CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







martedì 24 aprile 2018

Stati d'animo


Sono stato felice ovunque ho potuto vedere l'Oceano.

(Ai Yazawa, Pensieri)

lunedì 23 aprile 2018

Sorrisi


Il mare sorride da lontano.
Denti di spuma,
labbra di cielo.

(Federico Garcia Lorca, Poesie)

domenica 22 aprile 2018

Mete


Cio' che conta di fronte alla liberta' del mare non e' avere una nave, ma un posto dove andare, un porto, un sogno, che valga tutta quell'acqua da attraversare.

(Alessandro D'Avenia, Pensieri)

sabato 21 aprile 2018

Sogni


Senza sogni,
incolore campo e' il mare.

(Giuseppe Ungaretti, Poesie)

venerdì 20 aprile 2018

Il rumore del mare


Se il rumore del mare sovrasta quello dei pensieri sei nel posto giusto.

(Anonimo, Pensieri)

giovedì 19 aprile 2018

Riflessi


Anche lontano dal mare ho un po' di mare nei miei occhi a mandare riflessi azzurri.

(Julieta Dobles, Pensieri)

mercoledì 18 aprile 2018

Prospettive


Come si fa a spiegare il mare a chi lo guarda e vede solo acqua?

(Rita Godino, Pensieri)

martedì 17 aprile 2018

Come una carezza


Nelle tasche dei jeans
abbiamo vele di liberta' e orizzonti puliti.
A parte il mare , qui tutto e' piccolo,
prezioso e attaccato alla collina
che degrada tenera verso la costiera.
Come una carezza,
come un respiro delicato.

(Roberto Gianani, Pensieri)

lunedì 16 aprile 2018

Calipso


Calipso
Colei che nasconde
Tra i cristalli di luce
e il labirinto di ombre
Nel suo giardino d'incanto
Non cambia mai stagione
e cinto intorno e la chiave
e' nell'ombelico del mare.
Rivestitelo ancelle
Imbalsamatelo belle
Qui la cosa e' finita
Qui si e' incantata la vita
Il vino e l'amore e poi ancora l'amore
Il vino e l'amore l'amore ancora
Il tuo abbraccio d'ambrosia mi ha tolto alla strada
mi ha tolto alla strada e la strada dov'e'.
Calipso
Calipso una stagione sola
Nel luccicare del sole
senza vecchiezza e morte
senza piu' sete e fame
un velo di piacere e sonno
mi ha nascosto al mondo
fermati e non ti agitare
ti puoi attardare
ti puoi attardare
nel quadro degli amanti nudi e crudi
gli amanti ruotano come lancette nel talamo del letto
eccoli gli amanti nudi e crudi
e il tempo non passa
il tuo abbraccio d'ambrosia mi ha tolto alla strada
alla notte alla morte al freddo e al dolore
mi ha tolto alla strada e la strada dov'e'.
Bloccato qui
solo su uno scoglio
piango la mia anima ospite
il mare e' una cintura di spine
che cinge la vita del giorno
che cinge il ritorno
preferisco tornare allo sforzo al dolore
tornare a penare e indietro lasciare
il riparo accudito dal bene di un dio
di un paradiso che non e' il mio
sembrava eterno presente ma e' gia' dietro le spalle
pero' domani
pero' gia' ancora un poco di Calipso
mi ha gia' ripreso l'incanto
solo di giorno e' il pianto
la notte scioglie le ore
partita anche l'ultima nave
nessuno mi puo' piu' trovare
nessuno mi puo' piu' trovare.

Brano ispirato al Libro V dell'Odissea, in cui Ulisse si trova sull'isola di Ogigia, prigioniero della Ninfa Calipso che lo amo' e lo trattenne per sette anni

(Vinicio Capossela, Marinai profeti e balene)

domenica 15 aprile 2018

La Madonna delle conchiglie


La Madonna delle conchiglie
E' arrivata restituita dal mare
Senza carte, senza la scorta
Senza permesso, senza passaporto
E di un fuggiasco cosi' come era
Ne abbiamo fatto la Madonna nera
Che e' la Madonna dei naviganti
Protegge gli ospiti come i viandanti
Volta l'onda e poi la rivolta
Mentre tremola sopra la barca
Sopra la barca la portano fuori
Guarnita tutta di conchiglie e di fiori
Benedice chi si avventura
Chi ha il cuore saldo e chi si appaura
Chi viene a riva con le fanfare
Chi arriva solo e sputato dal mare
La Madonna delle conchiglie
Ha gli occhi come biglie, come coralli
E' vestita di drappi azzurri
Come una perla le fanno ventaglio
Ha lo sguardo dolce e un poco lontano
Di chi per tanto ha navigato invano
Ha lo sguardo dolce e un poco assente
Di chi ti capisce, e non puo' farci niente
Ma dalla fede della sua gente
Lei non sa come riparare
La guarniscono e danno ai flutti
Le sparano il fuoco e la invocano tutti
La Madonna delle conchiglie
E' solo una statuetta restituita dal mare
Ti guarda muta, senza parole
E ha il volto tinto di un altro colore
Da chi diverso e cosi' lontano
Se l'e' forgiata e dipinta a mano
Un altro popolo, un'altra gente
Con la stessa paura di sempre
Di essere nati e dovere andare
Nati e poi non essere piu' niente
Di essere nati e dovere andare
Nati e poi non essere piu' niente
Eppure la Madonna delle conchiglie
E' un serafino con gli occhi di biglie.

Brano ispirato alla storia di Santa Restituta d'Ischia, la cui statuetta e' stata restituita dal mare

(Vinicio Capossela, Marinai profeti e balene)

sabato 14 aprile 2018

Le Pleiadi


Non piove, non piove
E' un raggio la vela nel sole
Cede il suo lume alla volta
Alla Stella Polare
Urano, lontano lento meccano del cielo
Tutto si muove, ma niente si muove davvero
E i giorni passano e gli anni e le nozze col velo
Raschia la linea degli occhi l'inganno del telo.
Tramontate son le Pleiadi
Notte alta
Io dormo da sola.
L'attesa,
E' un inganno l'attesa
Ma, preferisco l'attesa
E' piu' dolce che non vederti tornare
Nell'attesa mi conosci cosi' bene
Ma poi non riconoscero' Te...
Non piove, non piove
Precipita il carro nel cielo
Dondola l'Orsa appesa alla volta polare.
Andromeda, Orione
Le figlie di Atlante
Brillanti ai naviganti
La via per tornare.
L'attesa, e' un inganno l'attesa
Ma preferisce l'attesa
Lei non mi credera', perche' ama la sua nostagia
Nell'attesa mi conosci cosi' bene
Ma poi non riconoscero' Te...
S'alza in cielo ora la Croce del Sud
Notte alta io avanzo da solo
Fino ai confini delle Pleiadi
Fino agli estremi confini del mare.
Ma io non ti dico tutto, con Te consigliati in cuore
E da te stesso scegli la via.

