CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






giovedì 24 gennaio 2013

Notte mediterranea


E' una notte mediterranea e tranquilla, senza terra in vista, con il rumore dell'acqua fosforescente nella scia della barca e il profilo scuro dell'albero e delle vele su in alto, che oscilla lento nel cielo pieno di migliaia di stelle. Una di quelle notti in cui ti dispiace di non fumare, perche' sarebbe bello accendersi una sigaretta appoggiato alla mastra, accanto al timone, con tre ore davanti a te prima della fine del turno di guardia, la lampadina della bussola che illumina debolmente l'indicazione est-sudest e, in lontananza, le luci di un mercantile la cui rotta ti ha tenuto per un po' incollato al radar e che finalmente si allontana lasciandoti libero dal pericolo e con tutto il mare e il cielo solo per te.
E' una di quelle notti in cui sei a bordo da cinque giorni egoisti che sembrano venti e tutto cio' che riguarda la terra sembra cosi' lontano che non te ne frega un cazzo; e ti rendi conto che da un secolo non ascolti chiacchere radiofoniche, non leggi un giornale, non guardi la tele, non ti parlano di politica ne' di corruzione, non ti dicono sa com'e', e la vita continua il suo corso e non succede assolutamente nulla e ti domandi cosa si puo' fare, dove diavolo ha sbagliato l'Umanita'. In quale maledetta trappola siamo caduti tutti, o ci hanno fatto cadere, e chi e' stato il primo grandissimo figlio di puttana che ci ha marciato.
E' una di quelle notti, e scendi a farti un caffe'. Poi risali dal quadrato con la tazza di metallo caldo in mano, tra un sorso e l'altro guardi verso poppa e, al giardinetto, vedi l'Orsa Maggiore, cosi', d'istinto, tracci una linea immaginaria da Merak a Dubhe' e piu' in alto trovi l'Orsa Minore e la Stella Polare, immutabile da tremila anni. E credi quasi in Dio mentre osservi tutte quelle luci, e pianeti, e soli che girano lentamente lassu', nella volta scura e luminosa che si stende sopra il lento dondolio dell'albero e la macchia chiara della vela. Il gigante Orione insegue il Toro, con Betelgeuse che splende sulla spalla del Cacciatore. A ovest puoi ancora osservare la chioma di Berenice, e Altair brilla nella costellazione dell'Aquila, che in questo periodo dell'anno vola alta. Se aguzzi la vista, riesci perfino a distinguere li' accanto il Cigno che vola sulla destra mentre, in basso, nuota la figura piccola e bella del Delfino. E tra le due Orse, il Dragone, che cinquemila anni fa era la Stella polare adorata dagli egiziani e tra 22.800 anni - il suo ciclo e' di 25.800 - sostituira' di nuovo quella attuale e indichera' il nord geografico.
E cosi', durante il tuo quarto di guardia, mentre guardi quel cielo apparentemente impassibile che sembra burlarsi di tante cose di quaggiu', ricordi che la luce percorre trecentomila chilometri al secondo e Altair, per esempio, che stai guardando in questo momento, e' una luce emanata sedici anni fa, e che a quest'ora la stella potrebbe essere esplosa nello spazio e non esistere piu', eppure continuerai a vederla la' in alto ancora per qualche anno. E rivolgi lo sguardo verso la tua stella maestra, la Stella Polare, la cui distanza e' quattrocentosettanta anni luce, e ti rendi conto che stai calcolando rotta e posizione in base alla luce uscita da una stella all'inizio del XVI secolo, che ha impiegato quasi cinque secoli per arrivare fino a te. Come un fantasma uscito dalla tomba per guidarti nella notte.
Allora provi una strana vertigine, perche' capisci che niente puo' garantirti l'esistenza di quello che vedi lassu', e forse in questo momento un'infinita' di cose sono cambiate, soli e pianeti sono morti o ne sono nati altri nuovi. E in quel vasto Universo ti sembrano ridicoli i centocinquanta miserabili milioni di chilometri che separano la Terra dal Sole - Plutone, senza andare tanto lontano, ne dista cinquemilanovecento milioni - nel nostro meschino sistema solare. E pensi che, quando fra quei  ventiduemilaottocento anni che mancano all'avvicendamento, il Dragone sostituira' la Stella Polare al nord, magari e' molto probabile che quella stella indichera' la latitudine zero su un pianeta morto che continuera' a girare in silenzio, ormai senza vita, nella solitudine dello spazio infinito.
Cosi' bevi un altro sorso di caffe' e ti dici: ma guarda. Tanti secoli, tante migliaia di milioni di anni con tutto quell'ambaradan che gira la' in alto, e noi qui crediamo di essere qualcuno perche' siamo riusciti a insozzare e riempire di tombe premature, di plastica e di merda il nostro pezzettino di firmamento in pochi secoli di nulla. Per di piu', aspettando preoccupati che un certo Felipe Gonzales si dimetta o non si dimetta, che il carro attrezzi ci porti via la macchina o di vedere - ci tocca - quale bikini sfoggera' quest'anno Ana Obregon. Non so se lassu' ci sia vita intelligente; ma se c'e' e ci osservano da un telescopio, si staranno sganasciando dalle risate.

(Arturo Perez-Reverte, Il Dragone e la Stella polare) 


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