CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







domenica 24 giugno 2018

Sfide sul mare



Non posso fare piovere! Posso sfruttare il vento, ma non sono il suo artefice!

(Capitano Jack Aubrey, Master and Commander)

giovedì 21 giugno 2018

Daphne


Ben piu' rapidi di Ulisse, che con la sua flotta aveva impiegato diciassette giorni, in soli quattro noi avevamo attraversato il mare aperto fino a scorgere, come lui, la roccia coperta da foreste, che come uno scudo sovrasta il vasto mare azzurro. L'incontro con la Grecia al sorgere del sole, la vista delle coste rocciose che finora avevamo conosciuto solo nei libri, l'approdo nell'isola cara ad Apollo della nostra Daphne, giunta fin li' dalle baie boscose della Finlandia e dai fiordi svedesi, ci emozionammo al punto di non riuscire a trattenere le lacrime.

(Goran Schildt, Vent'anni di Mediterraneo)

giovedì 14 giugno 2018

Gli "Allegri Compari"


Verso la punta a sud ovest di Aros, questi scogli sono molto numerosi, e di dimensioni nettamente piu' grandi. In verita', essi possono diventare di proporzioni realmente mostruose ancora piu' al largo, dove sono sparsi lungo almeno dieci miglia di mare aperto, proprio come se fossero case dislocate nella campagna. Alcune volte raggiungono i trenta piedi al di sopra dei flutti, in altri casi restano sotto la superficie dell'acqua, diventando ancora piu' pericolosi per le navi di passaggio, tanto che, durante una giornata di bel tempo e con il vento proveniente da ponente, dalla cima di Aros ero riuscito a contare, tra le grandi onde lunghe che s'infrangevano bianche e potenti, almeno quarantasei banchi sommersi. Il pericolo maggiore, pero', e' proprio sottocosta, dove la corrente scorre rapida come le pale di un mulino, producendo una lunga barriera di frangenti - la chiamano roost - giusto all'estremita' della terra. Mi e' capitato spesso di spingermi fino a quel punto in un momento di calma piatta, con la marea in calo. Mi sono reso conto che si tratta di un luogo decisamente particolare, perche' li' dentro il mare vortica e si arruffa ribollendo come i calderoni di un linn*, e qui e la' sente il lieve borbottio saltellante di un suono, come se il roost volesse parlottare tra se'. Ma quando la marea inizia nuovamente a montare, rapida, e soprattutto con il cattivo tempo, nessun essere vivente potrebbe avvicinarsi con una barca a meno di mezzo miglio da li', ne' alcun guscio galleggiante potrebbe manovrare o sopravvivere in un luogo simile. In quel momento, si puo' udire un frastuono anche da sei miglia di distanza. La furia maggiore si avverte proprio dove il mare finisce, ed esattamente in quel punto questi grandi frangenti danzano tutti insieme - e si potrebbe definirla una danza di morte. Per questo motivo, da quelle parti, gli hanno messo il nome di Allegri Compari.

* Termine scozzese che indica le pozze d'acqua che si formano ai piedi delle cascate o delle rapide di un fiume.

(Robert Louis Stevenson, Gli Allegri Compari)

sabato 9 giugno 2018

Degli incontri


Negli anni che abbiamo passato in mare abbiamo conosciuto centinaia di uomini e donne degni di essere ricordati. La maggior parte non li rivedremo mai più. Ma il ricordo dei momenti intensi, pieni di calore umano e di simpatia che abbiamo passato insieme mai nessuno ce lo potrà togliere. Cosa avevamo in comune? Probabilmente un sogno, il sogno di poter navigare in tutta libertà e conoscere una natura e degli esseri umani che rendono assurda la domanda sul senso della vita. Si incontra dunque molta gente quando si va per mare abbastanza a lungo e abbastanza lontano. La cosa potrebbe sembrare strana. Perché si dovrebbero conoscere più persone, e più intimamente, solo perché si fa vela in paesi stranieri? La spiegazione è evidente, anche se duplice. La maggior parte di chi va per mare cerca esperienze nuove e diverse, anche da condividere. Per piacere o per interesse, si è disponibili a contatti più facili e più spontanei. Il che provoca negli altri una reazione analoga di apertura e di disponibilità. Ed ecco creato un circolo virtuoso. È invece molto più difficile, purtroppo, conoscere i velisti nel loro porto di appartenenza che sia Limnhamn, Dragor, Kinsale, Treguier o Vilagarcia. Ci si scambia qualche parola di cortesia e finisce lì. Ma un navigatore che arriva da lontano e compare nel porto di casa non dovrebbe essere la persona più interessante da invitare nella propria cabina stazionaria? Cosa succede nel mondo? Dove sei nato? Come vanno le cose nei luoghi che hai visitato? Hai incontrato persone indimenticabili? Cosa hai imparato su di te, sulla vita? Sei stato felice? Sei riuscito a sopravvivere senza crostini e caviale? Vale la pena di andare così lontano? C'era proprio bisogno di andare fino ai Caraibi? Sono davvero meglio di un giorno di fine autunno all'ancora al limite estremo dell'arcipelago del Bohuslan, senza un'anima viva? Ma no, domande come queste si sentono di rado. La curiosità verso il diverso e lo straniero sembra restare ben nascosta in fondo alla maggior parte dei velisti che non si allontanano dal loro porto. Se si vogliono incontrare esseri umani, a giudicare dalla mia esperienza, bisogna andarli a cercare tra chi è in viaggio. E tra le eccezioni, naturalmente, come sempre.


(Bjorn Larsson, La saggezza del mare)

giovedì 7 giugno 2018

Sei la conchiglia



Sei la conchiglia
della battigia
che prende il sole
e prende l'onda
e prende il mare
e prende il largo
e si rivolta.
E torna a riva
di un'altra spiaggia
e torna al sole
e torna all'onda
e torna al mare
e torna al largo
e prende il largo.
Sei la conchiglia
di acqua e sale
che annega il sogno
di riposare
e lascia un pianto
che non asciuga
e va nel mare.
Sei la conchiglia 
della batigia
che prende il sole
e prende l'onda
e prende il mare
e prende il largo
e torna al largo.

(Gianmaria Testa, Sei la conchiglia)

sabato 2 giugno 2018

Aliseo


Il nostro ideale non dovrebbe essere la bonaccia, che può trasformare il mare in una palude; e nemmeno l'uragano, ma il grande e forte aliseo, pieno d'impeto e di gioia, salubre e vitale: un'eterna e costante boccata d'aria.


(Harry Martinson, Kap Farval!)

venerdì 25 maggio 2018

Gli uomini del mare


Gli uomini del mare si incontrano. Con le loro paure e le loro passioni, le loro forze e le debolezze. Come usano le mani gli uomini del mare... per fare piccole cose delicate con grosse dita d acciaio. E bestemmiano.  Sputano e fumano bevendo alcool. Eppure si commuovono. Piangono gli uomini del mare anche per le piccole cose. E sorridono. E ridono forte. Si studiano in silenzio e si chiamano urlando. Guardano una donna impenitenti  e poi arrossiscono davanti ad uno sguardo, si voltano se serve e proteggono con le loro facce abbronzate di rughe di sole e di sale. E con le schiene forti. Dividono un sorso un soldo una sigaretta. E mettono una moneta sotto l albero di una barca. Senza farsi vedere. Si perdono gli uomini del mare. Partono e non tornano. Accarezzano le onde le donne e le barche con lo stesso sguardo. Dormono a tutte le ore e si svegliano in un momento. Sanno cucinare e raccontare. Rubano il cuore gli uomini del mare. E lo tengono al sicuro nel petto fino a quando raggiungono l orizzonte. Sono come i bimbi. E come i vecchi.Pieni di sogni di avventure e di storie . Si abbracciano nella festa e si tengono l un l altro nella tempesta. Sono così semplici gli uomini del mare che è difficile capirli. Se riesci ad andare oltre alle apparenze diventa facile amarli.

(Aldo Revello, Pensieri)

sabato 12 maggio 2018

Olympic Marina


La sveglia e' alle 6. Alle 10 dobbiamo gia' essere all'aeroporto di Atene in quanto mia madre ha il volo per Roma a mezzogiorno. Scaricati i bagagli, chiuse le prese a mare e controllato che tutto sia in ordine alle 9.30 Iannis/John ci viene a prendere puntuale con il suo taxi. Da Lavrion al "Venizelos" ci vogliono una trentina di minuti. Rimango d'accordo con lui che lo chiamero' al telefono prima del nostro arrivo a fine giugno, in modo che ci venga a recuperare all'aeroporto. L'aereo di mia madre parte puntuale. Nel lasciarci e' un po' triste. Mi dice: "Speriamo che non sia l'ultima volta che io possa venire in barca con voi. Ho cercato di fare del mio meglio!". Ottantadue anni non sono pochi, ma le cito l'esempio di un mio caro amico e maestro che alla sua stessa eta' ancora scala il 7 grado, una difficolta' che io non sono mai riuscito a superare nemmeno quando avevo vent'anni. Se si ha un po' di fortuna con la salute, ma anche questo in parte dipende dal nostro stile di vita, in definitiva e' lo spirito quello che conta veramente. E non e' certo lo spirito a farle difetto. Alle 15 e' il nostro turno di ripartire, per Istanbul e di qui a Kabul. Il viaggio di rientro in Afghanistan, avendo l'abitudine per principio di viaggiare in classe economica, e' sempre molto stancante. Pero' sappiamo che e' il prezzo che dobbiamo pagare per permetterci il lusso di viaggiare come stiamo facendo con Habibti. In effetti fra qualche settimana dovremmo essere nuovamente insieme, per scrivere una nuova pagina di questa nostra piccola grande avventura".

