamo in macchina l'aeroporto di Lamezia Terme dove la riconsegnamo. L'aereo parte in ritardo e riusciamo a prendere la coincidenza per Istanbul per un soffio. Anche ad Istanbul arriviamo in ritardo e facciamo un'altra corsa per non perdere l'aereo per Kabul. Quando atterriamo nella capitale afghana, Habibti ci sembra cosi' lontana!! 

(Giornale di bordo)

sabato 8 luglio 2017

Tropea



Lasciamo il Marina verso mezzogiorno, dopo aver dedicato la mattina a fare qualche piccola spesa e un paio di lavatrici. Saliamo in auto a Vibo Valentia alla ricerca di un centro commerciale dove acquistare una macchina fotografica che sostituisca quella caduta a terra nel cantiere di Maratea. La troviamo al Vibo Center dove compriamo anche sei bottigliette di "Brasilena", una bibita tipica calabrese a base di caffe' e acqua minerale. Di qui, attraversando un paesaggio devastato dagli incendi dolosi, raggiungiamo Tropea. Il paese, posto sulla rocca, di per se' e bello, con diversi palazzi che indicano un passato pieno di storia, stretti vicoli che conducono a tutta una serie di piazzette e cortili. Visitiamo il Duomo e la Chiesa del Gesu'. Questa la Tropea di ieri. Quella di oggi e' devastata dal turismo di massa. Negozi di souvenir, di prodotti tipici, ristoranti, bar quasi senza soluzione di continuita'. La sera, poi, tutti si riversano in strada tanto che si fa addirittura fatica a camminare. Un vero delirio. Avendo prenotato gia' dalla mattina un ristorante indicatoci dalla proprietaria del Marina ci fermiamo anche a cena. Lasciamo Tropea, stanchi, verso le dieci di sera desiderosi di ritrovare un po' di tranquillita' su Habibti.

(Giornale di bordo)

venerdì 7 luglio 2017

Pizzo Calabro



Oggi il caldo e' soffocante e le operazioni di pulizia della barca procedono a rilento. A pranzo invitiamo a bordo Andrea per condividere prosciutto e melone e mozzarella e pomodoro. Assaggiamo un vino bianco calabrese veramente ottimo: "Donna Giovanna" di cui compreremo 6 bottiglie da aggiungere alla cantina di bordo. La giornata trascorre un po' pigramente. Verso sera, avendo affittato una "Micra", andiamo a visitare la limitrofa Pizzo Calabro. Carina. Percorriamo la sua via principale piena di negozi, la piazza con i suoi bar e ristoranti, fino alla terrazza che si affaccia sulla fortezza e sul mare. Dopo aver assistito al tramonto, sulla strada del ritorno compriamo una ventina di gamberoni che cucinero' per cena con aglio, olio e vino bianco. Una delizia.

(Giornale di bordo) 

giovedì 6 luglio 2017

Cetraro - Vibo Marina



Alle 6.30 il Beneteau accanto a noi e' il primo a lasciare l'ormeggio seguito a ruota da un HR 352, da una barca di belgi e da Habibti. Le prime due barche mettono la prua in direzione di Tropea, mentre noi e i belgi navighiamo affiancati, a motore, per quasi quattro ore. Dopodiche' si alza il vento e issiamo il code 0. A questo punto la barca belga ce la perdiamo per strada. L'accoglienza al Marina dove Habibti restera' fino a fine agosto e' stata ottima. Il personale disponibilissimo. Conosciamo Andrea, ormeggiato alla nostra altezza dal lato opposto del pontile. Sta preparando il suo Sun Odissey 43.9 per le vacanze con moglie e figli. Ci da una serie di utili consigli su come trascorrere i prossimi due giorni prima della nostra partenza per l'Afghanistan.

(Giornale di bordo)

mercoledì 5 luglio 2017

Maratea - Cetraro



Altra giornata di sole. Soffia un vento da sud sugli 8 nodi. Lasciamo il porto e bordeggiamo tutta la giornata risalendo con il code 0. Alle 10 siamo al traverso dell'Isola del Dino, alle 10.32 al traverso di Scalea, alle 13.34 a quello di Diamante, alle 16.25 al traverso di Capo Bonifati. Navighiamo tranquillamente su un mare calmo accompagnati dalla voce di Pavarotti che interpreta alcune vecchie canzoni italiane. Quelle degli anni trenta, che mia nonna conosceva a memoria e che ogni tanto quando ero bambino mi intonava tanto che ora le conosco a memoria anch'io. Tra un "Fiorin fiorello" e un "Vivere" raggiungiamo il porto di Cetraro. L'ingresso è in parte insabbiato, ma una boa (da lasciare a sinistra) ci indica il passaggio che è stato dragato. Alcuni amici mi avevano espresso perplessità su questo porto, "poco organizzato" e "decentrato" rispetto al paese. Che sia decentrato è vero, ma quanto alla cattiva organizzazione non sono d'accordo. Le docce e i bagni sono pulitissimi, ci sono lavatrice e asciugatrice e addirittura una stireria, quest'ultima da noi mai trovata in un altro porto prima d'ora. Certo il luogo non brilla per il suo "charme". E' piu' un porto di transito o un "parcheggio" invernale. Anche i prezzi sono interessanti: per un 12 metri la tariffa annuale è di 2400 euro e se uno non utilizza il posto barca nei mesi di luglio e agosto c'è un ulteriore sconto del 30%. Prossimamente, poi, dovrebbe entrare in funzione il nuovo cantiere con annesso "travel lift". Ormeggiati accanto a noi ci sono da un lato due pensionati olandesi su un 47 piedi e dall'altro un Beneteau 42 con a bordo marito-comandante e Maria. "Maria prendi la trappa", "Maria tira la trappa", "Maria, non scivolare", "Maria attenzione", "Maria posa il mezzo marinaio", "Maria fai questo", "Maria fai quello", "povera Maria!" dico io. 