Brano che mescola la storia di Penelope e la potenza evocativa, sotto forma di guida per i naviganti, della costellazione delle Pleiadi

(Vinicio Capossela, Marinai profeti e balene)

venerdì 13 aprile 2018

I fuochi fatui


I fuochi fatui, i fuochi fatui
danzano tremuli
i fuochi fatui, i fuochi fatui
danzano demoni
i fuochi fatui, i fuochi fatui
fuochi fatati
i fuochi fatui.
I fuochi fatui, fuochi specchiati
i fuochi fatui
i fuochi fatui, i fuochi sognati
i fuochi fatui
i fuochi fatui, i fuochi abissati.
"I corpisanti abbiano pieta' di noi tutti!"
"Si' si', marinai, osservate bene, la fiamma bianca
illumina soltanto la via verso la balena bianca
sebbene tu sia luce, che proprompe dalla tenebra
io sono tenebra che prorompe dalla luce!
io brucio con te, forza del cielo, e ti adoro sfidandoti".
Danzano tremuli, tremuli danzano
danzano e tremano.
Achab e' Achab per sempre
tutto questo dramma e' decretato
e le prove io e te le abbiamo fatte
un miliardo d'anni fa.
Sciocco! Io sono il luogotenente del Fato.
Agisco ai suoi ordini. Bada tu, di obbedire ai miei.
Che cos'e' mai questa cosa senza nome?
Quale tiranno mi comanda?
Perche' contro tutti gli affetti
io debba osare cio' che nel mio cuore vero
non ho mai osato di osare?
Sono io questo o chi?
Dove vanno gli assassini marinaio?
Chi dovra' sentenziare quando il giudice stesso
e' trascinato alla barra?
Ma e' un vento dolce oggi e un cielo dolcissimo
e l'aria odora come se spirasse da prati lontani.
Vi sentite coraggiosi, marinai coraggiosi?
I fuochi fatui, i fuochi fatui.
Danzano tremuli.
I fuochi fatui.
"LA BALENA!
La Mascella!
La sua fronte implacabile avanza!
La Mascella!"
"Nave gloriosa fino alla morte, devi tu perire senza di me?
Oh solitaria morte di una vita solitaria!
Riversatevi ora qui arditi flutti della mia vita trascorsa
e coronate questo grande maroso della mia morte.
Io mi volgo verso di te, mostro
fino all'ultimo lotto con te.
Dal cuore dell'inferno io ti trafiggo
in nome dell'odio io vomito su di te l'ultimo respiro!
Legato a te dannata balena, cosi' io getto le armi".
Ismaele:
"Il mare ci si richiuse sopra come all'epoca del grande diluvio
e io soltanto mi sono salvato per potervelo raccontare".

Sono le principali frasi, lievemente modificate, tratte da alcuni capitoli di "Moby Dick"

(Vinicio Capossela, Marinai profeti e balene)

giovedì 12 aprile 2018

Billy Budd




Ecco il cappellano
E' entrato nella cella
In ginocchia sulle ossa
Piegato qui a pregare
Per quelli come me.
Mentre dall'oblo'
Entra un po' di luna
Riflessa su una sciabola d'argento
Arriva fino a dentro
Ma morira' anche lei all'alba
dell'ultimo giorno di Billy Budd.
Domani faranno di me un gioiello
Una perla appesa in punta al pennone
Come quegli orecchini che un giorno
regalai a Molly...
Molly Budd!
Ai ai, sospenderanno me, non la mia sentenza
Appenderanno me al capriccio della lenza
Ai ai tutto e' pronto
Anch'io devo esser pronto
A salire fin lassu', di quaggiu'
A salire fin lassu', di quaggiu'.
Ma no e' tutta una finta
Non e' che sto sognando?
Un taglio alla mia gomena?
Andare alla deriva?
Il tamburo chiama per il grog, ma Billy non lo sa'
Il tamburo chiama per il grog, ma Billy non lo sa'.
Ma Donald mi ha promesso
Di starmi accanto all'asse
Stringero' una mano
Prima di andare a fondo
Ma che sto dicendo
Allora saro' morto, ora che ci penso
Ricordo Taff di Galles, quando sprofondo'
La guancia come un garofano in bocciolo
Ma a me mi legheranno ai piombi dell'amaca
Mi metteranno giu' giu' in fondo
Come sognero' dormendo
Sento che sta arrivando il sonno
Sento che sta arrivando il sonno.
Sentinella sei li' fuori?
Allenta le manette per favore
E girami sul fianco
Sii gentile ho sonno
Le viscide alghe mi si attorcigliano gia' attorno
Sii gentile ho sonno
Le viscide alghe mi si attorcigliano gia' attorno
Sii gentile ho sonno.

Brano ispirato alla ballata "Billy coi braccialetti" ("Billy in the darbies"), anonima, che appare nel libro "Billy Budd" di Melville

((Vinicio Capossela, Marinai profeti e balene)

mercoledì 11 aprile 2018

Pryntyl


Nel fondo del mar, nel fondo del mar
la foca barbuta, sempre piaciuta
che e' solitaria, le piace cantar
una sirena si sente coi baffi
una sirena del fondo del mar
e i pesci uccelli le batton le ali
e scrosciano applausi di pinne e di bolle
nel fondale spettacolare
dell'abisso musicale.
Io la vista Pryntyl
dal caschetto malizioso
Nettuno si gettava ai miei piedi
implorando chiamami Nunu'
prima stella del corpo di ballo
del balletto delle onde
un tutu' di alghe nel blu
chiamami Nunu'
perche' sono una sirena, canto in sirenese
ondeggia il pavimento
nel mare si stringono i cuori
li assalgono i mali della nostalgia
si avvicinano narvali e gamberi
schiudono perle le ostriche.
Non ho perso la voce per un paio di gambe
come la Sirenetta in pegno d'amor
ma io la perdo fumando e bevendo
nell'orgia dei sensi mi butto cantando
e mi ubriaco e stordisco ballando
nell'ebrezza felice abbracciando
sulla terra tutto si consuma
l'amore all'alba si trasforma in schiuma.
Ma nell'abisso e' tutto uno spasso
puoi sempre incontrare un pesce pagliaccio
e quando sei triste basta una sirena
sbarazzina, civettuola, piena di squame
dalla coda alla gola.
Fatevi attorno focene volanti
cavallucci di mare
di terra e bagnanti
ascoltate come sturo l'abisso
ora lo scandalo lo daro' io
perche' sono una sirena, canto in sirenese
Pryntyl slash slash smack smack glu glu
chiamami Nunu'.
Ora Pryntyl sei finita in taverna
in esilio da kraken e krill
sei finita a guadagnarti la birba
tra le biffe, i lenoni e i playboy
e i papponi del porto ti tengono
alla lenza di grog e di skunk
e mi ubriacano a forza di spritz
e mi ubriacano se faccio le biz.
Bell'ufficiale buttiamoci in mare
voglio tornare
squamata a brillare
ma che non lo sappia
il capitano testa di morto
o a tutte due finira' il collo torto
finiremo con lui tra gli scogli a schiamare
kruag kruag kruag affondate con me
e non e' proprio un verso da sirena
che canta in sirenese.
Pryntyl slash slash smack smack glu glu
Pryntyl slash slash smack smack glu glu
Pryntyl, smack smack glu glu
chiamami Nunu'.

Il brano e' ispirato al libro "Scandalo negli abissi" di Louis-Ferdinand Celine

(Vinicio Capossela, Marinai profeti e balene)

martedì 10 aprile 2018

L'Oceano oilala'


Che tipo scontroso giocoso scherzoso
Che tipo che coso e' l'oceano oilala'
la' la' la' la'
Il tifone e' allegro
Il baleno e' un buffone
Quando sbatte orgoglioso il codone
La nuvola scappa
La schiuma si leva
Quando soffia l'arcoBalena
la' la' la' la'
Che tipo scherzoso, giocoso, scontroso
Che tipo che coso e' l'oceano oilala'
la' la' la' la'
La nave la spacca col tuono
Che tipo che coso l'oceano che e'
Per lui e' soltanto uno sbuffo
Si scrolla il cielo di dosso in un tuffo
la' la' la' la'
Che tipo scontroso giocoso scherzoso
Che tipo che coso e' l'oceano oilala'
la' la' la' la'
La nave che sbatte e' il cicchetto che fuma
Quando vanesio s'incipria di schiuma
Per lui e' soltanto un balocco
Che tipo scontroso giocoso scherzoso
Che tipo che coso e' l'oceano oilala'!
Rolling the wave, rolling the wave
Rollin' the wave around the whale!
La balena rolla e rulla
Tonda e oleosa grassa e sontuosa
Piena di barili d'olio
e' solo un mammifero senza piedi
La piu' bella l'ho vista nuotare sulla crosta d'oceano polare
Al ramponiere non manchi la lena
quando colpisca la balena
Rolling the wave rolling the wave around the whale
Rolling the wave rolling the wave around the whale
Della tempesta non s'importa
Tanto sa sempre nuotare
E' un gigante di forza e' la regina del mare!
Uhm che la smetta quel tuono
A che ci serve un tuono?
Uhm non vogliamo dei tuoni noi vogliamo del rhum
Uhm uhm
Date un bicchiere di rhum!
Uhm uhm date un bicchiere di rhum
Uhm uhm uhm noi vogliamo del rhum
Uhm uhm uhm noi vogliamo del rhum
Uhm uhm uhm
Noi vogliamo del rhum.