(Giornale di bordo) 

venerdì 11 maggio 2018

Olympic Marina


Giornata di lavori a bordo. Fortunatamente il tempo e' bello e non e' prevista pioggia. Il che che mi consentira' di fare tutto con calma. Per prima cosa sistemo per bene le cime d'ormeggio, poi una pulizia approfondita nelle cabine e in "dinette", approfittando anche per mettere un po' d'ordine negli stipetti vari e nei gavoni. Verso le 11 arriva Dimitris con il quale verifichiamo il funzionamento del plotter cartografico. Ho notato che mentre nel Mediterraneo occidentale nel momento in cui si effettua uno "zoom" sull'area di interesse le diverse profondita' vengono riportate in dettaglio , in questa zona, non solo vi sono meno dati relativi alla profondita', ma, sempre effettuando uno "zoom", al momento dell'ormeggio o di dare fondo all'ancora l'icona della barca a volte risulta posizionata sulla terraferma limitrofa invece che in mare. Dimitris mi dice che la carta del Mediterraneo orientale e' caricata e che forse si potrebbe fare un aggiornamento chiamando il tecnico della Furuno da Atene. Poiche' il meglio e' il nemico del bene ed inoltre essendo io convinto che su cio' che ha a che fare con l'elettronica meno ci si mettono le mani meglio e', decido di lasciar perdere. Vorra' dire che faro' ancora maggiore attenzione soprattutto nelle zone di bassi fondali. E poi mi restano sempre le mappe cartacee a cui continuo a fare costante riferimento. Dopo aver finito la pulizia in coperta e tolto tutte le scotte lavandole con l'ammorbidente, arriva Manos che sostituisce le guarnizioni della pompa Jebasco e quella del gabinetto. Erano abbastanza in buono stato, ma dopo 6 anni ho preferito fare una revisione completa ti tale componente, sicuramente non tra le piu' nobili della barca, ma certamente tra quelle piu' utilizzate e con le quali si spera di non affrontare mai un problema, in particolare quando si hanno ospiti a bordo. Terminata la "corvee" raggiungo mia madre e Tania a Lavrion. Ceniamo al solito ristorante "Limani", vale a dire "il ristorante del porto". Faccio anche la conoscenza di Iannis, che sulla carta da visita ha scritto "John" (e ci risiamo con questa mania dell'inglese!!), diventato il nostro taxista di fiducia e che domani, giorno di partenza, ci portera' in aeroporto.

(Giornale di bordo)

giovedì 10 maggio 2018

Lavrion


Oggi intendiamo prendercela comoda dedicando la giornata alla visita della vicina Lavrion e lasciando a domani pulizia e lavoretti vari su Habibti. Il nostro ormeggio, il P5 39, mi pare perfetto. Ora pero' bisogna pagarlo. Per farlo mi reco alla Alpha Bank la cui sede si trova sulla piazza principale del paese e che raggiungiamo, alla modica cifra di 5 euro, in taxi. In effetti scopro che in Grecia non si possono effettuare, almeno ufficialmente, pagamenti in contanti per una cifra superiore ai 500 euro. Una delle nuove direttive del Governo a seguito della crisi per contenere l'evasione fiscale. Mentre aspetto le signore che sono andate dal parucchiere, mi siedo in un bar bevendo un caffe' freddo "shakerato", servito con ghiaccio in un bicchierone di plastica con cannuccia. A guardarmi intorno, ma lo avevo gia' notato nei giorni precedenti, mi pare essere la bevanda nazionale. All'ora di pranzo ci raggiunge Brigitte, una cara amica di Tania. Pranziamo con lei da "Limani" , un ristorante di fronte al lungomare del quale diventeremo "habitué" nei prossimi giorni. Brigitte e' una persona molto positiva e decisamente particolare. E' nata a Damasco da madre polacca e padre libanese. Cresciuta tra New York e Londra, si e' trasferita ad Atene dopo il matrimonio con Leo, un greco dal quale ha avuto tre splendidi figli. Oltre alla mamma e' una pittrice di un certo successo, con alle spalle molte esposizioni personali in diverse parti del mondo. Trascorriamo in sua compagnia una buona parte del pomeriggio, con la promessa di rivederci, questa volta anche con Leo, in occasione delle nostre prossime venute in Grecia. Tra l'altro scopro che Leo, appartenendo ad una famiglia di armatori, e' un grande appassionato di vela ed e' solito organizzare ogni anno nell'isola di Andros una regata alla quale Brigitte ci invita gia' da ora a partecipare. Quest'anno si svolgera' in agosto, periodo nel quale difficilmente saremo da queste parti, ma non si sa mai. Dopo pranzo, rimasti soli, facciamo una passeggiata al porto. Quello turistico e' sitiuato nella parte piu' interna della darsena e mi dicono essere molto esposto ai forti venti da sud-ovest. Vi sono ormeggiati numerosi charter e vedo anche un Comet 38 con bandiera italiana. Una barca gemella della mia precedente "Nausicaa". Il porto commerciale, invece, si trova un poco fuori del paese. Vi transitano quotidianamente numerosi traghetti diretti alle isole. Lo raggiungiamo a piedi, patendo un po' il caldo, per verificare presso la locale Capitaneria se, al momento della sua scadenza, potremo rinnovare qui il DEPKA, il documento che autorizza la navigazione nelle acque greche, ricevendo risposta positiva. Poi rientriamo al Marina e trascorriamo la serata in barca cominciando a preparare parte dei bagagli. La vacanza purtroppo e' quasi finita.

(Giornale di bordo)

mercoledì 9 maggio 2018

Aegina - Capo Sounio - Olympic Marina


Lasciamo il porto di Aegina dopo aver restituito all'ufficio dell'Autorita' portuale la chiavetta per l'elettricita' e l'acqua. Per ottenere la restituzione del deposito devo aspettare le 8, anche se l'impiegata era gia' in ufficio mezz'ora prima. Ma perche', mi chiedo, negli uffici pubblici, ovunque tu vada, trovi spesso impiegati con lo stesso becero atteggiamento da piccolo burocrate? Se sei seduto alla tua scrivania, mi spieghi che ti costa aprire il cassetto che hai di fronte, tirare fuori 25 euro e restituirmeli, senza farmi aspettare in piedi davanti alla porta aperta del tuo ufficio per poi fare, mezz'ora dopo, questa impegnativa e complessa operazione? E cosi' poco prima delle 9 lasciamo l'ormeggio. In mare c'e' poco vento. Doppiamo a motore la punta nord-occidentale di Aegina non lontani da un catamarano diretto ad Atene. Poco piu' avanti noto un cantiere e un piazzale con numerose barche a terra. Cio' che mi colpisce e' che si accede al "travel lift" direttamente dal mare aperto, senza che vi sia, all'apparenza' nessuna barriera o protezione dalle onde. Dovro' informarmi meglio nel caso un giorno avessi la necessita' di lasciare la barca a terra per un periodo, magari con poca spesa. Superato anche il capo nord-orientale dell'isola puntiamo verso il passaggio che separa l'isolotto di Patroklos dalla terraferma e che si trova ad un paio di miglia ad ovest di Capo Sounio. In questo tratto di mare occorre prestare attenzione alle navi in transito da e verso il Pireo. Hanno un loro specifico corridoio che dobbiamo per forza attraversare. Qui incrociamo tre porta container. Le prime due ci transitano a poppa, la terza ci passa a prua e a poca distanza. Solleva un onda molto alta che ci sbatacchia non poco. Poi la navigazione procede tranquilla, sempre a motore sostenuto dal genoa aperto. Poco prima di Patroklos vediamo un delfino che nuota solitario. E' di un colore molto piu' scuro e di dimensioni maggiori rispetto a quelli fino ad ora incrociati. Capo Sounio si avvicina e prende sempre piu' forma il tempio di Poseidone costruito proprio sulla punta del promontorio. Secondo il mito sarebbe il luogo dal quale Egeo, re di Atene, si sarebbe gettato in mare suicidandosi quando vide che la barca che riportava in patria il figlio Teseo avanzava con le vele nere e non con quelle di colore bianco, nella convinzione, errata, che questi fosse morto nel tentativo di uccidere il Minotauro. A quel mare , l'Egeo, venne poi dato il suo nome. Ad ovest di Capo Sounio, proprio alle pendici del tempio, c'e' una baia che costituisce un ottimo ridosso dal Meltemi. Vi vedo ormeggiate un paio di barche a vela, anche se oggi non mi pare il migliore dei ridossi. Nella notte infatti il vento dovrebbe rinforzare, e non poco, da sud-est, una direzione nella quale la baia risulta completamente aperta. Doppiato il capo risaliamo il canale lasciando la stretta e lunga isola di Makronisos sulla dritta e raggiungendo l'Olympic Marina verso le 16,30. Questa sara' la nostra base per il prossimo anno. La chiusura del Canale di Corinto in marzo, ritardando il nostro programma, ci ha costretti a modificarlo un poco. Posticiperemo quindi l'andata ad Istanbul alla prossima primavera e nei prossimi mesi navigheremo tra il Golfo di Saronico e le Cicladi. Al Marina, dove avevo prenotato, ci assegnano un ottimo posto su uno dei pontili piu' interni e quindi ridossati. Ci ormeggiamo all'inglese ad un "finger" sul quale il precedente occupante aveva fissato una serie di utili parabordi. Accanto abbiamo una barca a motore che non ha l'aria di essere molto utilizzata. Mi pare una collocazione perfetta. Infatti ero un po' preoccupato che mi assegnassero un posto accanto ad un charter, con tutte le considerazioni del caso. Nel pomeriggio completiamo le formalita' e facciamo un breve giro alla scoperta del Marina. Come avevo intuito e' un poco isolato, ma la sicurezza mi pare ottima. C'e' un negozio di nautica ben fornito, un ristorante bar e anche un'agenzia dove eventualmente affittare un auto o un motorino. Alle spalle della pompa di rifornimento si trova il cantiere con un "travel lift" e un enorme piazzale dove lasciare le barche a terra. In quest'area, nel 1968, venne fondato il cantiere "Olympic Yacht", che produsse in cooperazione con la Janneau almeno 300 barche. Nel 1990 questo fu poi acquisito da un gruppo americano di Los Angeles, il "Nouri Group", finche' nel 2001 ebbe inizio la nuova attivita' di porto turistico. I prezzi non sono proprio economici, considerato che ci troviamo in Grecia, ma nel complesso spero che la decisione di lasciare  Habibti  ormeggiata qui fino al prossimo anno  sia stata una buona scelta.