(Giornale di bordo)

martedì 4 luglio 2017

Sapri



Decidiamo di fermarci un giorno in più a Maratea facendo una puntata in treno a Sapri. Raggiungiamo la stazione con il solito autobus. Alla biglietteria è appeso un cartello: "chiuso dalle 12.00 alle 15.30". Mi chiedo che Paese sia il nostro dove chi ha un lavoro non lavora e chi invece lo sta cercando non riesce a trovarlo. Facciamo i biglietti alla macchina automatica e dopo un'ora e mezza di attesa prendiamo il treno che in 9 minuti ci porta a Sapri. A parte il lungomare la cittadina non offre niente di speciale. In un ristorante con la terrazza sul golfo mangiamo un'impepata di cozze. Buona, ma salatissima. Nell'attesa che il caldo si affievolisca rileggo "La spigolatrice di Sapri", la poesia che recitai all'esame di quinta elementare e che ancora, a tratti, ricordo. Poi la storia di Carlo Pisacane di cui abbiamo visto il monumento. Fu eretto nel 1933, XI anno dell'era fascista. Che ironia!! Un personaggio che in una certa fase della sua vita guardava con simpatia ai modelli di società proposti da Marx e Proudhon glorificato da un regime che rispetto a tali modelli era all'esatto opposto. Così va la storia. Dopo due passi fatti fino al porto situato fuori dal paese, riprendiamo il treno per Maratea dove Davide alla guida del suo autobus ci riporta in barca.

(Giornale di bordo)

lunedì 3 luglio 2017

Scario - Maratea



Avevo programmato la sveglia alle 6, ma probabilmente a causa di un'inconscia agitazione alle 5 sono già sveglio. Usciamo in mare alle 6.30 con la prua rivolta verso Maratea. Raggiunto il porto seguiamo le indicazioni che Pino mi aveva fornito e ormeggiamo all'inglese davanti al "travel lift". Solleviamo Habibti e controlliamo il para olio del piede dell'elica. Sembra in ordine. Mentre ci stiamo interrogando da dove possa provenire la perdita, noto una goccia d'olio sull'ombrinale di poppa. L'arcano è presto risolto. La perdita proviene da uno dei gavoni. Mi viene in mente che in quello di sinistra avevo stivato una lattina di riserva d'olio motore. Controllo ed effettivamente la lattina in plastica si è bucata e buona parte dell'olio in essa contenuta vaga sul fondo del gavone, colando piano piano lungo l'ombrinale. Mi sento un po' fesso, ma anche sollevato. L'accaduto di Acciaroli mi ha condizionato pesantemente, ma la possibiltà di una lattina rotta nel gavone proprio non l'avevo messa in conto!! Rimessa Habibti in acqua, con il portafoglio leggermente alleggerito (ma non troppo), ormeggiamo ad uno dei pontili. Con l'autobus raggiungiamo il paese e poichè il caldo è soffocante e tutti i negozi sono chiusi ci sediamo all'ombra di una veranda in un bar. Nel pomeriggio, dopo aver letto su una locandina dell'esistenza di un sentiero panoramico che conduce all'enorme statua del Redentore posta sulla montagna alle spalle di Maratea, decidiamo di percorrerlo. Quasi tre ore di marcia tra andata e ritorno. Dalla vetta della montagna il panorama è mozzafiato, ma gran parte del suo versante è stato deturpato da un incendio doloso. Una piaga, quella degli incendi, che ci accompagnerà per tutto il resto del viaggio. Da Maratea raggiungiamo nuovamente la barca con l'autobus. Facciamo conoscenza di Davide, il simpatico giovane autista che ci fa un quadro non proprio incoraggiante della situazione occupazionale, soprattutto giovanile, da quelle parti. Mentre ci racconta le sue difficoltà di precario, non perde comunque l'ironia. Dovremmo essere tutti un po' più sensibili a tematiche come questa nel momento in cui si definiscono le priorità degli interventi nel nostro Paese.

(Giornale di bordo)

domenica 2 luglio 2017

Palinuro - Scario



A partire dalle prime ore del mattino si è cominciato a dondolare leggermente. Il vento è girato da sud e il ridosso ne risente. Alle 10 aliamo l'ancora e al gran lasco partiamo per Scario, una località che non conoscevo ma che l'amico Antonio mi ha segnalato. Superiamo Marina di Camerota, che ho cancellato dal mio itinerario dopo aver saputo da alcuni amici velisti che sulla spiaggia accanto al porto vi è una discoteca con "boom boom music" a palla fino alle prime ore del mattino. Superiamo anche la piccola insenatura degli Infreschi dove ci son quattro boe per chi intende ormeggiarsi. Come sempre ci accade negli ultimi giorni, al momento di entrare in porto il vento aumenta di intensità. Scario vista dal mare già ci fa un'ottima impressione. In banchina troviamo gli ormeggiatori inviatici da Tanino a cui avevo preannunciato telefonicamente il nostro arrivo. Una volta in banchina, mentre sto mettendo in ordine le scotte noto in acqua una macchia d'olio che sembra provenire proprio da Habibti. Controllo immediatamente la sentina che è perfettamente pulita. L'olio è chiaro e, penso, potrebbe essere quello dell'invertitore. Dopo quanto avvenuto ad Acciaroli mi viene il dubbio che possa esserci una perdita dal para olio del piede dell'elica. Controllo il livello dell'olio dell'inverter che risulta perfetto. Eppure quella macchia esce proprio dalla nostra poppa. L'acqua intorno alle barche soppravento è pulita mentre intorno ad Habibti e alle barche sottovento i riflessi dell'acqua sono di un inquietante color arcobaleno. Nonostante sia domenica riesco a mettermi in contatto telefonico con Mario del pontile San Giorgio a Sapri che assicura anche l'assistenza Volvo Penta. Gli spiego il problema e mi dice di richiamarlo in serata per vedere come procedere. Mi appare subito chiaro che se voglio risolvere la questione seriamente dovrò alare Habibti. Si tratta di capire dove e quando. In attesa che giunga sera partiamo alla scoperta di Scario, una piccola perla. Dopo cena risento Mario che mi dice che purtroppo fino a giovedì il "travel lift" comunale di Sapri non è disponibile. Un'alternativa sarebbe quella di raggiungere Maratea dove il cantiere potrebbe occuparsi del problema. Mi faccio dare il numero di telefono e chiamo Pino che mi da appuntamento per l'indomani alle 8.30. Non ci resta che andare a dormire.

