CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







venerdì 10 luglio 2020

In perpetuo volo


Non so dove i gabbiani abbiano il nido
ove trovino pace.
Io son come loro 
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete 
la grande quiete marina,
ma il mio destino e' vivere
balenando in burrasca.

(Vincenzo Cardarelli, Gabbiani)

giovedì 9 luglio 2020

Lingua antica


Il mare e' una lingua antica che ci parla. E le sue parole sono la mappa da decifrare. Non ha fine, ma infiniti inizi che si chiamano orizzonti. Conosce l'arte dell'incanto, dello stupore, della paura, dell'impazienza e dell'attesa.

(Andrea Marcolongo, La misura eroica)

mercoledì 8 luglio 2020

Nuovo aggiornamento da Habibti


Un anno davvero strano e complicato questo 2020. Da Kabul, con un viaggio un po' avventuroso, ai primi di giugno ci siamo trasferiti a Riad in Arabia Saudita. Paese che per il momento non ha ancora ripreso i voli internazionali a causa del Covid. Ci è quindi impossibile raggiungere Bodrum e la nostra amata Habibti che continua ad essere nel suo invaso. Oggi quelli del cantiere mi hanno mandato questa fotografia. E' un po' triste vederla li' quasi tutta sola. Purtroppo non credo che la situazione cambierà a breve e pertanto ho chiesto al Marina di Turgutreis di spostare il contratto che avevamo in essere per questa stagione all'anno prossimo. La speranza è di riuscire, almeno in autunno, a mettere Habibti in acqua per qualche settimana per poi tirarla nuovamente in secco per l'inverno, in attesa della prossima stagione che mi auguro non sia condizionata dai problemi attuali. Che dire? Al momento non c'e' molto di piu' che io possa fare se non continuare a pensare che, a guardare bene, ogni giorno è sempre un buon giorno.

(Giornale di bordo)  

venerdì 8 maggio 2020

In questo mare...


"Mio dio, Michel, che sognatore inguaribile... Guardati intorno. Guarda: la' hanno aperto una pizzeria e la' costruiscono una discoteca. La fredda sponda acherusia presto risuonera' di hard rock, almeno in alta stagione. Vedi, tu vivi certe atmosfere in modo troppo intenso e partecipe. Amico mio, questo e' un posto come un altro e noi siamo qui per porre fine a una lunga sofferenza,  per ritrovare un oggetto di incomparabile bellezza,  se ci riusciamo,  e per scoprirne il significato. Ma questo e' un posto come tutti gli altri, d'accordo?" 
Michel getto' sull'asfalto il mozzicone della sua Gauloise: "Guarda che non c'e' bisogno di sdrammatizzare: io sono perfettamente tranquillo e il mio equilibrio mentale non ha nessun problema... E soprattutto questo e' in posto come un altro: ecco laggiu' c'e' la rupe di Leucade da cui per secoli si precipitarono in mare vittime umane; piu' in la' c'e' Itaca patria del mito piu' esaltante e profondo dell'umanita' intera e di fronte a noi c'e' l'isola di Paxos in cui una voce misteriosa annuncio' la fine del mondo antico; in quella laguna che abbiamo lasciato poco fa si decisero le sorti del mondo quando Ottaviano e Agrippa sconfissero Marco Antonio e Cleopatra. In questo mare ebbe inizio la guerra del Peloponneso che porto' alla fine della civilta' ateniese e la', ai nostri piedi,  l'Acheronte si gettava nella palude Stigia. Oltre quei monti di fronte a noi per duemila anni parlo' dal fruscio delle foglie di una quercia colossale... Hai ragione tu Norman: questo e' esattamente un posto come tutti gli altri".

(Valerio Massimo Manfredi, L'oracolo)

domenica 3 maggio 2020

Segnali


E' privilegio della galera che in navigazione ogni volta che cambia il vento si cambi la vela, e quando il vento rinforza devono abbassarla e quando cala devono alzarla; e allora al passeggero non resta che alzare gli occhi all'albero maestro, tenersi con le mani alla fune e seguire col cuore la tormenta, perche' in mare non c'e' piu' chiaro segno di trovarsi in gran pericolo, di quando i marinai alzano e abbassano piu' volte l'antenna.

(Antonio de Guevara, Arte del navigare, 1539)

venerdì 24 aprile 2020

Venti forti


Ci si deve liberare della speranza che il mare possa mai riposare. Dobbiamo imparare a navigare in venti forti. 

(Aristotele Onassis, Pensieri)

mercoledì 22 aprile 2020

Il grande verde


Il mare. Gli Egiziani lo chiamano "Il Grande Verde ", un'espressione meravigliosamente poetica. Quando incontrai Xeno per la prima volta al pozzo di Beth Qada' non c'ero mai stata e non conoscevo nessuno fra gli abitanti dei cinque Villaggi di Parisatis che lo avesse visto. Solo qualcuno che lo aveva sentito descrivere da qualche mercante. Xeno me lo dipinse quando fui capace finalmente di comprendere la sua lingua: una liquida immensita',  insonne, dalle mille voci, dagli infiniti riflessi,  specchio del cielo e delle sue nubi galoppanti, tomba di tanti audaci navigatori che lo avevano sfidato andando alla ventura in cerca di una vita migliore, solcando la sua superficie ingannevole, inseguendo il suo orizzonte sfuggente. Il mare: dimora d'infinite creature squamose, di mostri enormi, capaci d'ingoiare una nave intera, tutti soggetti a una divinita' misteriosa d'infinita potenza,  che ne abitava gli abissi piu' profondi. Una divinita' anch'essa liquida, verde, trasparente.  Infida.  Mi disse che colui che vede il mare ne prova paura ma anche un'invincibile attrazione, l'ansia di conoscere cosa celi la sua sterminata vastita', quali isole e genti sconosciute abbraccino le sue onde, se abbia un inizio e una fine, se sia un golfo del grande fiume Oceano che circonda tutte le terre, oltre il quale nessuno sa che cosa ci sia.

(Valerio Massimo Manfredi,  L'armata perduta)

venerdì 17 aprile 2020

Riflessi


Chi puo' distinguere il mare da cio' che vi si riflette? O dire dove finisca la pioggia e comincia la malinconia?

(Haruki Murakami, Scritti)

giovedì 16 aprile 2020

Luis


Quando si varca l'arco di ingresso al tempio dei sogni, li', proprio li', c'e' il mare...

(Luis Sepulveda, Scritti)

sabato 11 aprile 2020

Ultime da Habibti



Habibti sarebbe dovuta tornare in acqua il 22 marzo per prendere la rotta verso le Cicladi. Il programma prevedeva di trascorrere un mesetto per mare, come siamo soliti fare in questo periodo dell'anno. Quello che preferiamo in assoluto, perche' ancora poco frequento dal turismo da diporto. Sarebbe dovuta essere una meritata vacanza prima del nostro trasferimento da Kabul a Riad dove dovremmo trascorrere i prossimi quattro anni. Invece, la crisi connessa al Covid 19 ha fatto saltare tutto. Poco male, vista la gravita' della situazione e le altre priorita' del momento. Come in Italia, anche noi siamo bloccati in casa. Il che, per la verita', cio' non ha comportato un grande cambiamentio rispetto alla vita di clausura che abbiamo fatto negli ultimi quattro anni di permanenza in Afghanistan. L'unica differenza rispetto all'Italia e' che qui non ci sono strutture ospedaliere a cui potersi rivolgere nel caso in cui ci si sentisse male a causa del corona virus.  Il che rende il tutto piu' complicato. Ma, come sempre, pensiamo positivo. L'auspicio e' che questa pandemia, oltre a tanta sofferenza e tante difficolta' per molti, ci porti anche a riflettere sulla necessita' di modificare, per quanto possibile a ciascuno, il nostro atteggiamento nei confronti della vita e delle sue priorita'. Ne saremo capaci? Purtroppo la natura umana e' quello che e'. In ogni caso, tornando ad Habibti, al momento si trova nel suo invaso allo "Yat Lift" di Bodrum. Il responsabile del cantiere, con cui ho parlato al telefono, mi ha detto che tutti i lavori previsti sono stati effettuati e che tutto e' in ordine. Nei prossimi giorni contattero' il Marina di Turgutreis dove avremmo dovuto lasciare la barca nella stagione estiva. Il posto barca e' gia' stato pagato per il periodo da maggio ad ottobre e vedremo se, data la situazione, accetteranno di modificare leggermente i termini del contratto. Per il momento le priorita' restano altre e pertanto non ci resta che attendere, sperando che la situazione migliori e soprattutto rispettando le regole che ci sono imposte con spirito di doverosa responsabilita'. 

