Il vento ha soffiato tutta la notte da sud, poco. Anche con le luci del primo mattino il luogo è idilliaco. Dal punto in cui siamo si ha la netta impressione di trovarsi in un lago. Su una della sue sponde c’è la casa di un contadino, dal tetto di tegole rosse. I suoi animali, mucche e capre, pascolano liberamente sulle pendici delle basse colline che circondano la baia a sud, est e ovest nonché sui rilievi più alti che si trovano a nord. Qui scorre una strada percorsa di tanto in tanto da auto, motorini e camion, tutti diretti alle diverse vasche ittiche di cui è disseminata la zona. Questa mattina dalla fattoria ci ha svegliato il canto di un gallo. Di fronte alla casa, ad un pontile in legno, è ormeggiata una piccola barca con un motore fuoribordo. Non ci va di scendere a terra, anche perché, tra i vari animali abbiamo sentito abbaiare dei cani e da parte mia vorrei evitare di ripetere l’esperienza vissuta nel golfo di Volos quando venni morsicato da un cane alla caviglia. Il sole è caldo quindi monto il tendalino per proteggerci un po’. Leggiamo qualche pagina di “Isolario italiano”. Lo faccio ad alta voce, in modo da condividere il contenuto del libro con Tania arricchendo la lettura con i nostri commenti e le nostre osservazioni. Per pranzo mangiamo guacamole e un po’ di robiola mescolata alla pasta d’acciughe, con una bottiglia di prosecco. Giusto per non farci mancare niente. Nel pomeriggio la nostra solitudine viene interrotta dall’arrivo di un’altra barca a vela. A bordo ci sono tre signori inglesi che impiegano circa una ventina di minuti per dare fondo in una baia totalmente vuota, se escludiamo Habibti. Facciamo un po’ di cruciverba per arrivare a sera. Prima di scendere sottocoperta do un’altra decina di metri di catena. Nella notte il tempo si dovrebbe guastare e voglio dormire tranquillo. Per cena cucino un risotto con gli asparagi e apriamo una bottiglia di Primitivo. Le Sonate per violino di Vivaldi ci fanno da sottofondo. Poi si va a letto che è ancora presto.
(Giornale di bordo)

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