CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






giovedì 13 giugno 2013

Lo "Spray"



Se gli alisei erano in ritardo, quando arrivarono, arrivarono sul serio, e recuperarono il tempo perduto, e lo Spray, qualche volta sotto una mano o due di terzaroli, volò per un pò di giorni davanti a una burrasca, con un grande baffo candido sotto prora, verso l'ovest e verso le Marchesi che avvistai dopo quarantatré giorni di navigazione, e che non mi fermai a visitare. Ero sempre occupato durante quei giorni, ma non al timone; nessuno, in piedi o seduto, potrebbe stare sempre al timone, in un viaggio intorno al mondo. Facevo di meglio: me ne stavo a leggere i miei libri, a rattoppare i miei vestiti, oppure cucinavo, e mangiavo in santa pace. Mi ero già accorto che non era bello essere solo, e così cercai compagnia in quello che mi circondava, qualche volta nell'universo, e a volte nel mio insignificante io; ma lasciando perdere tutto il resto i libri erano sempre i miei amici. Niente avrebbe potuto essere più facile o più riposante del mio viaggio nei venti alisei.
Navigai a vento largo un giorno dopo l'altro, segnando sulla carta con considerevole precisione la posizione della mia nave; ma questo era fatto più per intuizione, che non con laboriosi calcoli.
Per un mese intero mantenemmo la stessa rotta, senza neanche la chiesuola della bussola illuminata. Ogni notte vedevo la Croce del Sud al traverso, il sole sorgeva ogni mattina di poppa; ogni sera tramontava di prora. Non mi servivano altre bussole, perché queste due erano esatte. Se dopo molti giorni di navigazione dubitavo del mio punto stimato, lo controllavo leggendo il grande orologio del cielo fatto dal Grande Architetto, e risultava giusto.
Non si può negare che c'era anche il lato comico, in quella strana vita. A volte mi svegliavo col sole che splendeva già in cabina. Udivo l'acqua scorrere di là dalla sottile parete che mi divideva dalle profondità, e dicevo: "Cosa sta succedendo?".
Ma tutto andava bene; era la mia nave che continuava a navigare in rotta come nessuna altra nave al mondo aveva mai navigato. L'acqua che scrosciava lungo i suoi fianchi mi diceva che stava correndo alla sua massima velocità. Sapevo che al timone non c'era mano d'uomo, sapevo che tutti a prora stavano bene, e che non c'erano ammutinamenti.

(Joshua Slocum, Scritti)

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