(Giornale di bordo)

sabato 1 luglio 2017

Acciaroli - Palinuro



Prima di lasciare Acciaroli per raggiungere Palinuro facciamo un ultimo giro in paese. Incontro una mia collaboratrice del periodo in cui lavoravo a Roma. E' della sua famiglia quel bel palazzo ottocentesco con viale d'ingresso, giardino e palme che avevamo notato il giorno precedente. Compriamo dal fornaio dei dolci di mandorle (che si riveleranno ottimi e che ci faranno rimpiangere di non averne presi di più) e a mezzogiorno, salutati i nostri simpatici vicini, lasciamo l'ormeggio. C'è maestrale sui 25 nodi e il mare è leggermente formato. Con il solo genoa raggiungiamo quasi i 9 nodi di velocità. Procediamo così per due ore e mezza fino ad avere Capo Palinuro al traverso. Lo superiamo a debita distanza. Un'ora più tardi gettiamo l'ancora nella "Baia del buon dormire" davanti a quello che mi dicono chiamarsi "l'isolotto dei conigli". La baia è ben ridossata e ci godiamo l'acqua dal bel colore azzurro facendo un bagno. Intorno a noi, alla fonda, c'è qualche barca a vela e un'unico yacht a motore battente bandiera spagnola. Al tramonto ceniamo in pozzetto attingendo una bottiglia dalla nostra rifornitissima cantina di bordo, arricchita ulteriormente in questi ultimi giorni di poco conosciuti ma ottimi vini campani.

(Giornale di bordo)

venerdì 30 giugno 2017

Agropoli - Acciaroli



Riprendiamo il mare. E' rimasto un rimasuglio di onda dopo la sventagliata di ieri. Oggi, invece, il vento e' assente. Costeggiamo a motore tenendoci a debita distanza dalle secche di Capo Licosa. Alle 13.30 diamo fondo davanti ad Ogliastro Marina dove gia' si trova un'altra barca a vela presto raggiunta da altre due che gli si affiancano a pacchetto. Facciamo un bagno ristoratore e pranziamo in pozzetto. Alle 15.30 ripartiamo con destinazione Acciaroli dopo aver issato il gennaker. Si e' alzato il vento e procediamo al gran lasco distanziando a vista d'occhio un Dehlya 40 partito insieme a noi. Non mi piace competere, ma brava Habibti!! L'entrata del porto non e' delle migliori essendoci due secche nella sua prossimita'. Provenendo da nord e' consigliabile costeggiare la massicciata della diga foranea e poi virare subito a sinistra. Arrivando da sud invece, soprattutto di notte, benche' le due secche siano segnalate occorre fare estrema attenzione. Al momento del nostro ingresso soffiano 20 nodi di traversia. Per tenere dritta la barca utilizzo l'elica di prua. L'ormeggiatore ci passa la trappa e non so come sia ma questa si infila nella cavita' che ospita l'elica di prua. Allo stesso tempo, mentre getto una delle cime a poppa l'ormeggiatore mi dice che la trappa ha preso anche l'elica del motore. Bingo!!! Riesco comunque ad ormeggiare. Poi mi getto in acqua e faccio scavallare dal piede dove e' posta l'elica la sagola della trappa che li' si era appoggiata. Fortunatamente nella manovra, dopo aver dato abbrivio alla barca, avevo messo il motore in folle altrimenti sarebbero stati guai. Anche a prua la situazione e' meno preoccupante di come temevo. Estraggo con facilita' la trappa dall'incavo facendola passare tra le sbarre metalliche poste trasversalmente per evitare, teoricamente, che accada quanto invece avvenuto. L'elica, anche qui, non e' stata toccata. Finalmente posso darmi uno sguardo intorno con tranquillita'. Acciaroli e' molto ben curata. Sul molo di sopraflutto si trovano negozi, ristoranti, tutti di recente apertura. In cima al molo c'e' addirittura una libreria, piccola ma ben fornita. Compro un libro. Sara' poco, ma lo considero come un gesto di incoraggiamento nei confronti dei due giovani che hanno deciso di aprire questa attivita'. Il centro del paese, trasformato in area pedonale, e' attraversato da una strada in porfido. Qui si trova "Il rosso e il mare", l'ottimo ristorante dei figli di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore ucciso in circostanze ancora da chiarire nel 2010. Uno dei tanti delitti irrisolti, probabilmente ad opera del crimine organizzato. 