Brano ispirato alla canzone che il secondo ufficiale Stubb canta all'inizio di una tempesta in "Moby Dick"

(Vinicio Capossela, Marinai profeti e balene)

lunedì 9 aprile 2018

Il grande Leviatano


Le coste ed i territori di dentro la balena
Facevano a me intorno un buio spaventoso
Do Dio l'onda nel sole si muoveva serena
Portandomi abissato al giudizio doloroso.
Io vidi spalancarsi la bocca dell'inferno
Con pene e con dolori d'orrenda privazione
Che solo chi ha provato sa cos'e' in eterno
Cadevo nell'abisso della disperazione.
Nella disperazione io mi rivolsi a Dio
Quando appena potevo sperar piu' la pieta'
Ed egli piego' il capo a udire il prego mio
E il grande Leviatano mi getto' in liberta'.
Corse rapido Iddio al mio grido di pena
Come fosse portato da un bianco suo delfino
Splendeva sulle acque il volto sereno
Del mio liberatore tremendo e divino.
Nel mio canto per sempre vorro' ricordare
Quell'istante gioioso di nuova concordia
D'ora innanzi e per sempre dovra' risuonare
Del grande Leviatano la potenza e la misericordia...

Canzone di Melville che appare su "Moby Dick"

(Vinicio Capossela, Marinai profeti e balene)

sabato 7 aprile 2018

Sintonia


Essere marinai, amare il mare, prevede essenzialmente un rispetto del mondo e della cultura marinara che prescinde dall'essere armatore, appassionato, velista, motorista, spettatore e altro ancora. Essere marinai è entrare nella sintonia degli elementi con profonda umiltà, dolcezza e meraviglia. La stessa di un bambino messo per la prima volta di fronte al suo immenso orizzonte, con reverente profondo timore.

(Maurizio Lamorgese, Sotto una nuvola a forma di banana)

giovedì 5 aprile 2018

Terraferma


Il viaggio in treno durò diverse ore. Presi posto come mi fu possibile in una carrozza di terza classe sulla quale stavano ammucchiate famiglie e lavoratori del porto. Una gazzarra incontenibile mi andò cullando lentamente. Aneddoti di quartiere, pettegolezzi di vicinato, fatti di sangue, eventi sfrontati e brutali, grida e pianti infantili, l'eterna e scialba materia di quelle vite senza nome e senza volto che riassume sempre per me ciò che la gente di mare chiama "stare sulla terraferma" e che finisce con il provocarmi un'irritazione opprimente.

(Alvaro Mutis, Ilona arriva con la pioggia)

martedì 27 marzo 2018

Piu' in la'


Sotto l'azzurro fitto del cielo
qualche uccello di mare se ne va;
non sosta mai:
perche' tutte le immagini
portano scritto " piu' in la' ".

(Eugenio Montale, Poesie)

domenica 18 marzo 2018

Lefkas


Giorno di partenza. Stanotte e nelle prime ore della mattinata ha piovuto sabbia. Colpa di questo vento da sud. Poi è uscito nuovamente il sole. Salutiamo Habibti sperando di essere nuovamente qui alla fine del mese prossimo per portarla in Egeo. Nel frattempo mi auguro che venga riaperto il canale di Corinto, che ad oggi è ancora chiuso. Ci conforta quindi il pensiero che la decisione di restare da queste parti durante questo periodo sia stata quella giusta. Alle 12.30 il nostro autobus che ci porta ad Atene parte puntuale. Cinque ore dopo siamo nella capitale. Qui con un altro mezzo pubblico raggiungiamo l'aeroporto. Mi sembra di essere ritornato studente. Domattina prenderemo il solito aereo per Istanbul e poi nuovamente a Kabul. Queste tre settimane sono trascorse, come sempre, rapidamente ma ci hanno regalato tante nuove emozioni facendoci scoprire luoghi che ancora non conoscevamo e nuovi amici. Un bel tassello di vita da ricordare.

(Giornale di bordo)  

sabato 17 marzo 2018

Lefkas


Alle 11 puntuale arriva Andreas, la persona indicatami da Argiris per controllare la barca in questo mese che resterà a Lefkas e che coordinerà un paio di lavoretti che occorrerà fare a bordo. In primis la sostituzione del termostato dell'acqua calda e poi quella dei due pulsanti del salpa ancora a prua che ho deciso di rinnovare dopo che si è rotto uno dei due coperchi in plastica che li proteggono. In un negozio di articoli per la nautica compro anche altri 25 metri di cima d'ormeggio e qualche minuteria. In questo periodo mi farò inoltre spedire da Guido un nuovo trasponder da tenere di riserva in barca. Preferisco avere al seguito questa importante parte di ricambio non sempre facilmente reperibile da queste parti. Poi diamo una bella sistemata generale alla barca. Cosa che ci prende quasi tutta la giornata. Infine, in paese, scegliamo un nuovo ristorante per il consueto pranzo/cena della giornata. Questa volta optiamo per "Burano", un bel locale con ampie vetrate sul lungomare. Mentre siamo seduti a tavola vediamo passare sul marciapiede i due francesi, marito e moglie, che avevamo incrociato brevemente ad Itaca mentre sul loro tender scendevano dal catamarano ormeggiato nella baia. Li invitiamo a sedersi al nostro tavolo. Sono Marc e Marlene, pensionati della pubblica amministrazione, che da alcuni mesi stanno visitando la Grecia a bordo del loro camper. Il catamarano da cui li avevamo visti scendere a Vathi appartiene al nipote che lo tiene fisso a Nidri, dove lo avevamo incrociato la prima volta. Nei giorni scorsi sono scesi fino a Zante riuscendo anche a dormire una notte nella famosa baia del relitto. Ci intratteniamo con loro per un paio d'ore parlando piacevolmente. Possiamo sicuramente aggiungere la conoscenza di Marc e Marlene tra quelle interessanti che ci è capitato di fare in questi anni durante le nostre navigazioni.

(Giornale di bordo) 