(Giornale di bordo)

giovedì 2 aprile 2020

Il Mediterraneo e'...


Il Mediterraneo e'... Il Mediterraneo e'... Il Mediterraneo... Resto cosi' con la penna a mezz'aria, in seria difficolta', come quando da bambino, in piedi davanti la lasagna, spostavo il peso da una gamba all'altra e intanto cercato con la coda dell'occhio un compagno compassionevole. Il Mediterraneo e'... Eppure una definizione vorrei riuscire a darla; o perlomeno vorrei delimitare sin d'ora il campo delle mie osservazioni, con la stessa facilita' con cui ho tracciato sulla carta nautica una linea spezzata che va da Marsiglia a Messina fino al Pireo, da Smirne a Beirut fino a Porto Said, da Malta alla Sardegna fino a Tunisi, Tangeri, Barcellona. Il Mediterraneo e'... Ad esempio, in un quadro di Raoul Dufy, il Mediterraneo e' una distesa d'acqua di un azzurro color liscivia,  con tante piccole onde, un pullulare confuso di vele bianche e, a volte,  la scia grigia di un piroscafo.  Per la maggior parte delle persone, il mare e' questo: bagnanti in costume sulla spiaggia, giocatori nei casino', pescatori nei porti, uomini in berretto bianco sugli yacht, e in lontananza, sulla linea dell'orizzonte, una nave che passa. Per costoro il Mediterraneo e' un mare vastissimo,  dai contorni imprecisi, dove compare qualche vago punto di riferimento: Tolone e la sua flotta, Nizza e la sua giostra, Napoli e il suo vulcano, il Pireo con il Partenone; forse, da qualche parte la Corsica, e sul lato opposto,  gli arabi,  i cammelli e la sabbia. Ma il Mediterraneo non e' niente di tutto questo. Il Mediterraneo e'...

(Georges Simenon, Il Mediterraneo in barca)

martedì 31 marzo 2020

Disegni artici


L'avrei disegnata cosi'.
La notte.
Fonda.
Buia.
Tersa, stellata da contarle una ad una.
L'avrei disegnato cosi'.
Il mare.
Scuro.
Agitato.
Lampi di schiuma nero chiaro frangono intorno.
L'avrei disegnata cosi'.
La luna.
Rossa.
Calante.
Falce bassa sull'orizzonte spennellato d'argento.
L'avrei disegnata cosi'.
L'aurora boreale.
Colorata.
Effervescente.
Nastri di velluto verde a sperdersi nel cielo.
Avrei disegnato tutto cosi' se solo ne fossi stato capace.
Ma non importa.
Qualcuno l'ha disegnata al posto mio.
Questa notte.
Alle tre.
Nel mare di Bering.

(Giovanni Acquarone e Salvatore Magri, Senza bussola tra i ghiacci)

sabato 21 marzo 2020

Arrivando a Paamiut


L'iceberg e' grande e maestoso.  Ora che siamo fuori del pack la leggera ondulazione del mare che si avverte appena ne sciacqua i fianchi azzurri traslucidi: sembra un'enorme roccia immobile. In realta' seppur lentamente si muove anche lui. E' di un biancore accecante nella luce del sole splendente nell'aria assolutamente tersa, abbagliante, sembra fatto di luce e neve appena caduta. Ha I fianchi tagliati di netto come se si fosse appena spezzato. Lascia senza fiato: la sua realta' e' talmente insolita ai nostri sensi da rendere difficile coglierne le reali dimensioni.  E pertanto e' li', duro come un enorme pezzo di vetro smerigliato, indifferente alla nostra presenza, splendido nella sua luminosita', impegnato in un viaggio di cui lui solo conosce la meta e lo scopo, infinitamente piu' vecchio e superiore alle transienti deboli creature che lo avvicinano. Gli giriamo intorno scattando infinite fotografie alle sue forme che cambiano radicalmente con il variare della prospettiva: e' il nostro primo e facciamo fatica a distaccarcene! Un po' come il primo amore,  ancora adesso riguardandone le foto mi pare il piu' bello! Davanti al porto di Paamiut incontriamo gli ultimi iceberg del giorno fermi proprio dove giace arenato, a perenne monito dei naviganti, il relitto di un grosso peschereccio dalle finestre vuote come occhiaie di un teschio, bruciato e affondato li' chissa' quanto tempo fa. 

(Giovanni Acquarone e Salvatore Magri, Senza bussola fra i ghiacci)

lunedì 9 marzo 2020

Vicino al mare


Vivere vicino al mare con i suoi profumi e con i suoi suoni e perdersi nei suoi confini non ha valore. Vivere vicino al mare e' come scendere nel profondo di se stesso.

(Michele Sannino, Pensieri)

lunedì 2 marzo 2020

Scelte


Poteva farlo giallo, o viola, o rosso. Invece lo ha fatto blu, il mare, come un cielo sulla terra.

(Anonimo, Pensieri)

lunedì 24 febbraio 2020

Vita e mare


La vita e' come il mare: quando e' mosso non smettere di nuotare, quando e' calmo accogli tutta la serenita' che ti da.

(Antonietta Simonetti, Pensieri)

lunedì 17 febbraio 2020

Incertezze svanite


Io sono uno che viene dal mare. Il mare e' silenzio, riflessione, gioia, a volte angoscia. Il mare e' romanticismo ma anche energia. E' tutto. Nel mare, i se, se li portano via le onde.

(Giampiero Ventura, Pensieri)

martedì 4 febbraio 2020

Preludi orchestrali



Amo ascoltare il vento,
sembra suggerire le note al mare,
col suono delle onde,
intona preludi orchestrali
che s'infrangono sugli scogli,
facendo parer la tempesta piu' dolce.
Sotto la Luna contornata di stelle,
resto assorto a guardare
il meraviglioso spettacolo della vita,
che si compie tra burrasca e quiete.

(Roberto D'Agostino, Pensieri)


sabato 25 gennaio 2020

L’ombra atlantica



Tutti coloro che amano il mare o ne percepiscono l’attrazione, dovrebbero “cercarsi” al suo interno percorrendo la vasta distesa oceanica e di altri mari. Questa esperienza è ben diversa, lascia solchi profondi, insondabili, si imprime sotto pelle e infine evoca un “richiamo” come farebbe una sirena. E’ un suono particolarmente incredibile, come un tuono lontano, cupo, profondo, che si avvicina veloce cambiando la melodia similmente ad un frangente che irrompe sulla battigia trascinando nella risacca il peso della disperazione per aver perso la sua forma.  E’ il desiderio di molti appassionati cercare di comprendere il significato di tanta vastità.  Una volta partiti si può solo avanzare. La rinuncia può essere contemplata solo in casi di estrema necessità e forse è questo il vero insegnamento di una traversata atlantica. Avanzare contro qualsiasi cosa possa impedire di raggiungere l’arrivo previsto.  E’ una lotta con se stessi, con le capacità, la forza, la caparbietà, le paure, i timori, l’adattamento fisico e morale, la volontà, le sicurezze.  In Oceano l’uomo si “ridimensiona” ritrovando il giusto rispetto verso l’Elemento Acqua che genera la vita, mentre comunemente la si ignora.

(Maurizio Lamorgese, L’ombra atlantica)

mercoledì 15 gennaio 2020

Leggende


Secondo alcune leggende, il mare e' la dimora di tutto cio' che abbiamo perduto, di quello che non abbiamo avuto, dei desideri infranti, dei dolori, delle lacrime che abbiamo versato.

(Osho)

mercoledì 1 gennaio 2020

Cruise 2020


Come sempre, non e' facile fare programmi precisi quando si va per mare. Inoltre, quest'anno tale incertezza e' accresciuta dal fatto che nei prossimi mesi e' programmato un mio trasferimento per motivi di lavoro, con tutta una serie di adempimenti che rendono al momento difficile stabilire con certezza quando Habibti tornera' in acqua. Mi auguro che cio' possa avvenire nel corso del mese di aprile in modo da poter effettuare un giro nelle Cicladi in primavera, prima dell'arrivo del Meltemi. Cio' che e' certo e' che da maggio ad ottobre la piccola soggiornera' nel Marina di Turgutreis, in Turchia. In questo periodo sarebbe nostra intenzione fare alcune brevi crociere nell'area limitrofa. Ancora non abbiamo deciso se risaliremo verso nord, fino a Didim, o ci inoltreremo ad est nel Golfo di Gokova. L'ideale sarebbe riuscire a fare entrambe le cose. Valuteremo nel corso dell'estate. Poi, in autunno,  lungo la costa turca e con qualche sosta nelle isole meridionali del Dodecanneso scenderemo verso Marmaris, dove Habibti dovrebbe trascorrere l'inverno prossimo. Per ora limitiamoci ad attenerci al detto: "carpe diem".