(Giornale di bordo)

giovedì 29 giugno 2017

Paestum



Il vento forte atteso ieri è arrivato nella notte. In mare c'è onda, ma l'aria è un po' più fresca. Il nostro programma prevede una visita a Paestum che raggiungiamo in motorino. Il sito archeologico è ben conservato e molto interessante. Di tanto in tanto ci rinfreschiamo sedendoci all'ombra degli alberi secolari. Interessante anche la storia della città, prima colonia greca, poi conquistata dai romani e con il tempo decaduta fino ad essere abbandonata a causa della malaria. Ora costituisce uno dei siti archeologici italiani più visitati, incluso il relativo museo che non ci perdiamo. Sulla strada del ritorno ci imbattiamo in un'insegna che indica un caseificio che propone anche una degustazione dei suoi prodotti. Ci ritroviamo seduti ad un tavolo all'ombra degli alberi a sorseggiare vino bianco fresco assaggiando vari tipi di formaggi, affettati e verdure alla griglia. Il tutto per la modica cifra di 30 euro. Capri è lontana!!! In serata saliamo a piedi ad Agropoli dove ci uniamo alla processione organizzata ogni anno per la festa patronale. Parroco, Santi Pietro e Paolo su due baldacchini portati a spalla e Autorità in testa. Con banda musicale e "popolo tutto" al seguito si è saliti lungo gli stretti vicoli del paese vecchio fino al Castello dove abbiamo assistito al suo simbolico incendio con l'esplosione di fuochi d'artificio. Successivamente i due Santi sono stati portati di corsa all'interno della limitrofa ed omonima chiesa trovando "requiem" fino al prossimo anno. Una bella festa popolare che, come tutte le feste che si rispettino, si è conclusa con il classico concerto in piazza. Canzoni napoletane e bambini che saltavano danzando felici. 

(Giornale di bordo)

mercoledì 28 giugno 2017

Amalfi - Agropoli



Lasciamo l'ormeggio molto presto, appena Giulio arriva al pontile alle 7 e 40. Oggi è previsto vento da ovest con punte di 15 nodi. Usciti dal porto apriamo subito randa e genoa e per un'ora navighiamo a buona velocità con il vento al traverso. Poi, contrariamente alle previsioni che annunciavano vento forte, il vento cala tanto da costringerci ad accendere il motore. Alle 11 nuovamente a vela. Attraversiamo così il Golfo di Salerno vedendo allontanarsi progressivamente la Costiera e dal lato opposto delinearsi piano piano la costa sulla quale si trova Agropoli, il porto che ci ospiterà per i prossimi due giorni. Al pontile galleggiante "Cavalluccio Marino" ci accoglie Luca, uno dei preziosi contatti fornitici da Antonio la sera precedente. Ci ormeggiamo. Finalmente un luogo tranquillo. Le località nelle quali ci siamo fermati nei giorni scorsi sono sicuramente blasonate, ma tutta quella gente, quel desiderio di far soldi sulle spalle dei turisti, ha finito con il frastornarnci. Agropoli, invece, sembra riportarci ad una dimensione di normalità. Anche se, ci dice Luca, domani ci saranno i festeggiamenti in onore di San Pietro e Paolo, i patroni del paese. Nel pomeriggio affittiamo un motorino e dopo un rapido passaggio al Castello Angioino che domina la parte vecchia di Agropoli ci dirigiamo verso San Marco di Castellabate e poi, lungo una strada tortuosa in salita, fino a Castellabate stesso. Di qui si gode una vista spettacolare su tutta la Costiera amalfitana, fino a Capri e in lontananza Ischia. D'obbligo un aperitivo sulla famosa piazzetta dove nel film "Benvenuti al Sud" si trovava l'ufficio postale intorno al quale si articola la storia. In realtà detto ufficio è un bar e anche i limitrofi negozi sono stati adattati nel film secondo le esigenze della scena. Per cena, seguendo un parere espresso da Roberto Soldatini in uno dei suoi libri, prenotiamo alla Cantina Belvedere. Un vero e proprio "orgasmo papillare". Purtroppo non ci è stato possibile prendere il dessert in quanto dei grandi nuvoloni neri si stavano avvicinando da sud ed essendo motorizzati non ci andava di prenderci una "lavata" sulla strada del ritorno. Il diavolo ci ha comunque messo la coda in quanto sbagliamo strada e ci ritroviamo a vagare fra montagne e paesini che data l'ora sono totalmente deserti. Finiamo con il ritrovare la retta via e saliamo in barca proprio nel momento in cui cade la prima goccia di pioggia. Nonostante tutto l'abbiamo fatta franca.

(Giornale di bordo)  

martedì 27 giugno 2017

Positano - Amalfi



Durante la notte si è ballato un poco. Anche oggi vento assente e caldo asfissiante. Dopo aver lasciato l'ormeggio a Positano, in un'ora e mezzo di navigazione, costeggiando, arriviamo ad Amalfi. Abbiamo prenotato un posto al Pontile Coppola. Dopo aver annunciato il nostro arrivo per radio ci viene incontro un gommone con a bordo Giulio. Ci dice di non preoccuparci che penserà lui a tutto. Non ci sono abituato a questo genere di super assistenza. E' un po' come essere presi in gestione. Come se non si fosse in grado di fare una manovra d'ormeggio autonomamente e la cosa, intimamente, un po' mi infastidisce. Non sono certo Moitessier, ma nemmeno da buttare via. Giunti al pontile, Giulio, in retromarcia, entra in un budello strettissimo tra due file di barche e in modo impeccabile, senza toccare l'elica di prua, ormeggia Habibti accanto ad un Jeanneau 42. Una manovra al millimetro, tra musoni, ancore e pescherecci. Evvabbè, ammettiamolo: una manovra fatta in quel modo non sarei mai riuscito a farla. L'armatore di "Alchimia", lo Janneau di cui sopra si chiama Antonio. Ci saluta con un ampio sorriso e ci da il benvenuto. E' subito amicizia. Goethe le definiva "affinità elettive", ed è forse proprio grazie a queste affinità che in poco tempo con Antonio ci ritroviamo a parlare non solo di barche e navigazioni, ma anche delle nostre rispettive vite. Famiglia, lavoro, interessi e molto altro, come se fossimo due vecchi amici. Anche questa è la potenza e la forza del mare. Nel pomeriggio percorriamo la via centrale di Amalfi facendo qualche spesa compreso l'acquisto di un chilo di vongole che cucinerò per cena con Antonio per ospite. Ci raggiunge alle 20 portando due ottime bottiglie di vino bianco, delle fette di limone ricoperte di cioccolato fondente e dei taralli che mangiamo bevendoci un aperitivo. Vera generosità napoletana. Chiacchierando aspettiamo la mezzanotte. Oggi, infatti, è Sant'Andrea, patrono di Amalfi, e alla mezzanotte sono previsti i fuochi d'artificio. Spettacolari. Che ci gustiamo dalla diga foranea dalla quale si vedono nella baia anche le barche uscite in mare a godersi l'evento. Andiamo a dormire con negli occhi il carosello di fuochi e colori che illuminando per una buona mezz'ora il cielo di Amalfi si riflettevano sul mare antistante.

