CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







sabato 22 agosto 2026

Il Mediterraneo in barca


La mia goletta è arrivata ieri dall’Isola d’Elba. È un solido veliero italiano che finora ha trasportato soltanto marmo di Carrara. Il mio capitano è biondo e non ha neanche trent’anni. I quattro marinai dell’equipaggio hanno ridipinto la barca dalla punta dell’albero maestro fino alla chiglia per presentarla al “Signore”. Partiamo domani. Non ci sono neppure le cabine, per cui dobbiamo usare delle amache, che abbiamo sistemato nella stiva o fra le sartie. Tra ventiquattr’ore, o tra quindici giorni, saremo a Genova: dipende dal vento. Sì, perché il Mediterraneo è anche il vento! Quante cose rischiamo di dimenticare quando tentiamo di dare una definizione! Vento dell’Est, mistral o scirocco, significano porti devastati, raccolti distrutti, intere popolazioni floride o ridotte in rovina! Dai giornali apprendo che a Parigi ci si preoccupa dei congressi di partito, di unità o mancanza di unità, oltre che di un delitto commesso dal figlio di non so più quale procuratore. Qui, invece, ci preoccupiamo di sapere quale vento soffierà domani, e i miei uomini, sotto un sole che già picchia duro, fanno rotolare dei grossi barili d’acqua dolce che l’argano consegna a bordo cigolando. Sulla piazza di Porquerolles la gente gioca a bocce, e il grande evento di cui tutti parlano è che da ieri in paese è arrivata la birra alla spina. Improvvisamente si vedono pance gonfie dappertutto. Ecco, il Mediterraneo è anche questo! Questo e tante altre cose che cercherò di raccontarvi, un po’ alla volta, a seconda dei venti e delle correnti, e della direzione che la mia barca prenderà.

(Georges Simenon, Il Mediterraneo in barca)

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