(Giornale di bordo)

martedì 8 maggio 2018

Agistri - Aegina


E oggi è la volta di Aegina, la più grande delle isole del Golfo di Saronico. Il portolano non offre indicazioni molto dettagliate del relativo porto. Nella piantina è riportata anche la presenza di un Marina, senza che peraltro ne sia fornito alcun recapito. Recupero il numero telefonico su internet, chiamo, e mi dicono di contattarli nuovamente una volta arrivati in porto. Cosa che faccio, non riuscendo più, tuttavia, a riprendere la linea. Ormeggio quindi temporaneamente al primo pontile utile, aiutato da due persone che stanno lavorando su una barca lì accanto. Mi suggeriscono di chiedere informazioni all'Autorità portuale che si trova sul lungomare, in paese. Prima di dirigermi verso l'edificio che mi è stata indicato, mi affaccio sul limitrofo porto comunale. Vi trovo ormeggiata la barca della famigliola olandese incontrata a Trizonia. Mi dicono che la navigazione di quella notte in cui erano partiti è stata difficile. Tutti i bambini hanno sofferto il mal di mare e gli adulti hanno patito un freddo cane. Ci dicono anche che stanno partendo in direzione di Atene e che qui in banchina sono stati ottimamente. Dopo averli salutati raggiungo l'ufficio dell'Autorità portuale. Non chiedo alcuna altra informazione sul Marina e pago invece i 13 euro per l'ormeggio sul pontile comunale, più altri 5 per la fornitura di acqua ed elettricità lasciandone altri 25 di cauzione per la chiavetta della relativa colonnina che mi verranno restituiti al momento della sua riconsegna. Ritornato in barca ci spostiamo sulla banchina che si trova a dritta appena entrati nel porto. Ci sarebbe anche la possibilità di ormeggiare a quella più vicina al paese, che avendo la strada alle sue spalle risulterebbe però più rumorosa. Sistemo Habibti tra un 38 piedi a vela con bandiera danese sulla destra e un ketch il cui capitano, vista la forma della barca, potrebbe essere Jack Sparrow con bandiera svedese sulla sinistra. Il fondale è limaccioso e l'ancora non agguanta al primo colpo costringendomi a ripetere la manovra. La cittadina di Aegina è molto vivace. Rinunciamo così ad affittare un auto per fare un giro dell'isola preferendo restare in paese e aggirarci per i suoi vicoli, negozi e bancarelle. C'è un traffico rumorosissimo di auto e motorini ai quali occorre prestare attenzione. Il rispetto per il codice della strada qui pare un optional, ma in fondo fa parte del folclore locale. Telefono a Rosario, un amico che ha casa sull'isola. Non è qui in questo periodo ma mi da l'indirizzo di un ristorante dove poter mangiare pesce fresco ad un prezzo equo. Mi dice di evitare i locali turistici sul lungomare e di andare invece in una delle due taverne che si trovano accanto al mercato del pesce. Le individuiamo facilmente. Hanno entrambe i tavoli sparsi nel vicolo proprio davanti ai banchi del pesce. Quando ordiniamo, il cameriere si serve direttamente a uno di questi: prende quanto ordinato e porta tutto direttamente in cucina. Il locale è rustico, ma il pesce è freschissimo e buonissimo. In più il tutto estremamente economico. Nel pomeriggio facciamo ulteriori due passi in paese e poi ce ne torniamo in barca. Stasera devo assolutamente concedere la rivincita a scopa a mia madre. 

(Giornale di bordo)

lunedì 7 maggio 2018

Korfos - Agistri


Prima di lasciare Korfos facciamo un po' di spesa e una passeggiata sul lungomare. Il portolano, descrivendo il paese, e' piuttosto critico per l'eccessiva cementificazione provocata dalle nuove case costruite sulla collina retrostante il vecchio abitato. Probabilmente Rod Heikell e' passato di qui mentre queste erano in costruzione, in quanto oggi queste, con i loro colori e i loro giardini, si integrano perfettamente nell'ambiente circostante. E' tuttavia vero che il paese, nel suo complesso, a parte un paio di taverne e qualche negozio non offre un granche', soprattutto se paragonato ad altre localita' che abbiamo visitato recentemente. Ci e' piaciuto molto di piu' Agistri, sull'omonima isola, che raggiungiamo a fine mattinata. Durante il tragitto di circa 6 miglia, incrociamo qualche barca a vela che cerca di sfruttare il poco vento presente. La maggior parte sono quelle della flotta di charter che hanno trascorso a Korfos la notte precedente. Sono dirette a sud, in direzione di Epidavros. Avvicinandoci ad Agistri il vento aumenta a 15 nodi. In porto ormeggiamo all'inglese nell'unico spazio che troviamo disponibile sul pontile galleggiante, occupato per il resto da alcuni barchini da pesca. Un paio di altre barche a vela occupano invece la banchina, dove possono beneficiare di acqua ed elettricita'. La giornata e' sempre piu' ventosa tanto che l'aria, nei momenti in cui il sole scompare dietro alle nuvole, diventa piuttosto fresca. Nel pomeriggio cadono anche due gocce, ma cio' non ci impedisce di fare la nostra solita passeggiata. La parte piu' bella del paese, come spesso accade, e' quella nella quale si trovano le case piu' vecchie che qui sono ben conservate, ma che purtroppo sono completamente attorniate dai nuovi edifici che gli precludono l'originaria vista sul mare. Agistri e' collegata piu' volte al giorno con la vicina Aegina tramite un aliscafo e un traghetto. Sull'isola c'e' anche un altro porticciolo, Skala, ma e' adatto solo alle piccole barche da pesca. Nella parte meridionale, poi, c'e' un ulteriore piccolo abitato, Limenaria, che pero' non riusciamo a visitare. Per farlo, avremmo dovuto affittare un motorino, ma non ci andava di lasciare mia madre da sola. Verso sera il porto si anima di pescatori, per lo piu' affaccendati a riparare le loro reti prima di uscire in mare. Anche qui, come gia' ci era accaduto a Kalamos, su una barca stanno ascoltando musica a tutto volume. Sono canzoni tradizionali greche e le note provenienti dalle corde del "bouzouki" sono una melodia che e' un piacere ascoltare. Infine, con il buio l'aria rinfresca ulteriormente e l'addormentarsi al caldo del piumone ci fa concludere in bellezza questa ennesima grande giornata.

(Giornale di bordo) 

domenica 6 maggio 2018

Ormos Andreas - Korfos


Nella notte il vento si è placato. Verso le 4 mi sono svegliato e ho fatto un rapido controllo dell'ancoraggio. Al largo si vedono le luci di alcuni pescherecci, tutti perfettamente equidistanti l'uno dall'altro. Habibti galleggia tranquilla e dalla riva si sente il canto delle cicale. Non mi resta che tornarmene a letto. La sveglia suona alle 6. Oggi le miglia da percorrere sono parecchie, anche se non ho ancora deciso quale sarà la destinazione finale. Fatta colazione, alle 7 issiamo le vele. C'è ancora un po' d'onda residua, ma il vento è sempre a nostro favore. E' tornato il sereno e la navigazione verso Corinto procede magnificamente. Ad alcune miglia da quest'ultima località un branco di almeno un centinaio di delfini, e non esagero, ci offre uno spettacolo mozzafiato. Almeno una ventina di loro ci accompagnano per una quindicina di minuti facendo le loro evoluzioni davanti la prua di Habibti e saltando a gruppi di tre o quattro al suo fianco. Una sola ed unica altra volta mi era capitato di assistere ad un simile spettacolo. Era stato una quindicina di anni fa nel Golfo di Squillace a bordo di "Nausicaa". L'eccitazione è massima. Tania, a prua, continua a battere incessantemente i piedi sulla coperta come si usa fare per attirare la loro attenzione e mia madre, a poppa, perde quasi la voce a forza di entusiastici "u-uuh, o-ooh e a-aah!". Scattiamo decine di fotografie e facciamo qualche filmato. Mica capita tutti i giorni uno spettacolo simile! Dopo aver incrociato due barche a vela che risalgono a motore verso Patrasso, è giunto il momento di decidere quale sarà la nostra destinazione di oggi. Non conosco il porto di Corinto, ma sia leggendo il portolano che dai racconti di alcuni amici che vi si sono fermati, non mi pare un granchè. Così, visto che è solo mezzogiorno, decido che attraverseremo oggi il Canale. A cinque miglia dal suo ingresso chiamo per radio sul canale 11 preannunciando il nostro arrivo. Mi dicono di richiamare ad un miglio di distanza per ricevere istruzioni. Poco dopo, sento una chiamata proveniente da una nave diretta in Turchia che annuncia anch'essa il suo arrivo. E' ancora a quindici miglia dietro a noi e spero di non dovere attendere il suo transito prima di ricevere l'autorizzazione al passaggio. Le navi commerciali hanno infatti la priorità sulle imbarcazioni da diporto. Ad un miglio richiamo e mi dicono che al momento nel Canale c'è traffico contrario, ma che fra una ventina di minuti potremo passare. Attendo il mio turno a circa 200 metri a nord dell'ingresso. Poi, dopo venti minuti precisi, ecco che arriva l'autorizzazione. L'operatore mi dice di transitare alla massima velocità in quanto c'è traffico in attesa. E così, a circa 7 nodi, un poco distanziati da un catamarano carico di turisti che ci precede, cominciamo ad attraversare il Canale. Al suo interno mi pare di individuare la zona nella quale c'è stata la frana che lo aveva ostruito per circa un mese lo scorso marzo costringendoci a modificare il nostro programma. In quel punto la roccia delle pareti è più chiara. Mentre siamo a metà canale riceviamo per radio un'altra chiamata che ci richiede di aumentare ulteriormente la nostra velocità. Capisco la logica di tale richiesta, ma rispondo che sto già andando a 7 nodi e che più di tanto la barca non può andare. Replicano semplicemente: "Thank you!". Credo si tratti più che altro di una prassi perchè poco dopo sento che l'operatore chiede alla nave che è dietro di noi e che sta entrando ora nel Canale di non procedere ad una velocità superiore a 5 nodi. Mettetivi d'accordo, mi viene da pensare. Nel frattempo, un inaspettato cicalio, mi segnala che abbiamo perso il segnale GPS. Penso sia normale, vista l'altezza delle pareti che lasciano solo una piccola parte di cielo visibile, ma non avevo mai sentito nessuno che sui vari social o libri avesse riportato questo fatto. In ogni caso il segnale riprende nel momento in cui ormeggio alla banchina all'uscita del Canale per pagare il transito. Ho letto da qualche parte che il Canale di Corinto è il più caro al mondo. Non so se sia vero, ma di fatto pago 175 euro per gli 11,30 metri di lunghezza di Habibti. Sapendo che la banchina deve essere tenuta occupata il meno possibile, una volta saldato il conto, mettiamo la prua verso Korfos, una ventina di miglia a sud. La raggiungiamo dopo aver superato alcuni isolotti e costeggiando. In prossimità della baia vi sono numerosi allevamenti ittici, probabilmente perchè in questa zona i fondali sono particolarmente profondi già sotto costa. La baia di Korfos costituisce un ottimo ridosso dai venti settentrionali. Noi ormeggiamo alla banchina di una taverna con lo stesso nome del paese su cui è posto un enorme cartellone con su scritto "Free Mooring" e "4 meters depth". Il proprietario della taverna si sbraccia per attirare la nostra attenzione. Accanto, infatti, vi è un altra taverna alla cui banchina sono già ormeggiate un paio di barche. Scopriremo poco più tardi che fanno parte di una flottiglia di charter che verrà raggiunta da altre barche della stessa società poco più tardi. Accanto a noi c'è solo un Hunter 40 che deve essere di proprietà di un amico del ristoratore in quanto è lui che ci sembra prendersene cura. Al momento di ormeggiare comincia a piovere, ma noi ci sbrighiamo nelle manovre. Poi ci sediamo ad un tavolino al riparo, proprio dietro la poppa di Habibti, e facciamo il nostro solito pranzo/cena. Oggi abbiamo percorso quasi settanta miglia e, a questo punto, la stanchezza comincia a farsi sentire. 