venerdì 16 marzo 2018

Fiskardo - Lefkas


Nella notte si è alzato il vento da sud e nel porto entrava un po' di risacca. Il nostro ormeggio era però nella parte più protetta del porto, il che ci ha consentito di dormire relativamente bene. Al mattino noto anche che la bassa marea ha fatto sì che il livello dell'acqua si fosse abbassato di una ventina di centimetri. Bene quindi avevo fatto ieri sera a scostare ulteriormente la barca dalla banchina. Al momento di salpare, poichè per questo motivo le cime d'ormeggio non erano messe a doppino, mi sono fatto aiutare da due locali di passaggio sul molo. Una scena alla "Nous vulevon savuar" di Totò: uno che da inesperto slegava maldestramente nodi e passava cime che cadevano in acqua e l'altro che gli traduceva in greco le mie istruzioni in inglese che capiva a metà. Con un po' di fatica, ma alla fine ce l'abbiamo fatta. Nel canale tra Cefalonia ed Itaca c'erano 20 nodi di vento, poi aumentati a 25 in quello tra quest'ultima e Meganisi. Con la sola randa la barca era un po' troppo orziera e il timone un po' duro. Problema risolto aprendo di poco il fiocco. Sarebbe stata una buona occasione per provare a montare la nuova "storm bag", ma ci ho pensato in ritardo, nel momento in cui eravamo già entrati nel passaggio tra le isole di Meganisi e Lefkada. Qui il vento non arrivava più al traverso ma al gran lasco. Superata Skorpio poichè l'andatura era diventata di poppa piena e la randa instabile, si è deciso di ammainarla considerate anche le poche miglia mancanti all'ingresso del canale delimitato da boe che conduce a Lefkas. Dopo una mezz'ora ormeggiamo con un forte vento di traversia al pontile assegnatoci nel Marina al posto numero 54. Scesi a terra completiamo le formalità e facciamo quattro passi in paese acquistando anche i biglietti dell'autobus che domenica ci porterà ad Atene. Una soluzione quella dell'autobus un po' più scomoda ma decisamente più economica rispetto all'affitto di un'autovettura. Quelli della AVIS, infatti, mi avevano chiesto 45 euro giornalieri per l'auto (e fino a qui ci siamo) e 280 euro (si, dico bene, 280 euro) di sovrattassa dovendola lasciare all'aeroporto di Atene. Per un totale di 335 euro ai quali, naturalmente, occorreva aggiungere la spesa del carburante e quella per i vari pedaggi autostradali. Una vera follia. Lefkas è un Marina ben organizzato, dove si possono trovare forniti negozi di nautica e una buona assistenza. Qui hanno sede numerose compagnie di charter. Tuttavia, questa località, tranne in estate dove da giugno e fine settembre è in funzione il limitrofo aeroporto di Preveza, non è ben connessa con la capitale. Il che ne costituisce, a mio parere, un grosso limite. Prima di tornare in barca ceniamo in uno dei ristoranti sul lungomare. Proviamo ad assaggiare qualche piatto un po' più articolato rispetto a quelli soliti riportati sul menu. Errore. In Grecia, sul fronte culinario credo sia meglio non discostarsi dalla semplice cucina tradizionale evitando quindi di inventarsi qualcosa di nuovo.

(Giornale di bordo)

giovedì 15 marzo 2018

Ay Eufimia - Fiskardo


Un ultimo giro in paese dove compriamo un paio di cornetti in una panetteria, una rapida colazione nel bar di Maria con caffè e una mega spremuta di arance rosse e poi, lasciato l'ormeggio, ci dirigiamo verso Fiskardo, all'estremità settentrionale dell'isola. Questo tratto di costa di Cefalonia è particolarmente attraente. Le pendici delle montagne sono in parte ricoperte di alberi e in parte brulle e pietrose. La zona è particolarmente ventosa. Si comprende anche dal fatto che si vedono una serie di pale eoliche installate sulla sommità dei rilievi. Un tocco di tecnologia che però non infastidisce la vista perdendosi nel generale selvaggio contesto naturale circostante. Sulla nostra rotta incontriamo numerose insenature dove con il vento prevalente estivo proveniente da nord-ovest sarebbe possibile trascorrere tranquillamente la notte. La più protetta ci sembra Porto Limanì dove ci sono un paio di case costruite proprio sul bordo dell'acqua e purtroppo anche un paio di costruzioni in cemento armato in evidente stato di abbandono. All'ingresso del porticciolo di Fiskardo spiccano un faro e i resti di un'antica costruzione veneziana. Questo paesino è l'unico dell'isola a non essere stato distrutto dal violento terremoto che colpì questa zona nel 1953. Probabilmente in quanto esso risulta essere stato costruito su un terreno argilloso. Le sue case sono ancora quelle costruite nell'800, dai colori pastello e dai contorni delle finestre dipinti di bianco. Inoltre, sembra che proprio qui, a Fiskardo, che da lui avrebbe poi preso il nome, morì nel 1085 il condottiero normanno Roberto d'Altavilla detto il Guiscardo. La parte settentrionale dell'insenatura ha bassi fondali. Sul pontile ovest sono ormeggiate alcune barche stanziali, a vela e gozzi di pescatori. A noi non resta che dirigerci sulla banchina sud, facendo attenzione perché il fondale risale rapidamente in prossimità del molo in cemento. L'ideale sarebbe ormeggiare di prua. In paese c'è un solo bar aperto, quello di Irida, un'anziana signora dall'aria originale e facente parte di quei greci nati in Turchia e poi trasferitisi nella madre patria a causa dell'eterno conflitto che esiste fra i due Paesi. Mentre stiamo pranzando seduti ad un tavolino al sole, vediamo arrivare la prima comitiva di turisti accompagnati da una guida che avendo studiato all'Università per stranieri di Perugia parla perfettamente anche l'italiano. Sono dei giovani israeliani. Tornati in barca, mentre ci godiamo gli ultimi raggi di sole seduti in pozzetto, passa davanti ad Habibti una coppia di signori italiani. Ci dicono di essersi trasferiti qui nei primi anni '90 ed ora sono proprietari di una struttura turistica poco lontana da Fiskardo. In Grecia si vive bene, commentano, anche se occorre combattere con una burocrazia che spesso è peggio di quella italiana. Comunque non hanno rimpianti. Sono originari di Torino e, concludono, che con il clima temperato che c'è da queste parti anche in inverno, sono contenti di aver lasciato la fredda città piemontese. Infine ci dicono anche che una delle loro figlie lavora per la società che gestisce gli impianti sciistici del Sestriere, una località a pochi chilometri dal paese in cui sono nato. Come è davvero piccolo il mondo.

(Giornale di bordo)

mercoledì 14 marzo 2018

Nisos Pera Pighadi - Andisamos - Ay Eufimia


Oggi ci sposteremo da Itaca a Cefalonia. Dopo aver superato Nisos Pera Pighadi e fatto un rapido giro esplorativo all'interno di Ay Andreas, una piccola insenatura sul lato meridionale di Itaca, attraversiamo il canale che separa quest'ultima da Cefalonia. Apriamo il solo genoa e con un vento al traverso sui 20 nodi procediamo a buona velocità con una piacevole navigazione. Raggiungiamo Andisamos, la spiaggia a sud di Sami, la principale cittadina dell'isola, divenuta famosa in quanto vi furono girate alcune scene del film "Il mandolino del Capitano Corelli" con Nicholas Cage e Penelope Cruz. Poi ci dirigiamo verso Ay Eufemia. Visto dal mare questo paesino sulla costa orientale di Cefalonia che prima della seconda guerra mondiale era il principale scalo dell'isola non pare un granché. Invece, una volta entrati nel suo piccolo porto diventa decisamente gradevole. Noi ormeggiamo all'inglese, soli soletti, sulla banchina lastricata di pietre e con una bella fila di palme. Anche qui, come era già avvenuto a Frikes e Kioni, ci dicono che siamo la prima barca a vela ad attraccare quest'anno. Girare per le isole Ionie in questo periodo dell'anno ci consente di conoscere una Grecia solitaria, come forse l'hanno vista i nostri predecessori decine di anni fa. Immagino che gli stessi posti forse soltanto fra un paio di mesi saranno completamente diversi. Magari con piu' negozi e taverne aperti ma meno genuini. Pranziamo da "Gialos", uno dei bar sul porto. Anche qui piatti semplici ma saporiti preparati da Maria con la quale ci intendiamo più che altro a gesti visto che parla solo greco. Purtroppo non ci sarà possibile affittare un'auto per girare un poco l'isola via terra come era nostra intenzione. Le due agenzie locali sono ancora chiuse. Al sole fa caldo. La primavera ormai sembra essere alle porte. Dall'Italia ci giungono notizie di freddo e neve e qui, a poche centinaia di chilometri in linea d'aria, pare un altro mondo. In un negozio di alimentari scambiamo qualche parola con l'anziano proprietario che sentendoci parlare italiano ci dice: "Italiani buoni... tedeschi problem". Nel 1943 aveva 10 anni e nei suoi ricordi di bambino deve essere rimasto impresso quanto accaduto qui dopo il 9 settembre di quell'anno. Quando migliaia di soldati italiani, la maggior parte appartenenti alla Divisione Acqui, furono trucidati dai tedeschi per aver rifiutato di consegnare loro le armi. Una storia triste che, non fosse altro che per rispetto nei confronti di quei ragazzi e dei loro ufficiali che qui persero ingiustamente la vita, è bene non dimenticare.