(Giornale di bordo)

lunedì 26 giugno 2017

Capri - Positano



Positano la conosco bene, ma per la prima volta ci sono arrivato via mare. Il che rende il luogo ancora più suggestivo. Alle 11 lasciamo Capri e 45 minuti dopo siamo al traverso di Punta Campanella. Anche oggi procediamo a motore in quanto il vento è praticamente assente. Alle isole dei Galli c'è qualche barca alla fonda. Ormeggiamo ad una delle boe del Pontile Lucibello poco più tardi, un po' sbatacchiati dalle onde provocate dalle varie barche a motore che ci passano accanto ivi comprese quelle che fanno la spola tra le barche alla fonda e la terra ferma. Non è il massimo, ma la situazione è accettabile. Ti ripaga la cartolina che si ha davanti agli occhi. Pranziamo in pozzetto all'ombra del tendalino. Il caldo si fa sentire. Dopo una pennichella e dopo esserci spostati su un'altra boa per l'arrivo di un mastodonte a motore che preferiamo lasciare a debita distanza, verso sera scendiamo a terra. Ci porta uno dei summenzionati barchini che ci hanno tormentato per tutto il pomeriggio. Facciamo un po' di cambusa concedendoci anche il lusso di farcela portare fino al pontile. Torniamo in barca e all'ora di cena nuovamente a terra dove ceniamo al nostro ristorante preferito: la Cambusa, che si conferma all'altezza delle aspettative. Poi quattro passi per i vicoli, con un po' di fiatone a causa dei gradini, delle salite e dello scarso allenamento. Anche qui c'è parecchia gente, soprattutto turisti americani, ma non è la folla di Capri. Un ambiente sì turistico, ma non fastidioso come quello dell'isola di Tiberio.

(Giornale di bordo)

domenica 25 giugno 2017

Sorrento - Capri



Tra Sorrento e Capri ci sono poche miglia che decidiamo di percorrere a motore, anche per ricaricare un poco le batterie. Alle 13 siamo di fronte al porto di Marina Grande dove ho riservato un posto per la notte alla modica cifra di 130 euro. Chiamo il Marina per radio più volte senza ricevere risposta. Eppure sento le voci degli ormeggiatori parlare tra loro. Desisto e decido di telefonare. Mi dicono che non si può ormeggiare prima delle 14. Ne approfittiamo allora per circumnavigare l'isola in senso anti orario. Molte le barche da diporto tra cui numerosi gozzi carichi di turisti. Completato il giro, alle 15.30 ormeggiamo. Nonostante vi fossero quasi 20 nodi di vento l'assistenza fornitaci dagli ormeggiatori è stata assolutamente nulla. Alla faccia dei 130 euro! Poco dopo scopriamo che acqua ed elettricità non sono comprese nel prezzo. Da non credere! Verso sera saliamo con la funicolare in paese. La famosa piazzetta di per sè è suggestiva, ma invasa da gruppi di hooligans con bambini urlanti e maleducati al seguito. I vicoli sono pittoreschi, ma snaturati da una serie continua di negozi griffati. I ristoranti hanno prezzi proibitivi, manco ti offrissero chissà cosa. Ogni tanto si incrocia qualche svampita che cammina come fosse Vanda Osiris. Insomma, un circo. Dopo un aperitivo (25 euro) individuiamo una pizzeria per cenare. Almeno evitiamo di farci spennare, pensiamo. Al momento di saldare il conto: due pizze, una bottiglia di Greco di Tufo e due sorbetti... 90 euro. Capri, sarai tanto bella e famosa, ma per quanto mi riguarda, non mi rivedrai mai più.

(Giornale di bordo)

sabato 24 giugno 2017

Napoli - Sorrento



Il log sostituito ieri a Borgo Marinari segna ora la profondità corretta. Oggi è la festa della città di Napoli, oltre che l'onomastico di Giovanni, da anni collaboratore del pontile dei fratelli Cuomo, dove siamo ormeggiati. Salutiamo Davide, con il quale ci siamo addentrati in belle discussioni, e riprendiamo il mare. All'uscita del porto Habibti diventa una specie di boa mobile intorno alla quale decide di virare una deriva che fa bordi lì di fronte. Soffia un bel vento che prendiamo al traverso e che ci fa viaggiare ad una velocità di 7 nodi. Il mare è piuttosto sporco. Molti i sacchetti di plastica in superficie. Per questo faccio molta attenzione al fine di evitarli. Proprio perchè guardo costantemente il tratto di mare prospiciente alla barca, mi accorgo che un filo di plastica sta scorrendo lungo la murata di dritta. Troppo tardi per evitarlo. Dallo specchio di poppa vedo poi che il filo viene trascinato a circa un metro di profondità. Lo aggancio con il mezzo marinaio e lentamente lo recupero a bordo. E' impressionante quanto è lungo. Ad un certo punto smette di scorrere. Deve essersi incastrato da qualche parte nell'opera viva. Mi metto in cappa e fortunatamente il filo si libera da solo dandomi la possibilità di recuperarlo completamente a bordo. Poi, per precauzione, mi immergo per verificare che sia tutto effettivamente libero. E' andata bene! Fossi andato a motore e non a vela sarebbe stata tutta un'altra storia. Alle 14.30 ormeggiamo alla Marina Piccola di Sorrento. Scendiamo a terra per una passeggiata. Ci circonda una folla multicolore di turisti di tutte le nazionalità. Tornati in barca la ritroviamo pressata come una sardina a causa di un motoscafo sopraggiunto mentre non c'eravamo. La poppa e' vicinissima alla banchina e noto qualche graffio sul gel coat. Colpa mia, avrei dovuto seguire il mio istinto di cazzare di più la trappa e non fidarmi degli ormeggiattori. Sul pontile c'è anche un problema di voltaggio tanto che evito di collegarmi alla colonnina dell'elettricità. A parte questi inconvenienti, trascorriamo una piacevole serata a bordo.

