CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







sabato 14 agosto 2021

Il viaggio


Da Poros ad Odessa con rientro nel Golfo di Patrasso sono, mal contate, 1700 miglia teoriche, senza i fuori rotta, che stimo siano le miglia che un velista medio italiano percorre in un paio di vite. Nessuno viaggia più a vela. Quando in un porto incontri qualcuno che è più di cinquecento miglia da casa sua, ormai, lo guardi con ammirazione. Il resto della popolazione nautica del nostro Paese (e ormai anche degli altri, perfino i più blasonati) se ne sta tumulato con la sua imbarcazione in qualche porticciolo dal quale compie fugaci e diradate sortite, rotte di dieci miglia andata e ritorno, se va bene. Il resto sono regate nevrotiche o cene a bordo senza neppure mollare le cime. Il Paese con la più antica storia marinara del pianeta non naviga più, ha perduto ogni memoria…… E tuttavia, la faccenda non si esaurisce solo nella triste constatazione statistica dei pochi marinai viaggiatori rimasti in circolazione. Occorre aggiungere anche un altro elemento: come e perché viaggiare per mare…. Occorre chiedersi, sempre, chi siamo noi che viaggiamo, chi è l’uomo sconosciuto sul molo che ci prende la cima, cosa vive il mondo al di fuori del nostro porto, quanta della nostra cultura viene da altrove, quanta dell’altrui viene da noi. Insomma, andare per mare è già una rarità, ma farlo come pochi di noi fanno cercando di sfatare luoghi comuni, o di verificarli, è quasi un’Araba Fenice… Il pensiero e la sensibilità, madre e padre della nostra umanità, muoiono sterili e senza parole in assenza del viaggio. E il viaggio, fratello della nostra vita, muore giovane senza curiosità. Non basta viaggiare, dunque, per essere al riparo dai mali incurabili del turismo. Occorre sentire i luoghi, sentirsi nei luoghi, muoversi per rotte geofisiche, non solo geografiche…..

(Simone Perotti, dalla prefazione di La vela di Odessa di Luciano Piazza)

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