Dobbiamo andare in città per fare una serie di adempimenti burocratici. Per spostarci affittiamo un motorino che dobbiamo attendere una mezz’ora prima che ci venga consegnato. Nell’attesa scambiamo due parole con Iannis, un ragazzone che lavora per l’agenzia che affitta gli scooter dall’aria gioviale. Il motorino ci viene portato da una ragazza carina con la quale completiamo i formulari di rito. Per prima cosa ci fermiamo al negozio dove ieri avevo comprato i due grilli della Wichard. Purtroppo anche quelli con una fattura leggermente diversa hanno il perno di chiusura tutti della stessa misura che è leggermente troppo grande per il bozzello della Selden su cui lo vorrei montare. Per arrivare in città troviamo un po’ di traffico. Per prima cosa ci fermiamo alla Pireus Bank convinti di poter pagare lì la tassa e-tepai, necessaria per navigare in Grecia. Invece un’impiegata ci dice che per poterla pagare da loro dovremmo essere loro correntisti. Eccoci nuovamente confrontati con la burocrazia greca, pensiamo. Ci inoltriamo a piedi nella Old Town raggiungendo la sede della Bank of Greece. Qui un ragazzo dall’aria un po’ autistica, ma molto gentile ci aiuta ad accedere al sistema informatico di pagamento le cui istruzioni, naturalmente, sono tutte in greco. Con un po’ di artifici effettuiamo il pagamento. È poi la volta di comprare le schede per il telefono e l’I-pad. Andiamo da Cosmote dove, dopo aver fatto una fila immane, veniamo assistiti da Tecla, una signora molto gentile con la quale completiamo il tutto. E un’altra cosa, con un po’ di fatica, è fatta! Non riusciamo invece a ritirare dei contanti agli sportelli della Euro Bank. Essendo il 2 giugno non riesco a parlare con nessuno della mia banca per capire come mai le carte di debito qui non funzionino. Nel frattempo si sono fatte le 13. Decidiamo di andare a mangiare qualcosa da “Elia”, una taverna che già conosciamo. I tavoli sono sotto un portico e c’è una gradevole corrente d’aria che ci rinfresca in questa calda giornata. Il cameriere che ci serve parla un buon italiano. Ordiniamo un saganaki, delle verdure cotte cosparse di peperoncino, delle sardine e un piatto di carne specialità dí Corfù. C’è la caviamo con poco più di 50 euro, vino incluso. Torniamo al Marina e riconsegniamo il motorino. Poiché nei prossimi giorni ci sarà vento forte, ma non ci va di restare in porto, decidiamo di spostarci in un fiordo che già conosciamo: Pagania. Dista una decina di miglia che percorriamo con una bella navigazione al traverso. L’ingresso richiede sempre un po’ di attenzione in quanto la zona è cosparsa di allevamenti ittici e di gavitelli di pescatori. Diamo fondo in 8 metri d’acqua. Il luogo è sempre magico. L’unica pecca è che non c’è segnale telefonico. Ci beviamo un gin tonic in pozzetto aspettando che scenda il buio e poi ce ne andiamo a letto. Stiamo leggendo “Isolario italiano” di Fabio Fiori, marinaio, girovago e scrittore, come lui stesso si definisce. Nel complesso non male.
(Giornale di bordo)
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