(Giornale di bordo)

martedì 13 marzo 2018

Vathi (Itaca) - Nisos Pera Pighadi


Durante la notte il vento è rinforzato ulteriormente. Alle 9 scendiamo a terra e recuperiamo la biancheria portata a lavare. Di fronte al supermercato incontriamo il proprietario e la moglie. Essendo lui un appassionato di pesca e conoscendo bene il luogo gli chiedo qualche consiglio sui migliori ridossi dell'isola. Vorrei spostarmi da Vathi dove la baia continua ad essere investita dal vento da nord-ovest. Mi suggerisce quella di Sarakiniko, sulla costa orientale di Itaca. Preparata la barca lasciamo l'ormeggio. Il catamarano francese si è spostato leggermente anche lui e ha gettato nuovamente l'ancora in una zona leggermente più riparata ma pur sempre molto ventosa. Mentre attraversiamo la strettoia che da accesso alla baia di Vathi le raffiche raggiungono i 32 nodi. Poi, doppiato il capo verso ovest, queste diminuiscono di intensità e anche il mare diventa meno agitato. Ormos Sarakiniko però non è un buon posto per trascorrere la notte. Il vento si incanala nel vallone sovrastante rendendo la baia scomoda. Scendendo verso sud superiamo alcune vasche per l'allevamento ittico e prima di raggiungere la piccola isola di Pera Peghadi, dove sulla carta nautica è segnalato un punto per l'ancoraggio, individuo una piccola insenatura senza nome sulla carta con una spiaggia di sassi che mi sembra ben ridossata da mare e vento. Getto l'ancora in prossimità della riva su un fondale di 8 metri. Mi assicuro, come al solito, che essa abbia agguantato a dovere e poi per il resto della giornata ci godiamo l'amenità del luogo. Domani l'intensità del vento dovrebbe diminuire un poco.

(Giornale di bordo)

lunedì 12 marzo 2018

Kioni - Vathi (Itaca)


La prima notizia positiva della mattinata è arrivata con una e-mail del Marina di Lefkas nella quale mi si comunica che ad Habibti è stato assegnato un posto sul pontile "G", accanto alla Direzione. Ringrazio Dimitrios per il suo efficace intervento. Fatta colazione lasciamo quella piccola perla che è Kioni in direzione di Vathi, il capoluogo dell'isola. Si tratta di un vero porto naturale al quale si accede attraverso uno stretto passaggio. Ormeggiamo all'inglese sulla deserta banchina ovest. Poco dopo riceviamo la visita della Guardia Costiera che ci chiede il DEPKA, il documento che consente la circolazione nelle acque greche, e prende nota dei dati della barca chiedendoci il porto di provenienza e quello di destinazione. La cittadina di Vathi è vivace. Bar e ristoranti sono aperti. In un negozio di oggettistica mi colpisce un piccolo dipinto ad olio raffigurante una vecchia goletta in navigazione. La cornice è semplice ed i colori vivaci. E' da tempo che sto cercando un quadretto simile per appenderlo nel quadrato di Habibti. Troviamo anche una lavanderia e ci riforniamo di biscotti Oreo e croissant in un supermercato. Tornati in barca, per pranzo cucino un piatto di spaghetti, pomodorini e alici. Una delizia. Mentre siamo seduti in pozzetto vediamo arrivare lo stesso catamarano già incontrato a Nidri. Penso si venga ad ormeggiare accanto a noi in banchina invece da fondo al centro della baia. Una scelta discutibile, penso, in quanto si sta alzando il vento da nord che provoca una discreta onda nel centro della baia e sulle banchine meridionali. Habibti invece è ormeggiata nella parte piu' calma, ben protetta dal pontile al quale solitamente attracca il traghetto. Verso sera il vento rinforza ulteriormente e ci scosta dalla banchina quel tanto da permetterci di trascorrere una notte tranquilla, disturbata solo un poco dallo sciabordio delle onde che sbattono con regolarità contro lo specchio di poppa della barca. 

(Giornale di bordo)

domenica 11 marzo 2018

Frikes - Kioni


Da Frikes al porticciolo di Kioni non ci sono più di 3 miglia. Questo è un altro angolo di paradiso. Nell'ormeggiarci di poppa in banchina dobbiamo prestare molta attenzione. La banchina è occupata da alcune barche da pesca legate a dei gavitelli e che hanno tirato sia trasversalmente che incrociandole tra di loro delle doppie cime a terra, con la conseguenza di occupare tutto lo spazio disponibile. Con una manovra un po' laboriosa, al fine di evitare di prendere una cima con il timone o l'elica, riusciamo a ritagliarci lo spazio necessario per ormeggiare. L'abitato di Kioni è composto da alcune case dai colori pastello sul lungomare ed altre arroccate sulle colline retrostanti. Troviamo un piccolo supermercato aperto dove compriamo un paio di bottiglie di vino. Alcuni vini greci, soprattutto quelli bianchi, sono molto particolari. Quelli di qualità sono leggermente più cari rispetto agli omologhi italiani, ma forse ciò dipende più che dai costi di produzione dal fatto che l'IVA in Grecia è al 24%. Pur sapendo di dire un'eresia, confesso che non ci dispiace nemmeno il "Retsina", un vino a buon prezzo con un leggero retrogusto di resina. Quello in vendita in bottiglie con il tappo tipo quello della birra è scadente, ma ne abbiamo assaggiato dell'altro contenuto in bottiglie con il tradizionale tappo in sughero che bevuto fresco come aperitivo non è male. Accanto al supermercato c'è l'unico bar aperto di Kioni. Il suo nome, "Spavento", è stato scelto da Jenny, la proprietaria, una quarantenne nata in Australia da genitori originari di Kioni e che, ritornata qui anni fa in vacanza, decise di trasferirvisi una volta terminati gli studi. Il suo piccolo locale è molto accogliente. Decorato con colori sgargianti, buona musica, strumenti musicali e dischi d'annata appesi alle pareti, libri sugli scaffali e gente simpatica seduta ai pochi tavolini e sugli sgabelli al bancone. Si conoscono tutti e scherzano e ridono tra loro in questa giornata di festa, tanto da sembrare una riunione di famiglia.... con noi calorosamente adottati. Dopo uno spuntino ed un paio di bicchieri di "ouzo" si è fatta una passeggiata nella parte alta del paese dalla quale si gode un panorama d'eccezione. Un'affettuosa gattina ci ha seguito per un paio d'ore lungo un sentiero tra ulivi e vecchi mulini a vento in disuso. L'abbiamo chiamata Itaca e mi era venuto quasi il pensiero di adottarla, tanto era graziosa. Tornati in barca, abbiamo assistito ad uno spettacolo esilerante. Un gruppetto di capre è comparso all'improvviso sbucando da un sentiero che termina sulla banchina del porto e ha cominciato a brucare, con "magno gaudio" e con un'aria consapevole di stare facendo una cosa proibita, piante e fiori delle case antistanti il lungomare. Solo il tempestivo arrivo di due paesani che le hanno spinte a calci nel didietro su per il sentiero dal quale erano arrivate ha messo fine all'allegra scampagnata. Gatti sornioni e capre birichine hanno contribuito anche loro a farci amare molto questo luogo.

