CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






domenica 5 settembre 2010

Acqua


Ho sempre aderito all'idea che Dio sia tempo, o almeno che lo sia il Suo spirito. Magari era un'idea mia, di mia fabbricazione, ma adesso non ricordo. In ogni caso ho sempre pensato che se lo spirito di Dio aleggiava sopra la faccia dell'acqua, l'acqua non poteva non rifletterlo. Da qui il mio debole per l'acqua, per le sue pieghe, rughe, increspature e - poichè sono un nordico - per il suo grigiore. Penso, molto semplicemente che l'acqua sia l'immagine del tempo, e la notte di capodanno, con un gusto un po' pagano, cerco sempre di trovarmi vicino all'acqua, possibilmente davanti ad un mare o a un oceano, per assistere all'affiorare di una nuova porzione, di un'altra tazza di tempo. Non cerco una sirenetta nuda a cavallo di una conchiglia; voglio vedere una nuvola o la cresta di un'onda che lambisce la riva a mezzanotte. Questo per me, e' tempo che esce dall'acqua, e quando fisso il lungo pizzo che depone sulla spiaggia non lo guardo con la curiosità di una zingara sapiente ma con tenerezza e gratitudine.
(Iosif Brodskij, Fondamenta degli incubi)

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