(Giornale di bordo)

venerdì 23 giugno 2017

Procida - Napoli



Nel lasciare Procida in mattinata constato subito che lo strumento che indica la profondità non funziona. Aveva già dato qualche problema durante la prima tratta del viaggio, ma ora è proprio defunto. Previdentemente ne tenevo a bordo uno di riserva che farò montare appena possibile. La meta, oggi, è Borgo Marinari a Napoli. L'idea di fermarmi nel vecchio porto di Santa Lucia mi era stata offerta dalla lettura dei libri di Roberto Soldatini, un compositore e direttore d'orchestra che alcuni anni fa ha deciso di trasferirsi a vivere in barca e che proprio sulla sua barca ha preso la residenza. Con Danecia, il suo Moody 43, nei mesi estivi naviga in Mediterraneo con preferenza per le acque della Grecia. Ad accoglierci a Santa Lucia c'è Davide che ci assegna proprio il posto occupato d'inverno dalla barca di Roberto. La sua gentilezza e delicatezza d'animo mi colpiscono. E poi l'atmosfera di questo posto è magica. Nel pomeriggio facciamo una passeggiata nel centro di Napoli con sosta obbligata da Gay-Odin a far rifornimento di quelli che personalmente ritengo i più buoni cioccolatini del mondo. A cena ci gustiamo invece un sautè di cozze e vongole e un'orata al forno alla "Scialuppa", ristorante di proprietà di Salvatore, cugino di Davide. Rientrati in barca ci addormentiamo al suono della musica che proviene dal limitrofo Circolo nautico. Belle canzoni che conciliano il sonno profondo di cui abbiamo bisogno.

(Giornale di bordo)

giovedì 22 giugno 2017

Procida



Svegliarsi in barca al suono delle campane è una bella sensazione. Habibti necessita di una pulizia a fondo. In questo ultimo mese e mezzo si è depositato sul ponte un discreto strato di polvere. Mi metto al lavoro con acqua, sapone e spazzolone. Mi ci vogliono un paio d'ore per rimetterla all'onor del mondo. Poi scendiamo a terra. Il passaggio alla libreria "Nutrimenti" è d'obbligo. Compro il libro di Gianluca Gentili "Si può fare: come vivere una vita da sogno con 500 euro al mese". Lo leggerò nei prossimi giorni. Con Gianluca abbiamo stretto amicizia recentemente. Insieme alla moglie Basak hanno deciso di trasferirsi a vivere in barca tra Turchia e Grecia. Mi paiono soddisfatti. Una scelta coraggiosa, presa in modo ragionato. Resa possibile anche dalla loro decisione di non avere figli, almeno per il momento. Tornando a noi, di Procida ci piace l'accoglienza genuina della gente, inoltre quel lento scorrere del tempo che sembra scandire la vita quotidiana degli isolani. In un negozio di alimentari, dove compriamo mozzarelle di bufala e qualche prodotto tipico locale, facciamo conoscenza del proprietario che ci dice di essere un diacono. Sentendoci parlare francese ci chiede di leggergli con la giusta pronuncia un brano del Vangelo che intende leggere l'indomani in occasione di un matrimonio tra un ragazzo di Procida e una ragazza francese. Registra il tutto sul suo palmare per poterlo risentire ed imparare con calma. La sua pronuncia non è delle migliori, ma è talmente genuino il suo entusiasmo che siamo certi che la sua lettura sarà sicuramente apprezzata dagli ospiti transalpini. Verso sera, mentre ero seduto in pozzetto, mi sento chiedere: "Mais ce qui Habibti?" Sono Nabil e Suzanne, un chirurgo che vive ad Aix en Provence e sua moglie. Ci invitano a cena a bordo della barca del loro amico Jean, ormeggiata poco lontano. Un occasione per approfondire la conoscenza di questi libanesi dello Chouf emigrati lui in Francia lei in Liberia e poi a Londra ai tempi della guerra civile. Nel ricco menù, affettati, pizzette, gamberetti e ravioli al pomodoro. Il tutto accompagnato da un punch al rum, Campari e poi vino rosso in abbondanza. Un Moscato di Pantelleria con dolcetti conclude la cena luculliana. Una serata all'insegna del buon umore e della sincera condivisione.

(Giornale di bordo)

mercoledì 21 giugno 2017

Procida



Lasciamo Kabul dopo un mese e mezzo piuttosto pesante, segnato da una serie di attentati. Ritrovarci, dopo alcune ore di volo, prima ad Istanbul e poi a Napoli ci da l'impressione di atterrare in un altro mondo. Il taxi che dall'aeroporto di Capodichino ci porta al Porto si districa abilmente nel traffico dell'ora di punta e riesce a farci prendere il traghetto delle 19.25 che ci porterà a Procida. Saliamo sul ponte e seduti all'ombra ci gustiamo il momento. La traversata è breve e alle 20.30 sbarchiamo sul pontile di quella che è la nostra isola preferita delle Flegree. Siamo impazienti di rivedere Habibti che troviamo ormeggiata pressochè da sola sul pontile. Per salire a bordo e montare la nostra passerella scarto un primo asse in legno posto vicino a noi. Ne prendo un'altro appoggiato poco lontano che mi pare un po' più solido. Salgo sulla barca, apro il tambuccio e ridiscendo per portare la sacca con le nostre cose a bordo. Giunto a metà dell'asse, sentire un "crack" improvviso e ritrovarmi in acqua è un tutt'uno. Fortunatamente lo spazio tra barca e pontile è abbastanza ampio e me la cavo con una sbucciatura sotto il ginocchio. Che sfiga!!! Mi consolo pensando che poteva andare peggio. Per cena mangiamo una pizza in uno dei ristoranti sul porto, proprio davanti al Circolo dei Capitani di lungo corso. Siamo stanchi e il vino bianco fresco della casa, seppur non eccezionale, ci da il colpo di grazia. Rientrati in barca ci addormentiamo subito.