(Giornale di bordo)

domenica 29 dicembre 2019

Il battito del cuore


C'era un silenzio che si potiva tagliare cul cuteddro, rotto sulamenti dal rumori ritmato del motori di un piscariccio luntano. Pariva il battito del cori del mari.

(Andrea Camilleri, La rete di protezione)

venerdì 20 dicembre 2019

Perle mediterranee


Baia sperduta; non piu' di venti barche a vela. 
Reti, parenti dei lenzuoli, stese ad asciugare. 
Tramonto. I vecchi guardano la partita al bar.
La cala azzurra prova a farsi turchina. 
Un gabbiano artiglia l'orizzonte prima
che si rapprenda. Dopo le otto e' deserto
il lungomare. Il blu irrompe nel confine 
oltre il quale prende fuoco una stella.

(Iosif Brodskij, Procida)

martedì 17 dicembre 2019

Arturo


Uno dei miei primi vanti era stato il nome.  Avevo presto imparato che Arturo e' una stella. Le isole del nostro arcipelago, laggiu', sul mare napoletano, sono tutte belle. Le loro terre sono per gran parte di origine vulcanica; e, specialmente in vicinanza degli antichi crateri, vi nascono migliaia di fiori spontanei,  di cui non rividi mai piu' i simili sul continente. In primavera, le colline si coprono di ginestre: riconosci il loro odore selvatico e carezzevole, appena ti avvicini ai nostri porti, viaggiando sul mare nel mese di giugno. Su per le colline verso la campagna, la mia isola ha straducce solitarie chiuse fra muri antichi, oltre i quali si stendono frutteti e vigneti che sembrano giardini imperiali. Ha varie spiagge dalla sabbia chiara e delicata, e altre rive piu' piccole, coperte di ciottoli e conchiglie, e nascoste fra grandi scogliere. Fra quelle rocce torreggianti, che sovrastano l'acqua, fanno il nido i gabbiani e le tortore selvatiche, di cui, specialmente al mattino presto, s'odono le voci, ora lamentose, ora allegre. La', nei giorni quieti, il mare e' tenero e fresco, e si posa sulla riva come una rugiada. Ah, io non chiederei d'essere un gabbiano, ne' un delfino; mi accontenterei d'essere uno scorfano, ch'e' il pesce piu' brutto del mare, pur di trovarmi laggiu', a scherzare in quell'acqua. 

(Elsa Morante, L'isola di Arturo)

lunedì 16 dicembre 2019

Altri mondi


Il sole porta il giorno ad altri mondi
Silenziosa sale la luna nel deserto orizzonte
E getta, penetrando le tenebre profonde,
Un velo trasparente sulla fronte della notte. 
Il mare innamorato di questi lidi tranquilli 
Calma baciandone i lembi gli ardori violenti 
E stringendo in un abbraccio i golfi e le isole 
D'un umido respiro ne rinfresca le rive. 
Adesso sotto il cielo ci si riposa o si ama
L'onda che si dondola viene a dormire sulla riva 
Il fiore dorme sullo stelo e sotto la volta della notte 
Perfino la natura si raccoglie e si addormenta. 
E noi sulle dolci pendici di questi verdi Elisi 
Su queste sponde ove amore avrebbe nascosto il suo Eden 
Nel murmure dolente delle onde placate 
Nei raggi addormentati dell'astro elisio. 

(Alphonse de Lamartine, Ischia)

sabato 14 dicembre 2019

L’approdo


L’approdo ad un’isola da sempre una speciale emozione: sarà forse pel viaggio che è proprio un distacco visibile da una riva sconosciuta verso un’altra che si vede spesso dalla terraferma apparire e sparire a seconda delle brume e delle nubi, con la stessa nostalgia che dà guardare le navi sul mare, mondi chiusi in se stessi.

(Corrado Alvaro, Il mare mi da la tristezza di essere uomo)

mercoledì 11 dicembre 2019

Se avessi una barca


Il tuo corpo nudo e' un'isola
scomposta in fondo al mare.
Ecco.
Se avessi una barca
per spingermi fino a te
una barca che avanzasse con le grandi vele,
gonfie e bianche:
per arrivare a te
dove tu giaci
inquieto, verde,
isolato.

(Nuala Ni Dhomhnaill, Isola)

lunedì 9 dicembre 2019

Il senso del mare


I due anni trascorsi sulla Torres rappresentano la mia unica esperienza professionale con i passeggeri, e benche' noi ufficiali addestrati sulle faticose navi indiane e sulle famose cotoniere non avessimo una grande stima dei passeggeri e li considerassimo fastidiose seccature dall'animo delicato, che ci impedivano di salpare finche' non era tutto sereno, devo confessare che quell'esperienza e' stata molto fortunata sotto tutti i punti di vista, riempiendo l'ultimo periodo della mia vita marinara di piacevoli ricordi, nuove impressioni e preziose amicizie. I piacevoli ricordi includono gli eccellenti compagni con cui ho avuto la fortuna di lavorare in ciascuno dei miei due viaggi. Ma la Torres aveva una fama che attirava il giusto tipo di marinaio, e quando arruolava l'equipaggio, il suo secondo aveva sempre una gran folla di gente promettente fra cui scegliere. E li' in mezzo c'erano sempre uomini che avevano gia' servito a bordo e non vedevano l'ora di essere riassunti, perche' oltre alle sue qualita' piu' brillanti, come la velocita' e la celebrata bellezza (cose che hanno una grande presa su un marinaio), era una nave considerata "comoda" in senso strettamente professionale, ovvero si sapeva quanto fosse facile governarla e quanto resistesse bene alle tempeste. Non posso affermare che durante il periodo trascorso a bordo ci siamo mai imbattuti in un tempo davvero tragico, ma abbiamo avuto il solito assortimento di venti, fino ad arrivare a "raffiche fortissime" (per dirla con i termini del diario di bordo) da varie direzioni; e posso testimoniare che, da ogni punto di vista marinaro, il modo in cui quella nave si lasciava scivolare sul mare grosso era uno spettacolo che scaldava il cuore. Somigliava cosi' tanto ad una dimostrazione di grazia intelligente e di ineffabile abilita' da poter affascinare perfino i meno amanti del mare fra i nostri passeggeri. Una traversata a vela fa emergere giorno dopo giorno tutto l'amore per il mare e il senso del mare nascosto in chi non ha indissolubilmente sposato l'anima alla banale terraferma.

(Joseph Conrad, Natale sul mare e altri scritti)

giovedì 28 novembre 2019

Il rumore del mare


Per quanto ricordi, da sempre, ho udito il rumore del mare.

(Gustave Le Clezio, Il cercatore d'oro)

martedì 26 novembre 2019

A Hugues Crevaliers


Nell’isola del Pirata è questo il coro
Che si leva intorno ai fuochi della veglia,
Queste le note che riecheggian per le rupi,
Che a quelle orecchie rozze risuonan come un canto!
Narra ciascun dei molti e molti pericoli notturni
E già si chiede dove sarà il prossimo bottino:
Dove, non ha importanza, ché a questo pensa il Capo.
E quel che tocca a lor è non fallire il colpo.
Ma chi è mai questo Capo? Per ogni lido il nome suo
Fama ha tremenda: altro quelli non chiedono né sanno.
Egli si unisce a lor solo per comandare;
Rare le sue parole, ma acuto è l’occhio e pronto è il braccio.
Obbediscono tutti e in fretta se ne vanno,
Pronti a solcar ancora, e così presto, la distesa marina:
Né alcuno sa rammaricarsi perché è Conrad il capo dell’impresa,
E chi mai contrastar oserebbe le decisioni sue?
Quell’uomo solitario e misterioso,
Raro al sorriso è raro anche al sospiro,
Il cui nome anche i più fieri della ciurma fa tremare,
E quei volti abbronzati rende smorti,
E su di lor sa imporsi con quell’arte dell’imperio
Che confonde, domina e ogni cuor raggela.

