CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






lunedì 22 aprile 2013

Piroghe



Viene notte in fretta, ai tropici, bisognava affrettarsi. Ventidue braccia vigorose tuffavano nelle onde la pagaia, e i rematori gridavano in cadenza, per incitarsi. Dietro le piroghe si allargava un solco fosforescente. Ebbi la sensazione di una corsa folle: i temibili signori dell'oceano ci inseguivano, facevano balzi intorno a noi come branchi di pesci curiosi.
Due ore dopo eravamo all'imboccatura dei frangenti. Le onde vi si schiantano con furia, e il passaggio, a causa dei banchi subacquei, è pericoloso. Non è per niente facile prendere bene l'onda col davanti della piroga. Ma gli indigeni sono esperti: la manovra, che seguii con vivo interesse e anche con un pò di timore, venne eseguita alla perfezione.
Davanti a noi la costa era rischiarata da fuochi mobili: fiamme di immense torce fatte coi rami secchi del cocco. Ed era uno spettacolo affascinante: sulla sabbia, al margine dei marosi illuminati, ci attendevano le famiglie dei pescatori; alcune figure stavano sedute immobili, altre correvano lungo la riva insieme con i bambini che saltavano lanciando strilli acuti.
Con uno slancio possente la piroga si arenò sulla riva.

(Paul Gauguin, Scritti)

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