(Giornale di bordo)

sabato 5 maggio 2018

Galaxidhi - Ormos Andreas


La notte scorsa ha piovuto leggermente. Sempre acqua mista a sabbia rossa. Il vento soffia forte da ovest e oggi è prevista pioggia. Noi dobbiamo comunque proseguire. Abbiamo ancora diversi giorni a disposizione, ma c'è ancora strada da fare. Voglio spostarmi nel limitrofo Golfo di Antikyra. In questo modo le miglia da fare non sarebbero molte e al contempo ci avvicineremmo un poco a Corinto. Lasciamo Galaxidhi in mattinata. Massimiliano è già partito. Mi aveva detto che era sua intenzione fermarsi a Trizonia. Incontrerà sicuramente Alex e Micky e forse avrà occasione di assistere al loro concerto. Usciti in mare aperto troviamo vento forte e onda. Avendoli al giardinetto non ci danno fastidio. C'è un po' di rollio. Per pigrizia ho aperto il solo genoa. Viaggiamo comunque ad una velocità di 6 nodi. Ci vogliono un paio d'ore prima di trovare nuovamente ridosso dietro a Capo Pangalos su cui si trova una chiesetta bianca con la cupola azzurra. L'area circostante è selvaggia e piuttosto brulla. Gli unici alberi sono gli ulivi che in alcune calette lambiscono il mare. Superato il capo vi sono tutta una serie di ridossi dove poter trascorrere la notte. Alcuni di questi hanno tuttavia i fondali piuttosto profondi. Il migliore, guardando anche la carta nautica, ci sembra essere quello di Ormos Andreas. Lo raggiungiamo e dopo aver fatto il solito giro di ispezione diamo fondo vicino alla riva in 5 metri d'acqua con tutti i 60 metri di catena. Ci sono 25 nodi di vento e le raffiche fanno brandeggiare Habibti, ma con questa lunghezza di catena, una volta assicuratomi che l'ancora ha agguantato perfettamente, potremo dormire sonni tranquilli. Trascorrere la notte qui invece che raggiungere Antykira ci permetterà inoltre di risparmiare almeno un paio d'ore di navigazione domani. E poi, quest'ultima località non mi pare particolarmente attraente. Sul fondo della rada ci sono alcune abitazioni, ben intrattenute, ma al momento disabitate. L'unica presenza umana è quella di un pescatore sulla spiaggia che sembra darsi un gran da fare con le sue canne da pesca. Fa incessantemente la spola tra queste e la sua auto. Il che mi fa pensare che la zona deve essere particolarmente pescosa, trovandosi non lontana da alcune vasche per l'allevamento ittico. Pranziamo in pozzetto e trascorriamo il resto del pomeriggio in un dolce far niente, ascoltando "Rebetiko Gymnastas", un album di Vinicio Capossela i cui ritmi riflettono esattamente l'atmosfera melanconica ma serena che ci circonda. Con il buio rientriamo sotto coperta. L'aria, infatti, continua ad essere pittosto fresca. Accendo la luce di fonda e in aggiunta una lampada a luce intermittente a led che fisso sotto al boma. Con la luna coperta dalle nuvole la notte è piuttosto cupa e in mare vedo già diversi pescherecci. Non vorrei che nella notte qualcuno decidesse di dirigersi qui e non ci vedesse. In questo periodo sono poche le barche a vela in giro per mare, e al momento non ne abbiamo vista nessuna che trascorra la notte in rada. Poi, prima di andare a letto faccio l'abituale partita a scopa con mia madre. Che, tra l'altro, anche se con un po' di fortuna, ma me le suona per bene!

(Giornale di bordo)

venerdì 4 maggio 2018

Trizonia - Galaxidhi


Come previsto il vento è cambiato. Da ieri sera e per tutta la prossima settimana dovrebbe soffiare da ponente facilitando la nostra discesa verso il Canale di Corinto. La barca degli olandesi è partita ieri col buio. Prima di lasciare l'ormeggio mi hanno detto che vorrebbero superare il Canale già domani per evitare di trovarsi per mare con i temporali annunciati nei prossimi giorni. Non mi pare un'ottima idea. Avrebbero potuto partire domattina presto. A mio avviso partendo ora si troveranno certamente ad affrontare l'onda residua dei giorni scorsi e per i tre bambini piccoli a bordo che nella notte staranno all'interno della barca il mal di mare è quasi assicurato. Le miglia per Galaxidhi, la nostra meta odierna, sono circa una ventina. Il mare stamattina è più calmo e il vento ci spinge alle spalle. Nell'ampia baia che precede il capo antistante il Golfo di Itea il vento cessa. Alex mi aveva preannunciato questa eventualità. Pare che in quest'area questo fenomeno accada spesso, anche quando al centro del Golfo di Corinto il vento è forte. Per entrare nel fiordo di Galaxidhi provenendo da ovest, come indicato dal portolano, passiamo tra i due isolotti di Apsifia e Ay Georgios lasciando poi sulla sinistra una grande meda rettangolare in cemento. Avvicinandosi al paese colpisce la grande chiesa sulla collina che spicca tra le altre case. Alla banchina sono ormeggiate alcune barche a vela, tra le quali alcune stanziali. Ci aiuta con le cime d'ormeggio un signore canadese che, insieme ad altre due sue connazionali, ha affittato la barca a Salonicco ed è diretto a Lefkas. Partirà poco dopo per Trizonia ma lo vedremo rientrare nel pomeriggio. Ci dirà di aver dovuto fare dietro front a causa delle alte onde che si è trovato ad affrontare appena uscito in mare aperto. Forse avrebbe dovuto procedere più sottocosta usufruendo di un maggiore ridosso dal vento che soffia da ovest. Una volta ormeggiati ne approfitto per lavare la barca e fare il pieno d'acqua. C'era bisogno di entrambi. Tania invece scambia due parole con un signore italiano dall'aria un po' snob che ha ormeggiato lì accanto il suo Elan 40. Ci dice di avere casa in paese e che la barca è qui fissa da alcuni anni, anche in inverno. Dopo che ci siamo seduti all'ombra in un bar proprio di fronte si accosta ad Habibti una delle due barche a vela degli inglesi che avevamo visto nei giorni scorsi a Trizonia. Si chiama "Scarlett" e lo ha scritto da tutte le parti. Li aiuto nell'ormeggio, ma dopo cinque minuti devo precipitarmi a chiudere tutti gli oblò che avevo lasciato aperti. Il mio vicino, infatti, nel lavare la barca, sta praticamente rilavando per una seconda volta anche la mia senza rendersi conto che l'acqua potrebbe entrare all'interno. Sempre mentre siamo seduti al bar un taxista ci propone di accompagnarci alla vicina Delfi. Tranne il lunedì, il sito archeologico chiude alle otto di sera. In effetti avremmo il tempo per visitarlo, ma fa molto caldo e mia madre non mi pare entusiasta di scarpinare sotto il sole. Sarà un buon motivo per ripassare da queste parti una prossima volta. Verso sera la banchina si anima di nuovi arrivi. Tra questi, quello di Massimiliano, l'originale giovane armatore di un HR 352. Ci dice di aver trascorso gli ultimi anni in Egeo e che ora sta ritornando a Caorle dove ha intenzione di vendere la barca. Sua moglie, prosegue, ha deciso di trasferirsi alle Canarie comprando lì una casa che in qualche modo occorre pagare e, a meno di chiedere il divorzio, la barca è diventata l'inevitabile vittima sacrificale. "D'altra parte", commenta ironico, "se divorziassi poi chi mi mantiene?". Un personaggio, Massimiliano. Dopo il tramonto facciamo un giro in paese. Una cosa che mi ha colpito nelle varie località che fino ad ora abbiamo visitato della Grecia è come la maggior parte delle strade nei vari paesi siano tutte molto bene intrattenute, solitamente con un porfido o con blocchetti in cemento colorati in perfetto stato. Proprio come da noi, rifletto, pensando tristemente alla condizione delle strade nella nostra capitale, ma non solo. Finalmente riusciamo a visitare anche una chiesa che, come tutti i luoghi di culto ortodossi, è particolarmente ricca di addobbi tra cui numerose statue, drappi ed icone. Ci fa entrare un'anziana signora vestita di nero e con l'aria compita. Anche per questo motivo entriamo in punta di piedi e nel massimo silenzio, bisbigliando a bassa voce nel momento in cui decidiamo di accendere un piccolo cero. Poi, con massima discrezione ci sediamo, sempre sotto il suo sguardo attento e vagamente severo. Abbasso anche la suoneria del telefono, che mi ero dimenticato di spegnere. Non sia mai che si metta a suonare proprio in questo momento. Sono sicuro che sarei fulminato all'istante dalla vecchietta. Poi fa l'ingresso in chiesa un'altra signora, sempre vestita di nero, che avevamo notato mentre bagnava i fiori nel cimitero di fronte la chiesa. Le due si mettono a parlare tra loro discutendo ad un tono di voce altissimo, quasi urlando. Le voci rimbombano in tutto l'edificio che le amplifica ulteriormente. Sembra di essere stati catapultati improvvisamente nel bel mezzo del mercato di Ballarò. Penso a tutto il nostro timore di essere redarguiti e non possiamo trattenere una risata di cuore. Ceniamo sulla terrazza di uno dei ristoranti sul lungomare. Prima di andare a letto e ripensando alla nostra giornata non posso che considerare Galaxidhi come un bel posto, che ci lascierà decisamente un bel ricordo.