(Lord Byron, Il corsaro)

domenica 24 novembre 2019

Niente di più


Dal mare, come se Omero in persona si fosse dato da fare per me, sbucavano le isole, solitarie, deserte, misteriose nella luce morente. Di più non potevo chiedere, e non volevo niente di più.

(Henry Miller, Il colosso di Marussi)

sabato 26 ottobre 2019

Bodrum



Bodrum e la sua atmosfera vacanziera, nella quale molti sono soliti tirare fino a mattina nei diversi locali notturni, deve aver contribuito a confondere le abitudini del gallo del pollaio che non deve essere molto distante dal nostro albergo. Invece di mettersi a cantare al sorgere del sole, il pennuto ci ha dilettato con il suo “chicchirichì” per tutta la notte. “Cose turche!”, è proprio il caso di dirlo. Anche per questo ci svegliamo con calma, l’aereo lo abbiamo solo in serata. La colazione è servita su una terrazza e vi e’ ogni ben di Dio. Ci tengono compagnia dei piccoli uccellini che devono aver l’abitudine di raccattare le briciole lasciate sui tavoli. Infatti non sono per niente intimoriti. Mentre Tania va dal parrucchiere io restituisco la moto. A pranzo mangiamo una pizza al “Caffè del Corso” e ci apprestiamo a partire. Questa volta non sarà solo per pochi mesi. Non sappiamo infatti con esattezza quando rimetteremo Habibti in acqua. Anche perché è assai probabile che agli inizi del prossimo anno ci trasferiremo da Kabul in un’altra sede. E da tutto ciò dipenderà la tempistica del programma che ho già in mente per il prossimo anno. D'altra parte, come scriveva Sorge Saramago: “Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione”, ed è ciò che noi faremo nei prossimi mesi. Inoltre, sempre citando Saramago: “Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre”. Ed allora, aspettaci Habibti, fra qualche mese ritorneremo, per riprendere il nostro viaggio, per assaporare insieme nuove avventure, per vivere, il più intensamente possibile, questo meraviglioso ed effimero regalo che è la vita.

(Giornale di bordo)

venerdì 25 ottobre 2019

Bodrum


Ci svegliamo all 6,30 e fatta una rapida colazione ci prepariamo a partire. Alle 8 lasciamo il Marina, con l’assistenza di un ormeggiatore che con il gommone da il solito colpetto sul mascone per facilitare la manovra, visto che le varie barche intorno e davanti a noi sono pigiate come sardine. L’elica di prua, che ho provato ad utilizzare, continua a consumare un sacco di corrente. Lo sentivo io che continua ad esserci qualcosa che non va! Attraversiamo la baia di fronte a Bodrum in un mare piatto come l’olio. Passiamo accanto a qualche caicco e ad altre barche alla fonda. Con il sole negli occhi non è facile individuare da lontano quale sia lo “Yat Lift”. In quella zona, infatti, non è l’unico cantiere. Poi, mano a mano che ci avviciniamo riconosco le due darsene e l’enorme “travel lift” giallo da 160 tonnellate. Arriviamo puntuali alle 8,30. Il personale incaricato dell’alaggio e’ già lì che ci aspetta. Gli passo quattro cime che fisso alle gallocce poste alle estremità della barca, caliamo a terra i bagagli e Habibti viene imbragata per bene e sollevata dall’acqua. Il che e' sempre un’emozione. Poi dopo un approfondito lavaggio della carena con l’idropulitrice, viene messa su un altro “travel lift” più piccolo che lentamente la porta nel posto assegnatole dove è collocata nel suo invaso. Il tutto viene fatto in modo estremamente professionale, sotto gli occhi attenti e le direttive del capo cantiere. Faccio qualche fotografia dello scafo, dal gavone tiro fuori la catena dell’ancora che metto per bene su un trespolo in ferro sotto la prua, copro la ruota del timone e la colonnina con l’apposito cover, fisso per bene il boma con una ulteriore fettuccia legata ad una galloccia, chiudo a chiave il tambuccio e, infine, con un po’ di magone, scendo i gradini della scaletta in alluminio appoggiata a poppa. Non ci resta che passare in ufficio e lasciare a Mustapha la lista dei lavori da fare. Il cantiere provvederà anche a rinnovare il “transit log” prima del nostro arrivo. Alle 11 salutiamo la “piccola” e con un taxi andiamo in albergo. Oggi abbiamo ancora una cosa importante da fare: andare a Turgutreis, che si trova ad una ventina di chilometri da qui, per dare un’occhiata al Marina. Fare il tragitto a bordo del “cinquantino” che abbiamo affittato ci porterebbe via un sacco di tempo, così lo sostituiamo con una “potente” 125 di cilindrata. Raggiungiamo Turgutreis percorrendo la veloce superstrada. Il Marina ci fa una buona impressione. Le strutture al suo interno sono tenute molto bene, è sorvegliato da un apposito servizio di sicurezza e le barche ai diversi pontili non sono compresse le une contro le altre come nel Marina di Bodrum. È vero, quest’ultimo si trova in una baia ben riparata dal Meltemi, che qui in estate è il vento prevalente, mentre il Marina di Turgutreis, trovandosi sulla costa, risulta più esposto, ma la diga foranea ed i pontili sono nuovi e ben fatti e quindi questo aspetto non dovrebbe costituire un problema. All’ufficio del Marina sono gentili. Dopo aver fatto i miei conti, escludo l’eventualità di dividere il soggiorno, metà qui e metà nel Marina di Gokova, un poco più ad est e sempre appartenente alla società “D-Marin”. Una soluzione che ci avrebbe permesso di risparmiare un po’ di miglia qualora il programma che ho in mente per il prossimo anno venisse confermato, ma che non ci consentirebbe di usufruire delle tariffe più basse che qui sono applicate in caso di un soggiorno più prolungato. Inoltre, firmando un pre-contratto entro la fine di quest’anno e pagando anticipatamente, su base mensile, il canone dovuto, usufruiremo dei prezzi applicati nel 2019, con un ulteriore piccolo risparmio. Alla luce di tutto ciò, mi sa tanto che Turgutreis sarà la nuova casa di Habibti la prossima estate. Facendo un ulteriore giro sul pontile che probabilmente ci verrà assegnato facciamo conoscenza di un signore turco assai originale, proprietario di un vecchio e un po' malandato Oyster che possiede da 30 anni. La cittadina di Turgutreis non e' mondana come Bodrum. Ci sembra essere decisamente meno frequentata da stranieri, il che per certi aspetti potrebbe anche essere un vantaggio. Dopo pranzo percorriamo la litoranea verso Husseyn Burun, ai cui lati sorgono numerosi complessi residenziali. Sono quelli che avevamo visto dal mare arrivando da Pserimos. Da vicino fanno un’impressione decisamente migliore, soprattutto grazie al fatto che ciascuna villetta ha il proprio giardino ed è circondata colorate bouganville. Troveremo lo stesso genere di costruzioni lungo tutta la strada che, tra curve e saliscendi, ci condurrà nuovamente a Bodrum lungo la costa. Ceniamo da “Gemibasi” un altro dei più vecchi ristoranti della zona, consigliatoci dal taxista che stamattina ci ha portato dal cantiere all’albergo. Un’altra cena ottima: la solita insalata di polipo, seppie ai carciofi, gamberoni alla griglia e triglie fritte, sempre con un buon "raki". Rientrando in hotel prendiamo un cono gelato al "Caffe' del Corso" e poi non ci resta che andare a dormire.

