La notte, nonostante le previsioni non ottimali, è trascorsa bene. Abbiamo lasciato Ormos Abelike sul presto. Si è costeggiato a vela, con un bel vento al traverso sui 15 nodi, tutta la frastagliata costa settentrionale di Meganisi. Sì è viaggiato costantemente sui 7 nodi di velocità raggiungendo in fretta il passaggio che separa le isole di Meganisi e Lefkas. Con il vento in poppa si è percorso questo breve tratto di mare. Molti lo descrivono come impegnativo per i venti che si canalizzano al suo interno. Noi sarà la decima volta che lo percorriamo senza mai avere incontrato le difficoltà descritte. Doppiato il capo meridionale ad est di Lefkas siamo entrati nell’ampia baia di Ormos Rouda dando fondo in quasi venti metri d’acqua. I fondali qui sono ovunque molto profondi. Verso le 17 decidiamo di scendere a terra. Facciamo un pranzo-cena in una caratteristica taverna che si affaccia sul mare. Sardine fritte e polipo alla griglia. Rientriamo su Habibti nel momento in cui arrivano una serie di catamarani che danno fondo alla “membro” di cane, come si suol dire. Uno di questi, con a bordo un ragazzino come skipper si ferma in corrispondenza del calumo di Habibti. Potrei lasciare perdere. Invece, quando si siedono tutti a tavola gli dico che mi devo spostare. Quando ce vò ce vò! Alo l’ancora è do fondo un po’ più in là in una baia pressoché deserta. Poi è la volta di un secondo catamarano, questa volta con una ragazza che fa da skipper. Girano per la baia per un’ora rompendo le scatole a tutti. Finiscono per fermarsi vicinissimi a noi, tanto che gli chiedo se posso offrigli un caffè. Che dire? È una battaglia persa. La sera, seduti in pozzetto ci godiamo della bella musica greca suonata dal vivo in una taverna sul lungomare. Almeno un lato positivo dopo un paio di evitabili seccature.
(Giornale di bordo)

Nessun commento:
Posta un commento