CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






sabato 12 marzo 2011

Immobilita'




Lessi cosi' di tutto un po', disordinatamente; ma libri, in ispecie, di filosofia. Pesano tanto: eppure, chi se ne ciba e se li mette in corpo, vive fra le nuvole.

Quando la testa mi fumava, chiudevo la biblioteca e mi recavo per un sentierucolo scosceso, a un lembo di spiaggia solitaria.

La vista del mare mi faceva cadere in uno sgomento attonito che diveniva man mano oppressione intollerabile. Sedevo sulla spiaggia e m'impedivo di guardarlo, abbassando il capo, ma ne sentivo per tutta la riviera il fragorìo, mentre lentamente, lentamente, mi lasciavo scivolar di tra le dita la sabbia densa e greve, mormorando:

Cosi', sempre, fino alla morte, senza alcun mutamento, mai... L'immobilita' della condizione di quella mia esistenza mi suggeriva allora pensieri sùbiti, strani, quasi lampi di follia. Balzavo in piedi, come per scuotermela d'addosso, e mi mettevo a passeggiare lungo la riva; ma vedevo allora il mare mandar senza requie, là, alla sponda, le sue stracche ondate sonnolente; vedevo quelle sabbie lì abbandonate; gridavo con rabbia, scotendo le pugna:

- Ma perche'? ma perche'?

E mi bagavo i piedi.


(Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal)

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