(Giornale di bordo)

giovedì 24 ottobre 2019

Bodrum


In barca è rimasto ancora qualche lavoretto da fare. E così, pazientemente, in mattinata controllo che le varie viti, bulloni, coppiglie, bozzelli, grilli e quant’altro siano in ordine. Poi passo un po’ di grasso di vaselina sulle guarnizioni di oblò e osteriggi, aggiungo un po' di Ecobact nel serbatoio del gasolio e verifico  che i vari ombrinali scarichino bene. Tutte piccole cose, ma che portano via un sacco di tempo. Scrivo anche la lista dei lavori da fare e da lasciare al cantiere. Quello più importante, a parte la manutenzione ordinaria che faccio fare ad ogni stagione, è la sostituzione della guarnizione posta tra il motore e il piede dell’elica. La Volvo Penta dice di cambiarla ogni 7 anni ed è una parte troppo importante per ignorare tale consiglio. Dato che bisognerà sollevare il motore, cambierò anche i quattro “silent-block” che lo sostengono. Dopo 7 anni meglio controllare anche il tubo di scappamento e le boccole dell'asse del timone. Tutti lavori che forse avrei potuto posticipare ancora un poco ma che, pur se cio' comporta qualche spesa, preferisco effettuare a tempo debito per poter navigare in sicurezza. Nel negozio di nautica del Marina compro un nuovo tubo dell’acqua, di quelli a fisarmonica, che raggiunge un’estensione di 30 metri. Quello vecchio si è rotto l’altro giorno quando un pesante carrello gli e’ passato sopra sul pontile. Accidenti a me che lo avevo lasciato lì e accidenti a chi, pur vedendolo, ha pensato bene di passargli sopra senza invece spostarlo un poco. A mezzogiorno facciamo uno spuntino e nel pomeriggio un giro in motorino nei dintorni. Per prima cosa prenotiamo una stanza per domani notte all'Eskiceshme, un albergo non lontano dal Marina. In un primo tempo avevamo pensato di dormire in barca in cantiere, poi ci siamo resi conto che questa soluzione comportava più complicazioni che altro. Fatto questo, ci dirigiamo verso la vicina Guembet, una localita' che si affaccia sulla baia limitrofa a quella di Bodrum. Se non fosse che per raggiungerla devi scavalcare una collina su cui si trovano alcuni mulini a vento, tra le due cittadine non c’è separazione tante sono le costruzioni in quest’area. Guembet è disseminata di alberghi, night clubs e negozi. L'alta stagione ora è terminata e la maggior parte sono chiusi, ma non oso immaginare che bolgia debba essere questo posto in estate. Tornati a Bodrum ci sediamo al “Caffè del Corso”, vicino al Marina, a bere una birra. Approfittiamo della sosta per controllare che l’orario del nostro volo di dopodomani sia  confermato. E qui abbiamo una brutta sorpresa: mentre il nostro biglietto per la tratta Istanbul-Kabul e' confermato, entrambi non risultiamo più tra i nominativi del volo Bodrum-Istanbul. Non è la prima volta che la Turkish fa questi pasticci e ci è voluta qualche ora e più di una telefonata per risolvere il problema. Infine, dopo un salto da Carrefour e da Ikea, ceniamo da “Korfez”, uno dei piu' vecchi ristoranti di Bodrum. La cena è ottima: insalata di polipo, fiori di zucca, gamberetti con formaggio, fritto di calamari, patatine e del buon "raki". Tornati in barca, poiche' le lenzuola sono ancora in lavanderia, questa notte ci toccherà dormire nel sacco a pelo.

(Giornale di bordo)

mercoledì 23 ottobre 2019

Bodrum



Oggi è giorno di disarmo e di grandi pulizie a bordo. Alle 9,30 arriva Ozgür, il velaio, che con un suo giovane collaboratore mi aiuta a togliere e piegare le vele. Quando la barca era a Punta Ala e la usavo costantemente, incluso in inverno, non ho mai tolto le vele, limitandomi a lavarle con acqua dolce di tanto in tanto Ma ora che Habibti nella stagione fredda si riposa le tolgo regolarmente. Lavarle, ripiegarle per bene e conservarle in un luogo asciutto allunga loro la vita. Lascio ad Ozgür anche il copriranda, il tendalino e la tela del bimini. Dopo qualche stagione necessitano di una lavata a fondo anche loro. Quando la barca era in Italia ogni anno vi provvedevo personalmente mettendo un pezzo alla volta nella vasca da bagno, ma ora per fare una pulizia seria e con un tempo limitato a disposizione, che preferiamo impiegare per navigare, ho demandato tale compito a chi è meglio organizzato logisticamente. Tra i lavori in programma quest’anno c’è anche il controllo della tensione delle sartie, un lavoro che era stato fatto l'ultima volta tre anni fa da Sandro,  prima della nostra partenza da Punta Ala. Ozgür, che è anche un “rigger”, ci penserà lui. Guardare Habibti senza le vele mi fa uno strano effetto. Senza di esse pare denudata. Tolte le vele, lavo per bene la coperta per togliere ogni possibile residuo di sale, quindi mi dedico alle scotte e alle cime varie. Prima le bagno per bene con l’acqua dolce, poi le passo nel secchio dove ho messo un po’ di ammorbidente ed infine le risciacquo abbondantemente. E' un lavoro che mi prende quasi tutto il giorno, visto che di cime a bordo ne ho proprio tante. Vederle tutte quante appese alle draglie ad asciugare fa un certo effetto. Forse sarebbe bene cominciare ad eliminare quelle più vecchie e consumate per creare un po' piu' di spazio nel gavone. Il fatto è che liberarmi di una cima mi è molto difficile. Mi viene sempre in mente il famoso detto: "Poca cima, poco marinaio". E ci sara' pure una ragione se qualcuno lo ha coniato. Nel frattempo Tania si occupa di portare la biancheria in lavanderia. Infine è il turno dell’aspirapolvere. Come ogni anno, a fine stagione ci piace lasciare tutto perfettamente pulito ed in ordine a bordo. Nel pomeriggio, come promesso, passa il tecnico del cantiere per controllare il “bow thrust” che per il momento pare funzionare, anche se una vocina dentro mi dice che c’è ancora qualcosa che non va. Arriva la sera e siamo entrambi veramente stanchi, tanto che non ci va ne’ di cucinare a bordo, ne’ tantomeno di andare al ristorante. Allora con il motorino andiamo a comprare due porzioni di “shawarma” che portiamo in barca e mangiamo direttamente nei contenitori. Nemmeno di lavare i piatti in questo momento ci va più.

(Giornale di bordo)

