CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






lunedì 5 luglio 2010

Devozione e possesso


Una nave! La mia nave! Mia, piu' assolutamente mia in quanto a possessione e cure, di qualunque altra cosa nel mondo: un oggetto di responsabilita' e di devozione. Mi aspettava incantata, incapace di muoversi, di vivere, di vagare per l'immenso mondo (fino al mio arrivo), come una principessa di fiaba. Il suo richiamo era giunto a me come calando dalle nuvole. Non avevo mai sospettato la sua esistenza. Non sapevo ancora come fosse, conoscevo appena appena il suo nome, eppure gia' eravamo indissolubilmente uniti per una certa porzione del futuro, e destinati a galleggiare o a colare insieme.
Un subito impeto di ansiosa impazienza m'irruppe nelle vene, e mai come allora, ne' prima ne' dopo, mi sono sentito vivere cosi' intensamente. Compresi quanto fossi marinaio di cuore, d'animo e di corpo - un uomo esclusivamente di mare e di navi, che non conosce altro mondo all'infuori del mare, ne' altro campo d'azione all'infuori della nave, per esplicar virilita', ardore, coraggio, fedelta' - e amore.
(Joseph Conrad, La linea d'ombra)

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