(Giornale di bordo)

venerdì 16 giugno 2017

Una finestra sul mare


Basta aprire la finestra e si ha tutto il mare per sé. Gratis. Quando non si ha niente, avere il mare – il mediterraneo – è molto. Come un tozzo di pane per chi ha fame.

(Jean Claude Izzo, Scritti)

venerdì 9 giugno 2017

Distanze



La vita non la misurai in anni, ma in strade, ponti, montagne, chilometri che mi separavano ogni volta dal mare.

(Fabrizio Castagna, Pensieri)

mercoledì 7 giugno 2017

La riva del mare


Il luogo dove vi è più energia al mondo è quello dove l'elemento acqua si unisce all'elemento terra. In riva al mare,  al Sole, dove anche l'elemento fuoco è presente, l'energia è ancora maggiore. A cui si unisce anche la forza dell'aria, data dalla brezza del vento. Insomma la riva del mare come luogo dove si concentrano i quattro elementi del mondo. 

(Paracelso, Pensieri)

venerdì 2 giugno 2017

Tumulto


Spesso alzo la testa e guardo mio fratello, l'Oceano, con amicizia: esso raggiunge l'infinito, ma so che anche lui cozza dappertutto contro i propri limiti; ed ecco il perché, senza dubbio, di questo tumulto, di questo fracasso.

(Romain Gary, Scritti)

venerdì 26 maggio 2017

Senza limiti



Il mare è senza strade, il mare è senza spiegazioni. 

(Alessandro Baricco, Scritti )

sabato 20 maggio 2017

Traversate



La traversata della vita di un uomo è come un viaggio d'inverno. Un viaggio difficile, che trova avversità,  tempeste, freddo, gelo. Scivola, casca, si rialza. Ma segue sempre la luce delle stelle per orientarsi, e per proseguire sulla sua rotta. A volte la smarrisce, quando il cielo si oscura. E quando riesce a ritrovarla corregge la bussola di qualche grado. 

(Roberto Soldatini, Sinfonie mediterranee)

venerdì 19 maggio 2017

Fremiti



Il mare è un immenso deserto dove l'uomo non è mai solo, perché sente fremere la vita ai suoi fianchi.

(Jules Verne, Scritti)

martedì 16 maggio 2017

Dove ti porta il vento



Va dove ti porta il vento. In mare come nella vita.

(Sinfonie Mediterranee, Roberto Soldatini)

sabato 13 maggio 2017

Sogni e barche



Le barche sono le cose più vicine ai sogni che le mani abbiano mai fatto.

(Robert N. Rose, Pensieri)

lunedì 8 maggio 2017

A casa


Vivendo in barca, in qualunque paese del mondo tu vada hai sempre una casa dove sai di poter tornare, perché la tua casa è con te, non ne senti la nostalgia,  ovunque tu sia ti senti a casa.

(Roberto Soldatini, La musica del mare)

sabato 6 maggio 2017

Procida


Habibti è tutta riassettata per trascorrere in questo angolo di paradiso il prossimo mese e mezzo. Barca fortunata a godersi per il prossimo periodo questo spettacolo. Poco prima di prendere il traghetto che ci porterà a Napoli e qui gli aerei per Istanbul e Kabul facciamo conoscenza degli armatori di un Grand Soleil 41 che ci dicono di seguire con piacere questo Blog. Un buon vento a "Freedom" e chissà che non ci si possa conoscere meglio nel caso ci si incontri ancora nelle Eolie dove entrambi siamo diretti nei prossimi mesi.

(Giornale di bordo)

venerdì 5 maggio 2017

Sant'Angelo - Procida


Oggi ultimo giorno con una pseudo navigazione fino alla vicina Procida dove ormeggiamo Habibti in attesa della prossima tappa verso la Grecia. Accanto a noi una coppia di anziani garbati signori svedesi. Passeggiata in paese e qualche ultimo acquisto prima della partenza. Procida si conferma una delle nostre isole preferite, almeno in questa parte di Mediterraneo. Nel tragitto abbiamo avuto un piccolo passeggero a bordo che ci è sembrato più incuriosito che spaventato. 

(Giornale di bordo)

giovedì 4 maggio 2017

Ventotene - Sant'Angelo


L'appuntamento con Sascha e Fossie è per questa sera a Sant'Angelo, un piccolo porticciolo sulla costa meridionale di Ischia. Bella navigazione a vela per coprire le 21 miglia che separano quest'ultima da Ventotene. In porto ci siamo solo noi. Da consigliare "Il Pirata" e i suoi spaghetti al pomodoro.

