Durante la notte c’è stato parecchio vento da nord-est. Il cielo è stato a lungo illuminato dai fulmini poco più a sud. Noi, legati al gavitello, abbiamo trascorso una notte tranquilla. Non così la giovane coppia di tedeschi che ieri aveva dato fondo all’ancora accanto a noi. Credo abbiano fatto i turni di guardia per tutta la notte. Al mattino ho riposato fino a tardi. Quando mi sono alzato le altre due barche che erano accanto a noi se ne erano già andate. La mattinata è stata leggermente piovosa. Il vento ha continuato a soffiare forte. Ne ho approfittato per scrivere a Martin dell’Hallberg Rassy per chiedergli alcuni consigli in vista del piccolo refitting che intendo fare ad Habibti. Nel corso della giornata il tempo è migliorato. Ne abbiamo approfittato per scendere a terra con il tender e fare una passeggiata fino al faro di Razzoli, raggiungibile percorrendo una piccola strada sterrata larga non più di due metri. Il faro, naturalmente, è automatizzato e nel grande edificio di tre piani non ci vive più nessuno. Credo abbiano iniziato dei lavori di restauro. Intorno all’edificio, infatti, c’è una specie di cantiere dall’aria semi abbandonata. Nel frattempo al gavitello accanto a quello di Habibti è arrivata un’altra barca. Sembra che in giro vi siano solo tedeschi. Nella cala si è anche affacciato per un oretta un piccolo peschereccio. Il pescatore che era a bordo ha buttato in acqua qualche sacchetto di plastica che non gli serviva. Si parla tanto di salvaguardia del mare e dell’ambiente, ma i primi che dovrebbero fare attenzione sono proprio “gli addetti ai lavori”. Ci siamo comunque goduti il tramonto e poi abbiamo cenato in dinette. Fuori c’è un po’ di umidità. Si è letto un po’, ascoltato un po’ di musica e poi si è andati a dormire, mentre nella piccola cala imperversavano, di tanto in tatto, le urla in stile teutonico dei mangia crauti.
(Giornale di bordo)

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