martedì 22 ottobre 2019

Ada Bogazi - Bodrum


Ieri sera prima di andare a letto, visto che siamo alla fonda con una lunga cima a terra e di tanto in tanto nella baia di fronte a noi passa qualche barchino di pescatori, oltre alla luce in testa d’albero, aggiungo una luce stroboscopica a prua. Tuttavia, la notte, dopo l’arrivo del caicco che per un paio d’ore ha lasciato acceso il generatore, è trascorsa tranquilla. Al risveglio, fatta colazione, mi tuffo e tolgo la cima a terra e ci prepariamo a partire. Nella baia e in quella limitrofa, collegate da un passaggio con bassi fondali che le barche a vela preferiscono evitare, ci sono una decina di barche. Percorriamo  a motore il tratto di circa 5 miglia fino a Bodrum con un vento sui 25 nodi diritto sul naso. Ci teniamo a sinistra di un paio di mede posizionate nella ampia baia antistante la cittadina e poi lasciamo a sinistra quella che segnala i bassi fondali in prossimità dell’ingresso del Marina. Di fronte al porto ci sono numerosi caicchi alla fonda. Con un tempismo degno di Murphy ci avviciniamo all’ingresso del Marina proprio nel momento in cui stanno uscendo le barche che partecipano alla "Bodrum Cup", una regata che si svolge ogni anno e alla quale partecipano imbarcazioni di ogni dimensione, compresi i caicchi. Il traffico in uscita è notevole e quindi attendiamo pazientemente che i più escano dal porto. Poi, facendo attenzione agli ultimi ritardatari, chiamo sul canale 73 e comunico il nostro arrivo. Ci viene incontro un gommone che ci accompagna al posto assegnatoci, sul pontile “C”. Lo spazio è veramente risicato in quanto le barche di fronte sono molto vicine e poiché non posso beneficiare dell’elica di prua chiedo all’ormeggiatore a bordo del gommone di darmi una spintarella sul mascone per raddrizzare Habibti ed evitare così di prendere con il timone la trappa della barca a motore che abbiamo accanto e che ostruisce non poco l’ingresso. L’acqua del Marina è davvero sporca e nell’insieme l’impatto e’ abbastanza negativo. Una volta ormeggiati completiamo le formalità. Con l’occasione chiediamo anche quale sia il costo nel caso, l’anno prossimo, decidessimo di utilizzare Bodrum come base in cui lasciare la barca per qualche mese. I prezzi sono davvero esorbitanti. Chiedono l’equivalente di 6000 euro per cinque mesi, da metà maggio a metà ottobre, esattamente quanto pagavamo a Punta Ala per un anno intero.  Alla faccia dei prezzi economici che si dovrebbero trovare in Turchia! È vero che Bodrum è considerata la Montecarlo locale, ma questa cifra mi pare davvero esagerata. Parlando con Giovanni al telefono gli chiedo se quando teneva la sua barca qui alcuni anni fa i prezzi fossero così elevati. Me lo conferma, anche se, fatte le debite proporzioni, rispetto ad allora sono praticamente raddoppiati. Nonostante ciò il Marina è zeppo come un uovo. La maggioranza delle barche sono di grandi dimensioni, quasi tutte intorno o superiori ai 50 piedi. Quelle a vela sono per lo più Bavaria, Hanse, Beneteau e Janneau. Nulla contro questi cantieri, per carità, ma in tutto il porto non trovo una barca di fascia leggermente superiore. È vero che “ogni scarrafone è bello a mamma sua”, ma tra tutte le barche che ho visto ormeggiate, Habibti, pur se piccolina, mi pare la più bella. Visti i prezzi del Bodrum Marina, comincio seriamente a pensare che il prossimo anno dovremo fare base da qualche altra parte. Mi metto quindi alla ricerca di tutti i Marina presenti nelle vicinanze, anche alla  luce dei luoghi che vorremmo visitare la prossima stagione. Quello più congeniale, se escludiamo Bodrum, sia per la sua posizione che per la vicinanza all’aeroporto ci pare il Marina di Turgutreis, a nord di Husseyn Burun e davanti all’isola di Cataldo. Ne valuto i pro e i contro e alla fine decido di scrivere una mail chiedendo un preventivo. Mi rispondono in giornata e con gran piacere scopro che per lo stesso periodo i prezzi sono meno della metà rispetto a quelli chiestici a Bodrum. Vi faremo un salto nei prossimi giorni per  renderci conto di persona come sia. Poi, dopo aver affittato uno scooter, andiamo a vedere lo “Yat Lift”, il cantiere segnalatomi da Giovanni dove Habibti trascorrerà a terra i prossimi mesi. Esso si trova a qualche chilometro ad est del centro cittadino, dispone di due ampie darsene, di un “travel lift” da 160 tonnellate e di un grande piazzale. La maggior parte delle imbarcazioni che vediamo negli invasi sono degli yachts enormi o dei caicchi. Un’area molto ben ridossata è destinata alle barche inferiori ai 15 metri. Ogni spazio è sfruttato al massimo, ma le barche sono tutte ben posizionate. Parliamo anche con Mustapha, il direttore tecnico, che oltre ad essere estremamente gentile ci da l’impressione di essere anche molto competente. Gli chiediamo se cortesemente oggi può mandare un tecnico a bordo per cercare di capire da cosa dipenda il problema al “bow thrust” e, possibilmente, ripararlo. Tornati in barca, nel pomeriggio, puntuale, arriva il tecnico che, dopo qualche prova, individua nel difetto di un connettore la possibile causa del problema. Ripasserà domani per fare un’ulteriore prova, una volta che le batterie saranno di nuovo completamente cariche. Poi, con il motorino andiamo alla ricerca di un centro commerciale che ci è stato indicato essere poco fuori Bodrum dove poter comprare dei bermuda con i quali sostituire quelli che uso da tempo immemorabile e che ormai non ne possono proprio più. Viaggiare in due su un “cinquantino” lungo una strada a sei corsie dove le auto ti sfrecciano accanto non è il massimo. Soprattutto se, oltre a guidare, stai cercando un luogo che non conosci tra una sfilza di insegne e negozi che si susseguono per chilometri, su entrambi i lati della strada, senza soluzione di continuità. Un po’ smarriti, chiediamo indicazioni ad una signora alla guida di un Suv  che, molto gentilmente, ci accompagna fino al piazzale antistante la nostra destinazione. I bermuda non li troviamo, ma compriamo due pail della Helly Hansen e un paio di guanti, tutto ad un prezzo stracciato. I bermuda li troviamo invece in un centro commerciale limitrofo, di un buon cotone spesso e con le tasche laterali, proprio come li cercavo. Rientrati al Marina, dopo una doccia, ceniamo in un ristorante con menù a base di sushi, che per noi è sempre una golosità. Sul lungomare e nel centro di Bodrum c’è ancora molta gente, segno che la stagione turistica qui non è ancora terminata. Se tanto mi da tanto, non oso immaginare l’affollamento che ci deve essere in alta stagione. La musica impazza nei diversi locali lungo la strada che corre parallela al porto, compreso allo Yacht Club Bodrum Marina, non lontano da dove è ormeggiata Habibti e dove una “band” suonerà musica dal vivo fino a tarda notte.

(Giornale di bordo)

lunedì 21 ottobre 2019

Ormos Pserimos - Ada Bogazi


Durante la notte, come era previsto, il vento è aumentato e nella baia si è formata un po’ d’onda. Pertanto la scelta di spostarci dalla banchina e metterci alla fonda è stata intelligente. Nonostante si sia ballato un poco abbiamo dormito bene. Ci svegliamo prima che sorga il sole. Anche oggi le miglia da fare non sono molte, solo 14, per lasciare la Grecia e rientrare nuovamente in Turchia. Il non aver fatto in questo periodo lunghe navigazioni ci ha consentito di goderci appieno i luoghi visitati e anche di non stancarci troppo. Mentre siamo seduti in pozzetto a far colazione vediamo che anche l’equipaggio italiano del catamarano da i primi segni di vita. Come sempre, i pescatori hanno già lasciato il porto quando ancora era notte e qualcuno di loro sta già rientrando. Lasciamo Ormos Pserimos alle 9. Fuori dal porto ci sono una ventina di nodi da nord-ovest. Meglio prendere da subito una mano di terzaroli in quanto sicuramente nel canale tra Pserimos e la costa turca il vento aumenterà di intensità. Riduciamo anche un poco il genoa e quando usciamo dal ridosso dell’isola Habibti è in assetto perfetto, tanto che viaggia ad una velocità costante di 8 nodi e nemmeno troppo sbandata. Ci godiamo questa bella traversata. Man mano che ci avviciniamo alla costa turca appaiono sempre più evidenti una serie di costruzioni bianche a schiera sulle colline. Sono senz’altro più moderne di quelle che si trovano sulle isole  greche, ma in quanto a fascino non c’è paragone. Incrociamo un paio di barche a vela: una al traverso di Pserimos diretta ad ovest, l’altra che da Kos sta risalendo verso nord. Entrambe procedono a motore. Avvicinandoci alla costa turca, onda e vento diminuiscono, fino a scomparire quasi del tutto una volta superato l’isolotto di Kara Adasi. Qui chiudiamo il genoa ed ammainiamo la randa approfittando del motore per ricaricare le batterie. Decidiamo di trascorrere la notte in una baia non lontana da Bodrum, tra la terra ferma e l’isolotto di Ada Adasi. Il luogo è anche conosciuto come “l’acquario” ed e’ uno dei rari tratti di questa parte di costa turca nella quale non si vedono costruzioni. All’interno della baia ci sono alcune barche e un paio di caicchi. Qui il fondale è piuttosto profondo, ma risale improvvisamente verso la battigia. Tutte le barche hanno una cima a terra e quindi, visto che non ho nessuna intenzione di tirare fuori il tender, che da un paio d’anni riposa tranquillo sotto il letto della cabina di prua, mi toccherà fare un bagno. Individuo un bel masso a cui poter legare la nostra cima che a sua volta unisco alla fettuccia dell’ankorina. In questo modo evito di utilizzare più spezzoni e, al tempo stesso, sono sicuro di avere cima a sufficienza per raggiungere terra. Una buona decisione in quanto, benché abbia dato fondo in 20 metri d’acqua, a causa del basso fondale che sale improvvisamente lontano dalla riva, sono obbligato ad utilizzare quasi una cinquantina di metri di fettuccia prima di arrivare a terra. Rispetto alla Grecia, qui la temperatura dell’acqua è molto più calda. L’unica accortezza che dovrò prendere la prossima volta per portare la cima a terra su una simile distanza sarà quella di utilizzare le pinne. Infatti, tra il peso della cima, la leggera corrente e, diciamolo pure, la mancanza di allenamento, arrivo a terra con un bel fiatone. La vegetazione è composta da macchia mediterranea con qualche raro albero intorno al quale alcune barche hanno fatto passare la propria cima a terra. Anche qui, come a Leros, la roccia ha un particolarissimo color malva e mi chiedo da quale minerale sia composta. A pranzo facciamo un semplice spuntino con pane, burro e acciughe, terminando anche le olive alla griglia e quelle con le mandorle comprate ad Ayvalik. Poi, nel pomeriggio, dopo una salutare pennichella, visto che la temperatura dell’acqua è così piacevole facciamo un altro  bagno. Telefono al Marina di Bodrum per prenotare un posto per domani. Una sosta che probabilmente potremmo prolungare di qualche giorno. L’alaggio di Habibti, infatti, è previsto il 25 mattina, ma prima mi piacerebbe risolvere il problema dell’elica di prua. La serata a bordo scorre tranquilla. Quando è già sceso buio arriva un caicco che da fondo abbastanza lontano da noi. Per fortuna, in quanto per circa due ore tiene acceso un generatore decisamente rumoroso. Ma poiché la temperatura è decisamente rinfrescata scendiamo sottocoperta e qui il generatore,non lo sentiamo più.