(Giornale di bordo)

mercoledì 3 maggio 2017

Ponza - Ventotene


Lasciamo Ponza alle 9.30. Calma di vento e cielo sereno. Prua su Ventotene, 22 miglia cercando di sfruttare per un po' ogni minimo refolo. L'arrivo nel Porto Romano deserto è una sensazione rara. Uno dei vantaggi di muoversi per mare in questa stagione. Ormeggio obbligatorio di prua e inaugurazione, con mia massima soddisfazione, della relativa scaletta per scendere a terra. Ventotene è un delirio di colori. Raggiungiamo a piedi la parte opposta dell'isola, esattamente dove si trovano gli alloggi della locale scuola di vela frequentata da mia figlia Andreina qualche estate fa. Looooontanisssssima dal paese. Ecco spiegato il motivo del suo scarso entusiasmo per quella vacanza: quasi due ore a piedi ogni giorno, una per raggiungere le barche la mattina e l'altra per tornare a casa la sera. Le ho telefonato promettendole che la prossima volta, se fosse sempre interessata alla vela, le offriro' un corso in quel di Caprera. Tutta un'altra musica.

(Giornale di bordo)

martedì 2 maggio 2017

Ponza


I bagordi di ieri sera hanno lasciato il segno su parte degli equipaggi. Poco male, poiché si era deciso di prendercela comoda restando un giorno in più a Ponza per visitare l'isola. Dopo aver messo in acqua il tender di "Blind Date" per permettere un giro turistico via mare al vecchio Fossie (15 anni), noi affittiamo uno scooter per un analogo tour via terra. Ci ritroviamo tutti la sera per altra cenetta e relativo brindisi d'eccezione. Di Ponza non possiamo che conservare uno splendido ricordo.

(Giornale di bordo)

lunedì 1 maggio 2017

Nettuno - Ponza


Parte della prima mattinata è trascorsa alla ricerca di una farmacia aperta (cosa non facile il primo di maggio) per comprare delle pastiglie contro il mio mal di gola. Un altro po' di salvia comprata al supermercato per la mitica pozione salvia-limone-zucchero per combattere tutti i mali e poi partenza per Ponza. Vento da sud e quindi grande smotorata per coprire in poco più di 7 ore le 37 miglia che separano l'isola da Nettuno. Sul pontile di "Ponza Mare" sul quale avevamo riservato un posto vediamo ormeggiato, oltre ad un enorme X-Yacht 51, il Solaris del giorno prima. Facciamo conoscenza dei suoi armatori, Sascha e il suo cane Fossie, in uno dei bar del porto. L'amicizia è presto fatta e ceniamo a bordo di "Blind Date III" con cornetti prosciutto e formaggio preparati dal sottoscritto accompagnati da un Gaja e una bottiglia di Moet&Chandon demi sec offerti dal generoso Sascha. Per finire, genepy fatto da mia madre e cioccolatini di Guy-Odin a bordo di Habibti. Dura la vita in giornate come questa!

(Giornale di bordo)

domenica 30 aprile 2017

Riva di Traiano - Nettuno


Oggi è prevista un'altra lunga tappa, 55 miglia. Sempre per recuperare strada, e poi questo tratto della costa non è particolarmente attraente. Lasciamo Riva poco dopo le 9. Primo tratto a motore, passando a debita distanza da Capo Linaro all'apparenza innocuo, ma in verità insidioso per le sue secche e i bassi fondali. L'ultima barca incauta è andata li' perduta non più di tre anni fa. Alle 13, quando abbiamo già montato il code 0 da un'oretta, veniamo affiancati da un Solaris 42 battente bandiera tedesca con a bordo una sola persona e un code 0 con l'enorme foto di un Golden Retriever con un paio di occhialoni da motociclista. L'altro passeggero a bordo. Qualche scambio di battute con il simpatico personaggio, il suo educato tentativo di superarci sottovento, non riuscito a causa dei nostri reflussi, e poi, passata sopravento, la veloce barca lentamente ci distanza. Non si ferma a Ostia come ci aveva detto, ma ci precede di una mezz'oretta a Nettuno, porto dove entriamo alle 19.00. L'ormeggio è proprio davanti ai negozi del porto. Molto comodo, non come la disastrata punta del pontile 14 che ci era stata assegnata in occasione del nostro ultimo passaggio, nell'agosto di un paio di anni fa. Invece, come due anni fa, abbiamo apprezzato la superba cena a base di pesce "da Teresa", vera tappa da non mancare in quel di Nettuno.

(Giornale di bordo)

sabato 29 aprile 2017

Punta Ala - Riva di Traiano


Sveglia presto. Lasciato l'ormeggio alle 8.30. Dire che non abbiamo un leggero nodo in gola nel momento in cui partiamo, dopo cinque anni durante i quali Punta Ala è stato il nostro "port d'attache", non sarebbe onesto. Ma come in ogni distacco occorre guardare avanti. E davanti a noi c'e' la prospettiva di tante miglia in mare, nuovi e vecchi approdi, in definitiva nuove esperienze e nuove avventure, il sale della vita. Fatto il pieno di carburante prendiamo il mare. Soffia un maestralino tra i 7 e gli 8 nodi e apriamo il gennaker. La velocità è buona e alle 16 siamo al traverso di Giannutri. Vogliamo arrivare a Riva di Traiano in modo da recuperare un poco la strada che non siamo riusciti a fare nei giorni scorsi. Il vento rinforza fino a 20 nodi e si forma un po' d'onda ma al gran lasco si viaggia che è una meraviglia. Alle 20, in vista di Civitavecchia, assistiamo al tramonto del sole dietro all'isola del Giglio. Come sempre stiamo attenti se per caso riuscissimo a vedere il "raggio verde", ma anche stasera ci è andata male. Nella vita sono riuscito a vederlo solo due volte, la prima a Sperlonga la seconda mentre attraversavo le Bocche di Bonifacio. Ma erano tanti anni fa. L'entrata a Riva di Traiano ha richiesto un po' di attenzione a causa del buio, delle numerose luci sulla costa, delle tante navi alla fonda nei suoi pressi e non ultimo del vento che è rinforzato ulteriormente. Tutto bene. Alle 22.30 siamo in banchina. Un po' stanchi in verità, ma con le prime 70 miglia alle spalle.

(Giornale di bordo)