Prima di salpare Jacopo mi ha indicato l’applicazione, da scaricare, che consente di installare l’MMSI e gli altri dati necessari per l’AIS. Mi ha anche regalato un connettore scart-usb da collegare allo spinotto montato sulla barca. Veramente gentile. Lasciamo Kalamata con una calma piatta. Lentamente il vento aumenta e spero che una volta superato Ak. Kitries, il capo a sud-ovest della cittadina, si possa proseguire a vela. Invece niente. La costa orientale della penisola del Mani è molto selvaggia. Per la prima volta i paesaggi mi ricordano quelli dell’Egeo. Bassa vegetazione e colline arse dal sole e battute dal vento. Solo che qui più che di colline occorre parlare di montagne. Il monte Taygetos, che svetta sulle altre cime, raggiunge i 2400 metri di altezza. Così è facile capire come mai questa zona è spesso caratterizzata da forti venti cantabici. Purtroppo il vento giusto arriva proprio nel momento in cui, dopo 24 miglia, entriamo in Ormos Limeni, un’ampia baia nella quale si trovano tre piccoli villaggi sul mare e uno, il più antico, abbarbicato sulla montagna. L’acqua è cristallina e il fondo è di sabbia e alghe. La presenza di queste ultime fa sì che vi siano alcune tartarughe. Ne vediamo una muoversi lentamente vicino a noi nel momento in cui diamo fondo nella parte nord occidentale della baia. Nel pomeriggio un vento sui 15 nodi da sud-ovest rende l’ancoraggio un po’ agitato, ma verso sera si calma. Ceniamo in pozzetto. La sera fa freschetto e sopra alle lenzuola aggiungo un piumino leggero. Nella baia, oltre a noi, ci sono altre quattro barche a vela. L’atmosfera è tranquilla e alle 23 tutti hanno già spento la luce da un pezzo.
(Giornale di bordo)

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