CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






giovedì 10 gennaio 2013

Silenzio azzurro


Fra le cose che il mare getta
cerchiamo le piu' dissecate,
zampe violette di gamberi,
testine di pesci morti,
soavi sillabe di legno,
piccoli paesi di perla.
Cerchiamo cio' che il mare ha sfatto
con inutile insistenza.
Cio' che ha rotto e squassato
e abbandonato per noi.
Ci sono petali inanellati,
cotoni della tempesta,
sterili gemme d'acqua
e ossa gracili di uccello
che sembrano ancora volare.
Si svuota il mare delle sue scorie,
il vento gioca con gli oggetti,
il sole ogni cosa abbraccia
e il tempo vicino al mare
conta e tocca quanto esiste.
Io conosco tutte le alghe,
gli occhi bianchi della rena,
le piccole mercanzie
delle maree dell'autunno
e, come un gran pellicano,
edifico' umidi nidi,
spugne che adorano il vento
e labbra d'ombre abissale.
Ma nulla e' piu' lacerante
dell'indizio di un naufragio.
Il dolce legno scomparso
che fu morso dalle onde
e sdegnato dalla morte.
Bisogna cercare cose oscure
in qualche parte della terra
in riva al silenzio azzurro
o dov'e' passato il treno
di una furiosa tempesta.

(Pablo Neruda, Non badate a me)

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