(Giornale di bordo) 

sabato 10 marzo 2018

Ormos Sivota - Frikes


Questa mattina il Marina di Lefkas ci conferma per e-mail che ci hanno assegnato un posto sul pontile "J" per il periodo in cui lasceremo lì la barca. Non ne sono molto soddisfatto. Non tanto perché quel pontile funge anche da frangiflutti rispetto al canale, ma in quanto esso mi risulta essere quello più esposto ai venti prevalenti, più lontano dai servizi e meno sotto il controllo del personale del Marina. Alla mia richiesta di ottenere un altro posto, mi rispondono che quello assegnatoci è l'unico spazio disponibile per il periodo richiesto. Ma dato che con la Grecia abbiamo molte cose in comune, di cui alcune non necessariamente le migliori, decido di rivolgermi per una sua "intercessione" al gentilissimo Dimitrios, direttore del Marina di Gouvia. Nei prossimi giorni vedremo quale sarà il risultato. Per oggi dirigiamo la prua verso il piccolo porticciolo di Frikes, a circa dieci miglia, sulla costa nord orientale di Itaca. Navighiamo di bolina e in un paio d'ore siamo a destinazione. Tranne alcuni pescatori che, seduti al sole, stavano riparando le reti, non c'è anima viva. Ci ormeggiamo all'inglese sul lato interno del pontile accanto a tre piccole barche da pesca. Niente a che vedere con l'affollamento estivo che solitamente c'è da queste parti. In quel periodo, infatti, non è raro vedere sullo stesso pontile almeno tre file di barche ormeggiate a pacchetto. Un ingarbuglio di prue, poppe e crocette. Fatto un rapido giro del minuscolo paese, percorriamo a piedi i circa quattro chilometri della strada in leggera salita che conduce a Stavros, sulla sovrastante collina e che si affaccia su Porto Poli, una baia posta nel canale che divide Itaca da Cefalonia. Secondo alcuni studiosi, a Stavros sarebbe sorto il palazzo di Ulisse, ma a tale proposito vi sono voci discordanti. Comunque, a noi piace pensare che i giovani locali, dagli occhi scuri, i capelli neri, la barba lunga ed incolta e il naso leggermente aquilino che erano seduti al tavolo accanto al nostro, nel ristorante sulla piazza principale di Stavros, siano in qualche modo la progenie dell'eroe omerico. Messe da parte le riflessioni storico-letterarie, ci concentriamo con altrettanto interesse sulle mezzè e il piatto di patatine fritte che Katerina ci porta insieme ad una caraffa di vino bianco che verrà poi presto bissata da una seconda. Solo nel tardo pomeriggio facciamo ritorno in barca percorrendo, chissà perché, il tratto di strada in discesa fino a Frikes con passo decisamente molto più baldanzoso rispetto a quello dell'andata. 

(Giornale di bordo)

venerdì 9 marzo 2018

Vathi (Meganisi) - Ormos Sivota


Oggi il vento si è placato. Continua ad esserci il sole ed è arrivato il momento di continuare il nostro viaggio. Per individuare la nuova meta c'è veramente l'imbarazzo della scelta. Decido di tralasciare la vicina isola di Atakoi e quelle un po' più lontane di Kalamos e Kastos. Mi ci vorrei fermare quando, una volta riaperto il canale di Corinto, scenderemo verso il golfo di Patrasso. Ci dirigiamo invece verso Lefkada dove nel suo lato meridionale si trova uno stretto fiordo ben ridossato dai venti settentrionali. E' Ormos Sivota, che raggiungiamo in un paio d'ore di navigazione attraversando lo stretto canale che separa le isole di Lefkada e Meganisi. Questo canale, si legge sul portolano, ha spesso la caratteristica di essere investito da forti raffiche che scendono dai ripidi pendii occidentali, oltre al fatto che, a volte, mentre nella sua parte settentrionale il vento soffia da nord, nello stesso momento in quella meridionale sovente proviene da sud. A Sivota scopriamo esservi la base di una compagnia di charter inglese. Le sue barche svernano in acqua ed occupano gran parte delle banchine in cemento della baia. Un paio di pontili galleggianti sono attualmente inutilizzabili in quanto è stata rimossa la passerella che li collega a terra. Ci ormeggiamo quindi di poppa nello spazio libero sulla banchina sud, proprio all'ingresso della baia. Il fondo di alghe e fango duro mi costringe a ripetere per tre volte la manovra di ormeggio, fino a quando sono certo che l'ancora abbia agguantato a dovere. In queste baie è sempre bene mettere in sicurezza la barca dagli effetti delle forti raffiche che si incanalano nei valloni delle montagne che le sovrastano. Sistemata Habibti, facciamo due passi in paese. Ovunque fervono lavori in preparazione della prossima stagione turistica. C'è chi dipinge sedie e tavolini della propria taverna, chi ne restaura i locali, che installa nuove catenarie ai pontili e chi fa manutenzione alle barche ormeggiate. In genere, ci dicono, la stagione turistica ha inizio in corrispondenza con la Pasqua ortodossa, che quest'anno è prevista l'8 di Aprile. Manca dunque circa un mese a che i primi turisti in maggioranza inglesi, russi e tedeschi (gli italiani sono soliti muoversi in massa in agosto) comincino ad affluire in questi luoghi compromettendone, aggiungo io un po' egoisticamente, la naturale bellezza e la tranquillità. Verso sera qualche pescatore esce in mare a gettare le reti. Utilizzano piccoli gozzi in legno dai colori vivaci. Quando ci passano accanto mai che non vi sia un saluto o un sorriso. Poi, appena il sole tramonta immediatamente l'aria rinfresca e a quel punto il miglior rifugio è l'interno riscaldato di Habibti.

(Giornale di bordo)

giovedì 8 marzo 2018

Vathi (Meganisi)


Alle 4 di notte mi svegliano tuoni e fulmini. Poi arriva la pioggia battente ed infine le raffiche. Il vento fischia tra gli alberi delle barche ed è tutto un tintinnare di drizze. Habibti è ormeggiata al sicuro e pertanto non c'è molto altro da fare, se non tentare di riaddormentarsi. Diluvia fino alle prime ore del mattino, poi il forte vento da nord-ovest, come spesso accade, spazza via le nuvole e porta il sereno. Ed è così che, affittato un "quad" con tanto di tettuccio, facciamo un giro esplorativo dell'isola. In una prima sosta a Katomeri finalmente riusciamo a trovare la farmacia aperta. Poi raggiungiamo Spartachori dove facciamo qualche acquisto in un "super market" che assomiglia tanto ad uno di quei negozi di alimentari che si trovavano nei paesi italiani negli anni '60. Pochi generi esposti e un generale odore di stantìo. Gli scaffali sono mezzi vuoti e davanti al bancone c'è, aperta, la classica lattina da cinque chili di acciughe sotto sale. Mi pare uno schiaffo al consumismo a cui siamo ormai quasi tutti abituati. Probabilmente sarà diverso durante i mesi estivi, quando l'isola si riempie di turisti tra cui non mancano certamente quelli che sì vengono da queste parti alla ricerca del fascino della piccola isola greca, ma che difficilmente sono pronti a rinunciare a tutti quegli agi e a cui sono solitamente abituati. Da Spartachori, dopo un rapido passaggio a Porto Spilia, raggiungiamo nuovamente Vathi per la stretta e tortuosa strada litoranea. Di qui, lungo una carrareccia piena di fango e pozzanghere  per la pioggia notturna, costeggiamo, questa volta da terra, le tre insenature visitate ieri in barca. Prendiamo anche una fotografia del ketch di Paul ed Evelyne, immerso in un contesto a dir poco bucolico. In definitiva, la Meganisi che abbiamo conosciuto in questi giorni ci è piaciuta molto, tuttavia temo non resterà tale ancora per molto. Ogni giorno il traghetto che fa la spola con Nidri sbarca numerose betoniere che trasportano il cemento utilizzato per costruire decine di nuove abitazioni. E' vero che c'è un certo rispetto del contesto in cui sono immerse, ma, inevitabilmente, qualcosa cambierà.