(Giornale di bordo)

giovedì 3 maggio 2018

Trizonia


Secondo le previsioni oggi dovrebbe essere l'ultimo giorno con vento da est. Da domani girarà da ponente e finalmente cominceremo ad averlo a favore. In attesa di questo annunciato cambiamento decidiamo di trascorrere la giornata a Trizonia andando alla scoperta dell'isola. Equipaggiati di scarpe da trekking e zainetto ci incamminiamo lungo una carrareccia che parte dal porto in direzione della collina sovrastante. Ulivi e macchia mediterranea ci circondano per un buon tratto, poi ci troviamo di fronte ad un bivio. La strada sulla destra dovrebbe ricongiungersi con quella percorsa brevemente ieri alle spalle della chiesa. Optiamo quindi per quella di sinistra. Poche centinaia di metri e ci imbattiamo in una coltivazione di oleandri. Credo che abbia seguito la stessa sorte del progettato Marina. C'è infatti un cartello che indica un finanziamento dell'Unione Europea, ma l'impianto di irrigazione è evidentemente non funzionante, la rete che dovrebbe delimitarne l'area è divelta in più punti e tra gli oleandri crescono un sacco di erbacce. Anche qui, come per il porto, si ha tanto l'impressione che intascati i soldi tutto sia stato abbandonato al suo destino. Il sole picchia forte, ma il vento che soffia a raffiche non ci fa patire il caldo. Dopo un tratto pianeggiante la carrareccia si trasforma in sentiero. Questo degrada rapidamente verso un gruppo di case che si trova nella parte occidentale dell'isola. Dall'alto si vede, in una piccola insenatura ben ridossada, un gozzo di pescatori intenti a recuperare le reti. In questo tratto la vegetazione rende un po' difficoltoso il cammino. Mi fornisco quindi di un pezzo di legno con il quale mi apro la strada facendo anche un po' di rumore in modo da far allontanare eventuali serpentelli. L'habitat, infatti, mi sembra quello giusto. Ci imbattiamo invece poco dopo in tre tartarughe. Brucano tranquillamente fiori e fili d'erba. Quando ci vedono, anche se procediamo lentamente per non disturbarle, si ritirano spaventate sotto le loro corazze. Che strani animali. Chissà quanti anni avranno? Sembra che le tartarughe possano infatti diventare più che centenarie. Il serpentello, probabilmente una biscia, me lo trovo nei piedi un poco più avanti. Lo vede per prima mia madre che cammina pochi passi dietro a me. Al suo urlo faccio un salto, ma la biscia se ne è già scappa in mezzo alla macchia. Siamo ormai nella mattina avanzata e negli avvallamenti protetti dal vento il caldo comincia a farsi sentire. Decidiamo allora di incamminarci nuovamente verso il porto che raggiungiamo proprio all'ora di pranzo. Scegliamo una taverna diversa da quella di ieri: "Calypso". Qui, dove ci raggiungono Marc, Micky e Alex, trascorriamo seduti a tavola buona parte del pomeriggio a chiaccherare. La cucina è ottima. Micky, senza che nessuno se ne accorga, offre lui il pranzo. Dice che è per sdebitarsi della nostra gentilezza e del nostro invito di ieri. Non era assolutamente il caso, ma apprezzo enormemente la sua generosità. La giornata non può finire in questo modo. Ci diamo allora appuntamento su Habibti verso sera. L'intera compagnia si presenta al completo verso le 21. Micky e Alex armati di chitarra e Marc con un paio sombreri, occhiali da sole, fisarmonica a bocca e un foglio enorme con scritte a caratteri cubitali le parole di "Clandestino" di Manu Chao. Dopo qualche prova giriamo con il palmare un filmato che, a riguardandolo, è esilerante. Vedere mia madre ottantaduenne con sombrero in testa e, completamente presa dalla parte, cantare a squarciagola "...marjiuana illegal!" non me lo sarei mai aspettato. La serata trascorre a bordo tra stuzzichini e musica fino verso a mezzanotte. A quell'ora, ci spostiamo per un ultimo brindisi al chiaro di luna su una spiaggia in fondo al paese. Domattina Marc ripartirà per Patrasso e poi Bruxelles. Micky ha deciso di restare qui ancora qualche giorno con Alex che domani aspetta un suo amico uruguayano che suona la fisarmonica. Vorrebbero organizzare un concertino sulla piazza del paese. Noi, invece, salperemo alla volta di Galaxidhi. Ci salutiamo abbracciandoci, tutti con un po' di commozione. Siamo stati proprio bene insieme. Un'altro di quegli incontri inaspettati che l'andar per mare ti regala e che, almeno per me, sarà difficile dimenticare.

(Giornale di bordo)

mercoledì 2 maggio 2018

Nafpaktos - Trizonia


Verso l'alba il vento rinforza. Lo percepisco dalle cime d'ormeggio che cigolano e dal tendalino aperto sul boma che sbatte un poco. Mi alzo e lo tolgo. Il luogo a quest'ora mattutina ha riacquistato la sua pace e con lei la sua bellezza. Poi me ne torno a letto fino alle 9. Gli israeliani accanto a noi partono presto verso Patrasso. Oggi il nostro tragitto è breve. Raggiungeremo la piccola isola di Trizonia. Marc di "Alanzi" mi ha scritto di essere già lì con Micky. Hanno trovato un ottimo posto nella parte più protetta del porticciolo con tanto di trappe. Lascieranno qui la barca fino a settembre. Il vento continua a soffiare da est. La navigazione è piacevole. Incrociamo un paio di barche a vela che con il vento in poppa procedono nella direzione opposta alla nostra. Verso l'una entriamo nel porto dopo aver percorso il canale che separa l'isola dalla terraferma. Un traghetto fa la spola tra le due sponde. Il porto di Trizonia era destinato a diventare un Marina. Tuttavia il progetto, dopo aver beneficiato dei fondi dell'Unione Europea, è naufragato. Oggi è abbandonato e ci si può ormeggiare gratuitamente. Poichè è ottimamente ridossato da tutti i venti numerose barche vi svernano in acqua. Un tempo, Christo, un abitante dell'isola ve ne prendeva cura. Ma poi pare che la polizia gli abbia contestato che tale attività era illegale e quindi ora non vi è più nessuno. Lo incrociamo sul suo quad elettrico, capelli e barba bianchi e lunghi, cappello alla yankee e aria un po' dimessa. Forse per non compromettersi saluta a malapena. Nel porto vi sono un paio di relitti che rendono il luogo, per un certo verso, un po' inquietante. Si tratta di due barche in ferro che sono state abbandonate qui alcuni anni fa senza essere più intrattenute. La ruggine ha fatto il suo corso e alla prima falla sono colate a picco. Non sono le sole ad essere state abbandonate qui. Altre sono in stato di totale incuria e probabilmente con il tempo affonderanno anche loro. Peccato. Noi ormeggiamo all'interno del pontile di sottoflutto. Dalla parte opposta ci sono già un paio di barche a vela più piccole. Su di una c'è una famiglia di olandesi con tre biondissimi e vivaci bambini piccoli. Scorrazzano nel porto, tutti soli con i loro salvagenti arancioni su un canotto. L'altra barca è di Alex, un ragazzo originario di Valencia e trasferitosi per amore in Grecia alcuni anni fa. Poi la storia con la sua ragazza di Salonicco è finita, ma lui è rimasto. Parla greco perfettamente e lavora con un circo itinerante che si sposta a bordo di tre barche a vela, di cui due, coloratissime, sono ormeggiate davanti a noi. Insieme ai suoi compagni, funamboli di diversa nazionalità che dovrebbero raggiungerlo prossimamente, fanno i loro spettacoli nei vari porti che incontrano. La sua barca, un piccolo sloop di 7 metri del 1972, gliel'hanno regalata. Era in pessime condizioni e senza motore, ma ora piano piano la sta sistemando. Per mille euro ha trovato un Volvo Penta che ha montato da poco. "E' il primo passo", mi dice entusiasta. Alex è un musicista e scopriremo nei prossimi giorni che oltre a suonare benissimo la chitarra ha anche una bellissima voce e conosce un repertorio vastissimo. Sul molo appaiono anche Marc e Micky che ci hanno visto arrivare. Marc mi ringrazia ancora per la dritta che gli ho dato indicandogli Trizonia per lasciare la sua barca per qualche mese. Li invitiamo a bordo per un piatto di spaghetti alla puttanesca e approfondiamo la conoscenza. Entrambi sono simpaticissimi e assolutamente originali. Scopriamo che la barca è di Marc e che Micky è la prima volta che va per mare in questo modo. "Alanzi", oltre agli anni ha anche tante miglia alle spalle. Con lei Marc è sceso fino in Senegal dove ha risalito anche un fiume dove poi è rimasto incagliato. Esilerante la storia di come è stato tirato fuori d'impaccio da alcuni indigeni locali che hanno trascinato fuori la barca dalla secca con le loro piroghe. Inutile dire che non hanno nessun documento in regola. Ma non mi paiono farsene un problema. Peraltro sono disponibilissimi. Nel pomeriggio aiuteranno Alex ad installare sulla sua barca una seconda batteria. Sarà anche per il lavoro che fanno, ma hanno una manualità incredibile. Salutati temporaneamente i nostri amici, dopo pranzo facciamo due passi. La piazzetta che si affaccia sul lato meridionale del paese è un incanto. Alcune barchette in legno sono ormeggiate a dei gavitelli davanti al lungomare sul quale si affacciano una serie di taverne. Al fondo di quest'ultimo si trova la chiesa con un ampio piazzale e un piccolo cimitero alle sue spalle, nascosto tra gli alberi e prospiciente il mare. Purtroppo, come tutte le altre chiese che abbiamo incontrato fino ad ora, anche questa è chiusa. In tanti ci dicono che la Grecia è afflitta dai furti, che avvengono anche sulle isole più piccole. Molti danno la responsabilità ai tempi difficili, altri alla presenza di un numero sempre crescente di immigrati, la maggior parte illegali, che non ricevendo nessuna forma di sostegno e non trovando lavoro purtroppo vivono di espedienti. La sera ceniamo in una delle taverne sul lungomare: "L'osteria". La proprietaria era venuta a darci un bigliettino del locale nel pomeriggio e ci fa la posta per tutto il tempo che passeggiamo in paese. Ci sembrava brutto deluderla. Agli altri tavoli, oltre alla simpatica famigliola di olandesi, sono seduti gli equipaggi di un paio di barche a vela con bandiera inglese arrivate in porto verso sera. Tristissimi. La cena non si è rivelata essere un granché. Il piatto forte era costituito dal panorama che avevamo di fronte a noi.

