CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






venerdì 7 ottobre 2011

Il passo e l'incanto


Di certi posti guardo soltanto il mare
il mare scuro che non si scandaglia
il mare e la terra che prima o poi ci piglia
e lascio la strada agli altri, lascio l'andare
e agli altri un parlare che non mi assomiglia.
Ma sono gia' stato qui
in qualche altro incanto
sono gia' stato qui
mi riconosco il passo.
Il passo di chi e' partito per non ritornare
e si guarda i piedi e la strada bianca
la strada e i piedi che intanto il resto manca
e dietro neanche un saluto da dimenticare
dietro soltanto il cielo agli occhi e basta.
E sono gia' stato qui
forse in qualche altro incanto
sono gia' stato qui
e misuravo il passo.
Ch'e' meglio non far rumore quando si arriva
forestieri al caso di un'altra sponda
stranieri al chiuso di un'altra sponda
dal mare che ti rovescia come una deriva
dal mare severo che si pulisce l'onda.
E sono venuto qui
tornando sul mio passo
sono venuto qui
a ritrovar l'incanto.
L'incanto in quegli occhi neri di sabbia e sale
occhi negati alla paura e al pianto
occhi dischiusi come per me soltanto
rifugio al delirio freddo dell'attraversare
occhi che ancora mi sento accanto.
Ci siamo perduti qui
rubati dall'incanto
ci siamo divisi qui
e non ritrovo il passo.
Di certi posti guardo soltanto il mare
il mare scuro che non si scandaglia
il mare e la terra che prima o poi ci piglia
e lascio la strada agli altri, lascio l'andare
e agli altri un parlare che non mi assomiglia
questo parlare che non mi assomiglia.

(Gianmaria Testa, Il passo e l'incanto)

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