(Giornale di bordo)

mercoledì 7 marzo 2018

Vathi (Meganisi)


Per avere un aggiornamento sulla tempistica della riapertura del canale di Corinto chiamo l'ufficio informazioni della società privata che lo gestisce. La risposta che mi forniscono è ancora più densa di incertezza rispetto a quella datami alcuni giorni fa. Mi dicono che tra una decina di giorni dovrebbero essere in grado di conoscere la data di riapertura. Il che per noi significa che ci avvicineremmo troppo al giorno in cui dovremmo rientrare a Kabul, con il rischio di trovarci bloccati a Corinto senza un porto nelle vicinanze dove poter lasciare la barca incustodita e in sicurezza per il prossimo mese. Oltretutto, Iannis, il gestore del Marina presso il quale siamo ormeggiati, avendo visto di persona l'entità della frana mi dice che difficilmente esso riaprirà prima di un mese. In pratica, essendosi staccata una enorme porzione di parete a causa delle forti piogge che hanno colpito la Grecia quest'inverno e non potendo usare l'esplosivo per disintegrare i massi che ostruiscono il canale, il lavoro procede con grande lentezza. Evvabbene!!! Mi viene in mente la frase di un amico: "Ogni impedimento porta sempre un giovamento". Vorrà dire che invece di navigare verso est come previsto, resteremo per un altro periodo da queste parti. Il che, guardandoci intorno, è un po' come cadere in piedi, considerata la bellezza dei luoghi. Poiché il vento forte arriverà domani, dedichiamo la giornata alla scoperta di Meganisi via mare. Ad est di Ormos Vathi vi sono tre profonde insenature. La prima, Ormos Kapali, è la più piccola. Ben ridossata, ma con una serie di case in costruzione che ne compromettono un po' il lato selvaggio. La terza, Ormos Atheni, è meno attraente. Al fondo della stretta insenatura vi è un piccolo abitato con un pontile occupato da alcune barche stanziali. Quella che più ci è piaciuta, essendo anche la più articolata, è la seconda, Ormos Abelike.  Nell'angolo meridionale si trova una piccola cala particolarmente ridossata. E' quella in cui Paul ed Evelyne ormeggiano la loro barca e trascorrono l'inverno. L'hanno assicurata a due corpi morti a prua e fissata con due cime a terra a poppa. In pratica, visto il posto, sono in una botte di ferro. Noi invece diamo fondo per la giornata in un'altra bella insenatura aperta solo a nord-est. In lontananza si vedono le montagne della Grecia continentale che insieme alle nuvole basse che si riflettono sull'acqua fanno di questo scorcio un paesaggio da cartolina. Pranziamo e poi ci godiamo il dolce far niente in pozzetto. La sera, al ritorno al Marina, scopriamo che Iannis ci ha assegnato un posto in banchina migliore di quello precedente. Più lontano dallo spazio riservato all'attracco del traghetto che due volte al giorno, alle 7.30 e alle 14.00, fa la spola tra Meganisi e Nidri. Poi scendiamo a terra e, facendo la spesa per rimpinguare la cambusa, troviamo anche la bombola del Camping Gas: la ciliegina sulla torta di questa bella e rilassante giornata.

(Giornale di bordo)

martedì 6 marzo 2018

Nidri - Vathi (Meganisi)


Questa mattina ci accolgono il sole e una bella temperatura primaverile. La buriana di ieri sera è lontana anche se nei prossimi giorni è attesa una forte "maestralata". Guardando la carta nautica vedo nella vicina isola di Meganisi una serie di baie che sembrano offrire un'ottima protezione. Meganisi ha una strana forma. Pare la testa di un elefante con la proboscide che si protende verso sud. Lasciamo "Tranquility Bay", che poi così tranquilla non è stata, per dirigerci verso la nostra nuova destinazione. Superiamo a dritta un paio di isolotti che hanno tanto l'aria di essere proprietà privata e l'isola di Skorpio, a suo tempo appartenuta ad Aristotele Onassis che qui si sposò con Jacqueline Kennedy. Ora l'isola pare essere stata data in concessione ad un magnate russo che vuole costruirvi ville di lusso e un Casino. Se cio' accadrà in pochi anni ci perderemo un'altro piccolo angolo di paradiso. Durante la breve traversata ci pare di navigare nelle acque di un lago talmente tutto è calmo e tranquillo. Ci affacciamo a Porto Spilia, una piccola baia sotto il villaggio di Spartachori. Tutto ci pare un po' dismesso. Sarà perchè la stagione turistica non è ancora iniziata. Gli unici spazi dove poter ormeggiare in sicurezza, prevedendo nei prossimi giorni l'arrivo di forte vento da nord-ovest, sono occupati da barche da pesca locali. Preferiamo allora dirigerci nella limitrofa Ormos Vathi. In fondo al piccolo fiordo ci appare un paesino accogliente. Ci ormeggiamo, con l'aiuto di Adonis, sul molo dell'Odysseus Marina. Volendoci fermare qui per un paio di giorni preferiamo beneficiare di acqua ed elettricità in banchina. Adonis si è trasferito a vivere qui un anno fa lasciando la sua precedente attività nel Peloponneso a causa della crisi. Ora fa il meccanico e da una mano a Iannis Andreotti e sua moglie che gestiscono il Marina. Ci dice di essere felice della sua scelta. Questa nuova vita gli ha offerto la possibilità di vivere in un luogo ameno, senza più stress. Conosciamo anche Connie, responsabile della parte amministrativa, anch'essa sempre disponibile e sorridente. Meganisi sembra proprio un'isola felice. L'Odysseus Marina è più che altro un pontile attrezzato, dove d'inverno sono ormeggiate le barche a vela di alcuni stranieri che hanno casa sull'isola. Tra queste vedo uno Swan, datato ma sempre affascinante, e uno Sweden Yacht 45, quest'ultimo in vendita. Il suo proprietario, mi dice Iannis, è in là negli anni e una barca di quelle dimensioni per lui sta diventando un po' troppo impegnativa. Incontriamo anche Mark, un pensionato inglese originario di York. Si è trasferito a vivere a Vathi sul suo Bavaria 39 nella stagione invernale, durante la quale fa anche alcuni lavoretti per lo più di carattere elettrico sulle barche ormeggiate nel Marina. Gli tengono compagnia Sheryl, che pare soffrire un po' il mal di mare, e un piccolo levriero argentato. Contrariamente alla maggior parte degli inglesi, Mark è una persona dolcissima e disponibilissima. E' con lui che cerchiamo di capire il motivo per cui a bordo abbiamo solo acqua tiepida. Individuiamo il problema nel termostato che fa le bizze e che pertanto dovremmo sostituire. Ripagherò simbolicamente la sua gentilezza regalandogli una bottiglia di vino rosso toscano, sempre apprezzato. E' lo stesso Mark che, nell'indicarci i migliori ridossi di questa zona, ci parla di Paul ed Evelyne, una coppia, lui olandese e lei svizzera, che da dieci anni trascorrono l'inverno sul loro ketch ormeggiato nella limitrofa baia di Ormos Abelike. Insomma, tutto un mondo quello che incontriamo su questa piccola isola delle Ionie. Nel pomeriggio saliamo a piedi nel vicino paese di Katomeri. Qui, benché siano solo le cinque del pomeriggio decidiamo di cenare nella taverna, "Toboles", gestita da Kostas e Antonios. Piatti semplici e pesce fresco essendo il padre di Kostas un pescatore. Sia le sardine che il polipo che le seppie che ordiniamo sono squisiti. Un paio di bicchieri di "ouzo", poi, aiutano a rendere l'atmosfera ancor più conviviale. Anche questa è la bellezza di Meganisi.