(Giornale di bordo)  

martedì 1 maggio 2018

Messolonghi - Nafpaktos


Le malefiche zanzare si dileguano con la luce del giorno. Prima di partire passo a salutare l'equipaggio di "Alanzi" che, alle 9, se la dorme ancora alla grande. Avevo consigliato loro il ristorante in cui avevamo pranzato ieri in citta' e probabilmente deve essere stato di loro gradimento. L'uscita dal canale, effettuata di giorno e con il mare calmo, e' tutta un'altra storia. E' incredibile come in mare, a seconda delle condizioni, tutto possa essere cosi' diverso. Osserviamo i pescatori e i vecchi pontili in legno che si affacciano sul canale. Alcuni sono in pessime condizioni, ma altri in perfetto stato. Alle spalle di alcuni di essi ci sono dei capanni dai colori vivaci, probabilmente utilizzati come depositi per le reti e le canne da pesca. Non oso pensare alla quantita' di zanzare che la notte si aggira sicuramente da queste parti. Fuori, il vento continua a soffiare da levante, ma la sua intensita' e' notevolmente diminuita tanto che dobbiamo per un primo tratto procedere a motore. Lentamente ci avviciniamo al ponte Rion Antirion, costruito in occasione dei giochi olimpici di Atene del 2004. Esso attraversa il Golfo di Corinto e unisce il Peloponneso e la Grecia continentale. Con i suoi quasi tre chilometri di lunghezza credo sia uno dei ponti sospesi piu' lunghi al mondo. Per attraversarlo sul mare occorre ottenere un'autorizzazione dalla stazione "Rion Traffic", che bisogna chiamare sul canale 14 del VHF in sua prossimita'. A seconda della destinazione verra' indicato sotto quale arcata transitare. A noi, che siamo diretti a Nafpaktos, specificano di passare sul lato nord lasciando un pilastro a sinistra e tre a dritta. Diligentemente seguiamo la direttiva, anche se so di amici che sono transitati senza fare nulla di tutto cio' e senza che peraltro gli sia successo niente. E' un'emozione guardare questa imponente opera di ingegneria dal basso. In questo tratto di mare incrociamo due grossi yacht a motore. Sembra che i cretini si siano dati appuntamento in mare tutti oggi. Il primo, con bandiera inglese, alzando un'onda non indifferente, ci fa un "rasatino" che fa dondolare albero e barca come il bilanciere di un orologio a pendolo. Il secondo, per di piu' italiano, per passarci vicino cambia addirittura rotta obbligandomi a modificare all'ultimo la mia per evitare una probabile collisione. Ma, mi chiedo, si puo' essere piu' coglioni? Verso le 13 entriamo nel pittoresco porto di Nafpaktos delimitato da vecchie mura e torri e con alle spalle un'antica fortezza con tre cinte di torrioni. Nelle acque prospicenti, nel 1571, si combatte' la famosa battaglia di Lepanto tra la Lega Santa, che difendeva la cristianita', e la flotta dell'impero ottomano. Uno scontro titanico, conclusosi con la vittoria della Lega, che coinvolse piu' di 500 navi e quasi 100.000 uomini tra soldati, marinai e rematori. Oggi Nafpaktos e' un paesino meta di turisti. Purtroppo al momento del nostro arrivo il molo entrando a sinistra, dove la discesa a terra sarebbe stata piu' agevole, e' gia' occupato da un'altra barca a vela. E' anche inagibile la banchina che si trova , sempre sulla sinistra, immediatamente dietro alle mura perimetrali del porto. Probabilmente per evitare un ingarbuglio di catene e di ancore nel caso qualcuno vi si ormeggiasse, alla sua base e' stata gettata della ghiaia in modo da formare un terrapieno che ti impedisce alle barche di avvicinarsi. A noi non resta che ormeggiare al molo centrale, utilizzando per la discesa a terra una delle due scalette laterali in cemento. Il posto e' incantevole. Essendo giorno festivo il paese e' letteralmente invaso dai turisti, la maggior parte ragazzi. Il sole incoccia e quindi rimandiamo il nostro giro a terra verso sera. Dopo un paio d'ore ci si affianca un Beneteau 51 con cinque maturi signori israeliani a bordo. Purtroppo con il calar delle tenebre inizia il delirio: sulla strada alle nostre spalle, uno accanto all'altro, vi sono una serie di locali che hanno messo "boom boom music" a palla. Il risultato e' una cacofonia infernale di suoni, come raramente mi era capitato di ascoltare. I locali attirano decine di giovani, tutti con un bicchiere di birra o di qualche superalcolico in mano. Sara', ma non mi paiono avere l'aria divertita. Scuotono tutti ritmicamente la testa e le spalle senza riuscire a conversare a causa del rumore. Tutto cio' andra' avanti fino alle 2 del mattino. Per tirarla in lungo, decidiamo di andare a bere un cocktail anche noi in un locale un po' piu' decentrato: ordiniamo un negroni e un mojito che si rivelano essere annacquati e un margarita che ha il sapore di un martini bianco. Che delusione. Rientrati in barca, per un attimo ho pensato di dare fondo un poco fuori dal porto per allontanarci da quel baccano infernale, ma alla fine desisto. Un vero peccato che un posto cosi' magico sia rovinato da tanta imbecillita' umana. Mi resta ancora un dubbio: non e' che sia io che sto' invecchiando?

(Giornale di bordo) 

lunedì 30 aprile 2018

Messolonghi


Nella notte e' piovuto e al risveglio trovo la barca completamente ricoperta da uno strato di sabbia rossa che le da un aspetto un po' trasandato. Una delle cose che veramente non sopporto. Tuttavia il cielo e' plumbeo e a poco servirebbe mettersi a lavarla in questo momento. L'atmosfera e' melanconica, forse anche a causa del fatto che una parte dell'area circostante mi pare piuttosto depressa. Solo un paio di bar sul lato sinistro del molo hanno l'aria di essere stati ristrutturati recentemente e migliorano un po' il contesto. Il bacino portuale risulta comunque ben ridossato tanto che non si percepisce per nulla il forte vento che invece continua a soffiare nel golfo di Patrasso, sempre proveniente da levante. Decidiamo cosi' che e' meglio restare qui un giorno e lasciare che la perturbazione passi prima di proseguire. Chiamo il Marina sul canale 9 per chiedere se possiamo ormeggiare da loro in modo da beneficiare di acqua ed elettricita'. Mi rispondono che non e' possibile. Hanno dei problemi con l'Autorita' portuale e non possono al momento accogliere nessuna imbarcazione. Vorrei potere avvertire Marc e Micky che hanno intenzione di lasciare qui la barca per i prossimi mesi, ma purtroppo non ho nessun loro recapito. Quelli del Marina ci dicono anche che possiamo accostare lungo l'antistante molo commerciale dove ci dovrebbe essere una colonnina per l'acqua funzionante. E cosi' facciamo. La prima impressione di Messolonghi non e' molto positiva. Scesi a terra ci dirigiamo verso il paese che dista circa mezzo chilometro. Come prima cosa ci imbattiamo in una piazzetta con una chiesa. Di qui si accede al centro storico che e' composto da una serie di viuzze con numerosi esercizi commerciali. Alcune case ben ristrutturate si alternano ad altre dall'aspetto piu' fatiscente, ma nel complesso la cittadina non e' male. Particolarmente gentili e disponibili sono invece gli abitanti che ci offrono una serie di utili indicazioni tra cui quella di dove poter trovare un supermercato. Pioviggina e all'ora di pranzo ci sediamo in un ristorante, "Dimitroukas", lungo la via principale, all'aperto e con i tavoli riparati da un tendone. Si rivelera' ottimo e per nulla caro. Messolonghi, nel complesso, comincia a piacerci sempre di piu'. Non so se corrisponda a verità, ma pare che il suo nome abbia origini italiane: Messo, in mezzo, Longhi, ai laghi. Ci potrebbe stare, sia perchè effettivamente è proprio così, sia perche' i veneziani hanno a lungo dominato questi luoghi. Nel pomeriggio il cielo si apre un poco e ne approfittiamo per visitare una sorta di cimitero monumentale trasformato in parco pubblico e meta di numerose scolaresche in gita. I vari busti che si trovano al suo interno raffigurano famosi patrioti greci che combatterono durante la guerra di indipendenza dall'impero ottomano che ebbe inizio nel 1821 protraendosi per una decina d'anni. Messolonghi era stata una delle principali roccaforti degli indipendentisti. Nessun segno invece del passaggio di Lord Byron che qui mori' nel 1824. Pare che da qualche parte vi siano una statua e un piccolo museo a lui dedicati, ma non siamo riusciti a trovarli. Verso sera, rientrati in barca, la sposto vicino alla colonnina dell'acqua. Togliere la sabbia rossa che la ricopre mi richiede una bella dose di olio di gomito. Mentre sto lavorando arrivano Marc e Micky, da poco approdati con "Alanzi". Sono delusi per aver scoperto di non poter tirare a secco qui la loro barca come avevano intenzione e sono anche preoccupati perche' non sanno dove poterla lasciare dovendo ripartire nei prossimi giorni per degli impegni di lavoro. In piu' non vorrebbero spendere molto e per cio' hanno escluso a priori l'opzione di riportarla a Lefkas, dove il Marina e' attrezzato e sicuro ma certo non economico. Gli suggerisco allora di valutare la possibilita' di lasciarla a Trizonia, un'isoletta poco piu' ad est. Non la conosco ancora personalmente, ma dalle notizie fornitemi da alcuni amici vi sarebbe un porticciolo gratuito e ben protetto che potrebbe fare al caso loro. Nel frattempo e' arrivata l'ora del tramonto e siamo letteralmente presi d'assalto da nugoli di zanzare che trovano terreno fertile nella limitrofa laguna. Sono decisamente aggressive e purtroppo ci daranno un fastidio terribile per tutta la notte. 

