La sveglia è alle 7.30. Nella notte il vento si è calmato. Oggi vorremmo raggiungere Nisyros, una piccola isola ad una quindicina di miglia a sud di Kos. Prima di lasciare il Marina facciamo un salto in città. Dobbiamo comprare una SIM di Cosmote per essere sicuri di avere internet, poter ricevere mail e controllare le previsioni del tempo nei prossimi giorni. Facciamo anche un salto in farmacia per comprare qualche antinfiammatorio e un tutore per il mio gomito. Purtroppo le articolazioni dei pollici di entrambe le mani e il gomito destro mi fanno male. Un problema al quale cerco di non pensare troppo e di gestire pragmaticamente. Mi viene in mente che nei suoi libri anche Manfred Markel faceva cenno a questo suo problema alle mani. E se lui è riuscito a conviverci fino a raggiungere la Georgia Australe penso che posso farlo senz'altro anch'io girovagando, molto più modestamente, nei mari nostrani. Prima di salpare, dopo aver riconsegnato la chiavetta per l'acqua e l'elettricità al Marina, omaggiamo David di una bottiglia di vino per ringraziarlo del suo aiuto fornito ieri. Usciti in mare non c'è vento e pertanto raggiungiamo a motore l'ingresso del porticciolo di Palon, o Paloi, come si preferisce chiamarlo, sulla costa settentrionale di Nisyros. L'ingresso è un po' insabbiato e per evitare che le barche si incaglino è stata messa una piccola boa bianca che lasciamo sulla sinistra. Ci teniamo accostati al frangiflutti dove l'ecoscandaglio segna 1,7 metri di profondità. Tuttavia, superato questo punto critico all'interno del porticciolo la profondità aumenta a 3 metri. Diamo fondo ormeggiando alla banchina meridionale con l'aiuto di Georgos, il proprietario di una delle due taverne del paese. A parte un paio di barche di pescatori il porto è deserto. Solo poco più tardi arriveranno altre due barche a vela, una con un equipaggio di israeliani, che ormeggia all'inglese sul molo dove accostano i pescherecci locali, e un'altra con bandiera norvegese e una bella famigliola con due bambini piccoli a bordo. Da "Capitan Georgos" affittiamo una Seat Ibiza con la quale raggiungiamo il cratere dell'isola. Nisyros, infatti, come la maggior parte delle isole dell'Egeo è di origine vulcanica. Guardandola sulla carta, per la sua forma arrotondata ricorda molto Alicudi. E' in massima parte montuosa e le sue coste rocciose ospitano litorali fatti di ciotoli neri e ghiaia con qualche rara eccezione, come la spiaggia pendente. L'attività vulcanica attualmente è limitata a delle innocue emissioni di fumo nel grande cratere che si trova al centro dell'isola, che si raggiunge con una strada asfaltata, e a calde sorgenti sulfuree lungo la costa. Il forte odore di zolfo rilasciato dalle emissioni riempiono l'aria mentre percorriamo gli stretti vicoli del villaggio di Nikia, posto sulla sommità di una delle pendici del vulcano. Su tutta l'isola vi sono anche grandi quantità di api. Sentiamo il loro ronzio un poco inquietante sia a Nikia che, successivamente, ad Amborios, l'altro villaggio arroccato sul bordo del cratere. Queste ultime, fortunatamente, sembrano ignorarci e non ci danno alcun fastidio. Mentre Nikia è ben curata e la maggior parte delle case sono state restaurate, Amborios è un po' fatiscente. un gran numero di abitazioni sono disabitate o diroccate e di integro ci sono, di fatto, solo la piccola chiesa e la limitrofa taverna. Concludiamo il nostro giro dell'isola raggiungendo Mandraki, il capoluogo, dove fervono i lavori di ritinteggiatura delle case sul mare e dei tavoli e sedie delle taverne lungo le due strade principali in cui si articola il paese. Un lavoro, quello di ridipingere, che i greci sono soliti fare prima della Pasqua ortodossa che quest'anno si festeggerà tra pochi giorni. La sera ceniamo nella taverna di Georgos dove si respira una piacevole atmosfera familiare. A parte l'equipaggio israeliano e una tavolata di francesi tutti gli altri avventori sono locali. Dopo cena facciamo due passi lungo la banchina del porto. L'aria è fresca e si respira un'atmosfera di grande tranquillità. Come se il tempo qui si fosse fermato. Ci illudiamo che sia effettivamente così, anche se sappiamo che fra qualche settimana, anche qui, purtroppo inizierà la folla dei charter, della musica a palla e delle orde di turisti. Ma questa sera rimuoviamo queste immagini e ci godiamo appieno la quiete che ci circonda.
(Giornale di bordo)

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