(Giornale di bordo) 

lunedì 5 marzo 2018

Preveza - Nidri


E' uno sciabordio di onde sullo scafo che ci sveglia stamattina. Il vento nella notte è girato da nord-est e il tratto di mare di fronte alla banchina di Preveza ora è tutto increspato. Avendo ieri sera allontanato la barca da terra e sapendo che l'ancora ha agguantato a dovere non mi preoccupo, tanto che restiamo a letto fino alle 9. Poi, fatta colazione, velocemente ci prepariamo a partire. Nel pomeriggio il vento dovrebbe rinforzare ulteriormente girando da sud. Infatti nel tratto fino a Lefkas soffia già da quella direzione, sui 20 nodi. La velocità è buona, ma purtroppo arriviamo di fronte al ponte che apre ad ogni ora esatta per permettere il passaggio delle barche con dieci minuti di ritardo. Ci tocca quindi aspettare fino a mezzogiorno. Do fondo davanti alla fortezza veneziana, accanto ad un enorme caicco sul quale stanno facendo dei lavori a bordo. Attendiamo. Il cielo è plumbeo ma la temperatura è gradevole. Puntuale, alle 12, ecco il suono della sirena che annuncia l'apertura del ponte. Siamo l'unica barca ad attraversarlo. Percorriamo il canale nella laguna di Lefkas. Noto che hanno installato delle nuove boe di segnalazione in sostituzione degli ormai consunti pali in legno. La profondità minima è di 5,4 metri. Sbuchiamo nel tratto di mare che ci conduce a Nidri. Abbiamo il vento in faccia e così proseguiamo per le restanti 4 miglia a motore, fino a dare fondo in una insenatura indicata sul portolano come "Tranquility Bay". A parte alcune barche stanziali, tutte ormeggiate a gavitelli e con due cime a terra, abbiamo come vicini un catamarano battente bandiera francese e una barca a vela con un anziano signore impegnato ad effettuare alcuni lavori in coperta. Nella baia ci sono anche un paio di relitti che, come tutte le barche semi affondate, hanno l'aria un po' inquietante. Nel frattempo è uscito il sole e noi ne approfittiamo per pranzare in pozzetto. Solo al tramonto, quando l'aria diventa frizzante, scendiamo sottocoperta. Verso le nove di sera il vento rinforza con raffiche fino a 36 nodi. Provenendo da sud la baia dovrebbe risultare totalmente ridossata. Invece, poiché è circondata da elevati e ripidi rilievi che formano una specie di anfiteatro, questi deviano il vento che la investe da nord-ovest, il suo lato più aperto. L'ancoraggio è solido, ma la barca brandeggia notevolmente. Per questo, prudenzialmente, resto di guardia per un paio d'ore fino a quando, magicamente, tutto si quieta.

(Giornale di bordo)

domenica 4 marzo 2018

Mourtos - Preveza


Decidiamo di partire presto, declinando l'invito a colazione sulla loro barca fattoci la sera precedente da Mandy e Tim. Vorremmo raggiungere Preveza nel pomeriggio in modo da poter entrare nel canale con la luce del giorno e possibilmente visitare la città. Attraverso con estrema prudenza, procedendo a passo di lumaca, lo stretto canale che separa Ay Nicolaos dalla terra ferma. La profondità massima è di 2 metri, giusto il pescaggio di Habibti. Ricordo di averlo già percorso senza problemi con Nausicaa alcuni anni fa. Il fondale è di fango ed alghe. L'unica accortezza da adottare è quella di attraversarlo esclusivamente con mare totalmente calmo, come è il caso di questa mattina. Ripreso il mare aperto ci ritroviamo con una fastidiosa onda al traverso che non ci abbandonerà durante tutte le 35 miglia che percorriamo per raggiungere Preveza. Il vento soffia da nord-ovest e purtroppo non è sufficiente a far avanzare la barca con le vele ad una velocità che sia accettabile. Solo verso le due e mezza del pomeriggio il vento rinforza e possiamo finalmente spegnere il motore. Lo riaccendiamo all'ingresso del canale segnalato da boe rosse e verdi che conduce nel tratto di mare interno prospiciente la cittadina. Il canale è costantemente dragato ed ha una profondità tra i 6 e gli 8 metri. Lasciamo a dritta il Marina Cleopatra, stipato di barche a vela e a motore che qui trascorrono l'inverno, e ci prepariamo a dar fondo all'ancora per ormeggiare di poppa alla banchina comunale. Tuttavia, al momento di attivare il verricello questo non funziona. Penso immediatamente al fusibile che effettivamente risulta essersi bruciato. Provvedo a sostituirlo, e dieci minuti più tardi siamo ormeggiati. Essendo domenica, bar e ristoranti sono affollati e sul lungomare c'è un discreto via vai di gente. Non mancano cani e gatti che se ne vanno liberamente a zonzo tra i tavolini. Proprio alle nostre spalle c'è una taverna aperta che ci ispira. Ci sediamo a tavola, affamati, che sono le 17.30. Ordiniamo triglie fritte e un'orata alla griglia accompagnata da un'insalata verde e patatine fritte. Una delizia. Parlando con il cameriere, un ragazzo che sta studiando all'istituto nautico, ci dice di essere stato a Beirut imbarcato su un cargo, nel 2012. Purtroppo durante tutta la settimana nella quale la nave è stata in porto, per motivi di sicurezza non gli era stato concesso di scendere a terra. Un vero peccato per lui conoscendo la piacevolezza di quella città. Un pensiero che tuttavia abbiamo evitato di esternargli. Oltre al danno, sarebbe stato ingiusto ricevere anche la beffa.

(Giornale di bordo)

sabato 3 marzo 2018

Gouvia - Mourtos


C'è il sole, anche se l'aria è ancora fresca. Ieri arrivando con l'aereo ho visto che il tratto di mare tra Paxos e Preveza era piuttosto formato mentre sotto costa era decisamente più calmo. Scarto quindi l'idea di trascorrere la notte a Porto Gaios preferendo dirigermi verso la più vicina Mourtos. In questo modo dovrei essere leggermente più ridossato nella tratta successiva. Prima di partire dobbiamo fare gasolio. Tuttavia, giunti alla pompa di benzina scopriamo che è chiusa e che in questo periodo apre solo il venerdì mattina. Chiamo sul canale 69 il Marina che a sua volta telefona al benzinaio. Mezz'ora più tardi un ragazzo pakistano apre il distributore e noi possiamo partire con il pieno. Mentre ci scostiamo dalla banchina vedo arrivare Argiris venuto apposta a salutarci. Un pensiero gentile da parte sua. Usciti dal canale di ingresso del Marina verifico che randa e genoa siano stati montati a dovere. Regolo meglio le borose e la scotta del rolla fiocco. Mentre faccio queste operazioni ci passa accanto una barca a vela battente bandiera inglese che ci precederà lungo tutto il tragitto fino a Mourtos. Il vento soffia da sud-est sui 15 nodi e dopo circa 5 ore di tranquilla navigazione diamo fondo nella piccola baia di fronte all'isolotto di Ay Nicolaos, poco lontani dalla vela inglese sulla quale vedo una sola persona trafficare con il tender per metterlo in acqua. Mentre sta scendendo il buio mi rattrista pensare che il mio vicino trascorra solo soletto la serata. Per questo, preso dal sacro fuoco dell'amore per il prossimo, gli urlo: "Do you want to have dinner with us?". Un attimo di silenzio e poi mi risponde: "Thank you, we will pass after dinner for a drink!". Solo in quel momento realizzo che in barca con lui ci deve essere qualcun altro. A cena si sono comunque persi degli ottimi "cordon bleu" e un tiramisù. Verso le 20.30 sentiamo battere a poppa. Sono i nostri ospiti arrivati a remi sul loro battellino. Si chiamano Mandy e Tim McIlraith, sono marito e moglie e vivono a Glasgow. Il loro 60 piedi, "Elysia" costruito su un progetto di German Freres nel 1990, ora è ormeggiato a Gouvia dopo essere stato negli ultimi anni a Malta. Con il precedente proprietario, ci dice Tim, ha fatto il giro del mondo diversi anni fa. Ne sono molto soddisfatti anche se in Grecia ci dicono di essere molto limitati dal pescaggio di 3,5 metri, che gli impedisce di entrare in molte baie. Scherzando gli dico che probabilmente la loro cabina a poppa è più grande di tutto l'interno di Habibti. Tim replica, da vero "gentleman", che la nostra barca è molto accogliente e che profuma ancora di nuovo. In effetti, nonostante quest'anno compia 6 anni, è proprio così. Trascorriamo insieme una piacevole serata dando fondo alla bottiglia di vino rosso greco che avevano portato alla quale ho replicato offrendo loro un Morellino di Scansano "411" della fornita cantina di bordo. Verso mezzanotte, poco dopo che Mandy e Tim hanno nuovamente raggiunto la loro barca, arriva uno scroscio. Pioverà tutta la notte, ma il nostro ancoraggio è ben protetto e con 50 metri di catena dormiamo un sonno tranquillo.

(Giornale di bordo)