(Giornale di bordo)     

domenica 29 aprile 2018

Kastos - Messolonghi


Verso le 6 del mattino sento un gran vociare in banchina. Il vento è rinforzato e la barca dei due gallesi è scaduta su quella degli inglesi. Mi affaccio e assisto allo scontro tra le reciproche signore. La dama inglese, nel tentare di convincere gli altri sudditi di Sua Maestà a legare la loro cima ad un anello un poco più sopravvento in modo da far distanziare leggermente le due barche, a fronte del rifiuto dell'altra, perde completamente il suo "aplomb" britannico. Partono una serie di "fuck" di qui e "fuck" di là che pare di trovarsi improvvisamente in una bettola dei bassifondi di Bristol, con gli stessi reciproci mariti che si guardano impotenti. Confesso che un po' me la rido sotto i baffi. In fondo, penso, questi "brits" hanno un anima anche loro! Ne approfitto per vedere quali aggiornamenti da il meteo. Viene riportato vento forte da est con intensificazione nei giorni successivi. Domani dovrebbe anche piovere un poco. Non è il massimo. Seguendo il nostro programma dovremmo prenderlo al traverso ma, nel caso decidessimo di non fermarci a Petalas e proseguire è quasi scontato che nel golfo di Patrasso ci troveremo vento e onda dritti sul muso. Appena partiti prendo subito una mano di terzaroli. Habibti viaggia un po' sbandata ma il timone è leggero. Verso le 11 l'anemometro segna 30 nodi. Filiamo come schegge. Lasciamo gli isolotti di Drakonera, Provati e Pontikos a sinistra e a mezzogiorno siamo già al traverso di Petalas. Dato che il vento nell'ultimo tratto è diminuito un poco ed è ancora presto decido di proseguire. Ci teniamo alla larga dei bassi fondali che ci sono in corrispondenza della foce del fiume ed entriamo nel canale che separa l'isola di Oxia dalla terraferma. Qui il vento si incanala ed inevitabilmente aumenta nuovamente di intensità. Continuiamo a tenerci alla larga dei bassi fondali che delimitano la laguna e una volta raggiunta una profondità di sicurezza mettiamo la prua in direzione di Messolonghi. Il vento soffia nuovamente sui 30 nodi e l'onda alta è esattamente di prua. A motore, tenendo questa rotta, la barca fa meno di due nodi e soffre molto. Inoltre le miglia in linea retta per Messolonghi sono ancora una quindicina. A questo punto si presentano due possibilità: la prima è di tenere l'onda al mascone e proseguire a vela, bordeggiando e allungando notevolmente la strada, la seconda, più comoda, è fare dietro front e trovare un ridosso da qualche parte. Approfitto della presenza a bordo di mia madre ottanduenne e opto per la seconda. Ed è così che una ventina di minuti più tardi diamo fondo in una piccola baia senza nome proprio di fronte la parte orientale di Oxia. Verso sera il vento diminuisce e sul plotter vedo l'AIS di un paio di barche a vela che stanno risalendo in direzione di Patrasso poco a sud di Oxia. Ciò significa che le condizioni del mare sono migliorate. Così riprendiamo la navigazione. Fino al tramonto si procede bene, tanto che ci prendiamo anche un aperitivo in pozzetto. Con il buio, invece, il vento rinforza nuovamente con raffiche fino a 33 nodi e con lui anche l'onda. Comunque ormai siamo in ballo, e poi mancano solo poche miglia all'ingresso del canale dragato che conduce a Messolonghi. A tale proposito, sul portolano c'è scritto che percorrerlo nelle ore notturne non è agevole in quanto le luci che lo delimitano si confondono facilmente con quelle sulla terraferma. Ed in effetti è proprio così. Mentre non abbiamo nessuna difficoltà ad individuare le due luci, rossa e verde, che ne indicano l'accesso, una volta superate, tutto diventa più complicato. D'altra parte non intendo fare pieno affidamento al plotter cartografico. Nei giorni scorsi, infatti, ho notato che  a volte non è estremamente preciso. Pertanto non mi resta che ignorare vento e onda, in questo momento non indifferenti, e sgranare per bene gli occhi alla ricerca delle successive luci di segnalazione. Con fatica, proprio mentre lo strumento della profondità mi segnala 1,5 metri, riesco ad individuare le prime due. Sono quei momenti in cui non bisogna perdere la calma. Corretta immediatamente la rotta, sempre procedendo in modo lentissimo, la profondità ritorna nuovamente a 6 metri. Non nascondo dentro me stesso un sospiro di sollievo, anche perchè ormai ho individuato la direzione corretta da seguire. Superata la strettoia, che costituiva il passaggio più delicato del canale a quest'ora di notte, esso si allarga e più agevolmente raggiungiamo l'ampio bacino dove si trovano il Marina e la banchina commerciale. Diamo fondo di fronte a quest'ultima. Si è fatta mezzanotte, siamo stanchi, ma ormai al sicuro. E così mi metto ai fornelli e ceniamo all'una di notte. Intanto domattina si dorme!

(Giornale di bordo)

sabato 28 aprile 2018

Kalamos - Kastos


La notte e' trascorsa tranquillamente, ma verso le 7 veniamo svegliati di soprassalto da una musica a tutto volume. Sono vecchie canzoni greche dai suoni e dalle parole melodiose ma, mi viene da pensare, a chi e' venuto in mente di metterle sparate a palla a quest'ora del mattino? Mi affaccio dal tambuccio e scopro che la musica proviene da un piccolo gozzo che sta rientrando in porto con un pescatore ritto in piedi e con il timone tra le ginocchia. Se una cosa simile fosse accaduta in un altro posto sono certo che avrei mandato un sacco di accidenti all'interessato. Invece, in questo contesto la strana scena mi fa sorridere e quasi piacere. E' proprio vero, nella vita tutto prende una diversa connotazione a seconda dell'atteggiamento con il quale ci poniamo di fronte alle cose. Anche se non e' facile nella quotidianita' essere sempre tolleranti. L'improvvisato concerto finisce non appena il gozzo attracca al molo dove nessuno sembra fargli caso. Tra Kalamos e la piccola isola di Kastos, dove oggi ci sposteremo, ci sono solo cinque miglia. Le percorriamo a motore, anche a causa della totale assenza di vento. Morfologicamente, Kastos e' l'opposto di Kalamos. L'isola, infatti, e' quasi pianeggiante e la vegetazione di alto fusto e' scarsa. Prima di entrare nel minuscolo porto occorre fare attenzione ad una zona di bassi fondali, che e' comunque ben segnalata sulla carta. Al piccolo molo di soprafflutto vi sono gia' due barche a vela, mentre una terza, un po' piu' grande, e' alla fonda. Al fine di evitare di ormeggiare nella parte esterna del molo dove sono dipinte delle strisce nere e gialle che solitamente indicano il posto di attracco del traghetto e di evitare di dirigermi in una zona dove sul portolano sono segnalati bassi fondali, decido di infilarmi nell'ampio spazio lasciato tra le due citate barche. Quella a destra e' un Allure 40 con bandiera olandese, quella di sinistra e' un Bavaria 40 con bandiera inglese. Mentre i sudditi di Sua Maesta' Elisabetta, come e' loro abitudine, non alzano minimamente la testa al nostro arrivo, l'olandese, sbracciandosi, dalla prua della sua barca mi urla che ho gettato l'ancora sulla sua. Non e' cosi', ma per evitare discussioni, ripeto la manovra. Poi, giocoforza, mi aiuta ad ormeggiare prendendomi le cime in banchina. Dopo pranzo, gli olandesi, una famiglia composta da nonni armatori, figlia, genero e nipotini partono e vanno a farsi un bagno, gli inglesi, invece, sempre ad occhi bassi, continuano a trangugiare litri di the freddo. In quel momento arrivano in porto due nuove barche: la prima, "Alanzi", e' un piccolo e vissuto sloop con bandiera belga, la seconda e' un charter con marito e moglie gallesi. L'equipaggio di "Alanzi" mi sembra sgamato ed effettua in un attimo la manovra. Piu' complesso l'ormeggio dei gallesi a cui do una mano. Al tramonto, passato il caldo, scendiamo a terra per fare due passi. Il paese e' minuscolo e pare quasi disabitato. Superata la chiesa, per una stradina sconnessa raggiungiamo il mulino a vento che si intravedeva sulla collina dal porto. E' stato trasformato in un bar e dalla terrazza si gode un panorama mozzafiato sulla baia antistante. Lo gestiscono madre e figlio a cui facciamo i complimenti per la cura dei particolari. Piu' tardi scopriremo che il mulino si puo' raggiungere anche da una strada che costeggia il mare, molto piu' breve e meglio intrattenuta. Sul molo incontriamo Marc e Micky, l'equipaggio di "Alanzi". Entrambi lavorano nel cinema e vivono in Lussemburgo. Il primo e' belga, con aria sorniona, il secondo e' portoghese ed indossa un cappello alla Vasco Rossi. Sono partiti da Corfu', dove hanno lasciato la barca lo scorso inverno, e nei giorni scorsi hanno navigato tra Itaca a Cefalonia. A Fiskardo, ci raccontano, mentre entravano in porto gli si e' rotto l'acceleratore con la marcia ingranata e hanno gettato nel panico l'equipaggio di un catamarano che se li e' visti arrivare contro a forte velocita'. "Fortunatamente Alanzi pesa solo 4 tonnellate", mi dice Marc, "e cosi' siamo riusciti a fermarla facilmente!!". Dopo aver aspettato per una settimana il pezzo di ricambio e riparato il guasto, sono ripartiti da Fiskardo questa mattina e hanno raggiunto Kastos nel pomeriggio. Il loro programma e' di lasciare la barca a Messolonghi, tirandola in secco. "Un paio di anni fa", prosegue Marc, "l'avevo lasciata in acqua nel Marina di Ragusa, arrivando dalla Tunisia dove mi ero fatto sostituire una presa a mare. A dicembre quelli del Marina mi hanno chiamato dicendomi che per un pelo erano riusciti ad evitare che la barca affondasse. La presa a mare sostituita in Tunisia si era rotta!" "Proprio gentili quelli del Marina! Da allora, pero', ogni volta che la lascio per un certo periodo, preferisco tirarla in secco!", commenta con un sorriso. In effetti, guardando "Alanzi", mi pare proprio una buona idea. Salutati i nostri amici, rientriamo in barca. Domani vorrei raggiungere la baia che si trova alle spalle dell'isola di Petalas e li' trascorrere la notte.

