CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






martedì 4 marzo 2014

Clandestina





Erano le tre del mattino e il porto di Vilagarcia era deserto e silenzioso. L'unico rumore percepibile era il mormorio sommesso dei motori diesel delle navi. Tre gru di un verde alga si ergevano alte sopra la testa di Rosa Moreno. La ragazza scivolava come un'ombra lungo il muro, fuori dalla portata delle lanterne che, insieme alle luci di coperta delle navi, proiettavano sulla banchina un chiarore glaciale.
Rosa non era mai stata al porto a quell'ora di notte. Aveva paura, ma ogni volta che esitava ripensava alla vita che aveva vissuto fino ad allora, e che avrebbe continuato a vivere se fosse rimasta a Vilagarcia. Si ripeteva che la vita doveva essere un'avventura, come negli oroscopi e come sicuramente era per Marcel.
Erano parecchie settimane che leggeva l'elenco delle navi in arrivo e in partenza su La Voz de Galicia e finalmente aveva trovato un mercantile diretto a Cork, non lontano da Kinsale, l'unico porto dove Marcel era sicuro di far scalo nel corso del prossimo anno.
In un primo momento aveva pensato di salire a bordo e chiedere al capitano un lavoro in cucina per pagarsi il passaggio fino a Cork. Voleva imparare il più in fretta possibile come funzionava la vita di bordo. Ma le avevano detto che era impossibile essere imbarcati senza esperienza e senza libretto di navigazione.
L'idea successiva era stata quella di pagare la traversata, ma l'aveva abbandonata non appena aveva scoperto quanto le sarebbe costato. Aveva messo da parte una somma discreta, ma chi poteva sapere per quanto doveva bastarle? Chi poteva sapere se le sarebbe durata fino all'arrivo di Marcel?
Alla fine aveva deciso di salire a bordo come clandestina. Dopo tutto era un'avventura come un'altra. Aveva comunque tutto da guadagnare e ben poco da perdere.
Resto' a lungo ferma a guardare lo scafo nero che si ergeva davanti a lei. Non si vedeva anima viva. Alla fine oso' uscire allo scoperto in quella luce fredda e tagliente. Salì sulla passerella col cuore in gola, ma nessuno la chiamo' e nessun cane si mise ad abbaiare. Tutto era silenzioso.

(Bjorn Larsson, Il porto dei sogni incrociati)

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