La sveglia era impostata per le 3.30, ma alle 3 ero già in piedi. Oggi ci attendono circa 70 miglia per raggiungere Solenzara, sulla costa orientale della Corsica. Calcolando una media di 5 nodi l’ora ci vorranno all’incirca 13 ore per arrivare a destinazione. Ci terrei molto potere arrivare prima delle 17, in quanto a quell’ora l’ufficio del porto chiude e resterà chiuso fino a lunedì mattina. Il che potrebbe essere un problema. Perciò sono ben felice di anticipare il più possibile la partenza da Lacona. Tania dorme ancora e si affaccia in dinette solo quando io già ho indossato la cerata. Le dico di tornare a dormire. La notte è calma e posso fare da solo. La luna, che ieri sera illuminava la baia, è scomparsa e il buio ora è totale. Salpo alle 3.40. Non fa nemmeno troppo freddo. Il vento è praticamente inesistente, mentre vi è un’onda residua fastidiosa. Resto di guardia fino al traverso di Pianosa. Il cielo piano piano si rischiara e il sole fa la sua apparizione alle 6.30. A quest’ora Tania mi da il cambio ed io mi addormento sdraiato sulla seduta in pozzetto, con la dolce sensazione prodotta dal calore dei raggi solari. Riesco a dormire in una posizione da contorsionista per un paio d’ore. Quando mi sveglio, abbiamo già lasciato sulla nostra sinistra Scoglio Africa. Con l’avanzare del giorno il mare diventa più calmo. Il vento continua ad essere assente. Progredendo verso la Corsica anche l’isola di Montecristo scompare. Nel primo pomeriggio, finalmente arriva una leggera aria al traverso e così apriamo il genoa. Tra vela e motore riusciamo a mantenere la media che ci eravamo imposti. Entriamo nel porto di Solenzara alle 16. In tempo per registrare i documenti e pagare i 43 euro dovuti per la notte. L’obiettivo è stato raggiunto. Non ci resta che sistemare la barca e fare un salto al supermercato per integrare un poco la cambusa. Per raggiungerlo percorriamo a piedi, tra andata e ritorno, un bel tratto di strada. Ceniamo e guardiamo un po’ di Tv. Tania crolla addormentata sul divano, così a me tocca anche lavare i piatti…
(Giornale di bordo)

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