(Giornale di bordo)

venerdì 27 aprile 2018

Lefkas - Kalamos


La destinazione odierna è l'isola di Kalamos, una ventina di miglia a sud-est. C'è il sole e poco vento. Prima di lasciare l'ormeggio si affianca ad Habibti un Bavaria 38 con a bordo due anziani signori tedeschi. La Marina di Lefkas è piena di queste coppie di pensionati che probabilmente hanno svernato da queste parti. D'altra parte, chissà se fra qualche anno non finirò anch'io per rientrare in questa dignitosissima categoria. Entrano di prua, come solitamente usano fare i nordici, e noi gli lasciamo la seconda trappa che per tutto questo periodo ha assicurato Habibti al pontile. Poi percorriamo a motore il canale, delimitato da boe rosse e verdi, e una volta raggiunto il mare aperto apriamo randa e genoa. Abbiamo tempo in abbondanza e quindi ci permettiamo il lusso di viaggiare a vela anche se ci spostiamo come delle lumache. Dopo una mezz'oretta di navigazione lasciamo alla folle velocità di due nodi l'isola di Skorpio a dritta. Sembra di essere sulle acque di un lago tanto il mare è calmo. Alcune barche a vela provenienti da Meganisi attraversano il golfo davanti a noi per raggiungere la terra ferma e dare fondo in una caletta dall'acqua color turchese. Fa caldo. Troppo per pranzare in pozzetto.  Facciamo quindi uno spuntino seduti sulla tuga all'ombra della randa. Il movimento di Habibti è quasi impercettibile. Eppur si muove!! Lentamente l'alta sagoma dei Kalamos si avvicina. L'isola è alta quasi 900 metri e offre alla vista una vegetazione particolarmente rigogliosa. Attraversiamo il canale che la separa da Mitikas, un paesino sulla terra ferma, a motore in quanto il poco vento che c'era è definitivamente scomparso. Sotto costa il fondale degrada rapidamente e il colore dell'acqua è di un intenso blu scuro. Il porticciolo di Kalamos non è grande. Vi troviamo ormeggiate poche barche a vela. Noi ci posizioniamo all'inglese verso la punta del molo, poco davanti ad un catamarano battente bandiera francese. Ci accoglie, aiutandoci con le cime d'ormeggio, George, il cui vero nome probabilmente è Iorgos. La sua presenza è segnalata anche sul portolano. Oltre ad essere l'"harbour master" è anche il proprietario della taverna posta in fondo al porto. Terminato l'ormeggio ci invita a cenare nel suo locale assicurandoci di avere pesce fresco in abbondanza. Da parte mia lo ringrazio, anche se, francamente, non capisco l'abitudine di certi greci di "anglofonizzare" ad uso e consumo dei turisti il loro nome. Mi chiedo come potrebbero dire di chiamarsi un Pasquale, un Ciro o un Santino nel caso la stessa abitudine fosse presente in uno dei nostri approdi del sud. Invece apprezzo questo costume dei greci di aiutarti o in alcuni casi di farti ormeggiare gratuitamente sul pontile di fronte alla loro taverna senza che tu abbia necessariamente il dovere di ricambiare in qualche modo. La scelta di cenare o meno da loro dipende esclusivamente da quanto tu intenda essere cortese nei loro confronti, ma non c'è mai un obbligo. Difficile invece sostenere che lo stesso spirito di gratuità lo si possa ancora trovare nei mari italiani. Il paese di Kalamos è abbarbicato sulle pendici della montagna alle spalle del porto e per visitarlo occorre percorrere a piedi la ripida strada che lo attraversa. Alcune case sono state restaurate con cura, ma restano ancora diversi ruderi, probabilmente provocati dal terremoto del 1953. Come in ogni villaggio greco non mancano i gatti ad ogni angolo. Ne abbiamo che ci girano tra i piedi anche quando siamo seduti su una terrazza e sotto il pergolato del piccolo bar nella parte alta del paese. Qui trascorriamo parte del pomeriggio godendoci questi ritmi lenti ai quali purtroppo non siamo più abituati. La sera, invece, ceniamo nella taverna di George, al pari di quanto hanno deciso di fare la maggior parte degli equipaggi delle barche ormeggiate in porto. Purtroppo l'abbondante quantità di pesce a cui era stato fatto riferimento al momento del nostro arrivo si limita ad un paio di orate che, cucinate alla griglia, si rivelano comunque ottime. Esagerato invece il numero delle persone che servono ai tavoli rispetto al numero dei tavoli stessi. Siamo letteralmente circondati da camerieri, peraltro tutti gentilissimi. Gli avventori sono un po' di tutte le nazionalità, ma solo quelli che io definisco "mediterranei" mi paiono veramente a loro agio. Non altrettanto danno l'impressione di esserlo le coppie di inglesi, tedeschi e finlandesi che occupano i restanti tavoli. Mi sembrano per lo più imbronciati, chiusi nella loro "privacy". Il che mal si concilia con l'atmosfera che ci circonda. In ogni caso, noi ci godiamo il momento, la compagnia, la cena e anche la luna piena i cui reflessi illuminano il mare. Le luci che si vedono, lontane, sulla terra ferma contribuiscono a rendere ancor più romantica questa serata.

(Giornale di bordo)

giovedì 26 aprile 2018

Lefkas


Arrivato ieri sera ad Atene da Kabul. Il solito viaggio di quasi 15 ore inclusa la lunga attesa all'aeroporto di Istanbul. Al "Venizelos" mi aspetta Antonio, l'autista del Tina Apartments dove siamo soliti soggiornare ad Atene. Riconosco da lontano il suo cappello da baseball di color rosso che lo rende identificabile ai clienti dell'albergo in arrivo. Mia madre e Tania sono già arrivate nel pomeriggio da Roma. Il tempo di due chiacchere e una birra e poi vado subito a letto. La sveglia stamattina è antelucana. Alle 7 parte l'autobus della "Ktel" che in cinque ore ci porterà a Lefkas. Sempre Antonio ci accompagna alla stazione di Kifisos, alla periferia di Atene. Arriviamo con una mezz'ora abbondante di anticipo. I biglietti li avevo già fatti on-line e devono soltanto essere validati. La Grecia, forse ancor più che da noi, è il paese dei timbri. Ti timbrano ogni cosa!! Il pulman parte puntuale. Pochi passeggeri a bordo. Mi addormento quasi subito svegliandomi poco prima della fermata di Patrasso. Un caffè al bar proprio davanti al forte veneziano e poi le restanti due ore e mezza per arrivare a destinazione. Dal finestrino scorrono veloci piantagioni di ulivi e limonaie, quasi senza soluzione di continuità. Usciti dall'autostrada queste lasciano il posto a dei begli scorci sul tratto di mare prospiciente Preveza. Alle 12, puntuali, l'autobus ci scarica alla fermata di fronte al Marina. Habibti è al suo posto, bella pulita. Andreas e Vassilis della Sailand si sono dimostrati affidabili ed efficienti anche nel completare per tempo e a regola d'arte alcuni lavoretti a bordo. A parte i due nuovi pulsanti del salpa ancora in coperta, è stato revisionato l'alternatore e sono stati sostituiti il tubo dell'acqua del raffreddamento motore e la pulsantiera dell'avviamento. Ho anche approfittato per aggiungere alle dotazioni di bordo alcune ulteriori parti di ricambio di riserva. Tra queste, un termostato per il miscelatore dell'acqua, una resistenza del boiler, una pompa per il drenaggio dell'acqua della doccia e un trasduttore per la rilevazione della profondità. Tutti pezzi non facilmente reperibili lungo le prossime tappe del nostro viaggio. Sistemati i bagagli facciamo cambusa in un supermercato. La spesa ci viene portata gratuitamente fino alla barca. Saldato il conto, non proprio economico, del Marina e dei servizi offerti da Sailand facciamo due passi in paese. La stagione turistica pare iniziata. Rispetto al mese di marzo, ormai la maggior parte degli esercizi commerciali è aperta. La via pedonale che attraversa lungitudinalmente l'abitato è affollata, per la maggioranza da turisti inglesi. Ceniamo da "Burano", uno dei ristoranti sul lungomare dove eravamo già stati la volta scorsa. Piatti di pesce e vino bianco fresco della casa. Poi la stanchezza ha il definitivo sopravvento e quindi ce ne andiamo a dormire. In effetti, a pensarci bene, raggiungere Lefkas da Kabul non è esattamente una passeggiata.

(Giornale di bordo)

martedì 24 aprile 2018

Stati d'animo


Sono stato felice ovunque ho potuto vedere l'Oceano.

(Ai Yazawa, Pensieri)

lunedì 23 aprile 2018

Sorrisi


Il mare sorride da lontano.
Denti di spuma,
labbra di cielo.

(Federico Garcia Lorca, Poesie)

domenica 22 aprile 2018

Mete


Cio' che conta di fronte alla liberta' del mare non e' avere una nave, ma un posto dove andare, un porto, un sogno, che valga tutta quell'acqua da attraversare.

(Alessandro D'Avenia, Pensieri)

sabato 21 aprile 2018

Sogni


Senza sogni,
incolore campo e' il mare.

(Giuseppe Ungaretti, Poesie)