(Giornale di bordo)

domenica 20 ottobre 2019

Vathi (Kalymnos) - Ormos Pserimos


Il fiordo di Vathi è molto stretto e occorre attendere un po’ affinché in questa stagione il sole faccia la sua apparizione. Pertanto, quando ci svegliamo e facciamo colazione in pozzetto di buon ora, la temperatura è ancora decisamente fresca. Sulla banchina, comunque, già c’è movimento. A parte i pescatori che sono usciti in mare da un bel po’, tre dei tedeschi nostri vicini di barca si stanno preparando per una corsa mattutina, mentre sullo X-Yacth una bella bambina bionda sui cinque anni sta frignando a squarciagola da mezz’ora dopo aver discusso con il fratellino sotto gli occhi indifferenti dei giovani genitori. L’X-Yacht è il primo a partire, poi è il nostro turno. Per raggiungere Ormos Pserimos, sull’omonima isola, ci sono solo 6 miglia, ma vorrei arrivare presto in modo di avere la possibilità di ormeggiare sul molo frangiflutti all’ingresso del porto. Appena fuori dal fiordo, lasciamo a dritta alcune vasche di un allevamento ittico. Non c’è molto vento, ma appena ci allontaniamo un poco dal ridosso offerto dall’isola questo aumenta a 10 nodi. Così mettiamo il code 0 che ci permette una bella navigazione a vela. Lasciamo l’isolotto di Nisos Plati sulla sinistra poco prima di incrociare due barche a vela che stanno risalendo. L’ultimo tratto, fino all’ingresso del porticciolo di Ormos Pserimos, lo facciamo di bolina. A parte le barche da pesca locali non c’è nessuno. Possiamo quindi metterci comodamente all’inglese nel posto che avevo individuato grazie alla descrizione del portolano. Mentre ormeggiamo sentiamo il ritmo lento e cadenzato delle campane, quello che solitamente accompagna lo svolgimento di un funerale. Un rintocco che mette sempre tristezza e che, a sentirlo qui, con davanti agli occhi una visione che pare un vero e proprio inno alla vita, fa ancora più effetto. Raggiungiamo il paesino antistante a piedi e percorriamo la spiaggia deserta. Alcuni bar sono aperti. Il proprietario di una bancarella, dal quale compriamo un barattolo di miele locale, ci dice che questa è l‘ultima settimana nella quale ci sono ancora turisti in circolazione. Dalla prossima fino ad aprile sull’isola non resteranno che i pochi abitanti stanziali. È un vero peccato non poter disporre di qualche ulteriore settimana di vacanze. Questo che sta per iniziare è, insieme a quello primaverile, e' uno dei nostri periodi preferiti dell’anno. Quelli in cui per mare non si trova quasi nessuno e nei quali riesci a gustarti appieno i vari luoghi in cui approdi. Da un vecchietto compriamo due sacchetti di salvia ed origano. Poi ci sediamo in un bar sulla spiaggia di fronte ad un tavolino con due sedie piantate nella sabbia e al riparo di un ombrellone. Sull’insegna del bar vi e' scritto in caratteri greci: “Kali Karaià”, chissà che vorrà dire. La tranquillità del posto viene bruscamente interrotta dall’arrivo di due enormi caicchi provenienti dalla limitrofa isola di Kos. Scaricano decine di turisti che invadono la spiaggia e i bar del paese. Nello spazio temporale di cinque minuti la fisionomia del luogo è cambiata totalmente. Per tutto il resto della giornata si alterneranno periodi di totale calma, quando i caicchi se ne vanno, a momenti di grande affollamento e confusione, ogni qualvolta ne arrivano di nuovi. Nel pomeriggio ormeggiano anche un paio di barche a motore di diportisti locali. Gli equipaggi vanno tutti a mangiare in una delle taverne che si trovano un poco più all’interno, lungo la strada che conduce alla chiesa. Seduti al nostro tavolino osserviamo questo andirivieni. I due bimbi del proprietario del bar giocano liberamente sulla spiaggia. Chissà se un giorno si renderanno conto di aver avuto l’opportunità di vivere un’infanzia così fortunata. Nell’unico negozio di alimentari del paese chiedo se hanno un pacchetto di tabacco. Più che di un vero e proprio negozio si tratta di una sorta di spaccio dove i prodotti disponibili sono esposti su una piccola terrazza. La parte interna del negozio e', di fatto, il salotto di casa. Un paio di scaffali con dei sacchetti di patatine e dei pacchetti di biscotti e di sigarette  sono posti accanto alla televisione e ad un paio di divani consumati. Come spesso accade in Grecia, il tutto è un po’ disordinato. Cassette della frutta, vecchi giornali, bottiglie d’acqua sono sparsi un po’ ovunque nella stanza. Poco prima del tramonto anche gli ultimi due caicchi se ne vanno e la pace ritorna assoluta. Fa meno caldo e facciamo due passi tra le poche case che costituiscono l’abitato. Un albergo con dei “bungalow” in pietra e un giardino dall’aria un po’ abbandonata è chiuso. Accanto ad esso vi è il cancello che da accesso al piazzale antistante la chiesa. Mentre lo stiamo aprendo,  il pope esce di casa e ci apre la porta della chiesa che era chiusa a chiave. Una volta entrati, di sua iniziativa accende una candela. Da parte nostra facciamo una piccola offerta e ci sediamo osservando le varie icone e i dipinti che coprono le pareti. Dopo due minuti, il pope si riaffaccia e facendo tintinnare il mazzo di chiavi che ha in mano ci fa chiaramente intendere che il tempo a nostra disposizione è terminato. Spegne la candela e, una volta usciti, chiude nuovamente a chiave la porta alle nostre spalle. Un ultimo “kalispera” e se ne rientra velocemente in casa. A Pserimos hanno un pope decisamente originale. Tornati in barca  c’è un po’ di risacca. Il gommone con due potenti motori fuoribordo e con a bordo un greco di una certa età dall’aria un po’ equivoca, che si  accompagna con una ragazza più giovane di origine slava su cui probabilmente intende fare colpo, se ne va a tutto motore sollevando un bel po’ d’onda. Machismo idiota allo stato puro. Per cena preparo due milanesi ed un'insalata che mangiamo in pozzetto accompagnate da una delle ultime bottiglie di Malvasia Sauvignon di Russo&Longo comprate a Crotone. Mentre ceniamo entra in porto un catamarano di 40 piedi con tre italiani a bordo, due uomini e una donna. Quello al timone mi chiede quale sia la profondità del fondale in prossimità della banchina dove sono attualmente ormeggiati alcuni pescherecci. Non è molto profondo, ma con un catamarano non c’è alcun problema. Scendo a terra per prendergli le cime. I due uomini mi ringraziano, mentre la ragazza ha un’aria decisamente annoiata e distaccata. Non solo non muove un dito, ma non fa nemmeno un minimo cenno di saluto. Il più loquace è lo skipper che, con marcato accento veneto, mi dice: “Fa piacere trovare degli italiani in mezzo all’Egeo”. Gentile da parte sua. Poiché continua ad esserci risacca e questa notte il vento dovrebbe rinforzare, prima che scenda il buio mi sposto dalla banchina e do fondo su una chiazza di sabbia in 3,5 metri d’acqua dando un bel po’ di catena per garantirmi un sonno tranquillo. A questo punto non ci resta che affrontare i profiterol che Tania ha messo nel piatto e che gustiamo con un bicchierino di tzipouro. Una degna conclusione di questa bella giornata. 

