CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






giovedì 29 settembre 2011

Assenza di terra


... nel porto c'e' salvezza, comodita', un focolare, una cena, delle coperte calde, degli amici, tutto cio' che e' gradito a noi poveri mortali. Ma in una tempesta, il porto, la terra, e' il pericolo piu' terribile per una nave. Essa deve sfuggire ogni ospitalita', un solo contatto della terra, anche solo una carezza alla chiglia, la farebbe rabbrividire da cima a fondo. Con tutte le sue forze, la nave spiega ogni vela per scostarsi. E nel farlo, combatte proprio contro quei venti che la vorrebbero spingere verso casa, va cercando di nuovo tutta la mancanza di terra di quel mare infuriato. Si getta nel pericolo disperatamente, per amore di un riparo. E il suo unico amico, e' il suo nemico piu' feroce. Tu lo capisci, Bulkington? Pare che tu veda qualche barlume di quella verita' insopportabile agli uomini, che ogni pensiero profondo e serio non e' che uno sforzo coraggioso dell'anima per tenersi la liberta' aperta del suo mare; mentre i venti piu' aspri del cielo e della terra cospirano per gettarla sulla costa insidiosa e servile. Ma la verita' piu' alta, senza rive, indicibile come Dio, e' soltanto nell'assenza di terra: e allora, meglio subissarsi in quell'infinito ululio, piuttosto che essere sbattuti vergognosamente sottovento, anche se in questo e' la salvezza.


(Herman Melville, Moby Dick)

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