(Giornale di bordo)

sabato 19 ottobre 2019

Ormos Palionisos (Kalymnos) - Vathi (Kalymnos)


Notte tranquilla al gavitello. Al mattino c’è un po’ di foschia, il che contribuisce a rendere l’atmosfera della baia ancora più magica. Partiamo alle 9, quando intorno a noi ancora tutto tace. Anche sul Bavaria di Rune e Simona non vediamo movimenti. Vorremmo salutarli e ringraziarli per la serata di ieri, ma non vogliamo disturbarli. Procediamo a motore, in una totale assenza di vento. Alle 11, dopo una manciata di miglia, entriamo nel fiordo di Vathi, poco più a sud, mentre una barca a vela inglese lo sta lasciando. Già lo conosco per esserci stato una quindicina di anni fa. Un soggiorno che mi aveva lasciato un bellissimo ricordo. Rispetto ad allora alcune cose sono cambiate. In primo luogo è stata notevolmente migliorata la banchina, che ora ti consente di ormeggiare di poppa senza correre il rischio di toccare il fondo con il timone, sempre a patto di poter attraccare nella parte limitrofa al molo del traghetto. Per il resto i fondali continuano ad essere troppo bassi. Ormeggiamo accanto ad un enorme Bavaria Cruiser 55 che ha tutta l’aria di essere stanziale. Habibti in confronto sembra un moscerino, ma non cambierei l’una per l’altra neanche a morire. Rispetto al passato ci sono anche delle colonnine per l’acqua e l’elettricità. Ci colleghiamo ad una di esse pagando 10 euro ad un tipo che sembra "Capitan Findus" e che ha una bancarella poco distante nella quale sono esposte spugne e conchiglie. In effetti Kalymnos, in passato, era famosa per le sue spugne la cui raccolta e vendita costituivano una delle sue principali risorse economiche. Poi sono arrivate quelle sintetiche e il mercato delle spugne naturali è scomparso. Non è detto che la modernità porti sempre con se’ il progresso e lo sviluppo. Per lo meno non in questo caso. Facciamo una passeggiata fino ai ruderi della basilica di Santa Irene. Accanto ad essi è stata costruita una chiesetta. Mentre percorriamo il sentiero per raggiungerla ci si accoda una cagnolina che sembra averci adottato. Dalla chiesetta si ha una vista dall’alto dello stretto fiordo, che è una vera e propria chicca in questa parte d’Egeo. Continuiamo la nostra passeggiata risalendo il versante della montagna. Intorno a noi solo qualche ulivo e tanti sassi. Quando incrociamo un escursionista un po’ scorbutico che sta ridiscendendo, quella che credevamo una fedele compagna ci tradisce immediatamente e si accoda a lui. Nel mentre, arrivano tre enormi caicchi carichi di turisti che ormeggiamo al molo del traghetto in uno spazio davvero molto stretto. Si capisce immediatamente che per loro si tratta di una manovra di “routine”. Poco dopo arriva anche uno X-Yacht 412 con skipper e famigliola nordica a bordo. Una barca un po’ datata, ma sempre bella. Dai caicchi scendono decine di persone che in un attimo trasformano questo posto prima deserto in uno molto affollato. I negozi di souvenir fanno affari. Anche le fotografie si sprecano. In giro ci sono alcuni arrampicatori che fanno del “bouldering” ad un metro dalla superficie dell’acqua. Quando il passaggio non gli riesce, si sente un tonfo e lo scalatore riemerge poco dopo. Altri, invece, affittano dei kayak e vanno ad arrampicare un poco più lontano, ma c’è anche chi affitta una canoa semplicemente per fare un’escursione nel fiordo. Guardando i due giovani scalatori americani che stanno stendendo il loro materiale per terra, corde, moschettoni, “friends” e quant’altro mi prende un po’ di nostalgia. In loro rivedo i gesti miei e di Fabrizio, il mio abituale compagno di cordata con il quale abbiamo condiviso tanti bei momenti su crode e montagne e che oggi non c’è più. Nascondo la mia malinconia proponendo a Tania di sederci ad un tavolino della taverna alle spalle di Habibti e di berci un bicchierino di ouzo. Una volta seduti, oltre all’ouzo ordiniamo un’insalata greca, saganaki, polipo fritto, polipo alle cipolle e patatine. Nel pomeriggio arriva un’altra barca a vela con bandiera turca che prende il posto dei caicchi che se ne sono appena andati. A bordo, oltre allo skipper, c’è una elegante coppia di tedeschi. Lui piuttosto anziano e lei non più giovane ma molto bella e soprattutto garbata. Si siedono accanto a noi sulla terrazza della taverna e scambiamo qualche convenevole. La coppia è esattamente agli antipodi del gruppo di giovani greci che parcheggiano la loro auto color giallo canarino e tutta “sbombata“ sul molo. L’unica cosa che sembra funzionare bene del veicolo è l’impianto stereo dal quale esce musica “rap”, sparata a tutto volume. I tipi sono carichi di catene d’oro, anelli, orecchini e con un taglio di capelli tale che, anche se uno avesse avuto il dubbio di trovarsi di fronte a dei cretini, questo dubbio, al solo vederli, sarebbe immediatamente svanito. Si siedono anche loro ad un tavolo della taverna. La maggior parte dei diportisti che abbiamo incontrato in questi giorni sono tedeschi, inglesi o nordici in generale, e la giornata odierna non fa eccezione. Ad un certo punto, guardando l’ingresso del fiordo non credo ai miei occhi. Sta arrivando il Cyclades 50 che in questi giorni ci sta perseguitando. In banchina è rimasto un solo posto disponibile per una barca di quelle dimensioni, piuttosto stretto e proprio accanto ad Habibti. Non mi resta che andare ad aiutarli nell’ormeggio sperando che non facciano pasticci come a Patmos. Una parte dell’equipaggio è cambiato rispetto ai giorni scorsi, ma il timoniere e l’uomo all’ancora sono gli stessi. C’è anche il tipo con il sorriso ebete stampato sul viso. La manovra, seppur con un po’ di tensione a bordo, va a buon fine. Una volta terminata, devo solo allentare le mie cime d’ormeggio per allontanarmi un poco dalla loro barca ed evitare che i loro parabordi restino compressi contro la nostra “bambina”. Nel frattempo arrivano altre due imbarcazioni. La prima è un’enorme catamarano, con un’atletica coppia di scandinavi a bordo, e che, grazie al suo scarso pescaggio, riesce comunque ad ormeggiare di poppa dove il fondale e' piu' basso. La seconda, invece, è una piccola vela che non supera i 6 metri di lunghezza con una giovane coppia greca e un bambino piccolo a bordo. La barchetta riesce ad ormeggiare di prua con l’aiuto del proprietario di un piccolo cabinato che è lì vicino. Guardandola mi ricorda tanto “Meltemi”, il Comet 800 di cui condividevo la proprietà con il caro amico Nando e con il quale, un bel po’ di anni fa, ho cominciato ad andar per mare. I nostri vicini tedeschi, terminato l’ormeggio... e lasciata tutta la strumentazione di bordo accesa, si inerpicano sulla montagna antistante. Li vediamo dal basso, tutti sparpagliati in mezzo alle rocce, mentre sta scendendo il buio. Dopo un‘ora, quando ormai è notte, non vedendoli comparire ci viene il dubbio che siano riusciti a perdersi tra le pietraie. Invece, mentre facciamo due passi in paese, li vediamo tranquillamente seduti in una delle taverne sulla piazzetta che da sul porto. Meno male! Tornati in barca, scopriamo che il negozio alle nostre spalle è il ritrovo dei pochi giovani di Vathi. Verrebbe da dire: “Qual’e’ il problema?". Nessuno, se non fosse che stanno ascoltando musica “rap” greca sparata a palla. Resisto per un poco, sperando che il negozio prima o poi chiuda, invece quel delirio sembra non voler smettere. Possibile che anche un posto come questo debba essere cannibalizzato in questo modo? Decido così di fare un po’ il rompiscatole. Mi affaccio nel negozio dove il gruppetto è seduto intorno ad un computer al quale sono collegate due enormi casse e chiedo se gentilmente possono abbassare un po’ il volume. I ragazzi si scusano e vi provvedono subito. Nonostante le acconciature e l’abbigliamento non giovino alla loro immagine, in definitiva sono gentili ed educati. “D’altra parte”, mi dico, “che altro possono fare dei quindicenni che vivono in questo angolo sperduto per potersi sentire non così diversi dai loro coetanei che vivono in città?”. Ed è così che, nonostante il “subwoofer” continui a rimbombare, decido di non farci più caso e di andare a dormire. Il tempo di chiudere gli occhi e il sonno riporta il silenzio.... almeno nei nostri timpani.

(Giornale di bordo)